Compleanno
Era una piovosa mattina d’ottobre, e Sable stava tornando a casa dopo un estenuante turno di notte al pronto soccorso pediatrico del Royal Infirmary di Edimburgo, durante il quale aveva dovuto cullare un bambino di pochi mesi per tutta la notte. Probabilmente avvertiva dolore in seguito all’incidente d’auto in cui era stato coinvolto insieme al padre, ma anche dopo avergli somministrato una dose extra di antidolorifico, il piccolo non voleva saperne di calmarsi, ed è crollato in un sonno profondo solo 40 minuti prima della fine del turno di Sable. Fortunatamente, però, sia il papà che il bimbo erano usciti illesi dall’incidente, e sarebbero presto tornati a casa insieme. Sable aveva un solo pensiero, in quel momento: tornare a casa, accasciarsi sulla poltrona in finto velluto verde nel suo soggiorno e dormire almeno fino al giorno dopo. Era quasi arrivata davanti al portone del palazzo che ospitava il suo appartamento quando una voce richiamò la sua attenzione:
“Sable! Sable, aspettami!”
Si girò verso quella voce familiare: Maisie la stava salutando sventolando la mano sinistra. La sua migliore amica le stava venendo incontro, sfidando la pioggia e i ciottoli bagnati. La guardò avvicinarsi velocemente, con la sua mantella antipioggia arcobaleno, e i suoi stivali in gomma gialla, in completo contrasto con il grigiore del meteo e della città. Quando fu abbastanza vicina, Sable notò alcune gocce di pioggia scorrere lungo le guance dell’amica, e altre che le incollavano i capelli biondi alla fronte: per salutarla, inoltre, si era bagnata la manica del maglione rosa, e ora stava per iniziare a tremare dal freddo. Nonostante fossero entrambe fradice, si salutarono con un abbraccio, e il consueto sorriso accogliente di Maisie riscaldò il cuore di Sable.
“Sai che giorno è oggi?” esclamò ipereccitata Maisie, con una strana luce nei suoi occhi verdi.
“No, ma preferirei che tu me lo dicessi in un posto dove non rischiamo di ammalarci” rispose Sable, più bruscamente di quanto avrebbe voluto. Addolcendo un po’ il tono, invitò la sua amica a salire nel suo appartamento. Il palazzo era piuttosto datato: il portone di ingresso in legno si gonfiava nei giorni di pioggia, rendendone difficile l’apertura, e le scale scricchiolavano a ogni passo, rendendo impossibile non annunciare il proprio arrivo. Una volta entrate nel piccolo appartamento, si tolsero gli impermeabili bagnati, e Sable si lasciò cadere sulla poltrona. Maisie si diresse in cucina a preparare del caffè mentre parlava di importanti progetti per la serata, con un tono di voce troppo alto per poter essere tollerato da chi ha appena concluso un turno di notte. Dopo poco Maisie tornò in soggiorno con due tazze di caffè fumanti, e, porgendone una a Sable chiese, esaltata:
“Oggi è il tuo compleanno, quindi stasera dobbiamo festeggiare!” Maisie considerava sacro il giorno del compleanno, perciò c’erano poche possibilità per Sable di sfuggire a qualsiasi folle piano aveva ideato la sua amica, ma ci provò lo stesso.
“Maisie, sono stanca, è stata una nottata infernale, lasciami dormire”
Dove festeggerà il suo compleanno?
- Concerto (0%)
- Pub storico (100%)
- Festa in discoteca (0%)

07/08/2026 at 12:31
Penso che tu abbia fatto bene ad inserire un ambiente che conosci, così sai esattamente come funziona davvero e questo è un altro punto a favore della veridicità del racconto.
La caratterizzazione psicologica di Sable è molto più approfondita adesso. Gli incubi, il passato e il rapporto con il sonno costruiscono una protagonista con una vulnerabilità credibile.
Il trucco, l’abbigliamento, la doccia, la corsa verso il pub. Sono elementi che fanno percepire Sable come una persona reale.
C’è una buona alternanza tra introspezione e azione. Dopo la lunga parentesi sul passato, il «Cazzo. Erano le 17.00» produce una brusca accelerazione molto efficace.
Il rapporto con Maisie continua a essere naturale: il loro dialogo ha leggerezza e restituisce immediatamente la complicità fra le due.
Io ho votato affinché Maisie vada subito a parlare con il ragazzo
Se posso dare consigli per il futuro (tanto qui non c’è nessun professionista credo… o almeno io non lo sono affatto…) hai la tendenza a spiegare molto. Il lungo paragrafo iniziale racconta al lettore quasi tutto il passato traumatico di Sable prima che abbia avuto modo di scoprirlo attraverso la storia.
Alcune informazioni sembrano inserite più per informare il lettore che per necessità : «quartiere popolare di Edimburgo», «stabilità economica», «Child Protection Unit», gli anni del college ecc.
Ci sono alcune piccole imprecisioni formali: «17.o0», «camicia a bianca», «George Sreet» e «due miglia» ma quelle si sistemano in fretta.
Mi piace invece che utilizzi frasi molto lunghe e ricche di subordinate.
Spero che questo commento sia utile, nei prossimi sarò meno pesante e parlerò solo della trama,
A rileggerci!
09/08/2026 at 15:26
Ti ringrazio molto per i consigli, ne terrò sicuramente conto, soprattutto in questi giorni, dato che sto lavorando al terzo capitolo.
Grazie mille, e a presto!
07/08/2026 at 11:59
Ciao! Piacere di leggerti e di vedere che sei un’infermiera, difficile trovare infermieri che scrivono! Sto giusto scrivendo una storia ambientata (per lo più) in ospedale!
Il tuo incipit ha una trama semplice ma promettente, che parte da una situazione quotidiana e introduce subito un rapporto di amicizia caloroso e credibile.
Il contrasto tra la stanchezza di Sable e l’entusiasmo incontenibile di Maisie lascia presagire una serata capace di cambiare il tono della storia.
L’atmosfera scozzese, la pioggia e i piccoli dettagli della vita quotidiana creano una base piacevole per una storia intima, luminosa e potenzialmente ricca di sorprese. Mi piace soprattutto questo stralcio
“… il portone di ingresso in legno si gonfiava nei giorni di pioggia, rendendone difficile l’apertura, e le scale scricchiolavano a ogni passo, rendendo impossibile non annunciare il proprio arrivo…” perché da proprio un senso di realtà all’ambientazione, il legno gonfiato dalla pioggia.
09/08/2026 at 15:24
Ti ringrazio per avermi letta e per gli apprezzamenti, significa molto per me. Non vedo l’ora di leggere la tua storia, e se dovessi avere bisogno di informazioni “tecniche” non esitare a chiedere.
31/07/2026 at 10:05
Ciao, brava, hai scritto di più ( e non mi hai annoiato affatto).
Buona l’introduzione soft alla storia, ma già vedo la ragazza che spia di nascosto il ragazzo… Ottimo lavoro!🙂
Un paio di consigli sempre utili per i nuovi:
lascia passare sei o sette giorni tra un capitolo e l’altro per dare tempo ai lettori; cerca di interagire con gli altri autori, dai il tuo parere sulle storie che leggi e vota. In quel modo ti farai conoscere e i tuoi lettori aumenteranno.
In estate la frequentazione della piattagorma diminuisce. Tu non demordere e se ti piace scrivere fallo, tanto non costa niente.
Un saluto, ciaoo
🙋♂️🌻
31/07/2026 at 17:11
Grazie mille! Terrò sicuramente a mente i tuoi preziosi suggerimenti. E vado subito a immergermi in qualche lettura interessante!
29/07/2026 at 23:51
Ciao, benvenuta. Un davvero breve incipit, come spesso accade.
Mi chiedo: ma se vi piace scrivere come mai scrivete così poco? Tutti si affannano per riuscire a stare nelle 5000 battute, e altri invece…
Mah! Comunque almeno, come si dice, tu scrivi di ciò che sai. Sei un’infermiera e dunque l’inizio è onesto.
Non aggiungo altro, voto il pub ( che più si addice alla rituale scappatella erotica) e ti auguro un buon lavoro.
P.s.: Coma mai nel titolo manca una “esse”?
Ciao
30/07/2026 at 15:10
Ciao! Grazie per aver votato e commentato. Mi dispiace che tu abbia trovato questo incipit troppo breve, ma ti ringrazio per il suggerimento, i prossimi episodi saranno più lunghi. È la prima volta che scrivo per qualcuno che mi può leggere, e temevo di annoiare i lettori. Comunque, la mancanza della S nel titolo è un mero errore materiale, non ho ricontrollato attentamente il titolo prima di pubblicare.