Dove eravamo rimasti?
Il fascino delle domande
Cara Elena,
È passato tanto tempo dall’ultima volta che ci siamo visti. Ricordo ancora i saluti alla stazione di Tokyo, non fu certamente un giorno facile per nessuno di noi.
So che Megumi ti scrive spesso e ti tiene aggiornata sui cambiamenti che sono avvenuti nelle nostre vite. Ogni volta che fa delle foto sono piuttosto sicuro che una buona parte sia indirizzata a te. È bello sapere come il legame che abbiamo stretto non si sia diradato con la distanza, e sono ancora più felice di sapere che hai accettato di venire a trovarci il mese prossimo, qui a Barcellona. Siamo tutti così emozionati all’idea di rivederti! Yuki è cresciuta tanto e non vede l’ora di farti sentire come è brava con lo spagnolo e con il catalano. Ha un intero nuovo repertorio di canzoni e filastrocche da farti ascoltare!
Congratulazioni per la tua laurea. Sono davvero dispiaciuto di non essere stato presente, ma so che sei stata molto in gamba e che il tuo giapponese è migliorato molto in questi anni. Sono fiero di te, dei sacrifici che stai facendo per far avverare i tuoi sogni.
Sono stati anni intensi, tanto intensi che ho lasciato a Megumi il compito di raccontare, anche se ora sento che posso finalmente scriverti, come già avrei dovuto fare da tempo. Il tuo arrivo entusiasta nelle nostre vite, la tua curiosità, il tuo affetto, hanno seminato con innocenza un seme che ha provocato dentro di me una serie di cerchi concentrici inevitabili e di un’intensità feroce. Ricordi quel mattino di tre anni fa, vero? Alle volte, anche le domande più semplici sembrano degli ostacoli troppo duri da affrontare. Non credo di averti mai ringraziato per la tua insistenza sincera. Il percorso che ha generato mi ha fatto riflettere molto sulla direzione che aveva preso la mia vita, una direzione che benché approvata appieno da mio padre, mi stava allontanando irrimediabilmente da me stesso e dalla mia splendida famiglia. Sai, qualche settimana dopo la tua partenza, Megumi ed io abbiamo lasciato Yuki dai nonni e siamo tornati alcuni giorni a Kamakura. Sentivo che quello era il posto giusto per tracciare nuovamente la mappa del nostro futuro. Non siamo stati interrotti questa volta: ho spento il telefono e il tempo e lo spazio sono tornati ad essere solo nostri, forse ancora di più di quando ci siamo conosciuti. Non ricordavo di aver provato un’unione così libera da tanto tempo. E così, dopo tre giorni di discussioni, piani e abbattimenti di frontiere, Megumi mi ha mostrato la fragile fiaccola dei suoi sogni ed io ho solo potuto rispondere di sì. Benché carico di paure, è incredibile come quel sì mi abbia immediatamente mostrato la strada e dato la forza necessaria di innescare quello che è avvenuto dopo.
La prima cosa che ho fatto tornando a Tokyo è stata quella di parlare con mio padre e licenziarmi. Ha urlato, ha promesso di escludermi dalla famiglia, di non volermi vedere mai più. Ricordami di mostrarti una delle foto che lo ritrae mentre fa un castello di sabbia con Yuki; non passa estate in cui non venga a trovarci.
Come sai, Megumi ha quindi accettato la proposta di lavoro al dipartimento di lingue orientali che l’Universitat de Barcelona le aveva fatto dopo la laurea e che non aveva mai avuto il coraggio di comunicarmi. Non sono stato un buon compagno se ha agito in questo modo, ma ho avuto la fortuna di poter rimediare. Non posso negare di essermi sentito spaesato per lungo tempo. Credo di poter quasi parlare di panico. Ma poi ho ricominciato a leggere, ho provato a ricordare chi fossi e non è stato un cammino senza difficoltà, specialmente con il trasloco da organizzare e un’intera vita da ricostruire altrove. Ne parleremo di persona se vorrai ascoltare. Chi crede che scegliere di vivere in un paese diverso dal proprio sia la scelta facile non sa di cosa parla. Ci sono dei legami da trattare con estrema cura, brutte abitudini da estirpare. Ci sono decisioni da prendere con coraggio ed altre da accettare che fluiscano nello scorrere insensato del tempo. Tuttavia è proprio tra queste strade straniere che ho riscoperto l’espressione del mio essere. Ho chiesto esplicitamente a Megumi di non dirtelo ma quando sarai qui, sarai tu ad assistere alla mia laurea di primo livello in architettura. La dedicherò a mia moglie e alle mie due figlie. Mi riempie il cuore di gioia sapere che saranno entrambe presenti.
Non smettere mai di farti domande Elena, non smettere mai di cercare. È una lezione che mi hai insegnato tu, ma che nessuno dovrebbe mai dimenticare, in nessun momento della propria vita. Non è mai troppo tardi per crescere.
Con affetto,
Toshi
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Ringrazio tutti quelli che hanno seguito questa storia e che mi hanno regalato commenti, suggerimenti, e frasi di incoraggiamento. Non si tratta di un racconto autobiografico ma alcuni dettagli sono stati immancabilmente presi da riflessi della mia vita personale, così come dalla mia smodata passione per il Sol Levante. Spero vi sia piaciuto leggerlo come è piaciuto a me scriverlo. Un abbraccio.

25/09/2016 at 21:31
La cosa che mi è piaciuta di più è la sincerità. Delle situazioni, dei sentimenti, delle parole. Inoltre ho apprezzato la descrizione delle emozioni che in un certo senso, per quanto romanzate, sembrano così vere e cucite addosso ai personaggi, quasi fossero appiccicate alla loro carne…ma che al contempo sbucano al di fuori della pagina tanto che ce le ritroviamo tali e quali nelle persone che incontriamo ogni giorno.
25/09/2016 at 22:15
Grazie per lo splendido commento!!! Mi ha fatto davvero molto piacere leggere le tue parole! ^_^ Grazie ancora!