Dove sono?
Camminavo nel buio, in uno stato di semi coscienza. Guardarmi intorno era del tutto inutile, non c’era niente. Mi sentivo frastornata, come se mi avessero appena colpito dietro la testa con un’asta di ferro. Riuscivo a scorgere, se mi sforzavo bene, soltanto le linee dritte e squadrate del marciapiede ai lati della strada.
“Dove sono?”
Mi chiesi sperando che la testa smettesse di girarmi e che la vista si abituasse gradualmente al buio.
Le gambe si muovevano quasi da sole, perché dentro di me qualcosa sapeva che dovevo avanzare, ma non riuscivo a ricordare nulla. La prima cosa che feci fu estrarre il mio cellulare dalla tasca. Sbloccai lo schermo con le mani che mi tremavano, sperando di poter chiamare qualcuno e farmi venire a prendere, ma con orrore la scritta ‘nessun servizio’ mi colpì come un pugno dritto alla bocca dello stomaco.
Continuai a camminare nel silenzio inquietante della notte, perché doveva essere notte per forza, senza capire come e perché fossi arrivata lì.
“Dove sono?”
Ripetevo dentro di me, mentre il panico iniziava a stringermi la gola e a togliermi il fiato.
Nessuna luce intorno a me, i lampioni erano spenti e nemmeno le luci dei balconi puntellavano di giallo quel panorama desolato. Nessuna macchina che sfrecciava in lontananza, nessun richiamo di qualche pipistrello solitario, niente di niente.
Alzai la testa per vedere da dove provenisse quell’unico debole chiarore che mi lasciava intravedere le mie gambe che continuavano a muoversi in avanti. In cielo se ne stavano ferme molte stelle, e la luna sembrava guardarmi con quella sua solita aria rassegnata. Non mi stupii affatto, tanto quelle se ne stavano sempre immobili nel nero della notte, c’erano sempre, anche quando le cose andavano male. Perché qualcosa dentro di me sapeva che le cose stavano andando male. Mi sforzai di ricordare per quale motivo mi trovassi lì, sola e nel bel mezzo del nulla, ma la mia mente era annebbiata come non lo era mai stata in vita mia. A dir la verità mi sembrava davvero un sogno.
Mi fermai un secondo sentendo una piccola speranza accendersi nella mia testa. Forse era davvero un sogno, e adesso che lo avevo capito mi sarei sicuramente risvegliata. Sorrisi, doveva essere proprio così.
Attesi qualche secondo sperando di aprire finalmente gli occhi e ritrovarmi nel mio letto, ma con il passare degli attimi sentii il sorriso morirmi sulle labbra così com’era nato.
Mi strinsi nella mia felpa verde acceso, dato che quella sera faceva piuttosto freddo, come se non bastasse.
Continuai ad avanzare nel buio e ai lati scorgevo le sagome dei palazzi, ma ero confusa, distratta, troppo disorientata per capire.
“Dove sono?”
All’improvviso notai che l’asfalto nera iniziava a riempirsi di crepe, sempre più profonde, sempre più scomposte. Non capivo cosa stesse succedendo.
Avanzai incerta fra pezzi di catrame e terriccio, finchè la punta della mia Adidas bianca destra non si fermò a mezz’aria nel nulla. Sbarrai gli occhi con il cuore a mille.
Dovetti tenermi in equilibrio con un forte colpo di reni per non precipitare nel vuoto. Mi fermai spaventata constatando con orrore che la strada si interrompeva a qualche centimetro dai miei piedi. Rimasi immobile mentre il vento gelido mi allontanava i lunghi capelli biondi dalle spalle. Ripresi a respirare normalmente chiedendomi come fosse possibile che la strada finisse così, senza preavviso. Guardai meglio davanti a me e riuscii a capire che si trattava di una voragine. Un vero e proprio buco in mezzo alla strada.
Iniziai a girargli intorno lentamente, sempre più sconvolta, chiedendomi quanto fosse profondo.
Mi avvicinai al bordo del precipizio ed allungai la testa per guardare giù, ma mi pentii immediatamente di averlo fatto.
Rabbrividii nel vedere che nel fondo della voragine, alta più o meno due metri, se ne stava immobile una figura umana, rannicchiata con le ginocchia al petto e la testa poggiata sugli avambracci.
Mi si gelò il sangue nelle vene e per un istante fui davvero tentata di iniziare a correre e scappare il più lontano possibile, ma non lo feci. Qualcosa dentro di me sapeva che dovevo restare.
Mi misi in ginocchio sull’orlo del precipizio.
“Hey! Mi senti?”
Chiamai io, ma non ottenni nessuna risposta. Mi sporsi per guardare meglio e notai che la figura sul fondo della voragine stava piangendo. Sì, la sentivo singhiozzare sotto i suoi lunghi capelli biondi stretta in una felpa verde acceso.
“Oh merda.”
La figura alzò la testa e in quel momento davvero il mio cuore smise di battere.
Quella ero io.
Istintivamente mi portai entrambe le mani sul viso, toccando i miei lineamenti per capire se fossero tutti al posto giusto ed effettivamente lo erano.
Finalmente riuscii a scorgere la mia faccia. Guardai il mio viso, bagnato. Le guance rigate da tutte quelle lacrime che quasi sembrava avessi due solchi al posto dei lineamenti. La me nella voragine aprì bocca dopo un interminabile silenzio.
“Giulia, aiutami.”
Non mi risposi, non ci riuscii. Non mi mossi nemmeno, neanche di un centimetro.
Quello che vogliamo sapere adesso è...
- Perché ci sono due Giulie (33%)
- Perché una Giulia è sul fondo di una voragine (33%)
- Dove sono (33%)

22/10/2015 at 17:03
Se troviamo la risposta a “perché una Giulia è sul fondo di una voragine?”, penso che riusciremo a capire perché ci sono due Giulia e, andando a ritroso nella storia, a svelare dove si trova. Ti seguo con molto interesse.
22/10/2015 at 15:33
Ma che storia strana, a tratti Horror, altro che amore. Quindi continuo a leggerti e vorrei sapere chi sono le due Giulia.
12/10/2015 at 09:16
Un racconto “particolare”, diverso, forse tendente all’Horror, almeno dall’incipit! Sono arrivato su questo racconto perché una persona modesta che scrive “ah, bho… non chidetelo a me” non puó non essere letta e perché venti secondi prima di scrivere il mio racconto, stavo per scrivere un Horror/avventura. E poi quella foto profilo “nera” con la descrizione “persa” incuriosisce (almeno a me) e ti indirizza alla lettura, per fortuna… per fortuna perché il racconto si legge fluidamente, é ben scritto e per il momento lo seguo. Continua cosí e torniamo alla domanda iniziale della storia: “dove sono?”.
12/10/2015 at 09:52
Racconto inizialmente dai tratti horror, con titolo “Amore” e nel genere avventura… La coerenza non è il mio forte ma grazie lo stesso per la fiducia 🙂
12/10/2015 at 11:44
Ah Ah Ah… è vero! Questo mi era sfuiggito. 😉
10/10/2015 at 19:57
Questa scena in cui vedi te stesso l’ho già vista in Star Wars quando Luke Skywalker vede se stesso nella caverna.
11/10/2015 at 00:12
Allora credo che dovrei iniziare a guardare Star Wars 😉
09/10/2015 at 03:42
Un luogo strano e inquietante, senza dubbio.
Però mi piacerebbe sapere perché ci sono due Giulie. Ti seguo 🙂
11/10/2015 at 00:13
Grazie Danio 🙂