Lo specchio

Dove eravamo rimasti?

Cosa preferisci che faccia ora? Cerco la porta d’uscita da questa parte (67%)

Nell’ombra

Il buio che mi avvolge è simile ad una sostanza densa, grassa, che mi si posa sulle labbra e mi riempie la gola con il sapore di terra bagnata e ferro arrugginito. Ogni respiro è una fatica immensa, come cercare di far entrare gesso liquido dal naso fino a riempire i polmoni.

Resto a terra sul pavimento del bagno, raggomitolata, con il petto che si alza a scatti. L’istinto mi urla di scomparire, di diventare invisibile, di sperare che la fine arrivi in fretta.

Restare ferma qui dentro significa una cosa sola, soffocare.

Con i muscoli tremanti mi sollevo, appoggiando i palmi alle pareti. Le piastrelle, credo un tempo pulite e forse familiari, sotto le dita sono incrostate da una patina fredda e viscida che mi si appiccica alla pelle. Mi do una spinta e comincio a avanzare a tentoni, cieca, muta perchè la mia bocca non riesce a far uscire alcun suoni, con le braccia stese nel vuoto.

Lo specchio dietro di me è diventato un muro sigillato e invalicabile, non ho nessuna speranza di poter passare nuovamente da quella parte. La mia via d’uscita non esiste più.

I piedi nudi sprofondano in un velo di polvere spettrale che mi gela le dita. Quando la mano tocca finalmente il legno della porta, un brivido mi trafigge la schiena. Non ci sono le spaccature della porta sfondata del mio bagno. Qui la superficie è intera, ma è percorsa da venature sporgenti, pulsanti, simili a radici.

Stringo la maniglia. Il mio palmo si attacca al metallo come solo il gelo permette di fare.

Sopprimo un conato di vomito. Abbasso il ferro. Spingo.

La porta si spalanca nel silenzio più assoluto, un silenzio malato, innaturale, talmente vuoto che posso sentire il crepitio sordo dei miei nervi, il battito allucinante del cuore nelle orecchie e il suono del mio stesso respiro.

Accetto l’incubo, non ho altra scelta e muovo il primo passo all’esterno.

Non sono nel mio corridoio, per wuanto lo immagini uguale, per quanto mi aspetti di trovare le stesse cose.

Illusione?

Forse, anzi sicuramente.

I piedi affondano in una moquette consunta, zuppa di non so quale materiale orrendo, ma ora non posso soffermarmi a pensare, non posso poermettermelo. L’aria qui fuori è opprimente, satura di un odore dolciastro e nauseabondo di decomposizione e fiori marci lasciati nell’acqua stagnante. I polmoni mi bruciano, il collo mi si contrae, le braccia tremano.

A tratti non sono ladrina del mio corpo.

Allargo le braccia per cercare i muri del corridoio, ma le mie dita fendono solo il vuoto. Le pareti si sono allontanate. La casa non è più la mia casa: si è come dilatata, snaturata, trasformandosi in un labirinto buio, deforme e spoglia.

«C’è… qualcuno?» provo a raschiare dalla gola, ma la voce mi muore sulle labbra, inghiottita all’oscurità  come una fiammella nell’acqua.

Un passo. Poi un altro. Ogni millimetro guadagnato nel buio mi costa una goccia di sudore freddo, un battito saltato, una paura alla quale non posso soccombere. All’improvviso, la parete di destra finisce. Sono arrivata a quello che dovrebbe essere il salotto o almeno credo.

Nel buio pesto si accende qualcosa di vibrante.

Un piccolo bagliore violaceo, malato, che pulsa dal centro della stanza come un cuore agonizzante. Mi immobilizzo. La bile mi risale in gola mentre le pupille si sgranano per distinguere i contorni della stanza.

I miei mobili ci sono tutti, ma sono disposti come in un incubo febbrile. Il divano è girato con lo schienale verso il vuoto, il tavolo è inclinato e le sedie sono incastrate e cataste al centro, a formare una pila mostruosa. Ma è sui muri che lo sguardo si inchioda, congelando definitivamente il sangue nelle vene.

Le pareti sono interamente coperte da centinaia di cornici.

Avanzo a scatti, mossa da un terrore ipnotico che mi avvolge e mi richiama verso la parete. In ogni cornice c’è il mio volto. Centinaia di miei ritratti. Da bambina, da adolescente, da donna. Ma in tutti, senza alcuna eccezione, le orbite degli occhi sono state strappate via con solchi profondi nel vetro, e sulla carne del collo sono incise parole a me sconosciute, scavate a crudo nella foto.

Poi, dal centro della pira di mobili, arriva un lieve suono metallico, un verso umido, soffocato, come di qualcuno che cerca di respirare con i polmoni pieni di qualcosa, che il mio cervello, non so perché registra subito come sangue. Qualcosa si sta liberando dalla catasta. Qualcosa che era lì ad aspettarmi.

E ora? Cosa faccio?

  • Affronto ciò che mi stava aspettando (50%)
    50
  • Scappo nell’oscurità (50%)
    50
  • Esamino la parete coi quadri (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

18 Commenti

  • Ciao Mica,
    Ho come l ‘impressione che la vittima-protagonista stia cambiando pelle, e forma; lascia una vita, e ne trova un’altra diversa. Le sue cose ci sono tutte, ma rovesciate e contribuiscono al delirio che la pervade. Fin qui tutto ok (solo per noi).
    Per Te direi che questa fase se non interrotta, addolcita, mitigata da un filo di ironia, rischia alla lunga di annoiare il lettore.
    Pensaci, e attento che ci sono alcuni refusi da eliminare…
    Ciaoooo
    🙋‍♂️

  • Dopo tanto tempo che non aprivo il sito mi trovo davanti a un bel racconto horror. Mi piace molto come scrivi e le sensazioni che fai trasparire tanto che le piccole imprecisioni passano inosservate e le ho potute notare solo leggendo i commenti. Io cercherei la porta

  • Mi scaglio contro lo specchio…
    … credo sia il primo tentativo disperato per uscire di lì.
    Ciao,
    bel racconto, soprattutto il risvolto finale di questo quinto episodio. Noto che la descrizione dell’ambiente circostante è ridotta al minimo; ci fai conoscere tutto attraverso il corpo della protagonista, che si contorce, suda, piange, rabbrividisce…molto interessante, davvero! Non vedo l’ora di scoprire come uscirà dallo specchio (se mai ce la farà!).
    Alla prossima.
    Ciaoooo 😉

  • Ciao, capitolo molto coinvolgente.
    Siamo lì con lei nel bagno. Le descrizioni funzionano, hanno un bel ritmo. Ho letto il commento di keziarika e sono d’accordo con le imprecisioni che segnala. Il fatto è che alla prima lettura non le avevo notate.
    Per quanto mi riguarda è meglio essere coinvolto, anche se la fisica non è corretta, piuttosto che una coerenza scritta male.

    L’unico elemento che non mi ha convinto è la fuliggine fredda al di là dello specchio. Mi ha richiamato troppo il sottosopra di stranger things. Non che sia male in assoluto, solo mi sembra un cliché evitabile.

    Comunque non lasciare troppo allungo la ragazza sola nel bagno, aspetto con impazienza il prossimo capitolo.

    • Grazie mille per il messaggio, effettivamente potresti avere ragione, mi girava in testa quest’ambientazione ma non avevo capito da dove derivava ed effettivamente hai ragione lo ricorda molto… non escludo di averlo involontariamente preso dal telefilm.
      Sono stata un po’ assente ma presto tornerò con il nuovo capitolo.

  • Ciao, Mica.
    Ora è fatta, il passaggio è avvenuto e non è quello che la protagonista si aspettava. Il bagno orribile dall’altra parte mi ricorda, anche se c’entra poco, Insidious e anche un po’ Pirati dei Caraibi… ma ho una mente strana e faccio strane associazioni 😅
    Ti segnalo un paio di passaggi:
    “L’odore di tomba che oltrepassava dalla porta ora mi penetra fino al fondo dei polmoni, scatenando un riflesso di vomito che non trova nulla da espellere.”
    “Spingo con le gambe contro il pavimento, ma metà del mio corpo è ancora bloccato fuori, le gambe penzolano dal lavandino”…
    La prima frase è un po’ arzigogolata. Forse si poteva semplificare, per esempio: “L’odore di tomba oltrepassa la porta e mi penetra nei polmoni scatenando un conato vuoto.”
    La seconda frase, invece, è poco chiara. Non riesco a immaginare la scena, ovvero, ci riesco in qualche modo, ma devo ricostruirla mentalmente e non è di immediata comprensione: “spingo con le gambe…” e qui ok, tutto bene. Poi però le gambe penzolano dal lavandino e rimarchi il fatto che metà del corpo è fuori. ma se i piedi toccano il pavimento, per forza metà del corpo deve essere fuori e se toccano non possono penzolare… Ho capito cosa intendevi rappresentare, ma, anche qui, avresti potuto semplificare molto, guadagnando anche parecchi caratteri.
    Detto questo, sempre con il massimo rispetto e sempre nell’ottica di una critica costruttiva, trovo il capitolo coinvolgente, il terrore ben esplicitato e l’atmosfera terrea e desolante al punto giusto.
    Aspetto il nuovo episodio e voto la porta d’uscita dall’altra parte, voglio vedere il resto del mondo di là.

    Alla prossima!

    • Grazie mille per il messaggio, effettivamente rileggendo hai perfettamente ragione, mi sa che ho avuto troppa fretta di pubblicare, se mi fossi presa più tempo, magari rileggendolo a distanza di qualche giorno prima di pubblicarlo avrei senza dubbio potuto rendere il tutto più fluido e di facile immaginazione.
      Grazie mille per i consigli, sempre molto ben accetti e soprattutto mi fa piacere riceverli e ragionare su tutto quello che si può migliorare.
      Grazie ancora.
      Presto pubblicherò il seguito e spero ancora in commenti e suggerimenti.

  • Questo racconto diventa sempre meglio
    Mi ero perso il terzo capitolo, ma così ho potuto leggerlo tutto d’un fiato.
    Devo farti solo complimenti, specialmente per il momento in cui si empatizza con l’essere che sta fuori dalla porta. Quando risponde esattamente alla domanda, quando dice che lif uori c’è qualcosa, per un istante si vorrebbe aprire la porta e salvarla.

    Inutile dire che non vedo loro che esca il prossimo.

    P.s. che ne pensi della copertina? Rende l’atmosfera della storia?

    • Grazie mille per le belle parole 🥹🥹, sto preparando il prossimo, la settimana è stata piena di impegni e riesco solo oggi a dedicare un po’ di tempo.
      Mi ero chiesta chi avesse inserito l’immagine, la adoro!! È veramente bellissima e rende perfettamente quello che avevo in mente mentre stavo scrivendo 🤩🤩🤩

      Grazie mille

  • Ciao, Mica.
    Capitolo molto Horror, bene.
    Ho votato per cercare di raggiungere il riflesso nello specchio, forse la sua sé intrappolata lì la può aiutare, chissà…
    “La voce cambia, si sdoppia. Insieme al mio tono acuto esplode un secondo suono, una frequenza gutturale, viscerale, che arriva dal profondo portando con se solo oscurità e morte.” Resa perfetta di una voce maligna che arriva da un mondo oscuro, mi è piaciuta molto questa frase, complimenti.
    Il capitolo scorre bene, ho solo due piccolissime riflessioni da fare:
    1) ” raschio via dalla gola con la poca forza che mi resta in corpo.” ho capito cosa intendi e, a volte lo faccio anche io, nel leggere la frase, tuttavia, avrei preferito che tu aggiungessi “le parole” (i caratteri li avevi).
    2) “Lo specchio non rimanda la mia immagine” qui non ho capito se il soggetto è cambiato e, quindi, l’immagine è quella di un’altra persona o se la persona è la stessa ma non segue più le movenze della protagonista.
    Sono cose da poco e magari solo mie fisime, il capitolo mi è piaciuto e sono curiosa di sapere cosa succederà.

    Alla prossima!
    p.s. il racconto merita, fossi in te mi farei un giro tra gli altri racconti. L’interazione è l’anima di questa piattaforma. Non ti chiedo di leggere il mio racconto che, peraltro, è praticamente finito, ma ce ne sono altri, appena cominciati, che varrebbe la pena leggere. Fidati, sono anni che bazzico da queste parti, aiuta molto il confronto. 😉

    • Ciao, mi fa piacere leggere il tuo commento e cercherò di fare tesoro dei suggerimenti, effettivamente quei due punti potevano essere migliorati.
      Farò sicuramente un giro tra le altre storie, non sono molto abituata a lasciare commenti, ma migliorerò, anche perché giustamente è così che funziona.

      Grazie per essere passata a leggermi😉

  • Parli attraverso la porta chiusa.
    Ciao Mica.
    mi piacciono gli horror, perciò, sono passata a leggerti.
    C’è molta propriocezione in questi tre capitoli, forse, mi permetto di fartelo notare, un po’ troppa. Nel senso: mi piace che la protagonista ragioni su di sé, sulle sue sensazioni che, per carità, creano suspence e tensione, ma mi sarebbe piaciuto vedere un po’ più di azione, dinamicità.
    Al di là di questo appunto, che è una mia umile opinione e puoi farne ciò che vuoi, trovo terrificante l’idea di vedere una me aliena allo specchio; ho sempre pensato che gli specchi siano un medium fantastico per trasmettere angoscia in film e racconti dell’orrore, quindi, per quanto mi riguarda, scelta azzeccatissima. Spero che oltre la porta qualcuno o qualcosa crei momenti di puro terrore, che sia patologico (allucinazioni derivanti da malattia o shock di qualche tipo) o soprannaturale, basta che faccia tanta, tanta paura.

    Alla prossima!
    p.s. Bella l’immagine della mano che punta dallo specchio come se fosse acqua, molto vivida.

    • Grazie mille per il messaggio e il tuo parere, aiuta sempre conoscere i punti di vista di chi passa gentilmente a leggere.
      Per me oltretutto è la prima volta con l’horror, non ho mai provato a scrivere nulla di questo genere e soprattutto con la modalità di questo sito, quindi un doppio grazie per il tuo messaggio, mi metto subito a preparare il prossimo capitolo, sperando che piaccia😉.

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi