Dove eravamo rimasti?
L’accordo finale
Nelle ore che seguirono cercavo di capire chi o cosa fosse veramente Johnatan.Un alieno stanco di quei massacri o semplicemente un doppiogiochista? In entrambi i casi avrei dovuto usare tanta cautela. E comunque ero solo. Gli altri non potevano assolutamente interferire o comunque decidere. Da sempre gli strateghi eravamo stati noi due. Continuavo a fissarlo e lui fissava me. Ci guardavamo. Stavamo studiando colui che sarebbe potuto essere alleato o nemico. Era una situazione paradossale. Ad ogni istante si alternavano nella mia testa ora pensieri buonisti tipo ” ma dai che sta dalla tua parte” a pensieri orridi tipo “alla prima occasione ti frega”. Le ore passavano e noi rimanevamo seduti in salotto a guardarci.
–“Non ti ho detto una cosa di noi” – disse ad un certo punto Johnatan…
“Che mi sono perso?” – dissi
Nel nostro DNA esiste la facolta’ di poter percepire i pensieri degli umani. Fino ad ora ho visto e percepito che cio’ che pensi…dici. Anche adesso mi sto quasi divertendo a sentire i mille pensieri in contrapposizione che ti passano per la mente. Mi fido? Non mi fido? Basta…cosi’ ti fai del male.
“Ah…tu ti diverti?” Sono contento. Io sono incazzato nero. Mi verrebbe voglia di strangolarti.
Voglio andarmene come te. Voglio tornare a casa. Quando assumiamo il colore rosso vuol dire che siamo in contrapposizione con il potere centrale. Questo e’ il nostro modo di mostrare tutto il nostro disappunto.
Hai una famiglia….da dovunque tu provenga?
Quella che tu chiami famiglia per me e’ l’intero clan dal quale provengo. Nella tua lingua e’ davvero impossibile pronunciarlo. Mi manca. Anche se non te ne sei accorto il tempo e’ passato. Anche per noi. Manco da casa da oltre 200 anni. Non so cosa trovero’ e chi trovero’. Quando mi hanno scelto mi hanno infarcito la testa di tante belle parole, che lo facevo per la vita’ del mio popolo, per la salvezza del mio pianeta. Ma siamo qui, a vedervi passare e morire. Senza oltretutto ricavarne nulla.
In che senso senza ricavarne nulla? Per cosa sono morti tutti quelli che ci hanno preceduto?
Per la nostra vita attuale. Non abbiamo scorte per la nostra gente. Sopravviviamo grazie a voi. Ma loro probabilmente sono gia’ scomparsi, perduti. Voglio tornare da loro, e anche se dovessimo morire, scomparire, lo voglio fare insieme a loro. Abbiamo devastato galassie e popoli ma non abbiamo il modo di accumulare completamente l’energia prodotta e gran parte di questa va perduta.
“Dimmi che possiamo fare” – dissi.
Io vengo visualizzato da loro e ogni mio movimento percepito. Ma tu, irradiato dalla mia energia risulteresti trasparente. Potrebbero non vederti. Potresti arrivare ad un certo pannello di controllo e invertire il flusso. Io potrei proteggermi dentro un deionizzatore e i miei compagni morirebbero all’istante. Io potrei da solo controllare l’astronave e tornare a casa. Dovrei dare molte spiegazioni e forse mi condanneranno non credendo alla mia storia…ma se devo morire, lo voglio fare tra la mia gente.
“E a noi che accadrebbe?”
Verreste immediatamente respinti e riportati al punto di rientro. Lo shock sarebbe molto forte e forse qualcuno di voi potrebbe morire. Ma molti ce la faranno e potranno tornare alla loro vita, alla vostra vita.
Morire…forse o morire certo. Non credo ci sia scelta. Io ti aiuto ma se scopro che mi stai ingannando, fosse l’ultima cosa che faccio…ti uccido anche se non so da che parte cominciare.
Mi porto’ giu’ nel seminterrato e mi fece vedere il percorso che avrei dovuto compiere. Sarei stato trasparente per alcuni secondi. Ma la cosa che mi disse solo dopo e che l’irradiazione avrebbe potuto portarmi serie conseguenze. Se fossi sopravvissuto avrei potuto ritrovarmi con qualche grave malattia. Pensai che al massimo me se sarei andato con un tumore. Ma me ne sarei andato anche fuori da li’.
Il pannello della grandezza di poco superiore ad una scatola di scarpe era facile da identificare. Era protetto da una lastra trasparente, per evitare casuali pressioni di un pulsante. Al di sotto una tastiera composta da cinque simboli che, come un codice pin, avrei dovuto digitare in maniera corretta per sbloccare l’operazione e quindi invertire il flusso. Dovevo solo attendere che Johnatan entrasse in una specie di doccia di vetro e premere la sequenza. A quel punto nessuno e nulla avrebbe potuto fermare il processo di inversione. Saremmo stati tutti investiti da una potente forma di energia che ci avrebbe riportati al nostro punto zero, ovviamente il punto del nostro ingresso nella casa. Decidemmo di non dire nulla a nessuno. Avremmo agito appena possibile. Ripetei a Johnata che mi stavo fidando di lui. Mi guardo e mi disse:
-” per quanto tu possa valere…non varrai mai quanto la mia famiglia. E se questo e’ l’unico modo per rivederla, sono disposto a uccidere tutti i miei compagni. Saro’ maledetto per sempre ma li rivedro’. Loro sono tutto per me. E valgono piu’ della mia stessa vita.
ATTO FINALE...
- Mi rendo conto dell'inganno e trovo una via di uscita... (100%)
- E' tutto un inganno per portarci a produrre una quantita' di energia enorme...quella che manca agli alieni per terminare il loro lavoro. (0%)
- Johnatan e' un alleato sincero....la sua voglia di tornare a casa lo fa agire correttamente (0%)

04/11/2015 at 00:01
Indubbiamente sotto c’è il trucco, quello che tu definisci “inganno”. per cui lo capirai e troverai una soluzione prima della fine.
La storia è complessa, ma anche semplice. nel suo attraversare mondi ed esseri soprannaturali, alla fine è una storia di sentimenti e – passami il termine – umani. Ogni buona storia parla di umanità, alla fine dei conti. L’avventura, l’azione, le gesta dell’eroe, altro non sono che un modo per raccontare sentimenti umani. E tu lo hai fatto devo dire molto bene. Hai qualche problema a diversificare l’umano dall’alieno, a volte sbagli a inserire il corsivo, e al più distratto lettore questo può portare dubbi, ma non sfugge l’attenzione che hai per i personaggi, nel caratterizarli, nel descriverli come parte integrante di due diversi mondi, l’uno fatto di materia, l’altro di energia, che in qualche modo si compensano e completano e che si sono incontrati/scontrati perchè simmetrici, complementari appunto. Per questa ragione – che definirei davvero interessante – concluderei questa storia con una bella metafora del QUI e del DOPO, di quello che noi beceri umani grevi ed essenziali definiamo “trapasso”, che altro non è che la forma che non si distrugge ma si trasforma in emergia. Appunto…
E poi beh, a buon intenditor…
03/11/2015 at 22:51
Sarò sincero: mi piacerebbe che Jonathan avesse detto la verità ma non tutta! Per questo voto: mi accorgo dell’inganno e trovo una via di uscita 😉
Ciao 🙂
23/10/2015 at 13:13
Ciao, voto una strana alleanza. Aspetto il seguito 🙂
23/10/2015 at 10:57
“la natura aveva deciso di essere clemente” frase fatta, “limitava… abitazione” raccontato, “tante foglie” aggettivo qualificativo: taglia; meglio sostituire con un’ immagine: “dal centro della stanza fino al battiscopa, il pavimento era un lago di foglie secche” o preferibilmente immagini più memorabili, “rigorosamente secche” avverbio inutile che tra l’altro rende la frase paratattica senza risultare più “profonda”: quando usi la paratassi, la lettura risulta più difficile: quindi ci dev’essere un buon motivo per farlo: qui non c’è. “strane luci la notte e di una cantilena ossessiva” cliché, “come una ciliegina sulla torta” frase fatta, “si percepiva… stanza” togli, “Il tipo di foto” non visivo e astratto; “sorta di” taglia sempre “piuttosto, sorta di, quasi come, tipo” etc; l’immagine della porta completamente scomparsa mi piace, ma dovevi specificare che la stanza era cieca; etc etc etc