DICKY WARD

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Dicky Ward? Si dirige al grattacielo dove è ubicata la sua società. (57%)

L’incubo continua“Che cazzo succede? Ero io quello? No, non potevo. È solo un’allucinazione”.
Si avvia verso l’entrata.
Sale tre gradini.
Si ferma davanti alla porta di vetro.
Riflessa c’è la figura del giovane dai capelli castani in completo bianco.
“Non può essere vero! Ho solo bevuto troppo. Sì, deve essere l’effetto di una sbronza. Dopo una bella dormita passerà tutto”.
Spinge la porta.
“Servitù di merda! L’autista che mi lascia a piedi e il portinaio che mi chiude fuori”.
Palpa le tasche della giacca.
“Dove cazzo siete?”
Palpa un’altra volta.
“Fantastico! Ho perso pure le chiavi”.
Si gira a destra.
Una colonna di citofoni.
Preme il bottone sull’ultimo in basso.
Due minuti.
Una voce assonnata dal citofono.
-Chi è?
-Willy, deficiente! Mi hai chiuso fuori.
-Chi parla?
-Sono io, il signor Ward. Muoviti ad aprirmi.
-Ward? Qui non c’è nessun Ward.
-Sei ubriaco? Aprimi!
-Vergognati! Fare simili scherzi.
-Che cazzo dici!-
Nessuna risposta dal citofono.
“Figlio di puttana!”
Risuona.
-Chi … –
Suona.
-Ancor…-
Suona.
-Guarda che…-
Suona.
-Brutto str…-
Suona.
Suona.
Suona.
Rumore di chiavistello.
La porta di vetro si apre.
Esce un vecchietto di colore.
Punta un fucile contro Dicky.
-La smetta!
-Oh cazzo! Calmati! Ti chiedo scusa.
-Come sei diventato gentile.
-Forse ci siamo fraintesi. Guardami bene, Willy. Sono Dicky Ward… quello dell’ultimo piano.
-Oh, certo! Come ho fatto a non accorgermene. Ward!
-Finalmente ci siamo capiti!-
Fa un passo per entrare.
La canna del fucile puntata alla gola.
Arretra di qualche passo.
-Ti sto prendendo per il culo, idiota! All’ultimo piano abita Richard Coppola. Sai, il grande regista-.
Volta lo sguardo verso il primo citofono della colonna.
La scritta Mr.e Mrs. Coppola.
Cade a sedere per terra.
Gli tremano le gambe.
-Ora vattene e non farti più vedere-.
La porta di vetro si chiude.
È solo. Seduto per terra.
Boccheggia.
“Che cazzo mi sta succedendo? In una notte ho perso la mia casa, la mia identità., la mia… No, no, no, quella no. Non voglio perderla”.
Si alza.
Comincia a correre.
Mezz’ora.
Si ferma alla fermata del bus.
Prende fiato.
“Merda! Sono esausto. Aspetterò il bus, sperando che passi di lì”.
Venti minuti.
Il bus si ferma.
Apre la portiera.
-Passa per la diciannovesima?
-L’attraverso.
-Perfetto. Quanto costa il biglietto?
-Due dollari.
-Ecco a lei -.
Si siede su uno dei due posti liberi subito dietro il conducente.
La portiera si chiude.
Il bus riparte.
Quaranta minuti.
Si affaccia al finestrino.
“Siamo quasi arrivati”.
Il bus si ferma incolonnato.
Imponenti grattacieli costeggiano la strada.
Tranne uno. Macerie di un imponete grattacielo.
“Non è possibile…”.
Si rivolge al conducente.
-Sc-scusi po-posso chiederle una co-cosa?
-Dimmi pure.
-Qu-quel gra-grattacielo?
-Ragazzo, è pieno di grattacieli. Dimmi quale.
-Il di-diroccato.
-Sei straniero?
-No.
-Come fai a non sapere -.
Silenzio.
-Che vi insegnano a scuola? Ora te lo dico. Quello era uno dei più alti grattacieli della città, che dico, del mondo ed era importante per le attività che vi si svolgevano. Poi nel Novantatré una bomba piazzata da terroristi lo fece crollare, causando più di mille morti.
In ricordo delle vittime non venne più ricostruito. Hai capito ragazzo? –
Non risponde.
-Hai capito?
-L-là…. a-alto…mia so-società…mio lo-logo…tu-tutto mio …mio… –
-Che stai farneticando? Ti senti bene?
-La mi-mia so-società… –
L’autista si volta.
-Mio Dio! Sei pallido come un cencio!
-T-tu-tutto p-perso… –
Viene preso per le spalle e scrollato.
-Qualcuno venga ad aiutarmi! Un ragazzo si sta sentendo male -.
Rivolge lo sguardo alla struttura diroccata.
Davanti l’esile figura in impermeabile marrone e cappello a larghe tese a nascondergli il volto.
Di colpo torna in sé.
Scatta in piedi.
-Mi faccia scendere!
-Per fortuna stai bene! Mi hai fatto venire un accidente.
-Mi faccia scendere!
-La fermata è più avanti.
-Devo scendere qui! E subito!
-Calmati! Ti ho detto che… –
Stridio di una frenata. Urla di avvertimento. Un botto.
Poi buio.

Dove si risveglierà Dicky?

  • In una caffetteria. (43%)
    43
  • Sul marciapiede. (43%)
    43
  • In una stanza d'ospedale. (14%)
    14
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