La vera verità

Lampo notturno

A voi che mi presterete la vostra attenzione per la storia che mi pongo a narrare, vi avverto.

Questa è una storia con vicende realmente avvenute, che in prima persona ho vissuto, percepito o che, da fonti attendibili, mi sono state riferite e che ho raccolto morbosamente e avidamente negli anni della mia vita, con l’unico intento di avere la visione completa e universale di ciò che è stato.

Della veridicità di questo racconto, potrete verificare voi stessi consultando i racconti dei cronisti.

Quella che però io andrò a narrarvi non sarà una semplice lista di avvenimenti.

Quella che io andrò a narrare è quello che voi non sapete.

Che non sa nessuno.

L’oscuro velo che si poggia, intangibile e invisibile, su tutto ciò che avviene ed è avvenuto.

Settembre Anno 902 D.C. – Pannonia – Napoca

Erano ormai 5 giorni che pioveva e il tempo non accennava a migliorare. La piana era diventata un acquitrino e il fango rendeva impraticabile il terreno sia per le cavalcature che per gli uomini.

Gogu era uno dei 20 magiari incaricati di fare la guardia al paese quella notte.

A lui era toccato il versante ovest. Poco più a nord del fiume Somesul ai piedi della collina.

La calma e la tranquillità delle ultime settimane lo avevano reso nervoso e di malumore.

Uccidere, rubare e distruggere. Questo era quello per cui viveva e che aveva sempre fatto.

Da qualche anno però, tra queste cose, si era aggiunta la fuga.

Una fuga durata e costata troppo e che solo ora, forse, era finita.

Capo Arpad aveva promesso loro una nuova terra dove mettere le radici e forse l’avevano trovata. Centinaia, se non migliaia dei suoi fratelli ora concimavano la terra da qui a Jugra. Tutto solo per permettere a loro di fuggire qui da quei diavoli venduti a Simeone.

A ripensare agli avvenimenti che avevano portato il suo popolo in questo posto, nel mezzo di questa fossa di fango, si sentì le guance e le orecchie prender fuoco dalla rabbia e dalla vergogna.

Si alzò dando un calcio mal dato al bogràcs, rovesciando la cena avanzata sul fuoco e il terreno zuppo. Il piede d’appoggio perse la presa e finì con le gambe all’aria mentre il pentolone finiva di rotolare qualche metro più avanti nel buio.

“Dovresti bere meno e mangiare di più Gogu!”

“Ah, Zamfir ci mancavi tu! Vieni che ho un po’ di rabbia da scaricarti addosso!”

Zamfir oltrepassò la vedetta e raggiunse il calderone riposandolo sul treppiede dove il fuoco si era spento.

Con un sorriso a mezza bocca allungò una mano a Gogu che nel frattempo si era tirato a sedere levando il fango dalla casacca.

Mentre l’imponente Zamfir metteva in piedi Gogu alzandolo di peso come una persona normale avrebbe alzato un boccale di vino, una forte luce illuminò, per un breve istante, la collina di fronte a loro.

Con gli occhi strabuzzanti, ognuno dei due guardò l’altro per trovare conferma di quello che avevano appena visto.

“Sembrava arrivare da dietro la collina…” Gogu cercò di captare qualcosa nel buio strizzando gli occhi e scandagliando la zona dalla quale era apparso il bagliore. La pioggia e l’assenza di luna, coperta dalle nuvole, rendeva impossibile identificare alcunché più lontano di una decina di metri da loro.

“Arrivava sicuramente da quella casa… Io direi di fare finta di non aver visto niente, anzi, io non ho visto niente! Anche tu non ha visto niente vero Gogu?” Zamfir prese per le spalle Gogu scuotendolo come un fuscello.

“Brutto idiota fifone, smettila di scrollarmi o mi farai vomitare la cena! Dobbiamo vedere cosa è stato e non intendo sentire scuse. Dietro la collina potrebbero essersi appostati dei nemici che preparano un attacco e se così fosse potremmo essere morti prima di domani mattina”

Zamfir lo fissò con il terrore in volto sperando che cambiasse idea.

“Ma li c’è lei. Non possiamo andare!

Non ti ricordi cosa ci ha detto Iorgu quando è tornato? Lo sai che non possiamo niente contro quello di cui è capace!

Non ho paura di morire. Ma lei può farci cose peggiori della morte!”

“Adesso tu esageri Zamfir, probabilmente anche Iorgu lo ha fatto. Siete tutti troppo impressionabili su queste cose. Comunque ripeto, può darsi che quella luce non provenisse direttamente da quella casa ma dalla zona circostante. Dobbiamo verificare e dobbiamo farlo subito! Prima andiamo e prima potrai cambiarmi il turno e potrò andarmene a dormire!”

Gogu spinse Zamfir dal riparo della stazione di vedetta e raccolse elmo, arco e frecce da terra.

Zamfir si girò di scatto e alzò da terra Gogu prendendolo per le braccia.

“Prendiamo almeno i cavalli almeno potremo scappare in fretta, ti prego!”

“No! È troppo buio e il terreno è uno schifo con tutta questa pioggia. Non riusciremmo a cavalcare velocemente e rischieremmo pure di azzopparli. A piedi riusciremo ad essere più furtivi e attenti al terreno. Ora mettimi giù e andiamo, testa vuota!”

Come procedono Zamfir e Gogu?

  • Cercano aiuto (12%)
    12
  • Rimangono alla vedetta (8%)
    8
  • Si inoltrano nel buio in direzione del lampo (81%)
    81
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47 Commenti

  • Ciao Carter!
    In ritardo leggo il terzo; il terrore traspare molto bene nelle tue righe; I tre sono in balia di lampi, una casa misteriosa, acqua che non bagna e voci. C’è n’è abbastanza, e ora il particolare dell’anello, che probabilmente li obbliga a rientrare nel bosco per trovare una soluzione. Voto per un tentativo di forza, anche perché rientrare da soli sembra una follia.
    Complimenti per la narrazione, che non scende mai di tensione.
    Alla prossima ciao!

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