Dove eravamo rimasti?
Cambio di programma
Come previsto, la sua energica amica, non volle sentire ragioni, ma fu aperta a un compromesso: Sable avrebbe avuto tutto il giorno per riposare, ma sarebbero andate in un pub nella New Town, anziché rimanere a casa. Dopo un’altra tazza di caffè e la definizione dei dettagli per la serata, Maisie si congedò, e Sable sprofondò in un sonno tormentato sulla sua poltrona. Non dormiva mai bene, e spesso si svegliava più stanca di quando si era addormentata: soffriva di terrori notturni e di paralisi nel sonno, fin da bambina. Le sue visioni erano sempre le stesse: scappava da qualcosa che, ogni notte, la immobilizzava e la aggrediva, e ogni mattina si svegliava in preda al panico, a volte urlando, a volte con dei graffi autoinflitti sulle braccia e sulle gambe. Le sue condizioni erano migliorate dopo essersi trasferita a Gorgie, un quartiere popolare di Edimburgo, vicino all’ospedale dove prestava servizio come infermiera: gli anni del college erano stati faticosi, e avere finalmente una stabilità economica l’aveva aiutata anche sul piano della salute fisica. Almeno, questo era quello che diceva espressamente: non aveva più attacchi di panico come da adolescente, riusciva a rimanere in una stanza buia da sola senza tremare, riusciva a condurre una vita regolare tra casa, lavoro e una solida amicizia, ma ciò non significava che il suo passato non continuasse a perseguitarla. La vita non era stata affatto generosa con Sable, finché non era riuscita a costruirsene una sua, e lottava ogni giorno per dimenticare ciò che le era successo: senza condividere troppi dettagli, Sable diceva sempre a Maisie che c’era una netta separazione tra il periodo “prima” del suo trasferimento a Edimburgo, e il “dopo”. Quando dormiva, però, la situazione era diversa: la stanchezza fisica e mentale, gli orari di lavoro irregolari, la continua collaborazione con la Child Protection Unit, la rendevano una preda facile per i suoi incubi e per i mostri che abitavano il suo subconscio.
Quella sera non faceva eccezione: Sable si svegliò sudata, con il cuore che le martellava nel petto e le unghie quasi conficcate nei palmi delle mani. Si prese qualche momento per riprendersi, e mise in pratica le tecniche di respirazione imparate durante gli anni del liceo, quando la psicologa della scuola le insegnò a gestire gli attacchi di panico. Non era più riposata rispetto a quella mattina, e guardò pigramente l’orologio. Cazzo. Erano le 17.o0, solo 30 minuti prima dell’ora in cui le aveva dato appuntamento Maisie allo Standing Order, in George Sreet. Si alzò di scatto dalla poltrona, ignorando il mal di testa che si stava manifestando, scrisse un messaggio di scuse a Maisie e corse sotto la doccia. Il diavoletto sulla sua spalla le aveva proposto di annullare l’uscita, ma non voleva deludere la sua amica, la quale, inoltre, la stava già aspettando. Uscita dalla doccia, si guardò allo specchio, dopo averlo pulito dalla condensa che si era formata, e notò immediatamente un semicerchio violaceo sotto entrambi gli occhi, che la costrinsero ad abbandonare l’idea di uscire struccata. Decise di sfoggiare il suo “comfort make-up”, ovvero il trucco che la faceva sentire abbastanza sicura di sé, ma che non richiedeva troppo tempo per la realizzazione: consisteva in una base leggera, ma rinforzata sul contorno occhi per cercare di coprire le occhiaie, una sottile linea di eyeliner nero e abbondante mascara sugli occhi, infine una tenue sfumatura di rossetto rosso. La scelta dell’abbigliamento fu ugualmente ponderata: il suo corpo minuto, con solo un timido accenno di curve, la faceva sembrare molto più giovane della sua età, e Sable non voleva enfatizzare questa sua caratteristica. Scelse dei pantaloni neri, una camicia a bianca a righe sottili nere, un maglioncino di cotone bordeaux, e dei comodi stivali in ecopelle nera. Non ebbe tempo di asciugarsi i capelli, perché era già in ritardo, e non voleva far aspettare ulteriormente Maisie: infilò la sua mantella antipioggia grigia, chiuse la porta di casa, scese le scale più in fretta che poté, e si incamminò verso lo Standing Order, a circa due miglia di distanza. Alle 18.20 aprì la porta del pub, e iniziò a scandagliare tutto il locale in cerca di Maisie: Sable si fece largo tra la folla del venerdì sera, e finalmente si riunì con la sua amica.
“Perdonami, sono rimasta addormentata, ho fatto più in fretta che ho potuto” si giustificò.
“Ti perdono solo perché è il tuo compleanno, e perché, mentre ti aspettavo, ho potuto scambiare due parole con quel tipo carino laggiù” rispose Maisie, con un sorriso un po’ civettuolo e indicando un ragazzo castano seduto un paio di tavoli davanti a loro.
“Vuoi tornare a parlare con lui? Il minimo che posso fare per farmi perdonare il fatto di essere un’amica orribile è darti la possibilità di conoscere meglio quel tizio.
Come si comporterà Maisie?
- Rimarrà con Sable, ma continuerà a girarsi per tutta la sera (25%)
- Rimarrà con Sable (0%)
- Andrà a parlare con il ragazzo (75%)

07/08/2026 at 12:31
Penso che tu abbia fatto bene ad inserire un ambiente che conosci, così sai esattamente come funziona davvero e questo è un altro punto a favore della veridicità del racconto.
La caratterizzazione psicologica di Sable è molto più approfondita adesso. Gli incubi, il passato e il rapporto con il sonno costruiscono una protagonista con una vulnerabilità credibile.
Il trucco, l’abbigliamento, la doccia, la corsa verso il pub. Sono elementi che fanno percepire Sable come una persona reale.
C’è una buona alternanza tra introspezione e azione. Dopo la lunga parentesi sul passato, il «Cazzo. Erano le 17.00» produce una brusca accelerazione molto efficace.
Il rapporto con Maisie continua a essere naturale: il loro dialogo ha leggerezza e restituisce immediatamente la complicità fra le due.
Io ho votato affinché Maisie vada subito a parlare con il ragazzo
Se posso dare consigli per il futuro (tanto qui non c’è nessun professionista credo… o almeno io non lo sono affatto…) hai la tendenza a spiegare molto. Il lungo paragrafo iniziale racconta al lettore quasi tutto il passato traumatico di Sable prima che abbia avuto modo di scoprirlo attraverso la storia.
Alcune informazioni sembrano inserite più per informare il lettore che per necessità : «quartiere popolare di Edimburgo», «stabilità economica», «Child Protection Unit», gli anni del college ecc.
Ci sono alcune piccole imprecisioni formali: «17.o0», «camicia a bianca», «George Sreet» e «due miglia» ma quelle si sistemano in fretta.
Mi piace invece che utilizzi frasi molto lunghe e ricche di subordinate.
Spero che questo commento sia utile, nei prossimi sarò meno pesante e parlerò solo della trama,
A rileggerci!
09/08/2026 at 15:26
Ti ringrazio molto per i consigli, ne terrò sicuramente conto, soprattutto in questi giorni, dato che sto lavorando al terzo capitolo.
Grazie mille, e a presto!
07/08/2026 at 11:59
Ciao! Piacere di leggerti e di vedere che sei un’infermiera, difficile trovare infermieri che scrivono! Sto giusto scrivendo una storia ambientata (per lo più) in ospedale!
Il tuo incipit ha una trama semplice ma promettente, che parte da una situazione quotidiana e introduce subito un rapporto di amicizia caloroso e credibile.
Il contrasto tra la stanchezza di Sable e l’entusiasmo incontenibile di Maisie lascia presagire una serata capace di cambiare il tono della storia.
L’atmosfera scozzese, la pioggia e i piccoli dettagli della vita quotidiana creano una base piacevole per una storia intima, luminosa e potenzialmente ricca di sorprese. Mi piace soprattutto questo stralcio
“… il portone di ingresso in legno si gonfiava nei giorni di pioggia, rendendone difficile l’apertura, e le scale scricchiolavano a ogni passo, rendendo impossibile non annunciare il proprio arrivo…” perché da proprio un senso di realtà all’ambientazione, il legno gonfiato dalla pioggia.
09/08/2026 at 15:24
Ti ringrazio per avermi letta e per gli apprezzamenti, significa molto per me. Non vedo l’ora di leggere la tua storia, e se dovessi avere bisogno di informazioni “tecniche” non esitare a chiedere.
31/07/2026 at 10:05
Ciao, brava, hai scritto di più ( e non mi hai annoiato affatto).
Buona l’introduzione soft alla storia, ma già vedo la ragazza che spia di nascosto il ragazzo… Ottimo lavoro!🙂
Un paio di consigli sempre utili per i nuovi:
lascia passare sei o sette giorni tra un capitolo e l’altro per dare tempo ai lettori; cerca di interagire con gli altri autori, dai il tuo parere sulle storie che leggi e vota. In quel modo ti farai conoscere e i tuoi lettori aumenteranno.
In estate la frequentazione della piattagorma diminuisce. Tu non demordere e se ti piace scrivere fallo, tanto non costa niente.
Un saluto, ciaoo
🙋♂️🌻
31/07/2026 at 17:11
Grazie mille! Terrò sicuramente a mente i tuoi preziosi suggerimenti. E vado subito a immergermi in qualche lettura interessante!
29/07/2026 at 23:51
Ciao, benvenuta. Un davvero breve incipit, come spesso accade.
Mi chiedo: ma se vi piace scrivere come mai scrivete così poco? Tutti si affannano per riuscire a stare nelle 5000 battute, e altri invece…
Mah! Comunque almeno, come si dice, tu scrivi di ciò che sai. Sei un’infermiera e dunque l’inizio è onesto.
Non aggiungo altro, voto il pub ( che più si addice alla rituale scappatella erotica) e ti auguro un buon lavoro.
P.s.: Coma mai nel titolo manca una “esse”?
Ciao
30/07/2026 at 15:10
Ciao! Grazie per aver votato e commentato. Mi dispiace che tu abbia trovato questo incipit troppo breve, ma ti ringrazio per il suggerimento, i prossimi episodi saranno più lunghi. È la prima volta che scrivo per qualcuno che mi può leggere, e temevo di annoiare i lettori. Comunque, la mancanza della S nel titolo è un mero errore materiale, non ho ricontrollato attentamente il titolo prima di pubblicare.