Loro

Dove eravamo rimasti?

E ora Continuiamo così (50%)

Mal di pancia

GUSTAVE

Nel salone del castello di Melasson, alla luce di una moltitudine di candele di cera d’api dal lieve profumo di miele, si ritrovò ben presto la famiglia, per accogliere con una cena di saluto re Enrico e il suo seguito.

A tavola il conte non staccava gli occhi da sua maestà.

“Che ha? È molto stanco, eppure mi gratifica con la sua presenza. Sono un uomo fortunato. Tra poco vedrà la mia Belle, e mi invidierà”.

Belle Dubois, la nuova fiamma del conte, era una giovane donna di diciassette anni, bella, degna di una Venere. Mostrandosi finalmente, in ritardo ma subito scusata, parve luminosa in volto, grazie alla fronte ampia, e ai capelli raccolti, tenuti da un intreccio di perle. Erano, quelli, d’un tenue biondo-cenere, a replicare il colore insolito degli occhi. Dotata un fascino magnetico, glaciale, traboccava di una gioia gentile quando finalmente sorrideva. Era leggiadra, era una gazzella, una gatta, un cigno. Gradiva la corte di un conte, ma si faceva attendere dal suo re! Era nata regina, e sua maestà, ammaliato, la vide già a Parigi.

Pensiero nefasto? Fatale stanchezza? D’un tratto Enrico iniziò ad agitarsi scompostamente.

Gustave e il dottor Monès si guardano. Il re non respirava. E allora come una cosa sola gli furono addosso, incuranti di una guardia che già sfoderava lo spadone; agguantarono il pover’uomo, lo scossero come un sacco di fave, e lo percossero sul petto; finché qualcosa, chissà che, saltò fuori dalla regale bocca. Un rantolo, un respiro, e finalmente Enrico riprese colore.

Poco dopo, il redivivo, in camera da letto, apprese dal suo cancelliere quale fosse la statura del medico che lo aveva salvato, e altri particolari.

– L’uomo che è con lui s’è subito offerto di assaggiare le pietanze destinate a vostra Maestà. 

– Davvero? – disse – Ma questa è la sera dei miracoli. Chiederò loro di venire a corte, perché è il cielo che li comanda.

A tempo di coricarsi Enrico volle anche salutare il conte e la sua Belle. Erano una bellissima coppia; c’era maggior gusto a romperla?

– Vi ringrazio – disse a lui – anche se il vostro buon cibo mi ha quasi ucciso; o, forse, sono stati gli occhi di questa divina creatura?

Belle arrossì, il conte impallidì.

Il re prese due coppe d’argento massiccio con del vino, una per il conte, e una per sé.

Alzò la coppa, bevve, e poi con gesto solenne porse quella stessa coppa a lei che già amava. Ella, ostentatamente, con lentezza, poggiò le labbra dove già quelle di lui s’erano posate; ma non bevve, preferendo cuocerlo nel dubbio.

– Torneremo presto a gustare il vostro nettare – disse lui controllando un’eccitazione mai provata prima. – Perché in questo luogo ormai alberga il nostro cuore, e noi non possiamo staccarci da lui.

Intanto Gustave, disteso sulla paglia accanto a una serva generosa quanto ubriaca, spiegava:

“Hai capito? Ho fatto bene a propormi per l’assaggio. Non avrò più occasioni come questa. E poi se qualcuno proprio oggi avesse voluto avvelenare sua maestà il mio Monès mi avrebbe salvato, giacché possiede la scienza, e tutti gli antidoti e i rimedi del mondo.

CHIARA 

Per Chiara, a Ischia, dopo la festa cominciava l’attesa;  l’attesa del matrimonio che senza l’esplicito consenso del Papa non si poteva celebrare. L’alleanza che suo padre stringeva con i napoletani di Giuseppe prendeva forma, ma Roma era Roma, e non la benediva. E allora cosa fare? Nulla potevano se non aspettare. Illusorio era perfino pensare di passare del tempo insieme. Erano promessi solamente, e lei era di fatto una concubina vergine, destinata a rimanere tale chissà per quanto ancora.

Il suo amore non consumato con Giuseppe, tuttavia,  nemmeno consumava sé stesso. Rimaneva intonso, candido e pur virulento; come un’infezione le abitava dolorosamente le viscere, le accelerava il battito, le ottenebrava i sensi. 

Dolorosa, quasi blasfema era anche l’estasi che coglieva lei il suo re quando gli era concesso di vedersi.

– Ci sposeremo presto – prometteva lui.

– Sono la tua concubina? – chiedeva lei disperata.

SEBASTIANO

Il parto per Palmi fu molto doloroso. A nulla valsero il corso, la ginnastica, i consigli e bla, bla, bla…

Voleva fare il parto in acqua ma al momento giusto la sala era occupata; poi un problema di posizione del bimbo l’aveva quasi obbligata al cesareo. Alla fine tuttavia dopo tanti strilli e dopo aver insultato il mondo intero e specialmente il suo Carlo, schiacciata dal peso dell’ostetrica che le era saltata sulla pancia, aveva messo al mondo un tizio alto mezzo metro, che pesava quattro chili, e che, chissà perché profumava di basilico.

– Uh, come mai? – chiese.

– Mah! È la prima volta che mi capita – disse l’ostetrica. 

A cose fatte arrivarono tutti, inutile dire, ma lei voleva solo dormire.

Poi un’infermiera:

– Signora, è sua? – disse mostrando una chiave di quelle grandi, quelle di ferro di una volta – L’abbiamo trovata nella culla, insieme a una manciata di coriandoli. Strano vero?

Palmi rabbrividì.

– Sì – disse con un filo di voce – effettivamente è molto strano.

E ora:

  • Vittorie e sconfitte (0%)
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  • Il castello (33%)
    33
  • Trame, segno di un'epoca (67%)
    67
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43 Commenti

  • Ciao, tra leggende o verità, la famiglia Medici è infarcita di morti per veleno… e visto che avevano mire sul Re… ça va sans dire!!! E anche sull’altro fronte le cose non vanno meglio… speriamo che a Palmi e Sebastiano vada meglio!!!
    Ho votato per la tavola, mi accodo a Red!!! Alla prossima.

    • Ciao, grazie.
      Il veleno? Ne uccideva più della spada! In questo caso il dubbio resta, anche se a pensar male… L’unica tesi che mi sentirei di scartare è quella che volle insinuare Enrico come mandante, (che decise per Belle il soggiorno a Parigi.) Ucciderla, però, per cosa? Per rimuovere l’enpasse con il papa e coi soldi dei Medici che non arrivavano?
      Io non credo, preferisco pensare che per una volta almeno la ragion di stato fosse seconda all’amore!
      Grazie ancora, ciaooo
      🙋‍♂️🌻

  • La tavola! Anche se non so cosa possa significare!

    Ciao! E quindi a Belle si è compiuta la tragedia. Chissà di quale male è in realtà morta. E quanti di quelli lì presenti la volevano davvero salvare…
    La storia di Chiara è invece ancora a divenire.
    Vediamo dove ci porti negli ultimi tre capitoli ^_^

    Ciao 🙂

    • Ciao Red, grazie.
      Al tempo si dipingeva quasi esclusivamente su tavola, perché l’uso della tela sarebbe arrivato poco più in là grazie ai pittori fiamminghi. E dunque la “tavola” rimanda a quella completata da Gustave, a Fontainebleau. Uno strano ritratto di Belle… ma non solo.
      Grazie del commento, a presto!
      🙋‍♂️

  • Aggiungiamo pepe dove tutto è già molto condito. Voto il sospetto.
    Ciao, Fenderman.
    Acciderbolina, direbbe qualcuno, certo che ce ne sono di intrighi a palazzo… ma si sa, quelli erano i tempi e quelle le corti.
    Bello orni passaggi, sempre centrato e molto connesso alle epoche trattate. Sono curiosa di capire cosa apre la chiave e perché il piccoletto profuma di basilico.
    Come ho scritto a Red, mi scuso per il ritardo, ma ho avuto influenza e mi riprendo solo ora.
    Aspetto il settimo, il cerchio va a stringersi, anche se nelle tue storie i cerchi non si chiudono ma sono concentrici. 😉

    Alla prossima!

    • Grazie amica, auguti per la tua salute.
      In quanto a me, confesso che mi sto divertendo e molto viaggiando nel rinascimento, anche se occorrerebbero tante più parole per descrivere quello che “vedo”. Era un mondo i cui l’uomo “bestia ” e quello ispirato capace di creare cose meravigliose, convivono, si frequentano, sono a volte perfino amici. Un mondo in cui nulla è scontato, dove anche un re può soffrire pene amorose e chi dovrebbe occuparsi dell’anima ha un coltello in tasca. Insomma, si sa com’era, ma entrarci è davvero eccitante.
      Grazie ancora, buon fine settimana.
      🌻🙋‍♂️

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