Lo specchio

Dove eravamo rimasti?

Cosa faccio? Resto pietrificata (100%)

Realtà?

L’aria nei polmoni è un macigno che impedisce al mio torace il naturale movimento. Annaspo, immobile, pietrificata da quella figura e da quell’essere che mi sta difronte. Non provo a scappare, non faccio il minimo movimento, la mia mente è bloccata, come spenta. Dovrei cercare un’arma, allontanarmi urlando, invece non faccio nulla. Il mio corpo non si muove, il cervello non invia comandi. Resto ad osservare l’impossibile che si compie davanti ai miei occhi, l’inspiegabile movimento di un riflesso che vive di vita propria. Il mio riflesso.

La punta delle sue dita attraversa il vetro con una facilità  e una lentezza disarmanti. Nessun rumore di crepe, nessun frammento che cade nel lavabo, nulla, solo il passaggio leggero attraverso una superficie solida diventata liquida. Lo specchio si comporta come acqua, creando cerchi concentrici attorno al suo polso, la sua mano si allunga verso di me, mentre i polmoni quasi mi impediscono di respirare.

Una goccia di sudore scende dalla mia tempia, ne sento tutto il tragitto lungo la pelle del viso, esattamente come percepisco quella che mi scivola sulla schiena e il brivido gelido che la risale. Non sto dormendo, non sto sognando. Il mio cuore batte così forte che sono certa che da un momento all’altro cederà .

Un freddo anomalo investe il bagno, nonostante sia tutto chiuso, finestra e porta sono come le ho lasciate quando sono entrata… o almeno credo. Non sono più sicura di nulla, nemmeno di essere ancora viva. L’aria si fa densa, pesa sulla pelle come una coperta fatta di ghiaccio, ne sento sapore e l’odore, sa di metallo e polvere vecchia, quel tipico odore di palazzi abbandonati che mi ha sempre messo i brividi.

Vedo la mano avvicinarsi al mio volto. Le dita sono identiche alle mie, la stessa forma delle unghie, la stessa cicatrice sul nocca dell’indice, ma la pelle appare spenta, grigia, morta. Il mio braccio destro trema quasi a voler simulare il suo movimento, i muscoli contratti e dolenti in un tentativo goffo e involontario di imitarla, ma resto paralizzata.

Poi accade, quella mano arriva a destinazione e mi tocca.

Il contatto con la guancia è un ago gelido che mi trafigge fino al cervello. Vorrei chiudere gli occhi e piegarmi dal dolore, tenendo la testa tra le mani, ma non ci riesco. Un brivido violentissimo mi scuote la spina dorsale, gli occhi rimangono fissi, sbarrati, terrorizzati, del tutto sopraffatti dal gelo. Mi aspetto di sentire la presa saldarsi, di venire aggredita o strangolata; mi aspetto che quella cosa si trasformi nel male puro e che la mia vita giunga al termine in questo preciso istante.

Invece, dopo un attimo, tutto cambia. Tranne la mia paura, tranne il sudore freddo che mi bagna la pelle.

Il bagno torna immerso nel silenzio, la luce del sole mattutino filtra tranquilla dalla finestra della stanza accanto. Lo specchio è di nuovo una superficie solida, liscia, priva di increspature. Sopra c’e solo il mio riflesso, la mia faccia sconvolta, i capelli in disordine, le gocce d’acqua che colano dal mento. Nessun sorriso sinistro, nessuna luce strana negli occhi.

Sono sola.

Sono io.

Facendo un passo indietro, mi stacco dal lavabo con il cuore che mi tamburella contro le costole. Mi porto una mano alla guancia, dove l’ha toccata lei. La pelle è bollente, ma sotto la superficie avverto ancora quel punto esatto di freddo polare, come una pezzo di ghiaccio nella carne.

Cos’è successo?

È stata un’allucinazione? Forse.

Un attacco di panico al risveglio? Lo escludo.

Un episodio dissociativo? Non saprei.

La mente cerca disperatamente di aggrapparsi alla razionalità , a qualsiasi cosa io conosca, ma non trova appigli. Poi lo vedo.

Sullo specchio, esattamente nel punto in cui il suo braccio è uscito, la condensa del mio respiro affannato ha rivelato qualcosa. Una parola scritta al contrario dall’interno del vetro, come se qualcuno l’avesse tracciata dall’altra parte.

«RICORDATI».

Mentre cerco di capire cosa significhi, dal corridoio proviene un rumore. I passi di qualcuno che cammina in casa, fuori dalla mia stanza. Ma io vivo da sola.

Cosa faccio?

  • Mi chiudo a chiave in bagno (100%)
    100
  • Cerco collegamenti tra eventuali scritti (0%)
    0
  • Affronto la situazione (0%)
    0
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10 Commenti

  • Ciao, capitolo molto coinvolgente.
    Siamo lì con lei nel bagno. Le descrizioni funzionano, hanno un bel ritmo. Ho letto il commento di keziarika e sono d’accordo con le imprecisioni che segnala. Il fatto è che alla prima lettura non le avevo notate.
    Per quanto mi riguarda è meglio essere coinvolto, anche se la fisica non è corretta, piuttosto che una coerenza scritta male.

    L’unico elemento che non mi ha convinto è la fuliggine fredda al di là dello specchio. Mi ha richiamato troppo il sottosopra di stranger things. Non che sia male in assoluto, solo mi sembra un cliché evitabile.

    Comunque non lasciare troppo allungo la ragazza sola nel bagno, aspetto con impazienza il prossimo capitolo.

  • Ciao, Mica.
    Ora è fatta, il passaggio è avvenuto e non è quello che la protagonista si aspettava. Il bagno orribile dall’altra parte mi ricorda, anche se c’entra poco, Insidious e anche un po’ Pirati dei Caraibi… ma ho una mente strana e faccio strane associazioni 😅
    Ti segnalo un paio di passaggi:
    “L’odore di tomba che oltrepassava dalla porta ora mi penetra fino al fondo dei polmoni, scatenando un riflesso di vomito che non trova nulla da espellere.”
    “Spingo con le gambe contro il pavimento, ma metà del mio corpo è ancora bloccato fuori, le gambe penzolano dal lavandino”…
    La prima frase è un po’ arzigogolata. Forse si poteva semplificare, per esempio: “L’odore di tomba oltrepassa la porta e mi penetra nei polmoni scatenando un conato vuoto.”
    La seconda frase, invece, è poco chiara. Non riesco a immaginare la scena, ovvero, ci riesco in qualche modo, ma devo ricostruirla mentalmente e non è di immediata comprensione: “spingo con le gambe…” e qui ok, tutto bene. Poi però le gambe penzolano dal lavandino e rimarchi il fatto che metà del corpo è fuori. ma se i piedi toccano il pavimento, per forza metà del corpo deve essere fuori e se toccano non possono penzolare… Ho capito cosa intendevi rappresentare, ma, anche qui, avresti potuto semplificare molto, guadagnando anche parecchi caratteri.
    Detto questo, sempre con il massimo rispetto e sempre nell’ottica di una critica costruttiva, trovo il capitolo coinvolgente, il terrore ben esplicitato e l’atmosfera terrea e desolante al punto giusto.
    Aspetto il nuovo episodio e voto la porta d’uscita dall’altra parte, voglio vedere il resto del mondo di là.

    Alla prossima!

  • Questo racconto diventa sempre meglio
    Mi ero perso il terzo capitolo, ma così ho potuto leggerlo tutto d’un fiato.
    Devo farti solo complimenti, specialmente per il momento in cui si empatizza con l’essere che sta fuori dalla porta. Quando risponde esattamente alla domanda, quando dice che lif uori c’è qualcosa, per un istante si vorrebbe aprire la porta e salvarla.

    Inutile dire che non vedo loro che esca il prossimo.

    P.s. che ne pensi della copertina? Rende l’atmosfera della storia?

    • Grazie mille per le belle parole 🥹🥹, sto preparando il prossimo, la settimana è stata piena di impegni e riesco solo oggi a dedicare un po’ di tempo.
      Mi ero chiesta chi avesse inserito l’immagine, la adoro!! È veramente bellissima e rende perfettamente quello che avevo in mente mentre stavo scrivendo 🤩🤩🤩

      Grazie mille

  • Ciao, Mica.
    Capitolo molto Horror, bene.
    Ho votato per cercare di raggiungere il riflesso nello specchio, forse la sua sé intrappolata lì la può aiutare, chissà…
    “La voce cambia, si sdoppia. Insieme al mio tono acuto esplode un secondo suono, una frequenza gutturale, viscerale, che arriva dal profondo portando con se solo oscurità e morte.” Resa perfetta di una voce maligna che arriva da un mondo oscuro, mi è piaciuta molto questa frase, complimenti.
    Il capitolo scorre bene, ho solo due piccolissime riflessioni da fare:
    1) ” raschio via dalla gola con la poca forza che mi resta in corpo.” ho capito cosa intendi e, a volte lo faccio anche io, nel leggere la frase, tuttavia, avrei preferito che tu aggiungessi “le parole” (i caratteri li avevi).
    2) “Lo specchio non rimanda la mia immagine” qui non ho capito se il soggetto è cambiato e, quindi, l’immagine è quella di un’altra persona o se la persona è la stessa ma non segue più le movenze della protagonista.
    Sono cose da poco e magari solo mie fisime, il capitolo mi è piaciuto e sono curiosa di sapere cosa succederà.

    Alla prossima!
    p.s. il racconto merita, fossi in te mi farei un giro tra gli altri racconti. L’interazione è l’anima di questa piattaforma. Non ti chiedo di leggere il mio racconto che, peraltro, è praticamente finito, ma ce ne sono altri, appena cominciati, che varrebbe la pena leggere. Fidati, sono anni che bazzico da queste parti, aiuta molto il confronto. 😉

    • Ciao, mi fa piacere leggere il tuo commento e cercherò di fare tesoro dei suggerimenti, effettivamente quei due punti potevano essere migliorati.
      Farò sicuramente un giro tra le altre storie, non sono molto abituata a lasciare commenti, ma migliorerò, anche perché giustamente è così che funziona.

      Grazie per essere passata a leggermi😉

  • Parli attraverso la porta chiusa.
    Ciao Mica.
    mi piacciono gli horror, perciò, sono passata a leggerti.
    C’è molta propriocezione in questi tre capitoli, forse, mi permetto di fartelo notare, un po’ troppa. Nel senso: mi piace che la protagonista ragioni su di sé, sulle sue sensazioni che, per carità, creano suspence e tensione, ma mi sarebbe piaciuto vedere un po’ più di azione, dinamicità.
    Al di là di questo appunto, che è una mia umile opinione e puoi farne ciò che vuoi, trovo terrificante l’idea di vedere una me aliena allo specchio; ho sempre pensato che gli specchi siano un medium fantastico per trasmettere angoscia in film e racconti dell’orrore, quindi, per quanto mi riguarda, scelta azzeccatissima. Spero che oltre la porta qualcuno o qualcosa crei momenti di puro terrore, che sia patologico (allucinazioni derivanti da malattia o shock di qualche tipo) o soprannaturale, basta che faccia tanta, tanta paura.

    Alla prossima!
    p.s. Bella l’immagine della mano che punta dallo specchio come se fosse acqua, molto vivida.

    • Grazie mille per il messaggio e il tuo parere, aiuta sempre conoscere i punti di vista di chi passa gentilmente a leggere.
      Per me oltretutto è la prima volta con l’horror, non ho mai provato a scrivere nulla di questo genere e soprattutto con la modalità di questo sito, quindi un doppio grazie per il tuo messaggio, mi metto subito a preparare il prossimo capitolo, sperando che piaccia😉.

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