Graffi sul futuro

Dove eravamo rimasti?

Verso il finale: cosa succede al protagonista? Riceve una strana email dal Senatore, che lo invita in una villa (100%)

La villa

E’ sera. Non si hanno più notizie di attentati, di Oppositori o di suicidi. O almeno non ne ho io. Mi sono trattenuto un po’ più a lungo del solito. Voglio chiudere un report da consegnare ad un gruppo di studio composto da alcuni senatori tra cui il mio mentore.

Una nuova mail. La apro. C’è un video in cui il Senatore mi parla direttamente. Sì, è un avviso personalizzato. Un invito a una festa in una villa a Monte Mario, di cui mi dà le coordinate. E’ per stasera stessa. Mi raccomanda di non mancare, che lui ci tiene molto perché vuole presentarmi a qualche personaggio importante.

Non so cosa pensare. Forse una festa è quello che mi ci vuole, anche se trattandosi di una festa di lavoro non posso sperare di rilassarmi più di tanto.

Appallottolo l’ennesimo foglio di carta della giornata, lo lancio sulla scrivania vuota del mio collega.

                                                                 ***

La villa è fastosa, ma non come sembrava da fuori. All’ingresso un paio di vigilantes mi hanno riconosciuto dalla carta d’identità digitale come uno degli invitati.

Appena entrato, nel grande salone vedo muoversi come tante pedine un paio di dozzine di persone, tutte più grandi di me.

Dopo poco vedo la donna con cui il mio compagno di ufficio parlottava il giorno dell’attentato. Quasi non la riconosco, ora ha i tacchi e un vistoso tubino rosso. Il mio collega ancora non si vede.

Nessuno sembra accorgersi di me. Non è una festa nel vero senso della parola. Niente musica, niente camerieri che girano con tartine o flute di champagne. Un proiettore manda su una parete una scritta che annuncia che un buffet verrà servito di lì a poco in un’altra sala. 

Mi guardo in giro.

Mentre rifletto se continuare o no a restare lì, qualcuno mi tocca la spalla. E’ il mio collega, al fianco del Senatore.

Sembra ringiovanito. Mi sorride.

«Sono contento che tu sia venuto. Ho detto che ti presenterò a qualcuno che conta, ma prima voglio che tu veda una cosa.»

Fa un cenno al mio collega.

«Va’ con lui, noi ci vediamo dopo» e sparisce come è arrivato.

Il collega mi conduce fuori dal salone principale fino ad una specie di sala cinema. Sedute ci sono poche persone che vedo di spalle, ne riconosco una: la collega col tubino rosso.

«Di che si tratta?» chiedo.

«Zitto e guarda» mi fa lui.

Le luci si abbassano, lo schermo si illumina.

Non ci sono musiche o titoli.

C’è una sola inquadratura fissa.

Due persone sedute davanti alla telecamera.

Una femmina e un maschio.

Lei è la mia ragazza.

Lui è l’assistente universitario. Quello che mi ha consegnato il pass per lo studio del Senatore.

La cosa non mi piace.

Mi volto verso il mio collega, ma con mia grande sorpresa trovo che è sparito.

I due sullo schermo sono seduti su sedie di ferro. L’ambiente è spoglio, la luce è bassa. 

Lui ha gli occhi bassi, mentre lei fissa spavalda la telecamera che la rimanda in quell’assurdo cinema.

Io sono sempre in piedi vicino alla porta.

Non capisco se sono legati o imprigionati da ceppi.

Poi l’inquadratura si allarga.Non sembrano legati.

Ai bordi dell’inquadratura, due uomini incappucciati.

Non sono di fianco ai miei due conoscenti, sono più in là, verso la parete di fondo.

Non si muove niente, nessuno parla, nessuno fiata. Sembra l’inquadratura iniziale del film Niente da nascondere di Haneke, in cui per dieci minuti viene inquadrato l’esterno di un appartamento.

Qui invece siamo all’interno, ma tutto è fisso in un’innaturale immobilità.

Qual è il significato di questo video? Gli Illuminati hanno beccato la mia ragazza e l’assistente del professore e lo vogliono far sapere a me per dirmi che mi tengono per le palle? O è un collegamento con una sede segreta degli Oppositori, e la mia ragazza e l’assistente del professore attendono di parlare per mezzo di un videomessaggio?

Ho bisogno di aria. Esco.

Rivedo il mio collega.

«Che cazzo significa?» grido, tanto che alcuni si voltano verso di me.

Lui mi zittisce e mi prende sottobraccio. Non risponde alle mie richieste di chiarimenti.

«Mi vuoi dire che sta succedendo? Cosa diavolo significa quel video?»

«Non te lo posso dire io, te lo dirà direttamente il Senatore. Anche io non ne so poi molto.»

«Che succede adesso?» chiedo.

«La vedi quella porta? Di là, in quella stanza, sono riuniti i principali esponenti degli Illuminati, compreso il Senatore per cui lavoriamo noi. Sono in riunione da un pezzo, ma adesso forse è meglio che entri anche tu.»

«Anche io? Ma se sono i pezzi grossi, che c’entro io?»

«Non chiederlo a me, io ho ricevuto questi ordini.»

Vedo che bussa, tre colpi secchi e poi un quarto. Un segnale.

Poi spalanca la porta.

Non faccio in tempo a vedere niente, se non un tavolo ovale con una decina di persone. Tutte le luci si spengono.

Segue qualche momento di silenzio. Penso a cosa mi ha portato fuori dalla sala cinema?

I miei pensieri cessano quando, nel buio più completo, forte e stentorea arriva la voce del Senatore.

«Diamo il benvenuto a un ragazzo di sicuro avvenire, uno che, ancora una volta, venendo qui ora ha fatto la scelta giusta.»

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49 Commenti

  • io lo facevo arrabbiatissimo, ma vedo che gli altri non la pensano così 🙂 sai che io ho visto un attentato (non proprio, però ero a due stazioni dall’attentato al metro). quando sono uscito dal metro c’era un casino, pieno di polizia, però dentro non dicevano nulla per non scatenare il panico… diciamo che ero vicino ma lontano, ma l’atmosfera l’ho vissuta…

  • Ciao, dopo una lunga pausa sono tornato (ma solo due capitoli non “ho giocato”). Bella storia, ben scritta. Certo, anche ora per concorso mi sa che sia dura entrare 🙂 anche ora tutto va per conoscenze… 🙁

    scherzi a parte, ti continuo a seguire, ho votato per la lite con la ragazza per il suo strano atteggiamento

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