Presenze

Dove eravamo rimasti?

Anche se non sembra, tutto ormai è compiuto. Vi narrerò com'è finita la seduta, ma sta a voi decidere di sapere: Il motivo per cui l'evocazione doveva essere svolta necessariamente a Villa Antinori. (40%)

Conseguenze

All’apparizione della scritta fiammeggiante seguirono scambi di occhiate terrorizzate e nervose, che si concentrarono su di me. Ero io che conducevo il rito, e da me si aspettavano di concludere l’incubo. Presi coraggio, ed ignorando il terrore, gridai <<Ti ringraziamo per aver risposto alla nostra chiamato. Ora ti chiediamo di andare. Addio.>> Sperammo tutti che a quel punto la scritta ARRIVEDERCI si accendesse sulla tavola, ma ben altre lettere furono consumate dal fuoco: NON VOGLIO. 

Tremò tutto. Cristiana cadde a terra. Una ventata d’aria calda dall’altro lato della stanza. E poi, eccolo là. Pruslas. Le fioche luci delle candele illuminavano a stento una figura oscura dai contorni demoniaci che si stagliava dalla parte opposta alla nostra. Le ali da pipistrello battevano leggermente, mentre stava ritta, a braccia basse e testa felina rivolta nella nostra direzione… ma non guardava me, o la tavola, o i gemelli…. i suoi occhi erano puntati su Cristiana. 

<<IL GREMBO!>> ruggì, e scomparve. Non sapevo che fare, gridai la prima cosa che mi venne a mente <<Fuggiamo!>> ma nemmeno il tempo di dirlo, che Franco fu sollevato a mezz’aria, verso il soffitto, da un’essere invisibile, e sbattuto violentemente più volte sulle pareti, per poi essere scagliato su di me! Venni investito dal corpo sanguinante e schiacciato al suolo.

L’entità riapparve, in direzione di Cristiana, la afferrò per un piede, ed iniziò a trascinarla via dalla stanza. Giorgio l’afferrò, in un sadico tiro alla fune umana. Corsi a dargli una mano ed il demone liberò la presa, sparendo. Iniziamo a fuggire tutti e tre, l’uscita era vicina…. e Giorgio cadde sul pavimento, il coltello cerimoniale piantato sulla schiena, arrivato da non si sa dove. 

Con le lacrime agli occhi lo ignorai, afferrai Cristiana per la mano e corremmo più veloce che potevamo, mentre spostamenti d’aria ci circondavano da ogni parte.

C’eravamo quasi, potevo sfiorare la maniglia del portone, l’avevo afferrata… e Cristiana mi lasciò la mano.

La vidi, trascinata da due occhi felini di fiamme nell’oscurità, mentre disperandosi gridava il mio nome. Mi gettai all’inseguimento, ma un colpo d’aria bollente mi scaglio fuori dall’ingresso di vari metri, mentre il portone si chiuse. Mi rialzai sanguinante e dolorante, e per ore cercai in tutti i modi di entrare… invano.

Rimasi da solo, ferito e accasciato sul calpestio dell’ingresso, di fronte al portone di Villa Antinori, circondato dal silenzio più assoluto, nel buio più totale.

* * *

Ricordo tutto quello che accadde in seguito come in un sogno. I lampeggianti della polizia che squarciavano la notte. Le domande piene di violenza ed odio del PM in procura. Le notti in cella, gli animi distrutti dei genitori dei gemelli. I mormorii della gente del paese. E Cristiana.

Fu ritrovata, sapete? Proprio davanti la Villa, due giorni dopo l’inferno, un involucro senza gioia e vestita di brandelli. Ma vivo. E questo nonostante il maniero degli Antinori fosse stato perquisito da cima a fondo.

La Villa era stata la rovina mia e dei miei amici. Ma era l’unico luogo in cui avremmo potuto cercare di controllare il demone… e questo perché, un secolo prima, era lì che era stato portato per la prima volta su questa terra. E da allora la sua essenza vacillava tra questa e la dimensione del male. Erano gli oscuri fatti di un secolo fa che avevano portato gli Antinori prima, ed ora noi, alla rovina.

La morte dei gemelli fu fatale anche ai loro genitori: il padre si impiccò due mesi dopo; la madre, per quanto ne so, ha trovato una letale consolatore negli alcolici.

Di Elisa, non si seppe più nulla. Con tutti gli altri morti, l’ultimo ad averla vista fui io, ed ovviamente nessuno mi credette. A parte i suoi: stanno sperperando la vita ed i risparmi di un patrimonio dietro a sedicenti medium e appelli disperati in tv.

Il regime di osservanza cui sono sottoposto all’ospedale psichiatrico ora è meno rigido: mi hanno anche alleggerito la pesante dose giornaliera di psicofarmaci. Ma riesco appena a dormire. Lo sento. Il ronzio. Pruslas è ancora tra noi. Non lo vedo, ma ora che la mia famiglia mi ha diseredato, è la mia sola compagnia.

Cristiana mi manca tanto. L’avvocato si è lasciato sfuggire qualcosa su di lei. Con la sua famiglia si è trasferita lontano. Sette mesi dopo i fatti della Villa, ha partorito un bastardo. I maligni dicono violenze in famiglia, i ragazzetti spargono la voce che scopasse con me e gli altri alla Villa.

Ma io so di chi è quel bimbo: è del male. Marco lo aveva scritto: Pruslas, il seduttore ed ingannatore delle donne, il subordinato di Satana. La sua specialità: procacciare vergini al Re dell’Inferno, involucri adatti a crescere un’oscura prole il cui compito non è mai stato chiarito. Avevamo richiamato Pruslas, quella notte in spiaggia, e lui aveva scelto il grembo di Cristiana come degna dimora per il seme del male. 

Avrei dovuto avvertirla quando potevo. Ora l’ho persa per sempre. Non me lo perdonerò mai.

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