Il nostro ultimo sguardo

Cambio Rotta

Decisi di lasciare casa mia appena presi il diploma per via di un litigio con mio padre. Lui desiderava che intraprendessi una carriera da avvocato, insegnante, io invece desideravo una vita diversa, fatta di emozioni vere. Volevo partire all’avventura in una nuova realtà, realizzarmi da sola e così feci.

Avevo 18 anni quando salii sul treno per Bari, con me solo una piccola valigia, con al suo interno pochi vestiti, della biancheria e la consapevolezza che c’è l’avrei fatta.

***

Oggi sono una giovane donna di 25 anni e lavoro in un bar del centro città, vivo sola da quasi 8 anni, non guadagno molto ma riesco comunque a pagare l’affitto del mio bilocale e togliermi qualche sfizio.

<<Laura presto, porta questo caffè al signore seduto al tavolo 7>> disse Rachele.

Rachele era la titolare del bar, mia mamma adottiva in un certo senso, se sono qui, se ho una casa è solo grazie a lei.

Quando arrivai, fu lei l’unica a darmi una chance, nessun altro sembrava avesse bisogno dell’aiuto di una ragazzina, soprattutto in un mestiere come questo.

Il bar era abbastanza piccolo, molto formale e rustico. Il bancone era realizzato con del puro legno di mogano e si trovava lì dal 1924, anno in cui il papà di Rachele decise di aprirlo. I tavoli erano tondi e della giusta misura per non essere d’intralcio a noi e comunque abbastanza comodi per i nostri clienti.

<<Ecco il vostro caffè signore e ci perdoni per l’attesa, purtroppo abbiamo avuto problemi con l’ordinazione…>> dissi dispiaciuta.

<<Non si preoccupi signorina>> rispose con un tono ammiccante.

Posai il vassoio sul tavolo e mi avviai verso la cucina.

Il turno passo molto velocemente e, tornata a casa, non avevo più le forze per far nulla e così, decisi di sedermi sul divano a guardare un po’ di TV.

Mentre guardavo il film, quasi inconsciamente la mia mente cominciò a rielaborare le immagini di quel ragazzo che ho servito durante il mio turno di lavoro.

Dopo circa 10 minuti decisi di non pensarci più, mi sdraiai sul letto e decisi di addormentarmi avvolta dal profumo fresco delle lenzuola.

L’indomani mattina mi svegliai consapevole di dover affrontare un primo turno, erano le 5 del mattino.

Ricordo ancora papà quando mi diceva sempre che se non studiavo mi sarei svegliata alle 5 del mattino per andare a coltivare i campi insieme a lui, in un certo senso ha ragione ma, fortunatamente, lavoro in un bar.

Mi vestii in fretta, feci colazione e scesi giù alla fermata per prendere il bus.

Entrata nel bar, mi cambiai velocemente nel retro e raggiunsi Rachele che nel frattempo stava sistemando alcuni tavoli.

<<Buongiorno Rachele, cosa posso fare per ingannare il tempo in attesa dei primi clienti?>> chiesi con entusiasmo, di solito il locale si riempiva verso le 7.30/8, quindi avevo ancora un po’ di tempo libero anche se a lavoro.

<<Buongiorno a te Laura, oggi Lucia ha già pulito tutto>> mi disse con tranquillità.

Erano circa le 11 quando la porta si aprì e dall’uscio scorsi una fisionomia familiare.

Era lo stesso ragazzo del giorno precedente, vestito davvero molto bene e questa volta potevo vederlo meglio perché non aveva occhiali e cappello. Aveva due grandi occhi marroni, capelli corti e neri, quasi fosse un militare e portava con se oltre al suo abito estremamente elegante una valigetta dove suppongo al suo interno ci sia un LAPTOP.

Lo seguii con lo sguardo mentre decise di sedersi ad un tavolo, a quel punto non so per quale strano motivo andai in cucina, quasi volessi scappare da quell’uomo perché in imbarazzo.

<<Laura, quel ragazzo ha chiesto espressamente di te, ti prego di andare e non farlo aspettare molto…>> mi pregò Rachele.

Presi un blocco per gli appunti ed una penna e mi diressi al tavolo.

<<Buongiorno, come posso esserle utile?>> chiesi in tono gentile, cercando di nascondere un po’ di imbarazzo.

<<Vorrei un caffè, ma la prego faccia con comodo>> quando finì mi sorrise ed io ero quasi impazzita di gioia e non sapevo per quale motivo.

Ero diventata patetica, probabilmente faceva così con tutte e non c’era anche solo lontanamente il motivo di pensare che nei suoi modi cosi raffinati, nei suoi sorrisi e nelle sue parole, si nascondesse dell’altro.

La stessa scena si ripeté per giorni, fino a quando un giorno, quando portai il caffè al tavolo…

<<Laura, ti andrebbe di vederci una sera di queste? Vorrei esser io per una volta ad offrirti qualcosa, sempre se ti va>> chiese con il suo solito sorriso stampato sul viso.

<<Come hai fatto a…>>

<<La targhetta che hai sul grembiule>> e la indicò col dito.

<<Oh… beh io… non saprei…>>

<<Guarda, questo è il mio numero, se ti va, chiamami. Sarò felice anche solo di ascoltarti>> Lasciò sul tavolo i soldi del caffè ed in più il suo bigliettino da visita, si alzò ed usci fuori dal locale lasciandomi completamente confusa ed incredula per ciò che era appena successo.

Come si comporterà Luara?

  • Deciderà dopo alcuni giorni di chiamarlo ma, avrà perso il suo numero di telefono (13%)
    13
  • Non chiamerà il ragazzo misterioso perchè non lo conosce e potrebbe essere un delinquente (25%)
    25
  • Richiamerà il ragazzo misterioso la sera stessa (63%)
    63
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