Fiori del Male a Sanremo

Nessun profumo di fiori

“Ah, una città piena di divorziati!”. Così definì la nostra meta delle vacanze estive la morbida bionda seduta di fronte a me, sulI’Intercity Milano- Ventimiglia delle 11:00

Io non capivo il perché di quel tono sprezzante ma interpretai molto bene la faccia contrariata di mia madre che, carica di entusiasmo, ci aveva convinto a passare le 2 settimane centrali  d’Agosto in Liguria e nientemeno che nella città dei fiori, Sanremo.

Arrivammo alla stazione e subito mi pervase un profumo di fichi d’india mischiati a cacche secche di cane. Di fiori, nemmeno l’ombra, nemmeno un sentore, tuttavia non dissi nulla per non deludere la mamma.

Non perdemmo tempo, giusto qualche minuto per scaricare le valigie nell’appartamento affittato ad un prezzo che “meglio di così non lo trova, belìn” ci assicurò l’affittuario, presentandosi come sanremasco doc. Certo, perché chiamare un sanremasco da generazioni sanremese era uno spregio senza pari. E chissene, pensai io.

In spiaggia notai subito qualcuno che non avrei più dimenticato. Qualsiasi ragazza con amor proprio e un briciolo di orgoglio femminile non si sarebbe nemmeno avvicinata a un tipo di quella lega. Ma io no, io dovevo sfidare la sorte, dovevo sentire il brivido di un lancio nel vuoto. Ancora non sapevo che sarei scivolata in un baratro di sentimenti tenebrosi.

Luca viveva nella Pigna, la parte più vecchia della città, fonte di ispirazione dei più incredibili e raccapriccianti racconti della riviera di Ponente. La leggenda narrava che il quartiere si snodava in piccolissimi vicoli fra i quali ci si sarebbe persi sicuramente come piccoli Hansel e Gretel nel bosco, senza una guida locale. Luca accompagnava le sue conquiste estive e non solo fra quei vicoli, trascinandole in un percorso di trasgressione per poi lasciarle alle loro vite,  perse nell’oblio.

Distolsi subito lo sguardo da Luca quando dal bar della spiaggia, gestito dal burbero signor Piero, si levò un grido di una donna che chiedeva aiuto per sua figlia. Il mare era grosso, la sua bambina di sei anni, a suo dire, si era avvicinata troppo agli scogli ed era stata inghiottita dalle onde spumose del mar Ligure. I bagnini si precipitarono con i salvagenti tentando di domare i cavalloni con bracciate disperate. Disperate. Le treccine bionde della bimba scomparvero come alghe nelle profondità nelle acque.  Di lei, restò solo una ciabattina rosa, con applicata una dalia fucsia; nonostante fosse di plastica, sembrava un fiore vero e morente, ormai bruciato dall’acqua salata e dal sole.

Mia madre preparò in fretta la borsa di paglia ficcandoci le nostre cose alla rinfusa, mio padre mi trascinò tenendomi stretta  la mano. Dovevano portarmi via in fretta dall’orrore e dal dolore. Dagli scogli sentii un urlo che mi entrò nel cervello come una lama ghiacciata.

Niente male come primo giorno di vacanze.

scopriamo qualcosa di più

  • sul signor Piero (13%)
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  • sulla bambina (50%)
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  • su Luca (38%)
    38
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21 Commenti

  • Complimenti sinceri a Mafalda, il suo incipit giallo mi ha già catturata, sono davvero curiosa di scoprire l’implicazione di Luca in questa disgrazia accaduta apparentemente alla luce del sole… voglio sapere di più di quel torbido Luca, insinuato tra quelle acque cristalline!

  • Io vorrei sapere della bambina 🙂
    Complimenti Mafalda, la tua scrittura è davvero scorrevole e piacevole! Non sono la persona più adatta per dare consigli, mi dispiace… però sappi che questo primo episodio mi è piaciuto davvero molto e continuerò a seguirti con piacere 🙂

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