Dove eravamo rimasti?
Capitolo 7: L’artista del segreto
«Cielo Astra, non può capire! Ero travolto, non volevo pensarlo, ma l’istinto mi diceva, in maniera così forte, decisa… io volevo solo lei, ma il pensiero che il guardone fosse lì mi portava a desiderare, più di qualunque altra cosa, che mentre lei mi possedeva, sopra di me, glielo afferrasse. Mi vergognavo a pensarlo allora, mi riesce difficile raccontarlo adesso, forse è più facile con lei che è uno sconosciuto. Immagini se avessi mai potuto confessare questo a uno dei miei amici, allora.»
Astra strinse gli occhi, due fessure scure dove le pupille brillavano come carboncini rossi, lavici.
«Non si vergogni, Julian. Si liberi, mi racconti… e la cosa la eccitava? Avrebbe condiviso il momento con lo sconosciuto? Fino a che punto si sarebbe voluto spingere? Si rendeva conto della china che stava prendendo?»
Annuii in silenzio, guardandomi attorno nel bistrot come se avessi timore che qualcuno, tra i tavoli in penombra, potesse sentire i miei pensieri segreti.
«Capisco come si sentisse lacerato. Non ne ha mai parlato con nessuno allora?», chiese Astra.
«No, no, si figuri», risposi con un sorriso amaro, scuotendo la testa. «Eravamo diciottenni in cerca dell’auto-affermazione, senza la maturità di oggi per gestire emozioni e pensieri. In quegli anni dovevamo fare il servizio militare di leva, che era il massimo della mascolinità esibita. Eravamo degli alpha-men, il machismo era parte integrante di noi, della nostra cultura. Delimitavamo i nostri spazi come degli animali: la mia ragazza è mia, la tua è tua. Se avessi condiviso questi travagli, sempre che li avessi prima capiti e accettati io, come minimo sarei stato sommerso da un oceano di stigma, additato al pubblico ludibrio ed emarginato.»
Astra rimase meditabondo, con un sorriso in tralice. Assaporò un sorso di vino portando il calice alle labbra, poi lo posò lentamente sul tavolo, senza mai staccare gli occhi dai miei. Il contrasto tra quel mondo rigido di vent’anni prima e la fluidità diabolica dei miei pensieri nascosti sembrava affascinarlo oltre misura. Insisteva, indagava, fascinoso e diabolico, per sapere fino a quale punto estremo avrei voluto spingere la fantasia, fin dove arrivasse nell’oscurità.
«E come pensava avrebbe reagito la sua fidanzata? O come avrebbe voluto che reagisse Laura? Questa cosa della mano sarebbe stata sufficiente per lei?», chiese lo scrittore con tono appuntito, quasi a voler infilzare l’esatto nucleo del mio ricordo. «Ha mai raccontato a Laura di questa specifica fantasia? Le ha mai confessato cosa avrebbe voluto che succedesse davvero in quei momenti?»
La domanda mi congelò il respiro in gola, ma la diga ormai si era spaccata del tutto.
«Immaginavo la scena in un modo preciso, ossessivo», confessai, sentendo il cuore accelerare il battito. «Lei era ancora seduta sopra di me, a muoversi e a cercarmi. Io allungavo il braccio nel buio e, con un colpo secco, aprivo la portiera. Volevo che il guardone si avvicinasse ancora di più, fino a entrare quasi con il busto nell’auto, spezzando ogni distanza. E lei, senza smettere di farsi scopare da me, gli prendeva di nuovo il sesso in mano e se lo portava alla bocca, stavelta più comodamente, succhiandolo con più profondità e intensità perché la portiera aperta le dava più spazio.»
Astra non si mosse, ma il suo respiro si fece più corto, perfettamente sintonizzato sul ritmo del mio racconto.
«Questo gesto di aprire la portiera era il simbolo definitivo del mio desiderio, Valerio. Non volevo solo farla guardare, non volevo solo farla toccare… volevo farla partecipare attivamente. Volevo far entrare fisicamente un altro uomo nel nostro spazio intimo mentre noi stavamo scopando. Immaginavo lui che la toccava, che le metteva le mani addosso ovunque, o magari… che la scopava a sua volta, mentre io restavo lì sotto a guardare, o continuavo a partecipare a quel delirio. Ma la mia mente vagava come un cavallo nella prateria: avrei voluto vederla con noi due insieme. Ora tutto ha assunto una luce diversa, ma avevamo poco più di diciott’anni. Mi sentivo strano, anormale. Certi giochi restavano confinati nei film che passavano in alcuni cinema di periferia o in qualche videocassetta che si comprava di nascosto. Questa fantasia trasportava le riviste nella nostra realtà.»
Espirai l’aria dai polmoni, guardando il riflesso rosso del Barolo sul tavolo. Mi sentivo improvvisamente leggero, liberato da un peso enorme, mentre confessavo ad Astra i miei antichi segreti. Avevo spalancato le porte della mia zona d’ombra, e lo scrittore ora stringeva tra le dita la verità più nuda del mio abisso.
Julian confesserà ad Astra se ha mai trovato il coraggio di rivelare a Laura la parte più oscura e recondita delle sue fantasie?
- Di fronte a tanta crudezza, Astra si sbottona e confessa se anche lui ha mai aperto la portiera della sua "giungla nera". (0%)
- Julian si pente della confessione e chiede bruscamente ad Astra come intenda usare quel segreto nel suo romanzo. (0%)
- Julian rivela se quella fantasia della portiera aperta sia mai uscita dalle riviste per diventare realtà con Laura. (0%)

20/05/2026 at 22:33
Ho votato se Silvia si fosse accorta dell’’ombra, però io sarei curiosa di sapere cosa ne pensa Silvia
21/05/2026 at 09:25
Quello che pensano le donne è sempre un mistero fitto e impenetrabile come la jungla nera.
14/05/2026 at 21:15
Il tema è molto interessante e spesso tralasciato dalla letteratura. Purtroppo i dialoghi sono forzati e danno l’impressione di assistere ad un racconto dove due personaggi stanno parlando per tramite dell’autore. Ho appena letto Musica per camaleonti, di Truman Capote. È una raccolta di racconti, direi quasi di dialoghi dove, nel tranquillo discorrere dei personaggi, si seguono le trame delle loro storie.
Ho rivisto, in potenza, quel modo di scrivere e di raccontare nella tua storia.
20/05/2026 at 10:40
Grazie mille dell’attenzione
03/05/2026 at 15:51
Ciao 👋, ho votato si . Vediamo dove si spinge Julian. Anche se sono incuriosita da Astra.
A presto
05/05/2026 at 15:44
Grazie, Julian scoprirà sé stesso un passo per volta, combattendo le sue tensioni interne, tra gelosia e desideri nascosti che cerca di reprimere, un vaso di Pandora che verrà scoperchiato lentamente…