Il soffio del Maestrale

Dove eravamo rimasti?

Siamo arrivati alla fine. Quale personaggio vorreste vedere anche nel finale (devo ancora decidere sotto quale forma però): Giacomo (50%)

FEBBRAIO 1851

 Agnese si guardò furtivamente intorno per essere sicura che nessuno la stesse seguendo.

 “Speriamo che nessuno mi abbia vista salire quassù” disse avvicinandosi ad Antonio.

“Sono sicuro che sei stata prudente. Abbiamo poco tempo, non è vero?” chiese il ragazzo sorridendo.

Agnese annuì.

“Io… ho portato una lettera di Giacomo. La vuoi leggere?”chiese.

“Lo sai che non sono bravo in queste cose. Leggila tu per me, ad alta voce.”

Agnese iniziò a leggere, avendo cura di scandire per bene tutte le parole difficili. Quelle poche righe di inchiostro sbavato parvero a entrambi un pezzo di eternità.

 “Ora però dovrei andare” disse ripiegando in tutta fretta il foglio di carta.

“ Non puoi restare ancora un po’?”

“Gli uomini di mio padre mi controllano di continuo. La settimana prossima porterò con me uno dei libri di Rosa e ti insegnerò a leggere come si deve.”

“Ti aspetterò qui, come sempre. Sii prudente.”

La ragazza si voltò, fece un respiro profondo e cominciò a correre; Antonio la guardò allontanarsi lungo il sentiero. Quando la sua esile figura diventò nient’altro che un piccolo puntino a valle della collina, il giovane salì in sella al suo cavallo e tornò a casa.

Ad attenderlo sotto alla grande quercia nel cortile di casa Corona c’era suo padre. Gli avvenimenti degli ultimi mesi lo avevano profondamente cambiato, non era più lo stesso uomo di un tempo.

 “Dove sei stato?”

“Al fiume” rispose Antonio.

“Bugiardo! Eri con quella donnaccia! Sei la rovina di questa famiglia!” urlò l’uomo afferrando il figlio per una gamba e disarcionandolo.

“Dove vi incontrate? Mi hai sentito? Rispondi!” proseguì, bloccandolo a terra .

“Non ve lo dirò mai” gridò il ragazzo.

A quel punto Pietro, spazientito e con gli occhi pieni di rabbia, sfoderò il suo coltello e lo mise davanti al volto terrorizzato di Antonio.

“Dove vi incontrate tu e la figlia di quel bastardo?” chiese, sfiorando con la lama  il viso del ragazzo e facendola scivolare all’altezza del cuore.

“Se non parli ti ammazzo.”

“Alla sorgente sulla collina” rispose il giovane con un filo di voce.

Pietro allentò la presa e Antonio lo spinse indietro con forza facendolo cadere.

“Sei solo uno stupido ragazzino, mi fai pena. Sparisci prima che decida di farti veramente male!”

Antonio corse in casa tra le lacrime mentre suo padre rimase steso a terra ancora per qualche minuto. Ora che suo figlio aveva parlato, la vendetta nei confronti di Giuseppe Satta poteva finalmente compiersi.

 

 

                                                               ******************

 

Agnese si guardò intorno preoccupata, quel giorno Antonio non era ancora arrivato. Il Maestrale soffiava forte e impetuoso tra le fronde degli alberi e la ragazza cercò di ripararsi dal freddo rannicchiandosi contro il tronco di un enorme leccio.

D’un tratto sentì un rumore tra i cespugli e si voltò, sperando di vedere sopraggiungere finalmente il suo amico.

“Buongiorno signorina” disse un uomo con il volto coperto da un cappuccio.

“Chi siete?” chiese la ragazza spaventata.

“Amici di Antonio Corona” rispose un secondo uomo alle sue spalle.

“Non ci credo, non siete amici di Antonio!”

“Certo che siamo suoi amici, e chi altrimenti? Perché non vi avvicinate così possiamo vedere quanto siete bella?”

“Non osate avvicinarvi! Lasciatemi stare!” gridò Agnese.

L’uomo con il volto coperto la schiaffeggiò e ordinò al suo compare di buttarla a terra.

La ragazza cercò inutilmente di divincolarsi ma l’uomo incappucciato le sollevò la gonna e le strappò via la camicia, toccandola con le mani ruvide e sporche.

“Lasciatemi stare! Aiuto! Aiutatemi!” continuò a gridare Agnese, prima di essere colpita di nuovo.

“Stai ferma, vedrai che ti piacerà.”

Pianse in silenzio mentre il corpo ansimante di quello sconosciuto si muoveva sopra di lei; il suo odore pungente e l’alito caldo sul viso la disgustavano. Non aveva la forza di reagire, non riusciva a gridare, si sentiva paralizzata dalla paura e dalla vergogna.

Antonio arrivò poco dopo, incredulo davanti a quello che stava accadendo. Saltò giù dal cavallo ancora in corsa e si scagliò contro i due uomini per cercare di allontanarli dalla ragazza.

“Cosa le state facendo brutti porci?” gridò.

Cercò di difendere con la forza l’onore appena violato della sua Agnese, ma prima di riuscire a sferrare un pugno allo stomaco dell’uomo incappucciato venne colpito in piena fronte da un colpo di pistola.

I due uomini si dileguarono velocemente nella boscaglia mentre il giovane giaceva a terra ormai esanime, con il volto contratto e i profondi occhi neri ancora aperti, quasi a voler guardare per un’ ultima volta il cielo limpido e terso di quella fredda mattina d’inverno.

Agnese, sconvolta, si inginocchiò accanto al corpo del ragazzo.

“Antonio, Antonio rispondimi!” gridò. “Non ti muovere, vado a chiamare padre Leonardo, lui ci aiuterà!”

Il suo Antonio rimase lì, immobile, mentre il Maestrale continuava a soffiare forte e impetuoso tra le fronde degli alberi.

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352 Commenti

  • Ciao Queen,
    ho letto tutto d’un fiato questo bel racconto. Sai che io sono campidanese? Lo sei anche tu immagino 🙂
    Mi è piaciuto molto, le azioni sono chiare e ben descritte. Ho ritrovato, su certe inclinazioni dei dialoghi, la dura inflessione delle parole e delle frasi che io sento ogni giorno e ho sentito dai miei nonni in passato. L’unico cosa che forse non mi quadra molto è la vita dei protagonisti: a quanto sappia le figlie dei proprietari terrieri non avevano bisogno di andare a lavare i panni al lavatoio, ma venivano riverite in tutti i modi. I personaggi importanti del genere facevano il loro ingresso in paese mentre i paesani si inchinavano e inginocchiavano al loro passaggio, e questo succedeva anche negli anni ’40/50 del 900 🙁 avevano in mano la prosperità del paese, davano e prendevano a piacere i terreni che facevano lavorare ai poveracci. Ma per il resto è perfetto, ci ho ritrovato la storia e la “fisionomia dell’uomo sardo” se così si può dire 😉 Anche io scrissi alcuni racconti ambientati nella mia terra, racconti che furono pubblicati in antologia lo scorso anno. Quando finirò di preparare il mio sito te li sottoporrò, mi farebbe piacere che li leggessi 😉

    • Ciao Giorgia, sai che qualcosa mi aveva fatto capire che anche tu sei della mia zona? Il tuo cognome 😀
      Mi fa davvero piacere che il racconto ti sia piaciuto! Ci avevo messo davvero tanto impegno per scriverlo, talmente tanto che arrivata agli episodi finali avevo avuto una specie di blocco che mi impediva di concludere la storia.
      Per scriverlo mi sono basata quasi ed esclusivamente su luoghi, personaggi e tradizioni del mio paese, e questo si riaggancia alla tua osservazione. Hai assolutamente ragione quando parli del divario “poveri/ricchi” e delle reverenze che venivano riservate alle famiglie più influenti nella vita del paese.
      Qui nel mio paese era usanza che i rampolli (maschi e femmine) di queste famiglie seguissero i servi durante il lavoro per assicurarsi che nessuno di loro battesse la fiacca in assenza del padrone o della padrona. I rampolli maschi controllavano gli uomini durante il lavoro nei campi mentre le figlie femmine si occupavano di seguire le donne al lavatoio. Non so però se questo si facesse anche negli altri paesi o se fosse soltanto un’ odiosa precauzione posta in essere dalle famiglie “ricche” del mio paese. Purtroppo non ho avuto modo di confrontarmi con altre persone su questo aspetto.
      Mi farebbe davvero piacere leggere i tuoi lavori, appena il sito sarà pronto fammelo sapere! 🙂

  • Altro che sbalzi d’umore! Prima felicissima di ritrovare Agnese, un attimo dopo con gli occhi lucidi… Finale non buonista, il che mi piace!
    E’ stato davvero emozionante leggerti, e se ci sarà un’altra possibilità per Agnese e Giacomo, benvenga, ma purtroppo qui per il lettore è sempre meglio non affezionarsi troppo ai personaggi, dieci episodi sono così pochi… 🙂 .

    • Grazie a te Aspasia, per aver avuto la pazienza di leggere tutto il racconto sino all’ultimo episodio, mi ha fatto molto piacere 🙂
      Hai ragione tu, dieci episodi sono davvero pochi in tutti i sensi…Questo finale è stato molto combattuto, fino all’ultimo ero indecisa se lasciare aperta una porta per un eventuale seguito o chiudere il racconto…Proprio perché gli episodi sono solo dieci ho preferito chiudere così, ma non sono sicura di voler abbandonare i miei personaggi 😀

  • Una triste disfatta, accarezzata dal soffio dolce del Maestrale che, però, non riesce a lenire il dispiacere.

    Ci vuole coraggio a lasciare le cose spezzate, e tu l’hai avuto.
    A volte anche gli intrecci più meravigliosi si srotolano e declinano senza che li si possa fermare.

    Ho voluto e voglio bene ad Agnese come ad un’amica e, ora, soffro insieme a lei. E aggiungo la mia carezza a quella del Maestrale.

    • Marghe mi mancheranno i tuoi commenti, sono pura poesia…
      Mi dispiace solo di aver deluso tutti con questo finale… 🙁
      Però sai una cosa? Lo caricherò davvero il finale alternativo, perché sono commossa dall’affetto che provate nei confronti della mia piccola Agnese e voglio dare a lei e ad Antonio un’altra possibilità (e un seguito alla loro storia) 🙂

      • Ma noi (almeno, io no di certo) non siamo delusi! Siamo spiazzati, come sempre succede davanti ai momenti di tristezza cui non vorremmo andare incontro.

        Certo, sarò felice di leggere il finale alternativo, se ci sarà, ma solo perché sono egoista e voglio stare insieme ai nostri beniamini ancora un po’.

        Ma anche questo finale, così definitivo e triste, con l’indimenticabile carezza del Maestrale, rimane un finale notevole.

        Per i commenti, grazie, e non temere: non appena tornerai, ce ne saranno! Ti seguirò sempre molto volentieri. 🙂

        • Grazie mia cara, in effetti sono rimasta spiazzata anche io…. 🙂
          Finale a parte sono contenta che il racconto vi sia piaciuto, ho scritto qualcosa che a me piacerebbe leggere e mi sono un po’ buttata, infatti come ha ricordato locullo all’inizio ero molto preoccupata che venisse fuori un drammone storico pieno di luoghi comuni 🙂
          Il prossimo racconto sarà un giallo, spero davvero di non farvi annoiare 🙂

  • Mannaggia Queen, il finale mi è rimasto incastrato sulla bocca dello stomaco 🙂
    Mi è piaciuto tutto, ogni singolo capitolo, tu scrivi davvero davvero bene ma santo cielo una volta me lo vuoi dare un finale che non mi faccia scendere le lacrime?!! ahahahahahaha 😀
    Amica mia, ottimo lavoro come sempre 🙂

    • Avrei giurato che la tua scelta sarebbe ricaduta su Giacomo 🙂
      Hai ragione, siamo proprio vicinissimi alla fine…ma aspetta…uhmmm cosa?….Dalla regia mi stanno dicendo che nel fine settimana arriverà l’ultimo episodio (ti prego fai finta di non aver letto quest’ultima scemenza) 😉

      PS: Tranquilla,domani ho appuntamento dallo strizzacervelli… sento che stavolta la guarigione è a un passo 😉

    • Grazie Emmina! 😉
      E se magari fosse un rosa storico? Perché non credo di essere adatta per un rosa vero e proprio, anzi mi sa che sono proprio negata…Correrei il rischio di essere etichettata come quella che scrive solo racconti pallosi ( ah già è vero, forse lo sono già) 😀

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