Quello che scende, quello si prende
Un distributore di bikini è l’improbabile applicazione della tecnologia al servizio del superfluo, ma anche se ci si imbattesse in un marchingegno simile in un luogo assurdo, tipo il deserto americano, sarebbe azzardato ricorrere per una spiegazione al miraggio, soprattutto se in quello stesso luogo ci fossero anche un distributore di bibite fresche e una panca in legno a tre posti, perché per dirla tutta quel luogo era la veranda di una stazione di servizio, costruita al centro di un piazzale in terra battuta che poteva vantare un motel di case mobili: di queste, le prime due avevano tre porte ciascuna, numerate da 1 a 6, tutte sgombre tranne la numero 3, davanti alla quale una Chevrolet sobbolliva tranquilla, mentre la terza, più piccola, ospitava la reception. Sulla porta d’ingresso stava appeso un cartello che suggeriva di rivolgersi alla stazione di servizio.
Proprio lì si fermò l’auto di Juliette, sollevando sbuffi di polvere rossa: quando scese, la realtà si adeguò ai movimenti del suo corpo daliniano – valorizzato da jeans tagliati all’inguine e da una t-shirt ipertesa – cambiando velocità, rallentando e usando filtri di diffusione a manetta, intenta a ricreare la versione dry della sigla di Baywatch.
Così Juliette si avviò verso la veranda, e quando vide il distributore di bikini se ne innamorò all’istante e si fermò come ipnotizzata davanti a quegli anonimi costumi da bagno, disponibili in tre taglie e in tre colori: giallo, rosso e arancione.
Come se fosse una metafora dei colpi di fortuna, si poteva scegliere solo la taglia.
Juliette inserì i cinque dollari richiesti sperando in quello arancione e premette il tasto M.
Il distributore ne sputò uno giallo limone, e sul suo viso apparve una smorfia di disappunto che non sembrava fatta per scomparire in fretta.
Entrata nel drugstore, sotto lo sguardo vuoto di un cassiere secco e marrone come una cacca di opossum, gironzolò fra gli scaffali con un’indolenza che le faceva onore. Dopo aver esaminato i prodotti in vendita, scelse dei biscotti al cioccolato, uno yogurt alla ciliegia, una boccetta di smalto per unghie e si avvicinò, sempre di malumore, alla cassa indicando con il mento il sacchetto trasparente che conteneva il bikini.
– Lo voglio arancione, non giallo.
– Quello che scende, quello si prende. Passami la roba.
Juliette lo guardò con odio mentre lui faceva il conto.
– Sono sette e cinquanta.
Gli gettò sul banco dieci dollari.
– Mi serve una camera.
– Al motel?
– No, al Caesars Palace.
Il tipo non ci fece caso.
– Edith! Vieni alla cassa!
Poco dopo una voce femminile gli fece eco.
– Flo! Mi servi al banco!
Dopo un attimo di sospensione, un donnone ricoperto da un abito simile a un copridivano della Fingerhut fece il suo ingresso trascinando due piedi sformati, mentre dal retro del drugstore uscì una ragazzona in tuta rosa dai capelli lunghissimi; le due si incrociarono senza guardarsi e si diressero con calma alle rispettive nuove postazioni; prima che la moglie gli si avvicinasse troppo, l’uomo guardò Juliette come per dire: io non c’entro, e le fece strada verso la reception.
Juliette lo seguì abbassando la testa e chiudendo gli occhi, perché uscire all’aperto dopo essere stata in un locale condizionato era un’esperienza a cui non aveva ancora fatto l’abitudine; d’altra parte si trovava negli States soltanto da qualche giorno, e per di più nel deserto dell’Arizona il 25 agosto, dove non c’era nessuno che non fosse più che obbligato a starci.
Ma lei era obbligata, e in quel particolare momento era obbligata a restare a Why, Arizona: quando si era fermata, incredula, davanti al cartello stradale con il nome del posto, si era detta: speriamo che non ci sia un motel, non qui; ma dopo un paio di miglia ne era apparso uno, e lei sapeva che era l’ultimo prima della frontiera.
Il suo obiettivo era ricongiungersi con Killian, il suo “piccolo guerriero”, come lo chiamava, e mentre lei aveva volato da Montréal fino a Tucson e poi aveva viaggiato in auto per raggiungere la frontiera, lui sarebbe dovuto atterrare a Chihuahua, dove c’era un’auto prenotata a suo nome, ma il suo ultimo messaggio diceva “Non muoverti. Ho avuto un problemino con i messicani, prendo un volo per Flagstaff e da lì arrivo dove sei. Dove sei?”.
Juliette, che aveva appena oltrepassato quel cartello, aveva risposto “Why”. Subito dopo, a scanso di equivoci, in un altro messaggio aveva precisato “Arizona”. Poi da Killian non aveva avuto più notizie.
Quando arrivarono alla reception, il tipo si appuntò al taschino della camicia una targhetta con su scritto Adam. Poi prese una chiave e la posò sul bancone.
– Un documento?
– Eccolo, Adam.
Lui esaminò il passaporto con l’attenzione di un agente dell’immigrazione.
– Straniera?
– Sì. Problemi?
– No. Turista?
Juliette ne aveva già abbastanza.
– Senti, devo farmi una doccia.
– Sono 35 dollari a notte. Camera 6.
Juliette pagò in contanti, prese la chiave e fece per uscire, ma Adam si ricordò di una cosa.
– Ti mostro la piscina.
Lei era già mezza fuori.
– Me la trovo da me.
Piscina? Qualcuno ha detto piscina? Cosa succede in quella piscina?
- Juliette ci passa tutto il tempo che può, in quella dannata piscina. E pensa. (60%)
- Niente, per ora. Ci torneremo poi. Passiamo a conoscere Killiam. (0%)
- Juliette incontra un cliente del motel. Chissà cosa accade fra quei due... (40%)

12/07/2026 at 11:30
Ho letto questo incipit tutto d’un fiato. La storia parte con un’idea originale e un’ambientazione che cattura subito l’attenzione. Lo stile è scorrevole, ironico e molto descrittivo, tanto da far immaginare le scene come in un film. Juliette è una protagonista interessante e il mistero che la circonda invoglia a continuare la lettura. Un inizio coinvolgente che non vedo l’ora di continuare ad esplorare.
13/07/2026 at 10:19
Grazie Milena,
sono felice che l’incipit ti abbia “catturato” (e non solo perché siamo su The Incipit…). Credo che le descrizioni sono così precise perché a Why, Arizona, ci sono stato davvero.
A rileggersi!
F
11/07/2026 at 12:05
Fa amicizia con un bel messicano per poi scoprire che sta cercando Killian. Così le strade iniziano ad unirsi 🙂
Ciao! ‘sto Killian è un incrocio tra un piacione ed un bravo ragazzo. Lorraine mi dà l’impressione che cercava qualcuno con cui condividere la vacanza… e che scapperà quando arriverà a Why Ariziona!
Ciao 🙂
13/07/2026 at 10:13
Ottima scelta, Red!
Grazie per il voto e il commento
F
01/07/2026 at 13:27
Ciao ! Ho votato chiesa più donna, mi sembrava l’opzione più interessante!
Mi piace l’uso che fai del turpiloquio perché è moderato.
A mio avviso questo spezzone costruisce efficacemente la tensione attraverso un dialogo serrato e realistico, in cui il contrasto tra l’irruenza dell’agente Smith e l’impassibilità di Adam alimenta il mistero invece di chiarirlo. I dettagli disseminati con naturalezza – il cronografo dato in pegno, il cliente morto in piscina, Juliette che osserva la scena dall’esterno – mantengono alta la curiosità senza appesantire la narrazione con spiegazioni. Il ritmo è sostenuto, alternando interrogatorio e osservazione esterna, e culmina nell’arresto di Eddie, un colpo di scena che chiude la sequenza lasciando aperti numerosi interrogativi e spingendo il lettore a proseguire.
A rileggerci!
02/07/2026 at 10:20
Grazie mille per il commento molto competente!
Anche secondo me chiesa + donna è interessante.
A presto!
30/06/2026 at 23:17
Se me lo metti così: Sta per tornare da Juliette, ma arriva a una chiesa e incontra una donna.
Ciao! Non so perché ma questa storia dell’omicidio la vedo tutt’altro che finita. Juliette si sente colpevole o se ne frega altamente e sperano solo che nessuno la guardi? Lo scopriremo… forse 😛
Andiamo con killiam!
Ciao 🙂
01/07/2026 at 01:24
Grazie del commento (e della scelta).
Prometto di riprendere a scrivere con regolarità
Ciao!!
30/06/2026 at 15:50
Rieccomi: ho avuto qualche – ehm – problemino, ma ora è tutto risolto: portiamo a termine questa storia!
21/05/2026 at 07:17
Ciao volevo dirti che ho votato per Adam.
20/05/2026 at 21:47
Adam.
18/05/2026 at 00:07
Ho votato a caso: Adam!
Povero Todd! Non mi aspettavo morisse per una ginocchiata di Juliette! Mi fa pena…
Su Killian ci ho capito poco e niente ma probabilmente sarà il motore di quanto accadrà da qui a poco…
Ciao 🙂
09/05/2026 at 16:55
Ciao, ho votato per Juliette, tipino tosto.
16/05/2026 at 22:52
Sì, lei è la vera eroina della storia.
Grazie!
05/05/2026 at 13:00
Molto interessante questo sviluppo statico. Il motel di frontiera inizia ad essere parecchio frequentato
05/05/2026 at 16:04
Sì, in effetti Adam si sta ringalluzzendo tutto…
Grazie mille per la lettura (ora passo dal tuo racconto)
04/05/2026 at 17:33
Ciao, grazie per il voto (sono d’accordo, bisogna sospendere un attimo…)
Sì, Todd è quello che è, ma a sua discolpa devo dire – io che lo conosco bene – che è un inguaribile ottimista. Il che gli fa onore.
Un saluto a te!
03/05/2026 at 20:46
La suspance prevede che ci dedichiamo a Killian 🙂
Ciao! Povero Todd! Cioè, è un cojone patentato però Juliette non ci è andata leggera, né la prima volta che lo ha visto, né la seconda (la terza se l’è meritata).
D’altronde in un posto così, solo gente bislacca si può trovare 🙂
Ciao 🙂
30/04/2026 at 17:55
Ciao, conosciamo anche Todd e poi vediamo cosa fanno a Why Arizona.
01/05/2026 at 07:58
Ciao, grazie mille della lettura (e del voto).
26/04/2026 at 00:29
Concludiamo la presentazione dei personaggi e poi facciamo esplodere la bomba facendoli incontrare tutti insieme!
Ciao! Questo capitolo mi ha fatto sorridere: si prepara una giornata niente male per la nostra protagonista, anche se mi chiedo se sia davvero l’unica normale o se agli occhi di un altro, sarà lei la strana ^_^
Vediamo cosa ci tiri fuori.
Ciao 🙂
23/04/2026 at 00:49
Ho sudato solo a leggere! Vediamo di farle incontrare qualcuno.
24/04/2026 at 14:38
A Why, Arizona, ci sono stato, e l’unica cosa che riusciva bene era sudare: perciò la traspirazione è il principale obiettivo del racconto.
19/04/2026 at 22:37
allora ci deve essere un problema dell’interfaccia: io non vedo nessun voto…
Allora grazie per aver votato!
19/04/2026 at 22:33
Si che ho ho votato
19/04/2026 at 17:11
Ciao, per movimentare un po’ il ritmo del raccordo, Juliette incontra Eddie.
19/04/2026 at 21:59
Ciao, ottima scelta, però non hai votato!
15/04/2026 at 22:23
Vediamo Killian!
Ciao! Questo capitolo l’ho trovato un po’ così: la testa della nostra protagonista che cade verso il sonno pensando a di tutto di più, senza nessuna ragione logica. Non il massimo per i miei gusti, ma rende bene 🙂
Ciao 🙂
17/04/2026 at 14:42
Sì, il flusso di coscienza, illogico per definizione, è una tecnica un po’ particolare, e in un testo così breve forse non funziona come dovrebbe.
Ciao, alla prossima!
12/04/2026 at 12:25
Facciamo incontrarle un altro cliente, per ora 🙂
Ciao! Inizio molto particolare di questa storia. Può evolversi bene o divenire noiosa a seconda di come la sviluppi. Vediamo se riesci a tenermi incollato 🙂
Juliette mi sta simpatica, forse perché ha la capacità di cacciarsi nei guai ^_^
Ciao 🙂
12/04/2026 at 19:30
Grazie del voto.
Sì, il deserto invita alla lentezza, ma spero che la storia non sarà noiosa.
Dai, vediamo se ci riesco, a presto!