Dove eravamo rimasti?
Corto circuito
Non amava parlare di sé, e non vedeva l’ora di spostare l’attenzione da lei a qualsiasi altra cosa. In questo caso, su di lui. La domanda, però, aveva un che di genuino: quello era un quartiere popolare, abitato per lo più da universitari squattrinati e lavoratori della classe operaia, lui non sembrava appartenere a quel mondo: non era riuscita a vedere che scarpe calzasse, ma gli abiti che indossava dovevano valere più del suo stipendio da infermiera. Sicuramente non abitava nelle vicinanze, quindi doveva esserci un altro motivo che giustificasse la sua presenza lì quella sera.
“Questioni di affari, principalmente. Sono un imprenditore, sai? Mi occupo di import/export”. Rispose facendo un sorrisetto beffardo, come se quell’informazione avesse dovuto aggiungere fascino al suo personaggio. Sable vide una scintilla negli occhi di ghiaccio di Killian, e, non sapendo come interpretare ciò che aveva visto, bevve un altro abbondante sorso di whisky. Non si sarebbe ubriacata, ma, se doveva per forza sostenere una conversazione, tanto valeva renderla piacevole.
“E tu? Che lavoro fai?” aggiunse l’uomo, e approfittò del successivo momento di silenzio per bere una buona parte del suo whisky. Non era solo bella, era davvero interessante. Che poi, bella, sì, ma aveva scopato donne decisamente più belle, e che gli avevano fatto perdere meno tempo, però questa donna con le sembianze di una ragazzina lo incuriosiva davvero. Forse era solo un pensiero suggerito dal whisky.
“Sono un’infermiera, lavoro in ospedale. Pronto soccorso pediatrico.” Non aveva ancora bevuto abbastanza da sbottonarsi oltre, ma iniziava a godere della compagnia di quel misterioso sconosciuto. Non le avrebbe fatto male scambiare due chiacchiere con quell’uomo, che, peraltro, era davvero molto bello. Forse era solo un pensiero suggerito dal whisky. E infatti entrambi ne ordinarono un altro, e continuarono a parlare. Killian rimase colpito dalla professione di lei: provava ammirazione verso chiunque potesse stare a contatto quotidianamente con tanto dolore e non uscirne spezzato. Per un attimo gli tornò in mente suo fratello, ma scacciò immediatamente quel pensiero: non era il momento di farsi prendere dalla malinconia. Sable bevve altro whisky, e si allungò per guardare oltre la figura imponente di Killian: non aveva dimenticato Maisie. D’altro canto, la vide tranquilla, sembrava divertirsi davvero in compagnia di Ewan: li vide ridere insieme, e lui non si stava azzardando ad allungare le mani o a tentare approcci sconvenienti; quindi, Sable poté rilassarsi un po’ di più. Killian approfittò per chiedere:
“La biondina è l’amica a cui hai dato buca?” azzardò una battuta, e Sable sorrise, contro ogni pronostico.
“Non le ho dato buca, sono solo arrivata in ritardo, e comunque non sembra averne sofferto.” Era realmente contenta per Maisie, e per un attimo si sentì sollevata dal non dover vigilare su di lei come un falco. Non che qualcuno le avesse mai chiesto di farlo, ma considerava la sua amica troppo buona e ingenua per sapersi difendere da sola o anche solo per riconoscere un pericolo prima che fosse troppo tardi: si fidava di lei, e nutriva profonda stima nei suoi confronti, semplicemente non era mai stata costretta a imparare queste cose.
“Beh, in effetti, sembra in buona compagnia,” disse Killian voltandosi. “Ha già ricevuto la tua approvazione?” decise di alzare l’asticella e punzecchiarla nuovamente: chissà, magari l’alcol l’aveva ammorbidita ancora. Sable arrossì e si irrigidì: non le piaceva essere colta in fallo, ma decise che, in fondo, non aveva nulla di cui vergognarsi, e rilanciò, più acidamente di quanto avrebbe voluto:
“La mia amica può divertirsi con chi vuole, senza la mia approvazione, ma tra donne dobbiamo guardarci le spalle. Girano tipi loschi qui, sai?” concluse la frase fissandolo negli occhi e con il sorriso di chi era scivolato, ma era ancora in piedi. Senza distogliere lo sguardo, bevve un altro sorso, e si inumidì le labbra. Killian ammirò sinceramente la mossa di Sable: aveva sapientemente usato le sue stesse parole contro di lui, e questo gli fece perdere un altro briciolo di lucidità nei confronti di quella donna. Non si arrese, e decise di controbattere:
“E tu ne vedi qualcuno?” aggiunse un sorrisetto e quello che a Sable parve un occhiolino.
“No, ma meglio non abbassare la guardia. Anche i ragazzi più insospettabili possono rivelarsi pericolosi”. Doveva ammetterlo, si stava divertendo. Non l’aveva previsto, ma iniziava ad apprezzare la tensione intellettuale che si stava creando tra loro.
“Immagino che tu sappia riconoscerli e smascherarli, se dovessero avvicinarti” Killian non aveva intenzione di cedere, e neanche di smettere di parlare con lei.
“Non è un problema se si avvicinano a me. Potrebbe diventarlo se si avvicinano alla mia amica. Semplice codice di sorellanza.” Rispose in tono asciutto e deciso, non voleva dare ulteriore spazio di indagine, e si rese conto che aveva rischiato di sbilanciarsi troppo.
Come prosegue la conversazione?
- Continuano a tenersi testa (100%)
- Killian perde il controllo (0%)
- Sable perde il controllo (0%)

07/08/2026 at 12:31
Penso che tu abbia fatto bene ad inserire un ambiente che conosci, così sai esattamente come funziona davvero e questo è un altro punto a favore della veridicità del racconto.
La caratterizzazione psicologica di Sable è molto più approfondita adesso. Gli incubi, il passato e il rapporto con il sonno costruiscono una protagonista con una vulnerabilità credibile.
Il trucco, l’abbigliamento, la doccia, la corsa verso il pub. Sono elementi che fanno percepire Sable come una persona reale.
C’è una buona alternanza tra introspezione e azione. Dopo la lunga parentesi sul passato, il «Cazzo. Erano le 17.00» produce una brusca accelerazione molto efficace.
Il rapporto con Maisie continua a essere naturale: il loro dialogo ha leggerezza e restituisce immediatamente la complicità fra le due.
Io ho votato affinché Maisie vada subito a parlare con il ragazzo
Se posso dare consigli per il futuro (tanto qui non c’è nessun professionista credo… o almeno io non lo sono affatto…) hai la tendenza a spiegare molto. Il lungo paragrafo iniziale racconta al lettore quasi tutto il passato traumatico di Sable prima che abbia avuto modo di scoprirlo attraverso la storia.
Alcune informazioni sembrano inserite più per informare il lettore che per necessità : «quartiere popolare di Edimburgo», «stabilità economica», «Child Protection Unit», gli anni del college ecc.
Ci sono alcune piccole imprecisioni formali: «17.o0», «camicia a bianca», «George Sreet» e «due miglia» ma quelle si sistemano in fretta.
Mi piace invece che utilizzi frasi molto lunghe e ricche di subordinate.
Spero che questo commento sia utile, nei prossimi sarò meno pesante e parlerò solo della trama,
A rileggerci!
09/08/2026 at 15:26
Ti ringrazio molto per i consigli, ne terrò sicuramente conto, soprattutto in questi giorni, dato che sto lavorando al terzo capitolo.
Grazie mille, e a presto!
07/08/2026 at 11:59
Ciao! Piacere di leggerti e di vedere che sei un’infermiera, difficile trovare infermieri che scrivono! Sto giusto scrivendo una storia ambientata (per lo più) in ospedale!
Il tuo incipit ha una trama semplice ma promettente, che parte da una situazione quotidiana e introduce subito un rapporto di amicizia caloroso e credibile.
Il contrasto tra la stanchezza di Sable e l’entusiasmo incontenibile di Maisie lascia presagire una serata capace di cambiare il tono della storia.
L’atmosfera scozzese, la pioggia e i piccoli dettagli della vita quotidiana creano una base piacevole per una storia intima, luminosa e potenzialmente ricca di sorprese. Mi piace soprattutto questo stralcio
“… il portone di ingresso in legno si gonfiava nei giorni di pioggia, rendendone difficile l’apertura, e le scale scricchiolavano a ogni passo, rendendo impossibile non annunciare il proprio arrivo…” perché da proprio un senso di realtà all’ambientazione, il legno gonfiato dalla pioggia.
09/08/2026 at 15:24
Ti ringrazio per avermi letta e per gli apprezzamenti, significa molto per me. Non vedo l’ora di leggere la tua storia, e se dovessi avere bisogno di informazioni “tecniche” non esitare a chiedere.
31/07/2026 at 10:05
Ciao, brava, hai scritto di più ( e non mi hai annoiato affatto).
Buona l’introduzione soft alla storia, ma già vedo la ragazza che spia di nascosto il ragazzo… Ottimo lavoro!🙂
Un paio di consigli sempre utili per i nuovi:
lascia passare sei o sette giorni tra un capitolo e l’altro per dare tempo ai lettori; cerca di interagire con gli altri autori, dai il tuo parere sulle storie che leggi e vota. In quel modo ti farai conoscere e i tuoi lettori aumenteranno.
In estate la frequentazione della piattagorma diminuisce. Tu non demordere e se ti piace scrivere fallo, tanto non costa niente.
Un saluto, ciaoo
🙋♂️🌻
31/07/2026 at 17:11
Grazie mille! Terrò sicuramente a mente i tuoi preziosi suggerimenti. E vado subito a immergermi in qualche lettura interessante!
29/07/2026 at 23:51
Ciao, benvenuta. Un davvero breve incipit, come spesso accade.
Mi chiedo: ma se vi piace scrivere come mai scrivete così poco? Tutti si affannano per riuscire a stare nelle 5000 battute, e altri invece…
Mah! Comunque almeno, come si dice, tu scrivi di ciò che sai. Sei un’infermiera e dunque l’inizio è onesto.
Non aggiungo altro, voto il pub ( che più si addice alla rituale scappatella erotica) e ti auguro un buon lavoro.
P.s.: Coma mai nel titolo manca una “esse”?
Ciao
30/07/2026 at 15:10
Ciao! Grazie per aver votato e commentato. Mi dispiace che tu abbia trovato questo incipit troppo breve, ma ti ringrazio per il suggerimento, i prossimi episodi saranno più lunghi. È la prima volta che scrivo per qualcuno che mi può leggere, e temevo di annoiare i lettori. Comunque, la mancanza della S nel titolo è un mero errore materiale, non ho ricontrollato attentamente il titolo prima di pubblicare.