Qualcuno rapì il furetto stanco

Dove eravamo rimasti?

E dopo mesi e mesi dall'inizio, eccoci sul rettilineo d'arrivo. Cosa vi chiedo? Boh! Guarda, voto questa terza opzione perché mi sei simpatica e così puoi decidere come più ti piace. (69%)

Lasciarlo andare

Mina parlava lentamente, facendo pause teatrali:
«Nei suoi ultimi giorni, tuo padre era sereno. Aveva raggiunto un equilibrio, la Fine non gli faceva più tanta paura:
“Non ho risposte”, diceva, “ma ho capito quali sono le domande importanti.
Somigliano a quelle per cui tutte le religioni hanno una verità preconfezionata.
La Chiesa, in fin dei conti, cosa ti indica?
 Un Luogo dove andrai. Un Significato per la tua esistenza terrena.
Ma non è assurdo che io mi domandi cosa c’è oltre la vita? Lo scoprirò tra poco!
Però se togli l’enfasi, se togli le maiuscole a quelle domande, cosa rimane?
Un banale dove.
Un banalissimo perché.
Poniti queste, di domande! Non cercare grandi, inutili risposte, alla fine. Cercane piccole, ogni giorno.”»
«Dove. Perché» ripeté Mina.
Moneta aveva ascoltato dal padre un discorso simile, interpretandolo come l’ennesima, ultima manifestazione del costante sarcasmo di quell’uomo.
Però… Chiedersi dove l’avrebbe portata la cocaina le sarebbe bastato per non iniziare a drogarsi? Ne dubitò, ma arrossì comunque.
Mina continuò:
«Non sapeva né dove andava, né che senso avesse avuto la sua vita. Eppure… è morto in pace, lui. Consegnandomi… come eredità… due stupide domande» scandì.

Il silenzio si prolungò, fu Moneta a romperlo:
«Papà…» la voce le si incrinò al ricordo: «È stato bello, più di quanto immaginassi, lasciarlo andare nel vento…»
«Ridicolo!» Mina la interruppe ridendo sprezzante: «Ci ha provato, a convincermi: per lui le dovevamo spargere insieme, le sue ceneri! Io e tu! Salutare un… mucchietto di polvere!»
Caricò di disgusto le ultime parole.
Proseguì: «Nell’istante in cui ha smesso di respirare, Pissi non era più.»
Si batté l’indice sulla tempia:
«Tutti i ricordi con lui erano già qui dentro. Tutto ciò che mi rimane di lui. Che rimane di lui.»

«È colpa sua!» continuò dopo un sospiro.
«Mi ha… costretta a chiedermi dove volevo portare Edoardo e perché.»
Si alzò in piedi, passeggiava nervosamente:
«Be’ io ce l’ho, la risposta. Lo hai visto anche tu, Edo: sai che ha 140 di quoziente intellettivo? È mio preciso dovere accompagnarlo dove può arrivare! In cima! Perché lui deve essere ricordato!»
La voce divenne un bisbiglio: «Per dare un senso alla sua vita. A quella di Pissi. Alla mia.»
«Dio, Mina! Che razza di responsabilità gli vuoi dare?»
Mina si fermò:
«Dio, appunto: se ti accontenti, c’è la religione. No! Io so che mio figlio può lasciare un’impronta, visibile nei secoli» disse calma. «È l’unica immortalità che concepisco. Ma non basta essere intelligenti! Occorre studio, continuo! Disciplina!»
Moneta si ribellò:
«E lo vorresti… accompagnare con punizioni sproporzionate? Con i farmaci?»
Mina si accese un’altra sigaretta:
«Sì. Sì, certo! I farmaci… L’Equasym lo aiutava a memorizzare, a risparmiare tempo. Gli fa male? Bene, smetterò di darglielo. Non sono un mostro!»

Moneta non vedeva un mostro: vedeva una donna innamorata, intrappolata nell’abisso di un processo di elaborazione del lutto non risolto.
In questo abisso teneva abbracciato l’unico figlio, così da trasformare un gesto d’amore in una condanna.
Una terrificante visione balenò, emergendo dal buio del suo inconscio: vide due donne incatenate al cadavere di un uomo che avevano amato.
Spinse indietro la schiena, cercando una posizione più comoda sulla poltrona.
«No, non lo sei.»
Le risposte la folgorarono in quel momento.
Senza che avesse deciso di chiederselo, sapeva Dove: accanto a Edoardo.
Perché? Perché lui aveva bisogno di aiuto!

Non solo.
Per aiutare sé stessa.
Per aiutare Mina, anche.
Era strano? Forse, ma le piacesse o no, lei e quella donna erano legate.
Mina aveva chiesto implicitamente aiuto, non solo per Edo.
E il bimbo stava implicitamente aiutando lei, Moneta.
Una famiglia si sostiene spesso su una tela sottile di richieste implicite.
Erano questo?
Nientemeno? Una famiglia?
Lo aveva negato e rifiutato quando suo padre era vivo e nei mesi successivi alla morte.
Ora capì che non avevano scelta.
Parlò:
«Noi tre staremo insieme. Per qualche tempo.»
Mina farfugliò qualcosa in tono incredulo, lei la sovrastò alzando la voce:
«Edoardo ha bisogno di me per disintossicarsi. E ha bisogno di te.»
Mina ammutolì. Moneta la guardò, risoluta come mai lo era stata:
«Verrò da voi, ogni volta che posso. Ci sopporteremo. Fino a che ce ne sarà bisogno.»
Sperava che dalle sue parole non trasparisse quanto il bisogno di cui parlava fosse in larga parte anche suo.
Probabilmente sarebbe venuto fuori: in una famiglia esistono cose non dette, ma i segreti sono rari.

Furono interrotte da un pianto.
Accorsero: un incubo aveva svegliato Edo. Questa volta Moneta non rimase in disparte: sotto lo sguardo sospettoso di Mina, gli sussurrò la favola di un bizzarro gatto marrone e di un cacciatore cattivo. Al termine, Edo riuscì a dire poche parole, le palpebre pronte a desistere nuovamente alla prepotenza del sonno:
«Bella! Questa Pissi non me l’aveva raccontata. L’hai letta in un libro? Me lo regali?»
La risposta arrivò che il bimbo aveva già chiuso gli occhi:
«È ancora da scrivere, piccolo. Lo faremo insieme.»

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443 Commenti

  • Ciao Moneta, scusami se arrivo solo ora ma ancora una volta la vita vera mi ha tenuto lontano dal sito… Non ho letto gli altro commenti e ho appena finito di leggere il capitolo e a caldo ti dico che… Boh, non lo so… Apprezzo il tentativo di riannodare i fili e dare un senso alla storia ma non mi ha convinto del tutto. In parte credo possa dipendere dal fatto che non ho letto interamente il precedente racconto a cui questo finale mi sembra di capire rimanda, almeno in parte. Eppure c’è anche qualcos’altro. Alcune riflessioni mi sono piaciute molto, ma mi sembrano un po’ forzate. Come se avessi voluto mettercele a forza. In definitiva il racconto non mi ha entusiasmato, ma questo non vuol dire nulla. Continuo a pensare che tu sia tra le autrici più talentuose del sito e una delle pochissime che abbia delle chance anche fuori di qui…

    • Ciao Lou,
      Grazie per il commento.
      Non credo che la tua perplessità dipenda dal fatto di non aver letto il precedente. Oddio, più che altro spero di no! Ossia speravo che non si avesse il dubbio di non avere tutte le info: ciò che ci interessa del racconto precedente è ripetuto in questo. Se le riflessioni ti sembrano forzate significa che non le ho rese in modo convincente. Mi piace la tua osservazione, perché in un certo senso hai notato una dato di fatto. Ci sono alcune cose che mi sono sentita in dovere di scrivere per ‘giustificare’ la sinossi. Avrei certamente reso le riflessioni in maniera diversa se non mi fossi sentita legata a certo vincoli. Sì, per me è importantissimo riannodare i fili e sì, qui sopra navigo ‘a braccio’, conciliare le due cose non è sempre facile, ma fa parte dell’esercizio. Anche nel racconto in corso non sarà molto diverso, cioè, per certi versi sarà diversissimo perché intendo provare a seguire una struttura rigidamente predeterminata. Ma la trama è in divenire. Se leggi qualche commento sotto capisci. Quindi, ti ringrazio. Le ultime righe le prendo come un’adulazione, mi fa piacere vederlo scritto ma non mi convince del tutto 😀
      Una mia scheggia è già fuori di qui, ma non è che abbia esattamente orde di pubblico adorante. Si leva qualche microscopica soddisfazione, questo sì 🙂
      Grazie di cuore, soprattutto per la sincerità.
      Ciao ciao

  • Wow!
    Ripeto, WOW!
    All’inizio non avevo considerato di leggere il tuo racconto!
    Ma adesso!
    per ora ho letto solo il primo capitolo,ma ti assicuro che lo leggerò tutto! Tutto!
    bravo/a!
    Ora vado a leggere difetto fatale!

    PS:se guardassi il mio racconto salterei dalla gioia!
    Ciao e alla proximaa!!!

  • Questo finale mi è piaciuto molto. Ho avuto tempo di rifletterci: l’ho letto un paio di giorni fa ma non avevo ancora avuto tempo e modo di commentare. Mi è piaciuto davvero molto, non solo chiarifica la situazione di queste due donne incomplete, ferite, traumatizzate e in cerca di un’ancora (la droga per l’una, l’intelligenza del figlio per l’altra), ma mostra anche loro (o almeno a Moneta, ma Mina l’ha cercata, quindi forse lo vuole anche lei) che hanno bisogno di stare insieme, che forse possono aiutarsi.
    Se devo muovere una critica, trovo che questo finale si è sviluppato negli ultimi capitoli, ritrovando Mina, ma è un po’ slegato dalla prima parte della storia. Questa mancanza incolmabile del padre non si vede nei primi capitoli, chi non ha letto Attu Marroj (l’ho scritto a naso) non sapeva nemmeno che il padre fosse morto e Moneta ne avesse sparso le ceneri.
    Ecco, credo ci sia un po’ una cesura tra prima e seconda metà del racconto, il passaggio non è fluido e immediato, ma seguendo le opzioni dei lettori è davvero difficile tenere un filo lineare e fluido.
    Ma l’insieme mi è davvero piaciuto.
    Per finire, visto che sono una puntigliosa brontolona, mi permetto una mia personale correzione (che puoi beatamente spedire nel cestino): io avrei messo due “due donne incatenate al ricordo di un uomo che avevano amato”, o al fantasma. Non so, cadavere mi sa davvero di concreto, fisico, ma è la mancanza di quell’uomo, il suo ricordo che le incatena. La vedo così, vale quel che vale.
    Ho letto anche quello nuovo ma lo commento poi, ti ho ammorbato abbstanza per oggi 🙂
    Ciao

    • Ciao Marezia,
      Sono veramente contenta che ti sia piaciuto. Addirittura molto! Cosa posso pretendere di più?
      Mi fa piacere.
      Venendo alle osservazioni: hai ragione. Non posso scriverlo in altro modo. La cesura c’è perché fino a tre capitoli fa non avevo alcuna intenzione di parlare di Mina. Sarebbe rimasta un oggetto misterioso. Moneta e Edo avrebbero risolto i loro problemi insieme, in qualche modo avremmo saputo qualcosa della mamma ‘abdicante’, ma niente di più di qualche accenno. Voi, con i vostri commenti, mi avete fatto cambiare idea. Ho sacrificato un po’ di omogeneità della storia per scrivere un finale che mi convinceva di più di ciò che avevo in mente in origine . No, non in origine, la storia originale si è fermata al primo capitolo. Non mi piace molto la retorica, ma devo dire che in questo caso, anche più che nel mio primo racconto, la storia l’abbiamo scritta insieme. Ovviamente le parti belle sono merito vostro, quelle pallose colpa mia 😀 😀
      Non pensavo e non penso che fosse necessario sapere che Moneta aveva sparso le ceneri, tutto sommato scrivo quello che serve in poche righe. Però è assolutamente vero che la mancanza del padre manca ( 🙂 ) nei primi capitoli. Il motivo lo sai, ma, anche in questo caso, ho pensato che non fosse così importante. Anzi: tutti si aspettavano chissà quale segreto custodito da Mina. Vi ho dato un segreto.
      Capisco la tua obiezione riguardo al termine usato, però tutto sommato manterrei quella parola: volevo creare un contrasto stridente tra un ricordo dolce e una situazione aberrante. Insomma, volevo che il vincolo apparisse concreto, materiale, fisico e anche orribile. Nonostante quella persona fosse una delle più importanti della loro vita: il concetto è che Mina, soprattutto, si ostina in un certo senso a negare la morte di… un morto e nella sua psiche il ricordo non si può slegare dal concreto, il fantasma non può staccarsi dalla carne, vi rimane imprigionato e si corrompe.
      Boh, non lo so spiegare bene, però io l’ho capito 🙂
      Sì, manterrei assolutamente quel termine.
      Grazie tantissime del tuo commento, grazie di esserci sempre e di scrivere sempre quello che pensi.
      Ciao ciao

    • Ciao Danio,
      Contentissima che ti sia piaciuto. Della struttura del racconto non capisco niente neanch’io (si era intuito?), ma pgni confronto è un’occasione di crescita quindi ho preso spunto per cercare di arricchire un po’ il mio bagaglio di conoscenze.
      Mi aspetti? Sono felicissima. Il prossimo sarà diverso, spero possa piacere!
      Ciao ciao

  • Un finale con una punta di zucchero per una storia che è una storia 😉
    Mi è piaciuto 🙂

    Non sono d’accordo con Amomarta: qui abbiamo un inizio, uno sviluppo ed una conclusione reale diversa dall’iniziale. Un’evoluzione dei personaggi che porta da un certo stato ad un altro diverso. La protagonista non è Moneta o, per meglio dire, non è solo lei. È più che altro il rapporto tra Edo e lei (solo nella parte finale c’è Mina che, all’inizio, è solo la scintilla che fa partire il motore). Ed è tutto il motore trainante della storia. Il conflitto c’è e viene risolto. Il problema no, ma si avvia verso un’altra strada, anziché rimanere impatanato. La storia avrebbe potuto impantanarsi più di una volta, eppure l’autrice (Moneta, guarda caso 😛 ) ha evitato ogni “trappola” portando la storia avanti e rimanendo concentrata su ciò che voleva raccontare. Naturalmente ci sono errorini sparsi qua e là, molto probabilmente dettati dal fatto che la storia si è sviluppata man mano che veniva scritta 😉

    —————————————————-
    Moneta (…) gli sussurrò la favola di un bizzarro gatto marrone e di un cacciatore cattivo. Al termine, Edo riuscì a dire poche parole, le palpebre pronte a desistere nuovamente alla prepotenza del sonno:
    «Bella! Questa Pissi non me l’aveva raccontata. L’hai letta in un libro? Me lo regali?»
    La risposta arrivò che il bimbo aveva già chiuso gli occhi:
    «È ancora da scrivere, piccolo. Lo faremo insieme.»
    ——————————————————
    😀 😀 😀

    Ciao 🙂

    • Ciao Red,
      Sono lusingata dal tuo commento, grazie di cuore.
      Devo ammettere che io la vedo un po’ come te, ma posso essere tacciata di essere di parte 😀
      AmoMarta faceva comunque un discorso diverso e del tutto legittimo, anche la sua critica mi ha arricchito. Anzi, di più, mi ha ispirato, perché se non me l’avesse fatta probabilmente non avrei trovato un altro incipit così velocemente.
      Grazie, grazie, grazie
      Ciao ciao a presto!

  • Certe cose ritornano. Il gatto, l’affetto, il padre e quell’idea di famiglia in cui tutti, bene o male, abbiamo necessità di rifugiarci. Le debolezze, le paure e le follie cercano riparo sempre tra le braccia di qualcuno. Allora ecco Mina che chiede aiuto a Moneta abbandonandole i figlio e scappando altrove, Moneta che si offre di prestare l’aiuto ma fondamentalmente sta cercando un riparo ed il piccolo Edo che di aiuto ne ha sì bisogno, ma ancora non lo sa e quel filo sottilissimo che, anche se sottilissimo e sfilacciato dalla morte del padre, li tiene uniti in un qualcosa che potrebbe far pensare ad una famiglia. Ma la storia è ancora da scrivere, mi sembra di aver capito, ed io sto qui, buono buono e aspetto il prossimo capitolo.
    Brava Moneta, ti aspetto.

    • Francesco, hai fatto un riassunto stupendo della mia storia.
      Sono contenta, perché sono le parole che avrei potuto usare io.
      La storia è da scrivere, certo, ma il prossimo episodio non sarà temporalmente adiacente a questo. Magari vedremo un ‘Edo’ già grande. Magari scopriremo qualcosa in più della sua personalità ormai adulta.
      Grazie di aver voluto commentare il finale, in questo modo così toccante, poi!
      Ciao Francesco, a presto

  • Ed ecco il finale.
    Complimenti Moneta, sei stata così brava che sei riuscita a smorzare la rabbia che il personaggio di Mina mi ha suscitato sin dall’inizio. Hai raccontato le sue ragioni, accettabili o meno, e così facendo l’hai resa attiva protagonista, spiegandoci i motivi che hanno generato la situazione in cui si trova Edoardo. L’ho percepito come molto amaro, questo finale, ma di un’amarezza dolce che si spalma bene sulle cose, dando loro spessore e significato.
    Se posso, mi sembra che questo capitolo abbia messo in ordine tutti i pensieri e gli avvenimenti narrati nei precedenti nove. Ogni cosa ha trovato il suo posto. Bello.
    Ti aspetto per la prossima storia, d’accordo?
    Ciao 🙂

    • Ciao Athelas,
      Amaro. O realistico. Convivenza come simbiosi o parassitismo? Non lo so, sinceramente. Ho pensato di terminare in questo modo perché qualche volta, nella vita, il compromesso è indispensabile. Edo deve crescere e due adulti hanno il dovere di mettere le sue esigenze in primo piano. Mi sono domandata quali follie potrebbero accadere in una famiglia simile. Non mi sono data risposte. Ho pensato che quella di Moneta fosse l’unica soluzione possibile, in quel momento. Ci proveranno, non so se ci riusciranno. O forse, almeno in parte, lo so, se è vero che ‘Dodi’ ha tutta l’aria di essere un vezzeggiativo di Edoardo. 😉
      Ciao, grazie di esserci, dei complimenti, di aver commentato anche questo finale.
      A presto!

  • Ciao Moneta!
    Internet ha fatto i capricci, così mi sono persa un episodio, ma finalmente sono riuscita a tornare.
    Mi è piaciuto molto il messaggio racchiuso nell’ultimo capitolo. Alla fine, la famiglia è la chiave. Moneta, Mina e Edo sono legati. Per riuscire a proseguire, per riuscire a superare gli ostacoli che la vita ha posto lungo il loro cammino, hanno bisogno di aiutarsi a vicenda.
    Brava. ^_^
    Al prossimo racconto! 😉

    • Grazie Tia, sono felice che il messaggio ti sia piaciuto. Al di là del fatto che due persone possano essere totalmente incompatibili, è bello pensare che riescano a trovare un minimo comune denominatore per aiutare chi amano. E per aiutarsi.
      Grazie di esserci e di aver commentato anche il finale, per me è molto importante.
      Ciao ciao

    • Grazie Anna, sono contenta che ti sia piaciuto.
      Tutto sommato anch’io sono soddisfatta da questa storia. Se poi ho intrattenuto qualcuno, sono anche più felice. Accetto tutte le critiche quando le capisco, ma essendo la mia esperienza e la mia formazione, in ambito di scrittura creativa, piuttosto limitata, qualche volta ho la necessità che mi si spieghi una critica che altrimenti mi risulta difficile da comprendere. Per fortuna AmoMarta è stata disponibilissima e ho capito la sua posizione.
      Ciao ciao, grazie di aver commentato anche il finale.

  • Il dilatarsi del tempo, le pause, le attese per il successivo episodio/passo/passaggio devono aver slegato qualche aspetto nodale del racconto che avevi in mente. Lo dico perché in parte l’ho trovato “perduto nell’isola che non c’è” e che non si raggiunge a nuoto come hai fatto tu. Hai nuotato, sei rimasta a galla, è vero, ma non sei arrivata all’isola, solo a una sponda sufficiente a salvarti. Tecnicamente potrei dirti che non funziona. Esteticamente sì, è ben mostrato. Ma l’estetica slegata dalla struttura tecnica crea “mostri”… cioè rende “leggibile” qualcosa che poteva e doveva essere “godibile”.
    Ad esempio – e ti faccio un solo esempio, poiché qui non siamo a casa nostra e ci vorrebbe troppo – devi sempre tenere a mente che il tuo protagonista deve essere colui che muove i fili narrativi, colui che muove la storia. Qui chi la muove la storia? E poi: sei sicura che si capisca fino in fondo e chiaramente chi sia “questo tuo protagonista”? Edo? Mina? Moneta? In prospettiva posso dirti che non c’è un protagonista e che ognuno di loro non ha mosso la storia. Qui vedo il più grosso errore tecnico a cui mi riferivo prima. Ognuno di loro – i tre – è stato spettatore di eventi e, al più, catalizzatore e catalizzato ma non attivo nel midpoint, mai risolutivo né nel bene né nel male. Non si deve mai equivocare l’azione o la reazione del personaggio con “l’essere colui che muove la storia”, sono cose diverse e distanti. Poichè muoverla equivale a risolvere il conflitto interno/esterno del plot. Qui invece il conflitto si scopre ma non si risolve, si prende atto di esso ma non lo si può muovere. C’è, ma non balla. Ma è lunga da spiegare in termini pratici, e – seppure – non qui.
    Hai ottime capacità, anche di elaborazione, morale e invenzione, devi solo studiare il funzionamento del plot letterario. Un plot muove i dadi attraveso il conflitto. Mai attraverso l’espediente, quello in cui i dadi sono lanciati insieme e con un lancio unico, come nel tuo caso. Ma io ho grande fiducia nelle tue qualità letterarie e sono sicura che farai grandi cose, e già ti vedo… 😉

    • Ciao AmoMarta,
      Chiarisco subito che non avevo alcun aspetto nodale che mi sono persa.
      Avevo fin dal primo capitolo l’idea che la storia non avrebbe raccontato molto. Anzi, quasi niente. Prendila come una sfida di stile, non scherzavo quando dicevo che il mio sogno è scrivere una storia in cui non succeda assolutamente niente. Una bella sfida, non trovi?
      Non ho mai pensato che questa storia potesse essere ‘godibile’.
      Volevo correggere alcuni errori della precedente, o se preferisci sperimentare in direzione diversa. Parte dell’esperimento riguardava proprio il fatto che non avevo alcuna intenzione di inventarmi quasi nulla della trama. Mi interessava soprattutto provare a ‘mostrare’ in un certo modo. I primi capitoli, l’avrai notato, sono estremi: la voce narrante è esterna e la focalizzazione pure. Ne risulta (per me) una pesantezza che ho via via abbandonato preferendo una focalizzazione interna. Mi sarebbe piaciuto continuare ‘tutto esterno’ ma i caratteri limitati ti limitano!
      Quindi: pensi che sia leggibile? Grazie, lo considero un complimento.
      Riguardo all’altra obiezione: no, non sono sicura che si capisca chi è il mio personaggio ma non me ne preoccupo. Per i motivi che ti ho scritto: la storia nasce dal nulla, è ‘nulla’, che sia chi legge a decidere, se riesce a leggermi fino all’ultimo capitolo. Altrimenti pace, tanto gli incipoints non sono mica convertibili in danaro sonante 😀
      Nel resto di ciò che scrivi, te lo confesso, mi sono un po’ persa.
      Qual è il confiltto di questa storia?
      Come si sarebbe dovuto risolvere?
      Quali sono gli ‘espedienti’ che avrei attuato?
      La cosa che non sai, o forse te l’ho già scritta, non ricordo, è che Moneta esiste solo qui sopra. Il suo scopo non è proporre plot validi e che attraggano i lettori. Sono qui per sperimentare, in ambiti ogni volta molto ristretti.
      Moneta non farà mai grandi cose, soprattutto perché Moneta non esiste proprio.
      Grazie per avermi dedicato così tanto tempo, sarei interessata ad approfondire il discorso, ma hai ragione tu, non è il luogo adatto. Ma la mia mail è nel profilo, se credi.
      Ciao ciao

      • Moneta,
        una volta ho letto in un tuo commento altrove che vorresti scrivere una storia dove non succeda nulla. Alcuni pensano che sarebbe più aderente alla realtà, che nei film come nei romanzi accadano troppe cose e che nella vita reale questo non è.
        Qui tu ribadisci che non volevi risolvere nulla, dire nulla di che, stavi sperimentando. Ma le storie si raccontano ogni giorno, anche quando sei a casa con tua madre e le racconti cosa ti ha detto il fornaio, racconti una storia. E se lo fai è perchè in quell’aneddoto che stai citando a tua madre c’è un conflitto. Se il fornaio ti avesse servita e basta non ti serebbe rimasto impresso. Trasmettere è la più grande arma che uomo abbia, mai si deve sottovalutarla o sacrificarla.
        Qui, ( nel link ) un giovane sceneggiatore chiede al suo maestro di scrittura creativa se non sia più giusto non raccontare niente, “come nella vita reale” dice. Senti cosa risponde il maestro 😉
        https://www.youtube.com/watch?v=lPNew9qoU1U

        • Non ho mai parlato del ‘mondo reale’, ossia non ho mai detto né pensato che nel mondo reale non succede nulla.
          Il link è simpatico, ma non pertinente.
          Comunque, la mia era ovviamente una battuta, un’iperbole, pensavo che si capisse.
          Ho pensato davvero a come scrivere una storia in cui, davvero, non succede nulla. Ho concluso che annoierebbe a morte, ovviamente, ma da lì è partito un esperimento diverso, in cui rielaboro il concetto, in modo… iperbolico. Esperimento in corso, e non si tratta di questo racconto, ovviamente. Io, semplicemente, non volevo dire nulla di più di quanto ci si possa raccontare tra amici nella pausa caffè:
          Hai saputo di Moneta?
          No, cosa?
          Ha un bimbo con sé. Sta passando un brutto periodo, forse si droga.
          Ti aspettavi spacciatori alle sue calcagna? No.
          Pensavi che Mina fosse a capo della triade? No.
          Credevi che nel cervello di Edo ci fosse la soluzione per la crisi energetica? No.
          Quello che volevo rappresentare è la storia di tre persone comuni in un determinato periodo della loro esistenza. Persone deboli, in difficoltà, che si sostengono a vicenda. Non ho trasmesso nulla? Mi spiace. Ma non mi pare neppure.
          Più che altro, però, vorrei capire una cosa:
          pensi che nel mio racconto non ci sia un conflitto? Credevo pensassi che non lo risolvo in questi dieci capitoli.
          Ho cercato il punto in cui io scrivo che ‘non volevo risolvere nulla’. Non l’ho trovato. Ho scritto che non pensavo che la storia sarebbe stata ‘godibile’, nel senso che me la immaginavo pallosa (come solo Alex ha avuto il coraggio di scrivermi).
          Allora ti chiedo, sinceramente, di nuovo: qual è il conflitto che non risolvo? Quali sono gli espedienti che avrei utilizzato? Sul serio, questa parte non l’ho proprio capita.
          Ho chiuso la storia con una ‘morale’ che per quanto discutibile mi è parsa coerente con i personaggi. O almeno, penso di averla chiusa. Non è così? Perché? Cosa intendi con espediente? Non ti convince la psicologia dei personaggi? Se sono catalizzatori o muovano la storia, francamente non lo so. Mi piacerebbe saperlo, ossia mi piacerebbe sapere cosa intendi perché più punti di vista conosco, più mi arricchisco.

          Grazie ancora
          Ciao ciao

  • E io che mi immaginavo un gatto legato al passato di Moneta!
    Il finale è bello, hai scongiurato, almeno in buona parte, l’effetto “Embè” di cui parlavo.
    Avverto una forzatura nel legare la morte del padre di Moneta, col futuro del bimbo e la dipendenza di Moneta. In ogni caso è un finale “terreno”, che non si arrampica su livelli impossibili o surreali e questo è un punto a tuo favore.
    Il discorso sulla religione io l’avrei appena accennato, senza indugiarci come hai fatto tu, questione di gusti.
    Hai portato a termine una prova difficile, lunga e irta di ostacoli, con grazia e senza precipitare nel banale.
    Spero di leggerti presto, magari su una trama che non presenti i rischi che ha presentato questa.
    Un bacio.

    • Ciao Tom,
      Mi avevi terrorizzato con il tuo commento precedente, aspettavo con ansia questo.
      Be’, anzi, “embe’” grazie! Sono contenta che giudichi tutto sommato positivamente questa mia esperienza.
      Riguardo alla forzatura: probabilmente hai ragione, avrei potuto almeno omettere la riflessione di Moneta in cui pensa che ‘ascoltare meglio’ il padre le avrebbe potuto evitare di piombare nella dipendenza. Però è un pensiero che mi è venuto scrivendo, mi è sembrato coerente e l’ho scritto. Lasciare solo le due donne legate al cadavere sarebbe forse stato più opportuno, rimaneva più suggestivo, più sfumato e interpretabile. Meno didascalico. Ci rifletterò, grazie!
      Non sono sicura di tornare subito. Penso però che qualunque trama scelga presenterà dei rischi: Moneta esiste solo su questa piattaforma e il suo compito è mettersi nei guai.
      Tutto sommato sta imparando qualcosa.
      Grazie di avermi accompagnato fin qui!
      Ciao ciao

  • Avrei potuto lavorarci un altro mese, non sarei stata in grado di migliorarlo.
    Eccovi il finale, spero vi possa piacere. Di buono c’è che ho pubblicato con tempi un po’ più umani rispetto a quelli a cui vi avevo abituato ultimamente.
    Aspetto i vostri commenti, le vostre critiche.
    Ciao ciao

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