Dove eravamo rimasti?
Buon Natale!
La cena col babbo andò bene. Nessuno parlò. E’ sempre bello quando si evitano discorsi inutili del tipo “Dove sei stato?” “In giro”, “Con chi?” “Amici”, o almeno era bello secondo Bob. Lui odiava questo genere di discorsi, servivano solo per rompere un silenzio che, secondo le norme sociali, doveva essere per forza interrotto. Ma Bob e suo padre se ne fregavano delle norme sociali e lasciavano che il silenzio regnasse sovrano.
Manco una TV avevano. Ogni tanto facevano un po’ pena, tutto il tempo lì muti, con lo sguardo perso nel vuoto, a rimuginare su non si sa cosa.
Non che non avessero i soldi per permettersi una TV, di soldi ne avevano abbastanza, da non lamentarsi diciamo. Il problema era che il babbo odiava le apparecchiature elettroniche, non le sopportava proprio. Era la persona più all’antica che esistesse sulla faccia della terra. Non poteva soffrire nemmeno le lampadine, usava solo candele. Figuratevi che non aveva neanche un cellulare: nel 2014 un uomo senza cellulare è un po’ come Superpippo senza le sue arachidi, non è nessuno, è perso.
“Parto, vado in Australia due settimane”
Bob alzò la testa dal piatto, annuì e riprese a mangiare. Non era strano che suo padre andasse via per un po’ di tempo, era una persona abbastanza impegnata: viaggi e partenze erano quasi all’ordine del giorno.
Anche Bob avrebbe voluto farsi un viaggetto, forse così sarebbe riuscito a sorridere, probabilmente anche a ridere. Sperava di riuscire a ridere come i neri alla stazione: loro ridono sempre, e di gusto anche, nessuno sa perchè. Bob li invidiava un po’ da questo punto di vista.
Comunque, per le prossime due settimane sarebbe stato da solo in casa e di starsene lì da solo non ne aveva proprio voglia. Voleva vedere il mondo, visitare qualche città sconosciuta, conoscere nuova gente, innamorarsi magari. Ormai aveva deciso, sarebbe partito.
“Anch’io parto, ho voglia di un viaggio”
In realtà questa frase non la disse ad alta voce, la pensò solo. Non voleva condividere col padre i suoi pensieri, nessuno dei due era solito farlo. Però dove sarebbe andato? Non ne aveva idea. Inoltre aveva bisogno di qualcuno con cui partire, la solitudine lo spaventava a morte: al solo pensiero di un viaggio tutto solo gli veniva da vomitare.
Per quanto riguardava i soldi non c’erano problemi: aveva messo da parte un bel gruzzoletto, frutto di numerose visite a casa della nonna. La nonna di Bob era una di quelle vecchie signore che pensano che i biglietti da venti possano comprare l’affetto dei loro nipoti e, per questo motivo, scuciono banconote come se fossero caramelle. Purtroppo la vecchia era morta qualche mese prima, Bob ci era rimasto molto male, aveva anche pianto, ancora un paio di visite e avrebbe raggiunto ben 300 euro, una somma non indifferente.
Immerso nei suoi pensieri, il ragazzo sparecchiò in fretta la tavola e uscì di casa. Ora doveva reclutare un po’ di gente, gente disperata come lui, pronta a partire da un momento all’altro. La meta l’avrebbe decisa in seguito.
Stava camminando a grandi passi, quando un uomo gli sbarrò la strada: era sulla trentina, lunghe occhiaie e calvo. Bob aveva paura dei pelati, non sapeva neanche lui bene il perchè, ma li temeva come un bimbo teme la strega di Biancaneve. Alla vista dell’uomo il ragazzo sussultò e impallidì, più per sorpresa che per paura in realtà, era come apparso dal nulla. L’estraneo tirò fuori un bigliettino spiegazzato e glielo allungò.
Bob lo prese tra le mani e lo guardò velocemente. -Vorrà chiedermi dei soldi- pensò senza leggere “Scusa, oggi non ho nien…”, ma il tizio si era già affiancato ad un’ altra persona con un nuovo bigliettino. Solo in quel momento, ora che era distante, Bob si accorse della completa mancanza di capelli sulla testa del bigliettinaio: strabuzzò gli occhi e fuggì, correndo come un pazzo. Per un po’ di tempo pensò di essere come un birillo inseguito da una palla da bowling, se si fosse fermato la palla l’avrebbe travolto.
Quando fu abbastanza lontano si tranquillizzò e lesse le parole sul foglietto: “Buon Natale!”.
Era il 4 di luglio, -Certo che ce ne sono di matti in giro- pensò quello che aveva appena evitato a uno strike.
Dove decideranno di andare Bob e i suoi futuri compagni di viaggio?
- Rimangono in Italia (0%)
- America (0%)
- Viaggio interrail attraverso l'europa (100%)

18/08/2014 at 13:57
Il famoso tizio con la barba bianca che ritroviamo in molti fantasy di tutto rispetto, chi altri? 🙂
14/08/2014 at 16:36
Visto che era venuto fuori prima nel discorso, ho votato per il bimbetto
06/08/2014 at 18:24
L’anziano signore dai! 🙂
03/08/2014 at 22:01
non mi piace testa pelata, scelgo l’anziano signore 🙂
29/07/2014 at 23:33
Ciao! ho votato per la testa pelata, mi piace questa storia, e mi piace anche l’dea di riproporre il titolo del capitolo nella frase di apertura, perciò ti seguo.
Passa dal mio libro se ti va, so che il genere può non piacere, ma la storia che sto cercando di creare in realtà vuole abbracciare un pò tutti i generi, per questo cerco di attirare lettori di altre categorie, così da costruirla anche secondo le loro direttive.
Grazie
30/07/2014 at 13:57
Grazie del supporto Vudi.
Passerò senz’altro dalla tua storia non appena ho un po’ di tempo 🙂
29/07/2014 at 21:55
Io dico testa pelata e concordo con Giorgia, il racconto starebbe bene nel genere humor
😉
30/07/2014 at 13:50
Grazie del supporto Francesca 🙂
29/07/2014 at 16:28
Un bimbetto di 10 anni, per testa pelata è ancora presto per tornare. Credo che avresti dovuto inserire il tuo racconto nel genere humour, è davvero simpatico 😉 solo una cosa: finora, non fin’ora.
30/07/2014 at 13:49
Grazie del supporto Giorgia.
All’inizio avevo scelto avventura perchè mi sfagiolava l’idea di far intraprendere un viaggio ai miei personaggi, ma mi rendo conto anch’io che, ora come ora, questo racconto starebbe meglio nel genere humor.
Cercherò di renderlo più avventuroso nei prossimi capitoli 😀
30/07/2014 at 14:07
La mia era una pigra constatazione 😉 credo vada bene anche così. Pensa che io sto scrivendo un romanzo storico in avventura…a volte è difficile scegliere il genere.
22/07/2014 at 11:38
Testa pelata proverà a derubarli;
è molto divertente il tuo racconto, mi ha fatto ridere il discorso strampalato sui buchi delle magliette! Strampalato, ma con un significato di fondo 😉
22/07/2014 at 08:59
Testapelata è un ladro incallito per me 🙂 A rileggerti.
21/07/2014 at 23:09
eccomi! altro bel capitolo! sembrerebbe l’inizio di una splendida avventura, vediamo dove ci porterai! aspetto il 3! 😉
20/07/2014 at 18:37
Ti seguo! Carina! 🙂
20/07/2014 at 18:37
Ah ho scelto l’europa! 🙂
20/07/2014 at 21:03
Grazie Valerio 🙂
20/07/2014 at 10:52
ed ecco un’altra bella storia di avventura, ed è anche divertente, la parte del boh detto dal padre all’anagrafe mi ha fatto davvero sorridere! mi piace come scrivi, ti seguo da subito!
anche il mio protagonista ha un rapporto tormentato con il padre, passa a leggerla e dimmi che ne pensi, se ti va.
ora aspetto la 2 puntata, bravo!
20/07/2014 at 12:52
Grazie mille Francesca.
Ho visto che il tuo racconto ormai è arrivato alla fine. Ho letto l’ultimo capitolo che hai scritto (il nono) e mi ha garbato assai. Però, per adesso, vorrei leggere qualcosa di appena iniziato, tanto per avere una sorta di potere decisionale sullo svolgimento delle storie.
Intanto ti seguo e, un giorno, ti leggerò.
20/07/2014 at 14:11
Ok, grazie! Intanto io mi godo la tua di storia 😉
20/07/2014 at 09:04
Molto divertente come inizio, un testo sicuramente originale, ho votato per un odio verso le apparecchiature elettroniche, vediamo che succede 🙂
20/07/2014 at 12:54
Grazie Angela, appena ho un po’ di tempo lo continuo 🙂