Un lungo viaggio

Dove eravamo rimasti?

La mattina dopo, il principe Caleb deciderà il suo destino... Andrà per la sua strada (75%)

Decisioni mattutine

La mattina successiva Caleb si svegliò di buon ora, piuttosto riposato, anche se le gambe e l’occhio facevano ancora male.
Aron non era più con lui. Non era nemmeno nella grotta. Stava già iniziando a preoccuparsi, quando lo vide rientrare, con qualcosa in mano.
“Buongiorno, signore. Sono uscito a cercare qualcosa di fresco da mangiare” disse, e gli mostrò una manciata di bacche e un uovo. “Non è molto, ma…” 
Caleb prese il cibo. Le bacche erano ancora un po’ acerbe e l’uovo, crudo, non era granché, ma il ragazzo si accorse che non gliene importava più di tanto, e inoltre aveva davvero fame, per cui non protestò come suo solito.
“Tu hai già mangiato?” chiese invece. “Se vuoi, puoi avere metà delle mie bacche”
“Io… ecco… Ho già mangiato, Altezza” incespicò Aron, stupito dal suo comportamento gentile.
“Bene. Allora possiamo ripartire, anche adesso.” Disse il ragazzo.
“Si sente in grado? ” chiese sempre più stupito il guardiano, vedendolo assicurarsi bene le stecche sulle gambe. “Ma dove vuole andare? Probabilmente dal castello avranno inviato delle truppe per cercarci, dato che manchiamo da tempo, e poi…”
“Che ci cerchino pure. Quello che fanno non è più affar mio.” affermò indifferente il ragazzo finendo di legare le stecche.

“Come sarebbe?”
“Ci sono molte cose da fare. Innanzitutto, raggiungeremo il santuario, perché non voglio lasciare le cose incompiute, e qualcuno deve sapere quello che ci è successo durante il tragitto. E dato che non posso ancora camminare” e il ragazzo indicò le sue gambe  “sarai tu a portarmi. Te la senti, Aron? “
Il guardiano sgranò gli occhi, sentendosi per la prima volta chiamare per nome, ma si riprese subito. “L’ho già trasportata, ed è a mio parere leggero come una piuma”
Caleb sorrise. “D’accordo. Una volta arrivati lì, vorrei rimanere per guarire completamente. A giudicare da quanto brucia, temo di avere un’infezione all’occhio. Credo che anche qualche costola sia incrinata. E anche le tue ferite, non sono da sottovalutare. Ma una volta guarito, non tornerò al castello.”
Finì per quanto possibile di sistemare le sue cose e guardò Aron, ancora schockato, dritto negli occhi. “Non voglio più vivere secondo i disegni di altri, da ora in poi deciderò da solo il mio destino. E dato che sotto il regno di mio padre non potrei mai essere quello che voglio, andrò dove credo di poter essere utile.”
Aron deglutì cercando di seguire il suo discorso.
“In realtà è da un po’ che ci stavo pensando, ma lo consideravo fuori discussione.” Proseguì il nobile “ Sai, credevo di non averne il coraggio… Intendo… raggiungere il fronte dei nostri alleati, in guerra col Nord. Ho avuto modo di accedere a testi di medicina e biologia molto approfonditi, e potrei creare veleni, o anche dare una mano a curare i feriti anche solo come apprendista infermiere. Darei un aiuto a chi serve, e inoltre imparerei davvero la medicina”
Il guardiano valutò seriamente la proposta. “Parlandone così la rende un’impresa facile. Ma credo sottovaluti la pericolosità dei campi di battaglia. Non è un gioco.”
“Lo so bene. Ma, del resto, non è alla mia età che vengono chiamati al fronte i soldati?”
“Nonostante tutto, non posso lasciarla partire da solo” disse Aron, chinandosi di fronte al ragazzo.
Il principe aveva pensato anche a tale eventualità. Ma anche se lo avesse avuto contro, non avrebbe cambiato idea.
“Per questo, verrò con lei… Caleb.” proseguì il guardiano.
Stavolta fu il principe a stupirsi. Non sapeva cosa dire, e si limitò a poggiargli una mano sulla spalla.
Poi si accostò a lui e gli sussurrò qualcosa. “Ehi… vuoi davvero venire con me?”
“Ma certo, Altezza” fece il guardiano.
“Allora…”
“Si?”
“Diamoci una mossa! Che aspetti, pelandrone?” esclamò il ragazzo colpendolo scherzoso con una poderosa pacca sulla schiena.
“Va bene, allora mi sbrigherò!” disse il guardiano, e con uno scatto si alzò, abbrancò il principe e se lo caricò sulle spalle.
“Ehi! Mollami! Non è un trattamento degno del mio rango!” protestò con poca serietà il ragazzo a testa in giù.
“Non dovevamo sbrigarci? Questa è la posizione in cui posso trasportarla più velocemente” spiegò Aron.
E ridendo i due ragazzi si “incamminarono” verso il Santuario.

Di certo la meta era ancora lontana. La vita sarebbe stata dura e pericolosa da quel giorno. Ma i due ragazzi non ci pensarono, non reputandole cose poi così terribili. Perché a loro bastava il fatto di essere insieme, uniti, per non avere bisogno di altro.

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