Dove eravamo rimasti?
“Demone” non è un complimento.
Le auto della polizia avevano circondato la casa, il giardino pullulava di agenti e un furgone parcheggiato nel vialetto monitorava la situazione. Leonardo era riuscito ad avvicinarsi, ma non riusciva ancora a capire cosa stesse succedendo. Cosa ci facevano tutti quegli agenti a casa sua?
Si avvicinò ad una delle vetture per osservare più da vicino la situazione. In poco tempo, origliando le conversazioni degli agenti, si rese conto che suo fratello era morto: gli era stato spezzato il collo; sentì leggere da uno di loro il rapporto del coroner e comprese che aveva perso molto sangue senza avere ferite aperte. C’è solo una spiegazione: il mio sosia, quel demone maledetto che mi ha rubato la vita!
“Non c’era già stato un omicidio simile? Vent’anni fa, mi sembra…”
“Sì, ma il capo dice che se ne sta occupando un’altra squadra. Non vogliono ancora divulgare i dettagli finché non sanno di che si tratta”
Un altro omicidio? Non sarà…? Non hanno mai specificato i dettagli della morte di mio padre. Sta uccidendo tutta la mia famiglia… Ucciderò quel demone bastardo, fosse l’ultima cosa che faccio!
Poco prima che Leonardo decidesse di alzarsi e correre dentro casa, il suo sosia uscì dalla porta principale. Un sorriso trionfante era stampato sul suo viso e teneva Laura, spaventata e in lacrime, come ostaggio con un coltello puntato alla gola. I poliziotti si misero al riparo puntando le pistole verso di lui. Uno di loro intimò al demone di buttare il coltello e lui rispose: “State calmi, non le farò del male. Potrebbe essere pericoloso per il mio bambino”. Accarezzò la pancia di lei guardandola, poi si voltò verso gli agenti e rise, come uno psicopatico. “Ma s’intende, se qualcuno cerca di aggredirmi lei muore. Ora voglio solo che mi ascoltiate bene!”
A Leonardo stava crescendo dentro un odio sempre più implacabile, se Laura non fosse stata in pericolo lui avrebbe aggredito il suo sosia senza pensarci due volte.
“Che cosa vuoi? Soldi?” Chiese un agente.
“No, no, che me ne faccio dei vostri sudici soldi? Voglio poter andare via con la mia famiglia. Senza alcuna accusa”
“Sei stato visto spezzare il collo a tuo fratello. Non possiamo lasciarti andare”
“Oh, ma io posso darvi il colpevole. Ho un sosia, sapete? Sì, un sosia molto molto cattivo. È stato lui ad ucciderlo”
Sa che sono qui. Leonardo uscì dal nascondiglio dietro l’auto della polizia e urlò: “NON MENTIRE!”
Tutti gli agenti si voltarono verso di lui, alcuni gli puntarono le armi contro. Leonardo alzò le mani di scatto, il cuore gli batteva a mille; indicò il demone e disse: “Sei tu che mi hai rubato la vita, io non ho ucciso nessuno. Ero alla stazione di polizia per tutto il tempo”
Gli agenti tornarono a guardare il sosia attendendo una risposta, ma tenendo sempre entrambi sotto tiro. Senza esitazione, il sosia alla porta di casa disse: “Allora adesso cosa ci fai qui? Sei fuggito? Forse perché sapevi che saresti stato incolpato da tuo fratello e così sei venuto ad ucciderlo?”
Leonardo stava per rispondere, ma Laura urlò all’improvviso e si accasciò a terra. “Cosa mi hai fatto?” Si stava tenendo lo stomaco e si era rannicchiata; il sosia di Leonardo rimase ad osservarla orgoglioso e disse “Oh, la mia piccola creatura sta crescendo”
Il marito di Laura tentò di avvicinarsi a passo svelto, ma a pochi metri da lei il demone gli puntò il coltello alla gola, semplicemente allungando il braccio. Leonardo rimase fermo e guardò la moglie con espressione seria e preoccupata. La donna alzò lo sguardo e aprì le braccia: stava sanguinando. Gli agenti cominciarono ad agitarsi, quelli appostati nelle retrovie chiamarono un ambulanza e trovarono un modo per portare via Laura senza che nessun altro venisse ferito; il detective che guidava l’operazione mandò un gruppo di agenti nella casa, passando dal retro, per prendere le bambine e portarle via insieme alla madre nell’ambulanza; in tutto questo Leonardo e il suo sosia sostenevano l’uno lo sguardo dell’altro.
“Morirai supplicando, come tuo padre” Sussurrò il sosia.
Leonardo sgranò gli occhi e strinse i pugni, desiderò di soffocare quel mostro dalle sembianze umane, lo desiderò tanto da soffocarlo davvero mentre stringeva i pugni ancora di più. Il demone si sentì mancare il fiato, ma mantenne lo sguardo fisso. In quel momento Leonardo capì di avere delle capacità. Poteva far accadere ciò che desiderava, come quando era fuggito dalla cripta e come quando era scappato dalla stazione di polizia. Poteva davvero riuscire ad ucciderlo. “Sarai tu a morire, demone!”
Il sosia fece un ghigno e disse, con tono basso e voce flebile: “Ti ringrazio, Leonardo… Ma io sono… solo un angelo”
Leonardo sgranò gli occhi, confuso, dimenticandosi di concentrarsi. Il sosia riprese fiato, allontanò il coltello dalla sua gola e corse dentro casa.
Leonardo riesce a fuggire dalla polizia. Quindi...
- ...Indaga da solo sulla morte del padre. (0%)
- ...Si rifugia e cerca informazioni su angeli e demoni. (0%)
- ...Decide di inseguire il suo sosia per fargliela pagare. (100%)

25/04/2016 at 21:50
Dovevi credere in me.
Trovo la storia interessante per quelli che sono i miei gusti e ben scritta. Si vorrebbe sempre andare avanti a leggere.
06/05/2016 at 10:46
Grazie mille! 🙂
03/03/2016 at 10:31
Ciao, hai scritto una bella storia 🙂 Sono curioso di sapere come continuerà, io voto per la frase “Come puoi scappare così, codardo?”
Da’ l’aria di nascondere dietro di sè delle emozioni forti 🙂
Ti seguo!
Complimenti!
06/03/2016 at 21:29
Grazie per il commento! Spero di non deludere il tuo entusiasmo nei prossimi capitoli 😉 Alla prossima.