Dove eravamo rimasti?
Chi sei?
Mi avvicino alla porta fino ad incollare quasi le labbra al legno. Le dita, appoggiate all’altezza del viso, tremano così tanto che posso sentire il metallo della chiave picchiettare contro la toppa.
«Chi… chi sei?» raschio via dalla gola con la poca forza che mi resta in corpo.
Dall’altra parte il respiro si arresta. Un silenzio innaturale cala nell’appartamento, un vuoto così profondo da farmi sentire il rumore sordo del sangue che rimbomba nelle tempie. Poi, la risposta arriva come una folata di vento umido, scagliata direttamente nella fessura della serratura.
«Sono io. Apri, ti prego…è qui, lo sento… si sta muovendo nel buio…»
La voce è spaventosamente identica alla mia: il timbro, le pause, perfino quella sottile incrinatura che ho quando sto per piangere. Un brivido mi percorre la schiena, talmente forte da procurarmi un dolore fisico, come se un artiglio mi si fosse piantato lungo la spina dorsale, profondo e deciso.
La ragione tenta un ultimo, disperato scontro con la follia.
«Sei me? Se sei me…» deglutisco, sentendo la saliva densa come colla che fatica a scendere lungo la gola «…dimmi cosa c’è nella scatola di metallo sotto il letto. Dimmi cosa ci ho nascosto tre anni fa.»
Un dettaglio che non ho mai detto a nessuno. Un segreto sepolto nel buio di pochi centimetri.
Dall’altra parte della porta non c’è esitazione. La risposta arriva subito, ma il tono cambia: un mutamento talmente netto che riesco a percepire persino il cambio di postura di quella cosa. Non piange più, non si dispera. È un suono piatto, secco, privo di qualsiasi calore umano e di emozioni.
«La catenina spezzata di mamma. E la lettera dell’ospedale… quella con la diagnosi che non hai mai voluto leggere.»
Il cuore si blocca. L’aria non entra più, il corpo smette di obbedirmi. Quelle parole arrivano al centro della mia mente e la spengono. Il freddo polare sulla guancia si spande all’istante sotto la pelle, come se migliaia di aghi di ghiaccio si stessero facendo strada dentro i vasi sanguigni.
Lo sa. Lo so.
Sa tutto. So tutto.
«Ora apri» dice calma.
«No…» balbetto, staccandomi piano dalla porta, mantenendo la stessa posizione curva anche senza il legno a sostenermi.
«APRI.» mi ordina.
La voce cambia, si sdoppia. Insieme al mio tono acuto esplode un secondo suono, una frequenza gutturale, viscerale, che arriva dal profondo portando con se solo oscurità e morte.
In un secondo l’incubo si abbatte su di me.
Un colpo tremendo devasta la porta, l’impatto piatto e pesante di un corpo scaraventato con forza disumana contro il legno. La porta cede di qualche millimetro, la chiave scatta nella toppa.
BAM.
Il legno scricchiola spezzandosi, pur senza cedere del tutto. Dalla crepa che si apre all’altezza dei miei occhi non vedo la stanza, ma una massa nera, lucida, che pulsa una figura priva di colore e di definizione.
BAM.
Dalla spaccatura esplode un odore nauseabondo, odore di carne putrefatta, rame ossidato, umidità da tomba, odore di morte. Mi viene da vomitare, ma prima che possa coprirmi il volto, qualcosa passa attraverso la fessura.
Filamenti di carne nera e priva di pelle, simili a vermi o radici bagnate, strisciano fuori dal legno allungandosi verso di me. Uno mi sfiora il collo, è viscido, bollente, e al suo passaggio la pelle brucia.
Urlo.
Urlo di paura e di dolore.
Urlo con le poche forze che mi sono rimaste, con tutto il fiato che ho in corpo.
Mi volto di scatto da una parte all’altra per cercare una via di fuga, una possibilità di salvezza in una stanza che non ne offre e ciò che vedo mi sconvolge ancora di più bloccandomi le urla in gola.
Lo specchio non rimanda la mia immagine, il riflesso sta battendo disperatamente i pugni contro il vetro dall’interno. Il suo volto è sfigurato dal terrore, la bocca spalancata in un urlo muto, dalle orecchie e dagli occhi gli cola un liquido scuro, mentre le mani perdono forza e scivolano lente sulla superficie.
Il riflesso sta piangendo e implora di uscire per salvarsi, mentre a pochi passi da me la cosa fuori sta sbriciolando la porta per entrare.
Cosa faccio?
- Rimango ferma cercando qualcosa per difendermi (0%)
- Vado in direzione della porta (0%)
- Cerco di raggiungere il mio riflesso nello specchio (100%)

25/09/2026 at 09:36
Ciao, capitolo molto coinvolgente.
Siamo lì con lei nel bagno. Le descrizioni funzionano, hanno un bel ritmo. Ho letto il commento di keziarika e sono d’accordo con le imprecisioni che segnala. Il fatto è che alla prima lettura non le avevo notate.
Per quanto mi riguarda è meglio essere coinvolto, anche se la fisica non è corretta, piuttosto che una coerenza scritta male.
L’unico elemento che non mi ha convinto è la fuliggine fredda al di là dello specchio. Mi ha richiamato troppo il sottosopra di stranger things. Non che sia male in assoluto, solo mi sembra un cliché evitabile.
Comunque non lasciare troppo allungo la ragazza sola nel bagno, aspetto con impazienza il prossimo capitolo.
22/09/2026 at 09:44
Ciao, Mica.
Ora è fatta, il passaggio è avvenuto e non è quello che la protagonista si aspettava. Il bagno orribile dall’altra parte mi ricorda, anche se c’entra poco, Insidious e anche un po’ Pirati dei Caraibi… ma ho una mente strana e faccio strane associazioni 😅
Ti segnalo un paio di passaggi:
“L’odore di tomba che oltrepassava dalla porta ora mi penetra fino al fondo dei polmoni, scatenando un riflesso di vomito che non trova nulla da espellere.”
“Spingo con le gambe contro il pavimento, ma metà del mio corpo è ancora bloccato fuori, le gambe penzolano dal lavandino”…
La prima frase è un po’ arzigogolata. Forse si poteva semplificare, per esempio: “L’odore di tomba oltrepassa la porta e mi penetra nei polmoni scatenando un conato vuoto.”
La seconda frase, invece, è poco chiara. Non riesco a immaginare la scena, ovvero, ci riesco in qualche modo, ma devo ricostruirla mentalmente e non è di immediata comprensione: “spingo con le gambe…” e qui ok, tutto bene. Poi però le gambe penzolano dal lavandino e rimarchi il fatto che metà del corpo è fuori. ma se i piedi toccano il pavimento, per forza metà del corpo deve essere fuori e se toccano non possono penzolare… Ho capito cosa intendevi rappresentare, ma, anche qui, avresti potuto semplificare molto, guadagnando anche parecchi caratteri.
Detto questo, sempre con il massimo rispetto e sempre nell’ottica di una critica costruttiva, trovo il capitolo coinvolgente, il terrore ben esplicitato e l’atmosfera terrea e desolante al punto giusto.
Aspetto il nuovo episodio e voto la porta d’uscita dall’altra parte, voglio vedere il resto del mondo di là.
Alla prossima!
19/09/2026 at 08:10
Questo racconto diventa sempre meglio
Mi ero perso il terzo capitolo, ma così ho potuto leggerlo tutto d’un fiato.
Devo farti solo complimenti, specialmente per il momento in cui si empatizza con l’essere che sta fuori dalla porta. Quando risponde esattamente alla domanda, quando dice che lif uori c’è qualcosa, per un istante si vorrebbe aprire la porta e salvarla.
Inutile dire che non vedo loro che esca il prossimo.
P.s. che ne pensi della copertina? Rende l’atmosfera della storia?
19/09/2026 at 15:06
Grazie mille per le belle parole 🥹🥹, sto preparando il prossimo, la settimana è stata piena di impegni e riesco solo oggi a dedicare un po’ di tempo.
Mi ero chiesta chi avesse inserito l’immagine, la adoro!! È veramente bellissima e rende perfettamente quello che avevo in mente mentre stavo scrivendo 🤩🤩🤩
Grazie mille
15/09/2026 at 09:12
Ciao, Mica.
Capitolo molto Horror, bene.
Ho votato per cercare di raggiungere il riflesso nello specchio, forse la sua sé intrappolata lì la può aiutare, chissà…
“La voce cambia, si sdoppia. Insieme al mio tono acuto esplode un secondo suono, una frequenza gutturale, viscerale, che arriva dal profondo portando con se solo oscurità e morte.” Resa perfetta di una voce maligna che arriva da un mondo oscuro, mi è piaciuta molto questa frase, complimenti.
Il capitolo scorre bene, ho solo due piccolissime riflessioni da fare:
1) ” raschio via dalla gola con la poca forza che mi resta in corpo.” ho capito cosa intendi e, a volte lo faccio anche io, nel leggere la frase, tuttavia, avrei preferito che tu aggiungessi “le parole” (i caratteri li avevi).
2) “Lo specchio non rimanda la mia immagine” qui non ho capito se il soggetto è cambiato e, quindi, l’immagine è quella di un’altra persona o se la persona è la stessa ma non segue più le movenze della protagonista.
Sono cose da poco e magari solo mie fisime, il capitolo mi è piaciuto e sono curiosa di sapere cosa succederà.
Alla prossima!
p.s. il racconto merita, fossi in te mi farei un giro tra gli altri racconti. L’interazione è l’anima di questa piattaforma. Non ti chiedo di leggere il mio racconto che, peraltro, è praticamente finito, ma ce ne sono altri, appena cominciati, che varrebbe la pena leggere. Fidati, sono anni che bazzico da queste parti, aiuta molto il confronto. 😉
19/09/2026 at 15:03
Ciao, mi fa piacere leggere il tuo commento e cercherò di fare tesoro dei suggerimenti, effettivamente quei due punti potevano essere migliorati.
Farò sicuramente un giro tra le altre storie, non sono molto abituata a lasciare commenti, ma migliorerò, anche perché giustamente è così che funziona.
Grazie per essere passata a leggermi😉
11/09/2026 at 14:57
Parli attraverso la porta chiusa.
Ciao Mica.
mi piacciono gli horror, perciò, sono passata a leggerti.
C’è molta propriocezione in questi tre capitoli, forse, mi permetto di fartelo notare, un po’ troppa. Nel senso: mi piace che la protagonista ragioni su di sé, sulle sue sensazioni che, per carità, creano suspence e tensione, ma mi sarebbe piaciuto vedere un po’ più di azione, dinamicità.
Al di là di questo appunto, che è una mia umile opinione e puoi farne ciò che vuoi, trovo terrificante l’idea di vedere una me aliena allo specchio; ho sempre pensato che gli specchi siano un medium fantastico per trasmettere angoscia in film e racconti dell’orrore, quindi, per quanto mi riguarda, scelta azzeccatissima. Spero che oltre la porta qualcuno o qualcosa crei momenti di puro terrore, che sia patologico (allucinazioni derivanti da malattia o shock di qualche tipo) o soprannaturale, basta che faccia tanta, tanta paura.
Alla prossima!
p.s. Bella l’immagine della mano che punta dallo specchio come se fosse acqua, molto vivida.
12/09/2026 at 11:50
Grazie mille per il messaggio e il tuo parere, aiuta sempre conoscere i punti di vista di chi passa gentilmente a leggere.
Per me oltretutto è la prima volta con l’horror, non ho mai provato a scrivere nulla di questo genere e soprattutto con la modalità di questo sito, quindi un doppio grazie per il tuo messaggio, mi metto subito a preparare il prossimo capitolo, sperando che piaccia😉.
07/09/2026 at 22:21
Bellissimo incipit, molto teso e concitato.
Ora ho paura a guardare lo specchio del bagno. Speravo che nessuno scriva frasi al contrario dall’altra parte dello specchio. Nel dubbio, mi chiudo dentro.
07/09/2026 at 22:40
Sinceramentea anch’io lo guardo con un po’ du paura 😂