Dove eravamo rimasti?
Vittime di una Tragedia
Il metallo della maniglia era ammaccato in più punti e sembrava essere ricoperto di una sostanza secca, come il fango.
Non avrebbe potuto giurare che nessuna di queste considerazioni fosse corretta, perché continuava a non vedere altro che sagome e ombre.
Dari si ritrovò in un corridoio. Poteva vedere le finestre allineate su un lato e molte porte sull’altro.
Una scuola?
La pallida luce della luna le permise di distinguere altri dettagli.
C’erano delle scie scure, sia sul pavimento che sui muri e alcuni schizzi sul soffitto.
Pensò che fosse sangue e allo stesso tempo si disse che non poteva essere vero.
A circa dieci metri da lei c’erano degli oggetti sparsi sul pavimento. Si avvicinò.
Erano grandi come sacchi di patate.
Si avvicinò ancora.
Sembravano manichini.
Fece un altro passo.
Cadaveri di bambini.
Era avvenuta una terribile tragedia in quell’edificio.
Dari si voltò e prese a seguire il lungo corridoio. Scoprì che i cadaveri erano ovunque e non c’era modo di evitarli.
Dopo qualche minuto, giunse ad un bivio.
Di fronte a lei un portone conduceva all’esterno, dove una lunga tettoia di legno proteggeva il passaggio verso un secondo edificio.
Alla sua destra invece, un’ampia scala portava al piano superiore.
Rimase lì qualche secondo per pensarci, quando avvertì una presenza poco lontano da lei.
In un angolo, nell’ombra, sedeva un bambino. Inizialmente pensò ad un altro cadavere, ma poi lo vide alzare la testa.
Si fissarono per lunghi interminabili secondi. Poi il bambino si alzò in piedi, con molta difficoltà.
Darshika lo riconobbe: era il bambino dell’appartamento.
«Chi sei? Cosa vuoi da me?»
Il bambino rimase immobile, come se quelle parole lo avessero sorpreso. Fece qualche passo in avanti così da trovarsi sotto la debole luce che filtrava dalla finestra incrostata di polvere e sangue.
Fatti quei pochi faticosissimi passi, il bambino semplicemente si fermò. E continuò a guardarla.
Darshika cercò di respirare normalmente e soprattutto, cosa ancora più difficile, si impose di non guardare le ferite su quel corpo, il sangue che lo ricopriva, le ossa rotte. Si concentrò sui suoi occhi.
«Parli la mia lingua?»
Il bambino fece cadere leggermente la testa di lato, come a guardare qualcosa che non capiva bene.
Alzò il braccio di fronte a sé. Di nuovo questo gesto fu accompagnato da gocce di sangue che cadevano sul pavimento già sporco.
Darshika guardò quella mano molto a lungo, ma il bambino non sembrava impaziente. A dire il vero, sembrava che avesse tutto il tempo del mondo.
Dari si avvicinò a lui.
“Che cosa sto facendo? – pensava – Perché non scappo via? Ma poi scappare dove?”
Mentre la sua mente era intenta a trovare risposta a queste domande, la sua mano, come mossa da una forza a lei ignota e del tutto indipendente, andò ad appoggiarsi su quella fredda e rigida del bambino.
Tutto intorno a lei divenne tremendamente buio.
Si ritrovò ancora con la mano a mezz’aria, ma non sentiva più la presenza del bambino.
Non vedeva assolutamente nulla, neanche la mano che aveva appena abbassato.
Poi, lentamente, una debole luce si accese di fronte a lei. La luce si intensificava ogni secondo di più e prese ad illuminare alcuni oggetti: una porta alla sua sinistra, una poltrona azzurra di fronte a lei, una culla fra la poltrona e un letto da ospedale. Sul letto c’era una donna che dormiva supina, con le braccia lungo i fianchi.
Darshika provò a muoversi, ma non ci riuscì: non aveva percezione del suo corpo dalla vita in giù.
Adesso la luce illuminava tutta la stanza intorno a lei. Sembrava la camera di un ospedale molto povero. La poltrona azzurra, per esempio, era stata rattoppata più volte da una persona premurosa che tuttavia doveva essersi stancata di quella incombenza, perché numerosi graffi ricoprivano i braccioli, disseminando l’azzurro della poltrona di strisce bianche.
Improvvisamente la porta si aprì ed entrò un giovane alto, robusto, con un ampio collo e lo sguardo di chi non chiede niente dalla vita perché gli è già stato negato tutto.
«Forza Titi, è l’ora della pappa.»
L’uomo si avvicinò alla donna sul letto, scostò le coperte e Darshika vide che i polsi della donna erano legati al letto con robuste cinghie di cuoio.
La donna mosse appena la testa verso di lui, aprì la bocca, come per dirgli qualcosa, ma ci ripensò e lo lasciò fare.
L’uomo la sollevò e la mise a sedere, come si farebbe con una bambola.
Poi andò alla culla, si chinò e prese una piccola neonata, placidamente avvolta in una copertina rosa con dei fiori ricamati sull’orlo.
L’uomo la mise in braccio alla donna che, con un gesto automatico, si era già denudata il seno.
«Il signore mi manda a dirle che ultimamente è proprio brava e che per questo le farà un regalo.»
La notizia non sembrò colpire in alcun modo la donna.
«Ho anche sentito che la nuova ragazza è già incinta. Non è una bella notizia?»
Questa volta la donna alzò lo sguardo e con voce fredda gli disse:
«Riferisci al signore che questo ventre ha generato la sua Morte e che la sto nutrendo con il mio odio.»
Quale strada sceglierà Dari?
- Indietro, potrebbe aver tralasciato qualcosa (0%)
- Le scale a sinistra, al piano di sopra (56%)
- La porta di fronte, verso l'esterno (44%)

24/12/2015 at 14:45
Indubbiamente le scale a sinistra 🙂
03/12/2015 at 15:41
Una piccola considerazione personale: secondo me è troppo impavida la protagonista. Chiunque altro al suo posto, alla vista di cadaveri e sangue, come minimo starebbe tremando dalla paura.
A parte questo ottimo capitolo!
03/12/2015 at 23:23
Anche per questo ci sarà una spiegazione 😀
Grazie!
29/11/2015 at 14:36
Le scale a sinistra. Hai mostrato che Darshika ha un carattere inquisitivo (non scappa davanti ai cadaveri e al bambini, ma anzi cerca di avvicinarsi e stabilire un contatto), di conseguenza mi sembra la scelta più naturale. La parte iniziale “Il metallo della maniglia era ammaccato in più punti e sembrava essere ricoperto di una sostanza secca, come il fango.Non avrebbe potuto giurare che nessuna di queste considerazioni fosse corretta, perché continuava a non vedere altro che sagome e ombre” non mi convince tanto, la trovo un pò contorta. Oltre questa considerazione, il capitolo mi è piaciuto, specialmente verso il finale. Al prossimo episodio!
03/12/2015 at 23:24
Ho usato questa descrizione proprio perché lei non capisce bene che sostanza sia e non la collega ancora con il sangue che trova in corridoio.
Grazie come sempre!
26/11/2015 at 06:50
Le scale a sinistra, al piano di sopra. Se la vista di tutti quei cadaveri non l’ha spaventata più di tanto, vuol dire che la nostra Dari ha abbastanza coraggio per andare a fondo in questa faccenda.
Anche questo capitolo lascia vedere molto bene le scene in cui si muovono i personaggi, continua così.
Ciao.
03/12/2015 at 23:24
Grazie mille Anna! Alla prossima! 😀
23/11/2015 at 21:46
Credo la porta di fronte. Fuggire da quel posto, prima di tutto!
03/12/2015 at 23:25
Reazione comprensibile 😀
Grazie come sempre!