Dove eravamo rimasti?
Le ferite non sanguinano più
“E anche questa è andata” disse lo stronzo con fare candido. Intanto aveva inciso il braccio di Martha. Un’altra volta. Nell’ultimo mese lo aveva fatto altre cinque volte. Una volta perché era tornata a casa – casa, sostantivo femminile: indica il luogo sicuro dove fai ritorno – a notte fonda. Una volta perché era tornata a casa strafatta. Una volta perché aveva tirato su anche quello che non aveva bevuto. Una volta perché era tornata a casa dopo aver scopato Jerry, il tipo dell’affitto. E poi stavolta, perché mannaggiaccristo, si lamentava Lui, c’aveva la pancia più vuota delle palle.
“L’hai capito o no, come funziona?”, diceva lo stronzo con fare intellettuale. Certo che l’ho capito brutto idiota, gli avrebbe voluto rispondere Martha. Invece se lo teneva per sé, e preferiva rispondere che Sì, è tutto chiaro, ti chiedo scusa, non succederà più. Ad ogni “errore” corrispondeva un taglio sul braccio. I più dolorosi, quelli che Martha non sopportava, erano quelli coi coltelli senza denti: non erano abbastanza affilati per tagliare e Lui li ripassava fino a che il sangue scivolava libero all’esterno della ferita. Preferiva quelli con i cocci di bottiglia, con l’ago della siringa o con la scheda telefonica; su questo non c’erano dubbi.
Mercoledì la situazione lì dentro, nella casa di Martha e di Lui, era decisamente migliorata. Erano diversi giorni che Martha non si faceva non beveva non scopava non tornava tardi la notte. Erano diversi giorni che Martha era diversa. Sulle mensole in cucina i piatti ancora interi erano disposti in ordine crescente. Il cesso, l’albergo dell’immondo, era pulito. In cucina addirittura si potevano intravedere, tra un oggetto inutile e una scatoletta vuota, due sacchi e mezzo di pasta. Come tutto quel disordine fosse scomparso lo sapeva bene; quello che invece non ricordava era come fosse arrivato. Forse era entrato di soppiatto, ai tempi del Primo Buco. Forse l’aveva portato la seconda dose, e l’avevano fatto accomodare. Poi probabilmente le visite s’erano fatte più frequenti, fino a prendere possesso della casa. Ora, che aveva più Buchi lei dell’ozono, il disordine era un po’ come la pelle sull’arancia: non ci si faceva più caso.
Passavano i giorni e intanto passavano anche le crisi. I crampi allo stomaco, la febbre, la merda sciolta. Tutto aveva un peso, certo, ma il terzo giorno fu la resurrezione. Anche se la droga l’aveva sotto il naso tutto il tempo, perché Lui – lo stronzo – si faceva da mattina a sera, e a volte pure in sonnambula, il bisogno andava svanendo. “Hey baby, lo vuoi un assaggio?”, domandava Lui estatico. No, no davvero, magari dopo, ora pensaci te, rispondeva Martha.
Fu una sera, che Lui lo notò. Era sul divano con Martha, probabilmente stava smaltendo la dose precedente. “Lo vedi, eh? Ora le ferite non ci sono più, ma guarda che schifo di segni che ti ritrovi. Quelli te li porterai addosso tutta la vita, perché sei stata cattiva”, disse con fare languido. Una punta di freddo risalì Martha dal coccige al cervelletto. “Hai ragione – rispose lei – sei stato proprio bravo con me”. “Non scordartelo mai, baby. E ora baciami il cazzo. Che mi sa che mi scende la depressione”. Fece appena in tempo a slacciargli i pantaloni, che Lui si addormentò.
Lui, suo marito. Lui, il suo amante, Lui, la sua droga di sempre. Se l’erano cercata quella vita lì, Martha e Lui. Sesso, droga e rock ‘n’ roll. Il primo ad andarsene fu il rock ‘n’ roll, rimpiazzato dalla radio e poi dal rumore delle macchine giù in strada. Poi il sesso, perché l’orgasmo vero è a circa 50 secondi dalla prima dose; e poi, in ogni caso, dopo è tutto più difficile. Era rimasta solo la droga, e gli stava bene così. Bene fino al giorno in cui i soldi finirono. E toccava a lei andare giù al bar a farsi scopare e a dar via il culo, quando la passerina ormai non la voleva più nessuno. Tutto per una dose, per qualche birra o per pagare l’affitto; l’amore non si svergina.
Quella notte Lui era a letto, Martha in cucina, con le mani a U che tenevano il mento e le guance. Era ancora così la mattina dopo, quando la portarono via. Sospettano sia stata lei a chiamare i soccorsi, ma era decisamente troppo tardi: ventidue ferite, come le tacche che aveva lei sul braccio, distribuite tra addome, petto e volto.
La barella scivolò rapida sotto gli occhi di Martha, mentre due nerboruti le stavano bloccando i polsi in due morse d’acciaio. Disse solo una frase, prima di sparire dentro l’auto: “lo vedi? Ora le ferite non sanguinano più, ma guarda un po’ che brutti segni”.
Le sirene gridarono di dolore, perché tutti si girassero a guardare quella donna.
Chi sarà il protagonista del prossimo episodio?
- Una coppia di giovani (100%)
- Una donna (0%)
- Un uomo (0%)

20/11/2015 at 17:12
1° capitolo: un uomo
2° capitolo: una donna
Per il 3° capitolo tocca alla coppia di giovani.
Credo che il filo conduttore delle storie sia uno di questi:
– amore;
– casa;
– prigione/crimine
21/11/2015 at 18:10
Sicuramente il tema della prigionia non manca, Drago. E, in questi primi due, anche gli altri due non mancano. 😉
20/11/2015 at 17:06
Mi è piaciuto molto questo secondo episodio, bello anche il titolo. Il personaggio di Martha, poi, è emerso dal suo silenzio e dalla sua sottomissione ad una vita fin troppo piena di ferite.
Voto la coppia.
Ciao, alla prossima.
21/11/2015 at 18:11
Mi fa davvero molto piacere ti sia piaciuto! Vedremo come andrà con la coppia. A presto! 🙂
18/11/2015 at 23:02
Una donna… per par condicio.
La storia promette bene, la trama risulta essere davvero originale e il profilo di Sammy, primo dei dieci personaggi, mostra come da perdente (detenuto) ci si possa riscattare e tornare ad essere liberi senza considerarsi sconfitti.
Seguo volentieri.
20/11/2015 at 16:34
Ciao Anna! Ecco qui: episodio pubblicato. Ti ringrazio tantissimo, passo subito da te!
18/11/2015 at 12:00
Ciao Marco!
Che strano: poche settimane fa mi sono iscritto ad un furum online, e ho scelto proprio il nick OxytocinIK (ossitocinico). Anche perché c’è “cinico” all’interno!
18/11/2015 at 20:42
Ciao VaiTra, suppongo intendessi “che coincidenza”. Mi spiacerebbe molto se insinuassi senza conoscermi.
Inoltre, credo tu abbia fatto confusione: qui ci si scambia commenti sui racconti, non sulle biografie!
19/11/2015 at 11:24
No, intendevo: sei un hacker informatico, mi hai spiato, sei risalito al mio indirizzo email, hai preso la visione remota del mio computer, hai visto che mi sono iscritto al forum, hai visto mentre scrivevo il nick, ti è piaciuto e me l’hai copiato.
Intendevo proprio questo!
19/11/2015 at 11:25
(forse è meglio se specifico che sono ironico)
20/11/2015 at 16:36
Ammetterai, per lo meno, di aver scelto le parole più sconsigliate.
Comunque, se ti va, gradirei un tuo commento ai racconti. Ho letto il tuo e mi pare tu abbia un’idea precisa di come vorresti rendere horror una storia. E questo non è certamente da tutti.
16/11/2015 at 19:12
Ho optato per la coppia.
sinceramente non so cosa dire, in genere aspetto di leggere due/tre episodi per dare un parere sulla trama. 🙂 per il resto, trovo un pò ridondande la ripetizione del nome, anche se devo ammettere che così riesci a rendere di più l’idea di qualcuno rimasto solo per tanto tempo (tipo che parla con se stesso). Aspetto il prossimo capitolo per capire il filo conduttore! Se vuoi passare dal mio, è un piacere! 🙂
16/11/2015 at 20:16
Ciao Giulia, ti ringrazio per il commento. La trama la immagino come una serie di capitoli con un minimo comune denominatore, senza sequenzialità. Saranno 10 episodi tutti accomunati da un tema – o da una visione del tema – che tenterò di legare definitivamente nell’ultimo capitolo un po’ come fossero i fili della tela del ragno.
Per quanto riguarda il nome, Sammy, la ridondanza è (chiaramente) ricercata: vorrebbe trasmettere l’dea di una coscienza esteriore che rievoca la storia, come se la stesse rivivendo in quel preciso istante. Una storia che, alla fine, altro non è che Sammy. Appunto 🙂
15/11/2015 at 21:15
Se in questo episodio il protagonista era un uomo, il prossimo deve avere per forza avere una donna.
Gli episodi avranno un filo conduttore o le storie saranno tutte slegate le une dalle altre?
15/11/2015 at 21:35
L’idea è quella del fil rouge. La speranza, quella di riuscire nella catarsi del capitolo finale. Non sarà facile, ma ci proveremo!
15/11/2015 at 21:39
Quindi tutte le storie sono legate, in qualche modo?
15/11/2015 at 21:55
Sì. Il senso è questo: probabilmente non ci sarà continuità tra un capitolo e l’altro. Ma tutti saranno accomunati da un fattore. Nell’ultimo capitolo – ci proverò, ma sono alle prime armi – l’idea è quella di legarli tutti assieme.
16/11/2015 at 20:59
Spero solo che non arrivi un certo autore a dare “giudizi” e “consigli” al tuo racconto.
Se ti interessa, passa da me.
18/11/2015 at 20:44
Credo sia arrivato, drago. Ma lo vedo un po’ confuso.
18/11/2015 at 20:52
E non ha ancora iniziato.