Lo strano incontroSilenzio nella notte.
La porta di un ristorante di lusso si apre.
Esce un uomo sulla cinquantina alto, corpulento, in completo bianco.
Capelli brizzolati laccati all’indietro.
Brontola tra sé.
-Ristorante di merda. Cento dollari per mangiare merda!-
Osserva la strada deserta.
“Che cazzo c’è? Un esperimento nucleare? Bah, chi se ne frega”.
Si volta per andare al parcheggio.
Appoggiato a un palo della luce, un’esile figura avvolta in un impermeabile marrone.
Il viso in penombra e nascosto da un cappello ad ampie tese.
L’uomo si ferma allarmato.
Lo scruta.
Ha le mani rugose e rattrappite.
“È solo un vecchio rachitico. Per un attimo ho pensato fosse un drogato che voleva derubarmi”.
Gli passa accanto.
Una leggera pressione sulla spalla.
C’era la sua grande casa. Di legno.
Casa di legno tra colline verdi e floride. Dove crescevano girasoli e papaveri.
Girasoli e papaveri illuminati dal sole. Alto nel cielo.
Cielo azzurro e terso.
C’era il suo migliore amico in giardino. Sorseggiavano vino.
Sorseggiavano vino. E ridevano.
C’era sua madre seduta su uno sgabello. Sotto il portico.
Su uno sgabello filava. Un maglione per sua nipote.
C’era sua figlia dai capelli lunghi e occhi vivaci. Giocava.
Giocava sull’altalena.
C’era sua moglie sorridente. Spingeva sua figlia sull’altalena.
L’altalena andava su e giù. Su e giù.
C’era l’uomo. Nel giardino della sua grande casa. Di legno.
Sorseggiava vino col suo migliore amico. E ridevano.
E guardava lieto l’orizzonte.
“Cosa è successo? Cos’era quella visione?”
Si gira.
L’esile figura si sta allontanando dall’altra parte della strada.
-Ehi! Ehi tu! Torna qui. Devo chiederti una cosa-.
Non riceve risposta.
L’esile figura continua a camminare finché non viene inghiottita dal buio.
“Maledizione!”
Al parcheggio del ristorante.
“E che cazzo!”
Si guarda intorno.
“Maledetto idiota di un autista! Dov’è andato a finire?. Adesso lo chiamo, mi faccio venire a prendere e poi lo licenzio. Così impara quel coglione”.
Prende il cellulare dalla tasca.
Va sull’elenco contatti.
Nessun numero.
“Come è possibile. Porca vacca! Vorrà dire che lo aspetterò. Però potrei sempre chiamare a casa dal ristorante… se solo ci fosse qualcuno. Merda! Quando tornerà… si salvi chi può”.
Venti minuti.
“Cazzo! Cazzo! Mi tocca prendere un taxi. Io! Dicky Ward! Uno degli uomini più ricchi della città. Romperò la testa a quell’autista di merda”.
Va sul marciapiede.
Fischi di freni. Rombo di motori. Colpi di clacson. Urla di guidatori.
“Ci mancava questa! Prima deserto totale. Adesso ingorgo. Una seratina coi fiocchi”.
Si avvicina a uno dei tassì bloccati.
Picchietta contro il finestrino.
Viene abbassato.
-È libero?
-Certo. Dove deve andare?
-A Boulevard Street.
-Boulevard Street?
-Ho capito cosa stai pensando. Uno di Boulevard Street che chiama un taxi. Ma mi trovo in una strana situazione e non ho altra scelta.
-Lei abita a Boulevard Street, giovanotto?
-Giovanotto? Non osare prendermi per il culo, hai capito!
-Mi scusi, salga pure-.
Due ore.
Il taxi si ferma davanti a un alto grattacielo bianco come l’avorio.
-Siamo arrivati.
-Bene. Quanto ti devo?
-Cinquanta.
-Come? Come?
-Cinquanta dollari.
-Cinquanta dollari per dieci chilometri!
-C’era traffico.
-È una truffa!
-Non sono io a decidere i prezzi.
-Vaffanculo. Te ne do al massimo dieci.
-Non mi faccia perdere tempo giovanotto.
-Forse non hai ancore capito chi sono io, ma prova ancora a darmi del giovanotto e giuro ti faccio finire a …. –
Il tassista si gira.
Lo prende per il bavero della giacca.
-Ho capito chi sei. Il figlioccio di qualche riccastro di Boulevard Street. Ora stammi bene a sentire: dammi quei fottuti cinquanta dollari e levati dalle palle-.
Immagine riflessa sullo specchietto retrovisore: la nuca del tassista e un giovane trentenne preso per il bavero della giacca bianca.
Dicky a bocca aperta.
-Dammi i cinquanta dollari!-
Prende il portafoglio dalla tasca dei pantaloni.
Lo apre.
Tira fuori i cinquanta dollari.
Li consegna al tassista.
-Fuori!-
Scende di fretta.
Cosa farà Dicky Ward?
- Comincirà ad urlare e imprecare finendo col farsi arrestare. (29%)
- Si dirige al grattacielo dove è ubicata la sua società. (57%)
- Cercherà di addormentarsi su una panchina sperando sia tutto un sogno (che non è). (14%)

15/11/2013 at 11:00
Gli avvelena la coca…
21/10/2013 at 16:49
Mah.., per me gli taglierà i freni della moto!!! Il tuo stile narrativo e unico, continua cosi!! 😀
17/09/2013 at 11:50
Mi piace questo racconto, anche se i dialoghi sono un po’ frammentari.
Però è vivido e la storia è avvincente 🙂
Voto per la morte accidentale, magari causata comunque da lui involontariamente…