Attu Marro’j – Dove tutto ha avuto inizio.

Dove eravamo rimasti?

Mancano alcuni dettagli da chiarire ma nel frattempo abbiamo conosciuto Esopo. È stanco, sofferente e potrebbe essere ritenuto pericoloso. Esopo in realtà è una femmina, o forse è ermafrodito. Fatto sta che è prossimo o prossima al parto. (67%)

Esopilogo

M&M erano nella sala d’attesa della clinica veterinaria, dove i carabinieri avevano portato l’affannato Esopo, contrattando con Sofia un controllo medico in cambio di un suo aiuto per convincerlo a entrare in gabbia.
Il comandante della Stazione, maresciallo Serpi, arrivò in quel momento e si avvicinò a grandi passi. Irradiava soddisfazione per il caso risolto a tempo di record. Moneta pensò che avrebbe potuto anche ringraziarli. Infatti avvenne:
“Bravi ragazzi!” disse “Vi devo fare i miei complimenti: ci avete dato dentro!” guardò Mondo ammiccando “Un grosso, enorme contribuito! Alle indagini. È stato interessante pedinarvi…”
Moneta si domandò se per caso quelle frasi potessero vagamente alludere ad un filmato agli infrarossi che pareva stesse riscuotendo un buon successo di pubblico e critica tra i militari. Si fece più serio: “Avevate tenui sospetti, comprensibile non riferirceli. Invece Pina… è stata omertosa… Si tratterà di valutare la sua posizione… Nulla di troppo grave, penso.”
Si rivolse a Moneta:
“Signorina, lei ha un’idea di cosa sia veramente quell’animale?”
Moneta annuì: “Credo di sì: Esopo deve essere figlio di Spellina, una gatta completamente ustionata che frequentava casa nostra quando vivevo qui. Sapevo solo che papà l’aveva trovata moribonda e curata.”
Si emozionò ricordando la micia: non abitava con loro, pur venendoli a trovare spesso; era rimasta affezionata al suo salvatore ma manteneva la sua indipendenza. A 4 anni lei aveva dovuto seguire la madre in Francia e rivedeva la gatta solo nelle vacanze: passava a salutarli, si tratteneva giusto il tempo di due carezze e spariva per giorni. Tornava al pozzo, pensò ora. Chissà quando aveva dato alla luce Esopo, sicuramente nella stessa fatidica mansarda. Chissà quante notti Esopo aveva vegliato da lassù il riposo di lei bimba. Guarda caso, il padre cominciò in quelle estati a raccontarle le avventure del Gatto Marrone, corredandole di descrizioni e disegni. A conti fatti, Esopo doveva avere oltre 20 anni.
“Un’altra vittima dell’incendio.” constatò Serpi “Una progenie piuttosto anomala però…”
“Immagino che abbiate intercettato la telefonata da Muravera.” osservò Moneta.
“Oh, certo! L’acqua era contaminata da… uranio?”
“Uranio-235 in tracce. Mutageno. Qualche segreto militare trasportato dall’elicottero?”
Serpi non annuì. Sembrò ricordarsi di qualcosa e estrasse una fotocopia da una tasca della giacca:
“Forse può aiutarci anche con questo.” disse porgendogliela “L’originale era dentro la zampa imbalsamata che le abbiamo sequestrato ieri. Non riusciamo a capire che lingua sia.”
Lei la prese scoppiando a ridere per ciò che avrebbe già dovuto capire sul feticcio: era la zampa mozzata che grossolane cuciture camuffavano da manufatto.
Lesse senza fatica:
«Delle zampe di fronte
Esapodi aveva le impronte
Ma vili fucilate
Gliele hanno dimezzate
Cerca la paura
Dentro la vuota armatura»

Le ultime 2 strofe erano un indovinello, per lei facile: pagina 90 de Il cavaliere inesistente, uno dei suoi libri preferiti da bambina. Era nella libreria in mansarda. Cosa ci avrebbe trovato?
Il gioco del padre era finalmente chiaro: aveva scelto di mantenere nel mito l’esistenza di quella creatura, disseminando delle tracce che l’avrebbero portata presto o tardi a scoprire la verità. Voleva farle vivere una grande pacifica caccia al Gatto Marrone. Per puro caso si era imbattuta nella zampa; pur senza trovarne il messaggio l’aveva guidata al blocco da disegno. Quanti altri indizi le aveva nascosto intorno? Forse negli ultimi inconsueti doni? Il centrotavola col gatto? Il DVD de Il Gattopardo? Di certo ne era circondata, era stata solo una questione di tempo.
La porta della sala operatoria si aprì:
“Venite a vedere!” Il veterinario, con uno strano sorriso che la rassicurò, li invitò ad entrare. Dentro una gabbia, accanto al corpaccione esausto del grande Attu Marro’j adagiato su un fianco, Moneta vide, con sconcerto e gioia infantile, tre microesopi: più neri che marron, come lui, consumavano il primo pasto in un tripudio di 18 zampette massaggianti.
“Beh, direi che evidentemente Esopo non è un nome appropriato!” commentò Serpi.
Ma c’era di più: i 3 micetti identici avevano sulla schiena la stessa complessa macchia beige a forma di farfalla che aveva anche Esopo:
Partenogenesi? si domandò Moneta: avrebbe spiegato i cloni esatti.
Mondo aveva lo sguardo ebete da genio ispirato:
“Queste creature potrebbero fare la fortuna del Paese!”
Lei capì e colse la palla:
“Già! Potresti finanziare un vasto, immenso parco a tema in cui vivono liberi fotografati da turisti paganti… ”
“E attrazioni, pupazzetti, merchandising!” disse lui spiritato.
“E libri! Film!” rincarò Moneta prendendogli entrambe le mani tra le sue.
“Disneyworld ci fa una pippa!” si sbilanciò Mondo.
“Ma quel gatto ha ucciso un uomo!” obiettò Serpi.
“Gli pagheremo un ottimo avvocato!” lo zittì lui.
“Moneta, che ne dici di ParcuMarro’j? Ti piace il nome?”
“Raccapricciante!” gli rispose abbracciandolo forte.
Quattro esopi attaccarono un concerto di fusa.

Categorie

Lascia un commento

334 Commenti

  • Moneta, è stato bello leggere questa storia. A tratti mi sono persa nei meandri della tua ironia, fatta di metafore ricercate e scene che lasciano ampio spazio di immaginazione alla mia mente viaggiatrice e al tempo stesso mi sono anche divertita a scavare tra i fronzoli e cercare il senso, la trama della storia. Trovo esilarante il tuo modo di scrivere anche se un tantino troppo -licenza poetica- sconclusionato ma sono certa che un grande talento come te saprà, col tempo, far confluire tutti i nodi al pettine.

  • Ciao Moneta… è finito e non ho le idee del tutto chiare sul racconto, però è stato bello leggere qualcosa di diverso con uno stile ermetico e particolare. A volte è stato difficile seguire, ma è stato sempre divertente perché sei originale. e poi il “bello” di TI è proprio sperimentare, mettersi alla prova e in fondo in fondo un po’ giocare.
    Sarebbe bello leggerti in qualcosa di diverso. Spero pubblicherai ancora. 🙂

    • Ciao pink,
      A distanza di tanto tempo mi accorgo del tuo commento a chi non avevo risposto. Ti chiedo scusa e ti ringrazio. È vero, questo era un esperimento, una prova un po’ estrema. Mi è piaciuto molto scriverlo e per quanto riguarda l’ermeticità, non dico che l’ho ricercata, ma dico che non mi dispiace affatto. Che diamine, che si arrovelli un po’ anche il lettore, ogni tanto! O devo essere solo io che leggo, limo, rileggo allo sfinimento?
      Nel frattempo ho scritto altre storie. Ora non penso che con questo nick scriverò più, se leggi la biografia capisci. Tu? Hai intenzione di tornare?
      Ciao, spero la presente ti arrivi.

  • Credo di averti detto più volte quello che penso, ma riassumerò. Ho apprezzato in diversi punti la tua scrittura e il tuo stile, a tratti molto ironico e divertente, ma sono anche convinta che la trama sia risultata di difficile comprensione ai più. “I più” sono una categoria da non disprezzare, e tuttavia è con timore che sostengo di farne parte. Non sono riuscita a capire davvero il tuo racconto.
    Hai giocato per 10 capitoli con l’originalità e la creatività, e hai giocato bene, ma forse in modo un po’ troppo ricercato e troppo originale. Se poi si può essere “troppo” originali. Credo che questo fosse un esperimento e che, forse, all’inizio nemmeno tu sapevi dove saresti andata a parare. È così?
    Verrò a leggere volentieri il tuo prossimo racconto ma, devo ammettere, più volentieri leggerò uno stile diverso, meno artefatto e più fresco.

    • Ciao Chiara,
      Ti ringrazio molto, sei stata ‘chiarissima’ e sincera!
      Hai certamente ragione, i dieci capitoli non sono un esempio di chiarezza, diciamo che posso a buon diritto essere tacciata di ‘snobismo’ per lo stile a tratti ermetico. Però voglio chiarire che non disprezzo affatto la categoria de ‘I Più’, in realtà in questa sede li ho voluti ignorare per scrivere qualcosa che mi divertisse.
      Mi permetti tra l’altro di chiarire definitivamente un punto: è assolutamente vero che non avessi la più pallida idea di dove sarei andata a parare. Sembrerà stano, visto che ho dato al racconto un titolo che è poi diventato il nome della creatura protagonista. Però all’inizio c’era solo quel nome e non era affatto sicuro né che si concretizzasse in un animale reale, né avevo in mente alcun dettaglio di una trama che ho veramente dovuto inventare in base alle vostre indicazioni. Mai avrei pensato che avrebbe vinto l’opzione ‘Giallo’, mi sono dovuta adeguare come potevo, ma è evidente, come ha scritto qualcuno di voi, che più che la trama, almeno fino al capitolo sei o sette, scintillano dei cameo che vogliono avere vita propria, si autosostengono altezzosi su un’impalcatura di costrutti fatti per lasciare stupiti. Una sorta di onanismo verbale il mio. E come l’onanismo, per quanto un po’ me ne vergogni, mi è piaciuto farlo!
      Grazie, grazie mille! Tutto sommato penso che farò come speri, ossia cambierò stile per il prossimo.

      Ciao ciao alla prossima

      • Può essere un divertente esperimento cominciare una storia senza sapere dove finirà 🙂 D’altra parte, nella descrizione stessa della storia, che avevo letto all’inizio e mi aveva incuriosito, chiarificavi proprio che saremmo stati noi con i nostri voti a far prendere una direzione al racconto. Ho capito che hai voluto giocare e sorprendere te stessa quanto e più di noi, e continuo a ripetere che scrivi bene perché questa è una verità inconfutabile. Non apprezzo particolarmente “l’onanismo verbale”, ma pace!
        Se anche scrivessi di nuovo un racconto così, penso proprio che lo leggerò lo stesso perché non me lo perderei mai.

        A prestissimo, spero!

  • Moneta! Funambolica equilibrista e giocoliera. Hai tinto tutto il racconto di colori strepitosi passando da attimi di paura a misteriosi enigmi ondeggiando su eccitanti ancheggiamenti fino planare su delicate e tenere carezze. Una critica al racconto? Mi è piaciuto un sacco, effervescente come il personaggio di Moneta e del defunto e fiabesco padre, affiancata da un goffo e impacciato amante (ma parlo solo per invidia, a me moneta piace un sacco) in una storia da montagne russe al cardiopalmo. L’unica pecca che trovo? A parte il sottile filo che lega Moneta al padre mi aspettavo una morale più consistente ma… lo sai, sono io che vivo nel mondo delle favole! 😉 Non vedo l’ora di leggerti di nuovo.

    • Ah Francesco, grazie infinite!
      Ma sappi che con me giochi a carte scoperte: io adoro il Lupo e so che tu lo conosci e lo apprezzi. Se nella mia immodestia ho provato in un certo senso ad imitarlo, era immaginabile che qualcuno dei lupacchiotti apprezzasse questo stile. O forse mi sbaglio e addirittura adesso che leggi ti stai chiedendo ‘ma che c’entra ciò che ha scritto con Benni????’ e sei addirittura scandalizzato che io abbia osato paragonare le due scemenzine che ho scritto con qualcosa di suo. Non lo so. Sappi comunque che mi dai una soddisfazione enorme e quando mi fanno i complimenti io provo imbarazzo e rispondo un po’ impacciata e… oh, insomma, grazie e scappo via per non mostrarti le mie guance arrossate.
      Ciao Ciao, spero a prestissimo!

  • L’idea che ho avuto per tutto il racconto è che tu sappia scrivere molto bene e che questo era un esperimento, un esercizio di scrittura creativa. L’unica critica che mi sento di fare, da lettore, è che uno stile come il tuo, ricco di metafore, con parole ricercate, inevitabilmente schiaccia storia e personaggi ( sarebbe perfetto per un racconto satirico).
    Sono davvero curioso di leggere cosa scriverai dopo, non mi stupirei se cambiassi totalmente genere e stile 😉

    • Ciao Gabriele,
      Grazie mille per i complimenti.
      Il racconto in un certo senso era un esperimento, ma sarei immodesta se ti lasciassi pensare che io abbia detto ‘ok, adesso mi prendo due minuti per tirare giù due cosettine per theincipit, giusto per vedere che effetto fa’. No, ci ho lavorato, pure troppo, quindi se è stato un esperimento, questo esperimento mi ha impegnato parecchio!
      Penso che tu abbia ragione anche sul secondo punto: è vero, i personaggi fanno da comparse alla narrazione. A mia discolpa non posso dire nulla! È una cosa che mi sembrava carina e divertente e l’ho voluta fare. Da molti (di voi otto lettori!) è stata accolta bene, da altri meno. Rimane il fatto che se usassi questo ‘stile’ su qualcosa di più lungo e strutturato se ne manifesterebbero immediatamente i limiti intrinseci. Non so se rifarò qualcosa di simile, ma non lo rinnego affatto!
      È come quando giochi a Master Mind: qualche volta hai più informazioni cambiando tutti i chiodini. Penso che per il prossimo racconto farò così: cambierò tutto, così mi potrete fare correzioni diverse!
      Ciao ciao, grazie di avermi seguito fin qui!
      A presto!

  • E così hai portato a termine questo strano racconto. Vebbè, adesso smettila di giocare, trova una tua cifra distintiva e ripagaci con una nuova moneta. Le idee ci sono (anche troppe). Lo stile è fresco e gradevole, molto spontaneo (anche troppo).
    Insomma, come capita a molti, il tuo problema è togliere, non aggiungere. Manca un po’ di tecnica: leggi qualche testo sulla scrittura creativa, uno qualunque, tanto dicono più o meno tutti le stesse cose… Le idee non ti mancano, basta mettere un po’ d’ordine. E magari queste cose le sai già e ti sei presa una vacanza: è questo il dubbio che ho avuto fin dall’inizio.

    • Ciao Napo,

      Non so se sono più contenta della tua critica o lusingata dal tuo dubbio.
      Il racconto nasce come una ‘vacanza’: l’idea iniziale, non rispettata del tutto, era proprio metterlo in mano il più possibile ai lettori. Sfortunatamente già al terzo capitolo non sapevo più bene cosa chiedere per rendere il lettore davvero protagonista dello sviluppo.
      Il tuo commento è per me uno sprone a mostrarti che sono capace di fare molto meglio.
      Voglio convincermi che tu abbia ragione, ossia che questo racconto, che mi è piaciuto tantissimo scrivere, sia stato solo un giochetto, una partita a dama giocata distrattamente da una maestra di scacchi. Spero di stupirti!
      Ciao ciao, alla prossima!

  • Dal momento che chiedi una critica costruttiva e che la storia ora è completa e la si può osservare a distanza per prenderle le misure – passami la metafora – e analizzarla nell’essenziale, ti farò una ridottissima ( non siamo a casa nostra) critica costruttiva, e evito di starti a fare l’applauso che poco ti porterebbe guadagno nel mondo editoriale.
    Partiamo dal fatto che tu hai un problema che va risolto: il linguaggio ricercato e originale che affascina e acceca facendo da specchietto per allodole – ecco il secondo problema – per la trama; una trama che non costruisci dalle fondamenta, che emerge essere frutto di ispirazione vaga per poi plasmarsi stradafacendo ma per questo mantiene pecche evidenti come scene slegate e – non meno importante – troppi obiettivi di serie. Fai poi un errore che è tipico dell’emergente: usi l’introspezione per caratterizzare il personaggio. A me rimproverarono proprio questo: troppa azione – mi dissero – poca introspezione. E io che non potevo mettere su un corso di scrittura creativa per chi si lamentava, ho sorvolato. Ma a te spiego perchè quella critica è sbagliata e lo sbaglio lo fai anche tu: un personaggio si caratterizza attraverso l’azione, non con il dialogo interiore. La narrazione che racconta un pensiero è un espediente dilettantesco. L’azione lo esprime e lo mostra, l’azione racconta da sola qual è l’obiettivo – la missione – dei personaggi, senza che questi si mettano a pensare. L’azione porta avanti la storia e lega gli ingredienti della trama, per questo si chiama trama perchè è concatenata come le trame della lana quando si fa la maglia.
    Per farla breve hai bisogno di fare una sapiente scaletta e decidere in anticipo cosa racconterai per evitare di tirar fuori dal cappello il coniglio nelle ultime battute: Che tutto fan quadrar sol perchè lo specchietto ha luccicato.
    Per intenderci: hai potenziale, ti leggerei altre mille volte, non sprecarlo.

    • Ciao AmoMarta,
      Sono contentissima di leggere la tua analisi dettagliata e precisa.
      Alcuni punti non sono una novità, nel senso che già mi erano state dette certe cose e ne sono cosciente. Riguardo alla necessità di evitare che il pensiero racconti la narrazione, ti confesso che è un punto che tendo a sottovalutare, o forse valuto male le situazioni in cui questo può essere funzionale, corretto o almeno tollerabile. Ci starò molto più attenta.
      Ho potenziale? Ma grazie, grazie davvero, di per sé questa è una notizia e un grosso complimento.
      Lo sprecherò? Probabile 😀
      Ciao ciao, grazie mille di avermi seguito fin qui e di avermi voluto dedicare ancora qualche minuto, per me è stato davvero prezioso. A presto!

  • “Troppo particolare questo racconto, mi piace. Mi piace soprattutto la “dinamicità” con la quale hai impostato il tutto.[…]”
    Sono andato a scovare il primo messaggio che ho lasciato sotto il tuo racconto per farti capire come sia stato positivo il mio giudizio (e la mia considerazione) sulla storia che hai scritto. E lo è stata, appunto, sin dall’inizio.

    Degna conclusione di un racconto scritto bene, ma proprio bene.

    Mi vengono in mente 3 parole per questa “Attu Marro’j – Dove tutto ha avuto inizio”:
    -dinamicità
    -originalità
    -sottovalutazione (sì, a mio avviso non è stata considerata e valutata come doveva e come meritava. Ovviamente è un mio parere personale.)

    Spero di rileggerti presto, molto presto. Alla prossima, Moneta.

    • Ciao Jay,
      Sono onorata di ricevere un commento simile! A tuoi commenti precedenti avevo risposto che forse mi sopravvaluti e non voglio ripeterlo qui. Preferisco fare una considerazione forse meno ‘modesta’ e forse più vera: avendolo scritto, sono cosciente dei limiti del racconto, per cui ogni volta che ricevo un elogio un po’ mi imbarazzo. Però ci penso e mi dico: ok, anche a me capita di leggere racconti nei quali individuo qualche errore di forma, qualcosa di poco convincente, magari parti poco chiare, troppo ‘allegoriche’. Eppure, il mio giudizio di fondo rimane entusiasta. Perché? Ma semplicemente perché quel racconto risponde al mio gusto personale, ‘è in risonanza con me’. Ecco, accolgo il tuo bellissimo complimento come una testimonianza del fatto che ti abbia fatto ‘risonare’, premendo i pulsanti giusti!
      Grazie mille insomma, spero di tornare prestissimo!
      E spero che risonerai anche col prossimo mio racconto! 😀
      Ciao Ciao!

  • Buongiorno Moneta
    “tre microesopi: più neri che marron, come lui, consumavano il primo pasto in un tripudio di 18 zampette massaggianti.” Questa è solo un esempio delle tante frasi che mi hanno colpito nel tuo racconto.
    Ho apprezzato la tua capacità di raccontare pensieri/gesti/situazioni di per sé semplici, in modo originale e usando anche un’ironia garbata e intelligente.
    Mi farebbe piacere rileggerti ancora.
    A presto
    Ciao ciao
    🙂 🙂

    • Se mi avessero chiesto di riassumere con una frase il commento che mi sarebbe piaciuto leggere questa frase sarebbe stata quella che usi. Sono contenta, veramente, ho giocato con voi ed è stato divertente. Certo, io, qui da me, ho portato la palla e ho fatto spesso di testa mia, ma sapere che questa ‘partita’ è piaciuta anche a qualcun’altra mi fa molto piacere.
      Grazie mille! Non vi abbandono, non ci penso proprio, ho bisogno però di pensare bene al tono del prossimo racconto.
      Ciao ciao a presto!

  • Eccomi qua,io purtroppo ho cominciato a leggerlo forse dal quarto o quinto capitolo,e ti assicuro che non è come seguirlo dal primo, In ogni caso mi sembri veramente una brava scrittice,che da del tu alla grammatica e alla scelta delle parole,quando non entri troppo nel dialetto eheheheh . ESOPILOGO,poi,è stato il tocco dell’artista.Adesso aspetto il prossimo,e stavolta comincerò dal primo capitolo.
    A presto e un caro saluto

    • Ciao ivano,

      Grazie mille, sei gentilissimo.
      Ah ah, sì, Esopilogo mi divertiva parecchio, semplice ma carino. Non so però se ha un po’ oscurato le righe della filastrocca che avrebbero voluto far capire che Esopo è correlato a ‘esapodo’, come le zampe anteriori. Ma vabbé, che importa.
      Grazie di tutto, dei commenti, dei complimenti, di avermi letto assiduamente.
      Ciao Ciao a presto!

  • Clap! Clap! Clap!

    Certo che dal niente a far riquadrare tutto è un’impresa titanica e tu ci sei riuscita. Congratulazioni. Il finale è bello e commovente.
    Una sola domanda: ma quanto è grande questo gatto: dal capitolo precedente sembrava poco più piccolo di un leone, mentre dall’ultimo sembra poco più grande di un gatto normale.

    Ciao 🙂

    • Grazie Red, felicissima che ti sia piaciuto!
      L’idea che avevo in mente è che il gatto fosse più o meno delle dimensioni di una lince, ma sono stata effettivamente molto vaga e un po’ contraddittoria. O magari, essendo una creatura a suo modo magica, è in grado di mutare dimensione 😀
      Grazie tantissimo di avermi seguito fin qui
      A prestissimo, dalle tue parti!

  • Bellissimo! Questa è la prima parola che mi viene in mente pensando al tuo racconto.
    Ironico e misterioso, emozionante e mai banale.
    Ho amato ogni capitolo, ho adorato Moneta e l’intreccio che sei riuscita a creare.
    Il mio grande amore però rimane Mondo! Ah! Che uomo! XD Come economista, ho apprezzato molto il suo spirito imprenditoriale! 😀
    Spero che tornerai presto con un nuovo racconto!
    Ancora complimenti! 😀

    • Grazie mille Tia, sono onorata e contenta che ti sia piaciuto. Per me è importantissimo ciò che scrivi, mi serve anche per tarare il parere di altri che esprimono osservazioni dubbi e critiche. Cerco di spiegarmi: sono convinta che la maggior parte delle osservazioni che mi fanno siano condivisibili, sono osservazioni di forma e di tecnica di scrittura, di regole che non ho rispettato, di chiarezza, per usare un eufemismo, migliorabile. Ero cosciente di aver violato parte di queste regole, ma mi piaceva provare a scrivere in un certo modo e se a qualcuno è veramente piaciuto vuol dire che tutto sommato qualche forzatura a qualche regola ci può anche stare.
      Non aiuterà ad avere un ‘vasto pubblico’ ma pazienza, l’importante qui sopra è divertirsi scrivendo.
      Penso comunque che questo racconto rimarrà un esperimento estremo.
      Ciao ciao e grazie mille di nuovo.

  • Se potessi sentirmi applaudirei. Finale riuscitissimo. Io ho già riso al titolo.
    In questa chiusura c’è tutto: la spiegazione del mistero, la presenza del padre che se ne è andato ma ha comunque lasciato la sua impronta di affetto, cura verso gli altri (persino di una gatta randagia e ustionata) e di giocosa caccia al tesoro; lo spirito imprenditoriale di Mondo e quello più razionale e diffidente di Moneta. Persino i doppisensi del maresciallo “guardone per dovere”, nonché l’uranio col mutageno e i gatti a sei zampe. Io sono ammirativa, soddisfatta e divertita. Mi spiace, Moneta, ma stavolta non trovo proprio critiche da fare, so che i complimenti ti infastidiscono, ma trovo solo quelli 😉

    Spero davvero di rileggerti presto

    • Ciao befana.
      Ma scherzi? Sono contentissima del tuo commento, ‘anche’ se non mi fai critiche.
      Ci mancherebbe, ti ringrazio tantissimo e sono onorata!
      Il fatto che io abbia sottolineato spesso che ‘voglio le critiche’ è perché voi vi sentiate il più liberi possibile di dirmi ciò che pensate. Se so di avervi dato questa libertà, i complimenti mi sembrano ancora più preziosi. Quindi grazie veramente, grazie di cuore, grazie di tutto, sono veramente contenta che ti sia piaciuto ciò che ho scritto.
      E quando non ci sono complimenti ma critiche, sono contenta di poterle esaminare e riflettere su di esse, se lo ritengo opportuno di farle mie per cercare di migliorarmi. Una persona a me molto vicina mi ha detto qualche giorno fa: ‘Io non perdo mai. O vinco o imparo.’ Ecco, grazie a te, mi sento un po’ vittoriosa!
      Ciao ciao a prestissimo!

  • Dunque è finita.
    Mi sono presa qualche giorno in più perché volevo pensare bene a un finale soddisfacente. Spero che non vi deluda.
    Sappiate che mi sono veramente divertita a scrivere questo racconto.
    Vi ringrazio tutti per avermi seguito fin qui.
    Vi ringrazio per i commenti, i complimenti.
    Grazie per le critiche che ho cercato di recepire.
    Grazie per la gentilezza e il garbo con cui le avete espresse. Vorrei anche dirvi, sinceramente, non mettetevi troppi problemi, con me: preferisco di gran lunga una critica aspra a un silenzio da interpretare.
    A proposito: grazie anche a chi ha letto senza commentare. Non siete tanti, lo so, ma siete per me ‘oggetti misteriosi’ che mi piacerebbe conoscere.
    Per questo chiedo a tutti, come ultimo sforzo, un commento complessivo sul racconto.
    Sono veramente curiosa di sapere cosa ne pensate.
    A me, nel complesso, è piaciuto, ma sono di parte 😀
    A prestissimo, spero!

    Ciao Ciao

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi