Bagliori nel buio

Spirali

Non so per quanto tempo rimasi immobile, seguendo con gli occhi l’evanescente serpeggiare del fumo di sigaretta. Aspirai una nuova boccata di veleno, trattenendo il respiro per qualche attimo prima di espirare e lanciare via il mozzicone ancora acceso. Gettai uno sguardo verso la squallida costruzione dinanzi a me, una capanna di assi corrose dal tempo e dalla salsedine piazzata sopra una rudimentale palafitta,probabilmente una vecchia rimessa per la pesca più che una  vera abitazione. Mi avviai verso la soglia, scostando la tenda a perline appesa dinanzi alla porta. All’interno della baracca l’aria era pregna dell’odore del sangue. La luce filtrava attraverso le assi marcescenti del tetto e delle pareti, rendendo spettrale la scena dinanzi ai miei occhi, quasi un quadro surrealista partorito dalla mente di un folle genio,  in cui la luce del mattino si mescolava sulle pareti a spirali tracciate con sangue di un povero cane, i cui resti ormai marcescenti giacevano abbandonati al centro della stanza. Iniziai a fotografare la scena nei suoi macabri dettagli, ripensando al momento in cui decisi di indagare su questa vicenda. La prima occasione da reporter, il primo pezzo originale che avrebbe potuto dischiudere le porte del giornalismo professionista per me. Seguendo gli inconsistenti mormorii della città, pettegolezzi e indiscrezioni su animali scomparsi e lugubri ululati che echeggiavano nella notte mi imbarcai in questa ricerca sperando di poter scrivere un bel pezzo per il giornale. La gente adora le vicende morbose, e vicaria predilige osservare  morte e follia da una distanza di sicurezza. Quale migliore occasione dunque di una serie di macabre scoperte, folli murali dipinti con il sangue e famiglie private dell’affetto dei propri cani e gatti dai gesti di uno squilibrato? All’inizio della mia ricerca sperai di trovare indizi su qualche disagiato torturatore di animali, tuttavia la scena d’incubo dinanzi ai miei occhi mi permise di speculare su vicende ben più oscure e, per me, più redditizie. Il giornale avrebbe pagato a peso d’oro un articolo su presunte sette sataniche nel vecchio borgo marinaro.

Trascorsi i giorni seguenti indagando sul possibile proprietario della struttura. Scoprii che era vecchia di trent’anni e abbandonata, alla mercé di sbandati e vagabondi. Intanto un numero sempre più consistente di  animali scompariva per le vie della città, mentre altri muri venivano decorati con spirali di sangue e follia da mani ignote. Pubblicai il mio lavoro, ottenendo un contratto con il giornale locale e l’opportunità di continuare a seguire la vicenda. Affascinato dalla palpabile follia di quei gesti mi immersi nella ricerca di nuovi elementi, analizzando ogni sito e tempestando di domande polizia e paesani, assecondando la mia morbosa curiosità.Tuttavia qualcosa dentro me si agitava irrequieto, qualche sopito istinto animale intimava la fuga alla mia coscienza,ed io, follemente, lo ignorai.

Fu solamente dopo il primo omicidio che rimpiansi questa mia perseveranza, quando oramai non era più possibile fuggire alla spirale degli eventi.

Arrivai sul luogo del delitto, una oscura via del centro cittadino frequentata da reietti e prostitute. Venni a conoscenza dell’accaduto grazie ad un contatto nella polizia locale, l’agente Morris,conquistato sfruttando il suo alcolismo e la mia buona parlantina.

-“Ti concedo dieci minuti”- disse Morris, rispondendo ad un mio cenno.

-“Sono più che sufficienti per le foto. Puoi darmi qualche dettaglio sul caso?”-chiesi passando al mio contatto una costosa bottiglia di scotch.

Morris prese la bottiglia e mi guardò accigliato per qualche secondo. Fece un brusco cenno con la testa indicandomi la zona del delitto, sgambettando con passo rapido nella direzione opposta. Dovevo trovare da me le risposte.

Oltrepassai le barriere marchiate “Police” e avanzai nel buio del viale, nell’aria pesante che odorava di piscio, emoglobina e morte. Il cadavere non era ancora stato rimosso, e giaceva supino per terra, braccio destro e testa rivolti verso sud, braccio sinistro piegato sulla testa. La gamba destra era piegata ad angolo retto, probabilmente fratturata. Al di sotto del corpo nudo una striscia di sangue partiva dalla testa, disegnando motivi circolari attorno al cadavere. Solo avvicinandomi capii che il corpo giaceva in una spirale disegnata col sangue. Altre spirali adornavano il cadavere, incise sul petto, mentre sulla fronte un largo foro mi fissava, come una pupilla di tenebra in un volto senza vita. Non so con quale freddezza riuscii a scattare le foto, e mi sentii male per tutto il tragitto verso casa. Passai la notte insonne a sviluppare le fotografie, osservando le scene da incubo impresse nella pellicola.

Ancora oggi ripenso al momento in cui i miei occhi percepirono realmente ciò che la macchina fotografica aveva immortalato, all’orror provato in quegli attimi e alla folle decisione di assecondare la curiosità, piuttosto che l’istinto.

Cosa compare nelle fotografie?

  • Una sagoma oscura compare nelle varie foto, dapprima distante, poi sempre più vicina. (0%)
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  • Nei negativi delle fotografie si distinguono scritte e simboli invisibili ad occhio nudo (67%)
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  • Il protagonista riconosce la vitima in varie fotografie scattate in diversi luoghi, capisce che la vittima lo pedinava (33%)
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95 Commenti

    • Grazie Alessandra! Mi ci è voluto un pò per trovare la giusta conclusione del racconto (l’ho scritto e riscritto almeno tre volte) ma alla fine sono riuscito a concludere la storia. Grazie per avermi seguito sino al finale, per i consigli, i complimenti e le critiche costruttive 🙂

    • Non sembrava più un racconto horror perchè, alla fine, non lo è. Si tratta di un esperimento, un gioco in cui mi sono confrontato con la scrittura e ho provato alcuni espedienti (che non hanno avuto l’effetto voluto, difatti la storia in alcuni capitoli è frammentaria e lenta). Grazie del commento 🙂

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