Semplicemente Claudia

Clappy

La giornata era cominciata come tutte le altre, sveglia alle sei per andare a scuola, colazione veloce con del latte caldo e un paio di gocciole per riempirmi lo stomaco. É cosi che tutto è iniziato, come un qualsiasi Martedì come molti, dopo essermi lavata e vestita ero in strada, ah quasi dimenticavo, io sono Claudia, ho diciannove anni e frequento l’ultimo anno dell’alberghiero e sogno di diventare una cuoca. Lo so, una donna che vuole cucinare già visto, ma è ciò che amo fare, credo che i sapori e gli odori siano fatti per essere uniti a creare meraviglie culinarie. Ma torniamo a noi, ho i capelli color rosso ramato con gli occhi marroni e delle piccole lentiggini sul viso, per il resto sono alta poco più di un metro e sessanta, slanciata e pazza. Arrivata alla fermata della metro trovai Camilla, la mia migliore amica “Hey Claudia, hai preparato il tema per italiano” disse guardandomi un po’ preoccupata. “No, pensavo di giustificarmi, ieri non avevo proprio voglia di mettermi a studiare” risposi io, con uno sguardo esasperato. In quel momento il cellulare squillò, lo tirai fuori e vidi che si trattava di mia madre “ma, che c’è!! sono in metro” dissi scocciata, “Claudia torna subito a casa, dobbiamo andare subito da tuo padre è successo un incidente” esclamò mia madre, “ma che cosa stai dicendo mamma?” risposi, cominciando ad agitarmi, la voce di mia madre era tremula e singhiozzava “torna immediatamente a casa senza fare storie” disse in fine prima di riagganciare definitivamente la cornetta. Quando arrivai mia madre mi disse che papà aveva salvato una donna con suo figlio, che venivano rapinati ed era rimasto ferito, il tutto mentre mio padre stava andando a lavoro, ma quando ci recammo in ospedale era troppo tardi. I medici senza parlare ci portarono i una stanza, dopo ore di attesa ci dissero che avevano tentato di tutto per salvare nostro padre, ma non vi era stato nulla da fare e fu li che tutti i miei sensi si spensero. Cominciai a piangere e restai in uno stato catatonico, senza parlare o muovermi, mia madre mi prese di forza e mi porto nella stanza dove era stato portato, fu li che lo vidi per l’ultima volta. Sembrava sereno, quasi dormisse e mi tornarono alla mente i ricordi di quando ero piccola e mi ritrovavo a dormire con lui, o di quando gli saltavo sulla pancia mentre riposava, solo per infastidirlo un po’. Cose che avevo perso per sempre, cose che mai avrei più avuto e mi ritrovai a pensarmi donna, sull’altare senza di lui… triste penserete, ma ci tenevo cosi tanto e mi odiavo pensando a quante volte non gli avevo detto di volergli bene e quante volte avrei potuto fargli una carezza. Senza che me ne rendessi conto lo stavo facendo in quel preciso istante, solo che la sua pelle era fredda e impassibile, mentre il mio sguardo era appannato di lacrime e dolore. Quando uscimmo trovai mio fratello minore Mario che in una sedia piangeva, consolato da mia zia Antonietta e io ancora in quello stato cosi catatonico e quasi fuori dal mondo, continuavo a ripetere “ti prego, fa che sia solo un brutto sogno” solo che questa era la vita reale. Svariate ore o minuti più tardi, non saprei dirvi di preciso il lasso temporale trascorso, una donna con un ragazzo vennero a farci le loro condoglianze e fu li che conobbi Mirko, infatti il fato volle che la signora che mio padre aveva salvato era la signora Mirella e suo figlio Mirko. Ovviamente non la presi bene, appena si presentarono “mio padre è morto per causa sua!” dissi gridandole contro, parlando per la primissima volta dopo ore, per poi voltarmi e uscire dalla stanza. Me ne andai fuori al freddo, guardando il cielo, pensavo “se davvero esiste qualcuno lassù, con quale diritto si è preso mio padre? Chi crede di essere?” sentimenti di pura rabbia mi accompagnavano nei miei pensieri. E poi ecco che sentii dietro di me una presenza e una giacca di pelle mi si poggiò sulle spalle “prenderai freddo” disse solamente, non sembrava arrabbiato per le mie parole, anzi resto li con me. Dopo un po’ provò a parlare “non sono bravo con le parole, anche perché sono io il motivo che ti ha portato qui, comunque se può consolarti tuo padre era un grande uomo e mentre lo accompagnavo in ospedale ha detto svariate volte il nome di Clappy tra quelli che ha ripetuto. Ho capoto vedendoti che si trattava di te, proprio perché ha detto Clappy, si forte per loro” mi disse, guardandomi da sotto i riccioli e quei bei occhi verdi. Tutto mi fu chiaro e un senno di lucidità mi torno, dovevo essere forte per Mario e Mamma.

cosa volete sapere?

  • Mirko è sincero, Davvero il padre le ha detto quelle parole? (22%)
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