Il Bistrot del Vicolo Scuro
Torino, a novembre, non accoglie: osserva. La pioggia cadeva sottile e gelida, trasformando i sampietrini in uno specchio nero che rifletteva i profili severi dei palazzi sabaudi. Camminavo veloce sotto i portici, il colletto del cappotto alzato contro un vento che sapeva di Alpi e di ferro. Ero lontano da casa per lavoro, immerso in quel grigio torinese che sembrava voler schiacciare ogni pensiero vivo.
Cercavo un rifugio, qualcosa che non fosse la solita stanza d’albergo asettica. Lo trovai quasi per caso, infilandomi in una fessura tra i palazzi che pareva inghiottire la luce dei lampioni. L’insegna, una lastra di metallo che oscillava cigolando, recitava: “Bistrot del Vicolo Scuro”.
Entrando, l’odore di legni antichi e resina mi investì come un presagio. Il locale era una penombra di mattoni a vista, satura di un calore umido e del brusio basso di pochi clienti che parevano sussurrare segreti inconfessabili. Un cameriere dal volto pallido mi fece cenno che la sala era completa.
“C’è un tavolo con solo una persona, in fondo. Se non le dispiace dividere lo spazio con un altro signore…”
Mi avviai verso l’angolo più in ombra del bistrot. L’uomo seduto lì sembrava fuso con l’oscurità del locale. Aveva un viso segnato, i capelli grigi pettinati all’indietro e un bicchiere di Barolo che sembrava inchiostro nel semibuio. Davanti a lui, un taccuino dalla copertina in pelle nera, liscio e sinistro.
“Buonasera, l’unico posto libero mi dicono essere questo, le dispiace se mi siedo con lei?”
“Si sieda,” disse, senza nemmeno alzare gli occhi. La sua voce era un fruscio che tagliava il rumore della pioggia sui vetri. “La notte di questa città ha il vizio di spingere gli uomini esattamente dove il destino ha teso un filo.”
Presi posto di fronte a lui. Solo dopo che ebbi ordinato, lui alzò lo sguardo. I suoi occhi erano due lenti scure, carichi di curiosità.
“Cosa la porta qui? In questa sera e in questo luogo?” chiese d’un tratto, accarezzando la costa del suo taccuino.
Risi nervosamente, ma non distolsi lo sguardo. “Lavoro, una trasferta di lavoro solitaria. Mi chiamo Julian.”
Lui si protese verso di me, la luce di una candela ormai consumata illuminò solo metà del suo volto, rendendolo simile a una maschera antica. “Io sono Valerio Astra, Julian. E cerco la scintilla che la mia penna ha perduto. E lei invece cosa va cercando?”
“Nulla in verità, una buona cena magari e dell’ottimo Barolo, non le sembra un’idea meritevole di attenzione?”
“Tutti cercano qualcosa, Julian, tutti… Appoggiò la penna sul taccuino ancora bianco, come se stesse aspettando che fossi io a dettare la prima parola.”
Julian confesserà la fantasia di osservare Silvia attraverso gli occhi di un altro, esplorando il brivido del voyeurismo?
- Julian rivela quella volta in cui la passione con Silvia è esplosa in un luogo proibito, sfidando il rischio di essere scoperti. (0%)
- Julian confessa la fantasia di osservare Silvia attraverso gli occhi di un altro, esplorando il brivido del voyeurismo. (100%)
- Julian racconta di quando lui e Silvia hanno rotto gli schemi, trasformando un gioco audace in una realtà travolgente (0%)

20/05/2026 at 22:33
Ho votato se Silvia si fosse accorta dell’’ombra, però io sarei curiosa di sapere cosa ne pensa Silvia
21/05/2026 at 09:25
Quello che pensano le donne è sempre un mistero fitto e impenetrabile come la jungla nera.
14/05/2026 at 21:15
Il tema è molto interessante e spesso tralasciato dalla letteratura. Purtroppo i dialoghi sono forzati e danno l’impressione di assistere ad un racconto dove due personaggi stanno parlando per tramite dell’autore. Ho appena letto Musica per camaleonti, di Truman Capote. È una raccolta di racconti, direi quasi di dialoghi dove, nel tranquillo discorrere dei personaggi, si seguono le trame delle loro storie.
Ho rivisto, in potenza, quel modo di scrivere e di raccontare nella tua storia.
20/05/2026 at 10:40
Grazie mille dell’attenzione
03/05/2026 at 15:51
Ciao 👋, ho votato si . Vediamo dove si spinge Julian. Anche se sono incuriosita da Astra.
A presto
05/05/2026 at 15:44
Grazie, Julian scoprirà sé stesso un passo per volta, combattendo le sue tensioni interne, tra gelosia e desideri nascosti che cerca di reprimere, un vaso di Pandora che verrà scoperchiato lentamente…