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Dove eravamo rimasti?

E ora Facciamo un salto di più di cent'anni (60%)

Viaggi

CHIARA

La moglie promessa lasciò la Sicilia a bordo di una delle tante navi allestite per raggiungere Ischia, luogo d’esilio di Giuseppe, re di Napoli.

La grande flotta, approssimandosi all’isola, impressionò tutti; e gli esuli pensarono che davvero si potesse sperare di tornare presto a casa.

Allo sbarco, dalla lettiga scortata dagli armigeri, Chiara, eccitata, scostava appena la tenda di raso, per godere il privilegio di spiare intorno. Il porto era traboccante d’una folla colorata e plaudente di pescatori e donne scalze coi figli in braccio o attaccati alle gonne. Tutti lanciavano fiori. Si sentì accolta, e scordò ogni paura.

L’incontro dei futuri sposi, avvenne solo il giorno dopo, a Palazzo d’Ischia. Accanto a loro, seriosi, i rispettivi genitori, Bartolomeo per lei, e Maria di Sannio, vedova reggente, per il giovane re.

I due fanciulli erano ingessati: giocavano un gioco da grandi al quale erano stati educati; erano un’eccezione, sfuggiti loro malgrado, al naturale ciclo dell’età.

Eppure durante la tediosa cerimonia della firma del contratto di alleanza militare, a Dio piacendo, tra loro succedeva un’altra cosa.

Chiara e Giuseppe sfiorandosi appena con lo sguardo videro ognuno nella figura dell’altro solo bellezza, e soavità nel gesto quando si salutarono.

Via ipocrisie, via accomodamenti e speculazioni: nasceva un fiore sul selciato, un grande amore, degno d’essere vissuto.

*

GUSTAVE 

In Francia, tardo ‘500

Gustave Vinail nella carrozza scossa dal vento e dagli accidenti della strada di campagna, sotto il diluvio d’acqua che il cielo vomitava, osservava la sagoma scura del suo salvatore.

Gustave era figlio di contadini poveri, ultimo di dieci fratelli. Aveva lasciato la casa col beneplacito di tutti “una bocca in meno da sfamare” e s’era trovato un “lavoricchio” che gli fruttava solo vitto e alloggio. Faceva il magazziniere da Bartal, un commerciante di tessuti, ed era infelice e smanioso.

Gustave aveva un dono e una passione: il disegno. Nei due anni da Bartal aveva persino sperimentato per conto suo una sorta di primordiale pittura a stampa su tessuto, rischiando però il licenziamento.

“Il confine fra ricchezza e povertà sta nella traccia di un ricamo” gli urlò in faccia Bartal; “e un vestito stampato è uno schifo, è una miserabile ammissione di disgrazia. In quanto a te, bestia, torna in cantina a cacciare i topi, se vuoi mangiare anche oggi”.

Gustave, come sempre, si piegò, e tornò a disegnare topi. Quelli del magazzino erano tutti uguali, ma lui li riconosceva uno a uno, e quando per tener buono il padrone ne doveva sacrificare qualcuno ne soffriva.

Un giorno tuttavia la sua vita cambiò. Preannunciata da un messo, arrivò in bottega una persona di riguardo, Monsieur Louis Monès, il più grande medico di Francia, forse del mondo, una celebrità e un viaggiatore.

Gustave si disse ora o mai più, e fece di tutto perché quello notasse il suo talento. 

In un momento in cui furono soli gli disse:

– Viaggiate molto, sicuramente vorrete di ogni luogo conservare un ricordo, non già confezionato da chissà chi, chissà quando, ma vostro; esclusivo; del momento. Io potrei farlo per voi.

– Ah, magari, ma tu chi sei? Ti prendi gioco di me? – disse Monès ridendo.

Gustave sorrise furbo, prese uno strappo di tela bianca, un carboncino, e uscì.

Quando tornò, dopo pochi minuti, mostrò il suo miracolo.

Su quel piccolo lembo di tela Louis Monès poté vedere sé stesso, il proprio volto, ritratto alla perfezione, come da uno specchio.

– Quanto ti pagano qua dentro? – disse soltanto.

Due giorni dopo, di notte, di nascosto, il giovane intraprendente saliva sulla carrozza del famoso medico e s’involava verso una vita nuova.

Addio Bartal! Gustave finalmente poteva dipingere, aggirando i divieti suoi e i severi controlli delle confraternite artigiane. Poteva farlo per il suo mentore, mentre insieme giravano la Francia in lungo e in largo.

Una volta, dopo un giro in provincia, incapparono quasi per caso, nel corteo reale che rientrava a Parigi dopo una visita in Borgogna.

Chiesero permesso, e in virtù della fama di Monès furono ammessi al seguito, per viaggiare in sicurezza.

– Il re – disse il medico – non dovrebbe sottomettersi a questo strazio. È la Francia che deve andare a corte, e non viceversa.

– Uhm, io credo – disse Gustave – che quest’uomo sia un giusto. Di lui si dice che voglia la pace tra cristiani e protestanti…

– Vero, ho sentito. Poi però ci sono gli spagnoli… E il dissidio con il Papa, e Firenze. Ma forse tu non conosci l’Italia, e i Medici di Firenze…

– No – rise Gustave – io conosco un solo medico, ma so che un giorno quel medico mi porterà in Italia.

Intanto il tempo peggiorava, mentre la notte incombeva. Così il corteo deviò per raggiungere il vicino castello di Melasson, dove un’avanguardia già organizzava l’accoglienza sotto il tetto del conte. Quello, un ricco signore di campagna, non riusciva a credere alla sua fortuna: ospitare il re, potersene vantare, e guadagnare oltretutto un credito di riconoscenza.

E ora

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54 Commenti

  • ora mi hai messo curiosità con la chiave e il basilico e sono curiosa di capire che ci facesse una nella culla e l’altro tra i profumi di borotalco e meraviglia del piccoletto appena nato.
    Ciao, Fenderman.
    Leggo sempre con piacere ogni tuo capitolo, essendo un ignorante cronica, a volte, fatico a star dietro a tutto, ma mi piace, che devo fare?
    Ti auguro un proseguo di settimana quieto e non troppo piovoso. Qui, ieri, ci ha dato dentro.
    Alla prossima!

  • Ciao fenderman,
    voto la testa…e non so perché. Mi spiego: i racconti son scritti in maniera impeccabile (complimenti), scivolano via che è un piacere. Abilissimo come sei, scriveresti della mensola vuota della mia cucina per cento pagine senza mai annoiare. Però (mia impressione) non mi sento particolarmente coinvolto nelle scelte di fine episodio, somigliano un po’ troppo a delle false piste. Non sai quanto sono combattuto! perché da un lato, a capitolo concluso, dico “ah che bello”; però poi, quando tocca a me decidere che piega prenderà il racconto, sento di non aver troppa voce…in capitolo (ah,ah). Un giusto mix tra il potere decisionale dei lettori e la bravura narrativa degli scrittori (anche un 30%-70%) potrebbe conferire più hype (perché aspettativa suona troppo démodé) per gli episodi a seguire.
    Quisquilie a parte, la storia è molto bella.
    Ciaooo 😉

    • Ciao Dean, grazie.🙂
      È vero quello che dici, chi scrive se ha una idea di storia in testa tende a pilotare in qualche modo le scelte dei lettori. È inevitabile, anche se per fortuna non è sempre così.
      In questo caso, l’autore, (io🙃), poverino, dovendo necessariamente rispettare una traccia storica reale, ha visto limitata la sua possibilità di invenzione, e allora il poveretto per fare ammenda ha inserito delle opzioni altamente (per lui) sfidanti (il basilico e la chiave) che sono totalmente avulse dal filone principale della storia ma che tramite Palmi in qualche modo si incastreranno, o almeno ci proveranno, nel racconto.
      Grazie ancora, a presto!
      🙋‍♂️

    • Ciao Dean, grazie.🙂
      È vero quello che dici, chi scrive se ha una idea di storia in testa tende a pilotare in qualche modo le scelte dei lettori. È inevitabile, anche se per fortuna non è sempre così.
      In questo caso, l’autore, (io🙃), poverino, dovendo necessariamente rispettare una traccia storica reale, ha visto limitata la sua possibilità di invenzione, e allora il poveretto per fare ammenda ha inserito delle opzioni altamente (per lui) sfidanti (il basilico e la chiave) che sono totalmente avulse dal filone principale della storia ma che tramite Palmi in qualche modo si incastreranno, o almeno ci proveranno, nel racconto.
      Grazie ancora, a presto!
      🙋‍♂️
      P.s.: “aspettativa” mi va benissimo

  • Ciao, sai una cosa? A volte la storia sembra pigra e altre va troppo in fretta, una via di mezzo no? Più vita e amore, e meno sete di potere, no? Mi sa che dobbiamo farcene una ragione, speriamo in Palmi!!!
    Ho votato per il basilico e la chiave, la motivazione è la stessa di Red!!! Buona domenica e alla prossima.

    • Ciao Isabella, grazie del commento.
      Come avevo anticipato nella presentazione questa storia è una mescolanza di cose e di generi diversi, e poi le storie in realtà sono tre, Belle, Chiara e il basilico… 🙂, e dunque ora che vanno a concludersi i tre filoni vanno a convergere, e l’accelerazione è inevitabile.
      Vedremo se riusciremo a tirare le fila definitivamente, dando di ogni fatto una spiegazione credibile. I cerchi si stringono… ahimé, è una condanna!
      Ciaooo
      🙋‍♂️🌻

  • Il prossimo è il capitolo 9: direi che è il caso di concentrarci sul basilico e la chiave o non risolveremo il mistero 🙂

    Ciao! Letto tutto di un fiato: la storia va avanti, senza aspettar nessuno, facendo dimenticare figure e poi facendole per caso riaffiorare…
    Chissà se tutto questo ad un certo punto si intersecherà con Palmi…

    Ciao 🙂

  • Ciao Keziarica, grazie del commento.
    Siamo così, siamo tutti uguali. Cambiano i tempi i luoghi ma ci comportiamo sempre allo stesso modo.
    Questa storia intrecciata e complessa so dove vuole andare, portarla a termine sarà un lavoretto un po’ complicato, spero riesca bene.
    Le tavole, quelle che intendo io sono i quadri, quelli di allora quanto le “tele” ancora non c’erano e si dipingeva su legno.
    Ormai si va a chiudere il collegamento dei tre filoni della storia, spero, sempre, in modo soddisfacente.
    Grazie ancora. Tornerò presto con il seguito, ché non vedo l’ora, visto il vuoto che riempie il sito.
    Ciaooo
    🙋‍♂️🌻

  • Ciao, Fenderman.
    Descrizione perfetta dell’atroce fine toccata alla povera Belle. Il chiacchiericcio mi rimanda, per chissà quale associazione di idee, all’odierno guazzabuglio giudiziario e mediatico. Mi pare di rivedere, in una rappresentazione antica, una versione ante litteram della situazione che oggi si crea ogni qualvolta si presenti un mistero insoluto o soluto ma dubbio: voci che si rincorrono, colpevole, innocente… Santa o meretrice? Insomma, la storia si ripete, con altri drammi e altri mezzi, ma rimane il fatto che l’uomo (inteso come genere umano) nei secoli ha dato dimostrazione di poter essere davvero meschino. Voto la tavola, sperando che non ci siano altre aggiunte alle pietanze…

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie del commento.
      Siamo così, siamo tutti uguali. Cambiano i tempi i luoghi ma ci comportiamo sempre allo stesso modo.
      Questa storia intrecciata e complessa so dove vuole andare, portarla a termine sarà un lavoretto un po’ complicato, spero riesca bene.
      Le tavole, quelle che intendo io sono i quadri, quelli di allora quanto le “tele” ancora non c’erano e si dipingeva su legno.
      Ormai si va a chiudere il collegamento dei tre filoni della storia, spero, sempre, in modo soddisfacente.
      Grazie ancora. Tornerò presto con il seguito, ché non vedo l’ora, visto il vuoto che riempie il sito.
      Ciaooo
      🙋‍♂️🌻

  • Ciao, tra leggende o verità, la famiglia Medici è infarcita di morti per veleno… e visto che avevano mire sul Re… ça va sans dire!!! E anche sull’altro fronte le cose non vanno meglio… speriamo che a Palmi e Sebastiano vada meglio!!!
    Ho votato per la tavola, mi accodo a Red!!! Alla prossima.

    • Ciao, grazie.
      Il veleno? Ne uccideva più della spada! In questo caso il dubbio resta, anche se a pensar male… L’unica tesi che mi sentirei di scartare è quella che volle insinuare Enrico come mandante, (che decise per Belle il soggiorno a Parigi.) Ucciderla, però, per cosa? Per rimuovere l’enpasse con il papa e coi soldi dei Medici che non arrivavano?
      Io non credo, preferisco pensare che per una volta almeno la ragion di stato fosse seconda all’amore!
      Grazie ancora, ciaooo
      🙋‍♂️🌻

  • La tavola! Anche se non so cosa possa significare!

    Ciao! E quindi a Belle si è compiuta la tragedia. Chissà di quale male è in realtà morta. E quanti di quelli lì presenti la volevano davvero salvare…
    La storia di Chiara è invece ancora a divenire.
    Vediamo dove ci porti negli ultimi tre capitoli ^_^

    Ciao 🙂

    • Ciao Red, grazie.
      Al tempo si dipingeva quasi esclusivamente su tavola, perché l’uso della tela sarebbe arrivato poco più in là grazie ai pittori fiamminghi. E dunque la “tavola” rimanda a quella completata da Gustave, a Fontainebleau. Uno strano ritratto di Belle… ma non solo.
      Grazie del commento, a presto!
      🙋‍♂️

  • Aggiungiamo pepe dove tutto è già molto condito. Voto il sospetto.
    Ciao, Fenderman.
    Acciderbolina, direbbe qualcuno, certo che ce ne sono di intrighi a palazzo… ma si sa, quelli erano i tempi e quelle le corti.
    Bello orni passaggi, sempre centrato e molto connesso alle epoche trattate. Sono curiosa di capire cosa apre la chiave e perché il piccoletto profuma di basilico.
    Come ho scritto a Red, mi scuso per il ritardo, ma ho avuto influenza e mi riprendo solo ora.
    Aspetto il settimo, il cerchio va a stringersi, anche se nelle tue storie i cerchi non si chiudono ma sono concentrici. 😉

    Alla prossima!

    • Grazie amica, auguti per la tua salute.
      In quanto a me, confesso che mi sto divertendo e molto viaggiando nel rinascimento, anche se occorrerebbero tante più parole per descrivere quello che “vedo”. Era un mondo i cui l’uomo “bestia ” e quello ispirato capace di creare cose meravigliose, convivono, si frequentano, sono a volte perfino amici. Un mondo in cui nulla è scontato, dove anche un re può soffrire pene amorose e chi dovrebbe occuparsi dell’anima ha un coltello in tasca. Insomma, si sa com’era, ma entrarci è davvero eccitante.
      Grazie ancora, buon fine settimana.
      🌻🙋‍♂️

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