Dove eravamo rimasti?
Mi allacci le scarpe?
“Mi puoi allacciare le scarpe?”
Nick sembrava abbastanza disperato: stava seduto sul muretto della stazione con le gambe a penzoloni. I lacci, a loro volta, penzolavano dalle scarpe.
“Ma scusa… Allacciatele da solo.”
“Ecco… Non lo so fare”
Bob si stava pentendo di aver coinvolto Nick nel suo viaggio: era come portarsi dietro un bimbetto di dieci anni, anzi, forse
un bimbetto di dieci anni avrebbe saputo allacciarsi le scarpe.
“E’ impossibile che tu non lo sappia fare. Come hai fatto fin’ora? Te le allacciava la mammina?”
“No…”
“E allora come?”
Nick si grattò il capo e arrossì: “Io… Non le slaccio mai, me le infilo e basta. Devo essermi dimenticato come si fa, col tempo.”
“Tu sei pazzo.” e dopo aver ridacchiato per qualche secondo, disse freddamente “Non te le allaccio manco morto. Posso insegnarti come si fa, se vuoi.”
“No no, per quello è troppo tardi. Sono troppo grande per imparare qualcosa.”
Bob scosse la testa sconsolato. Che Nick non fosse troppo normale lo sapeva da tempo, ma gli sembrava che nell’ultimo periodo la situazione stesse peggiorando notevolmente: la settimana precedente l’aveva trovato a parlare animatamente con un barbone. Ovviamente si era avvicinato per ascoltare quale mirabolante conversazione potesse nascere tra un pazzo che viveva per strada attaccando pezza agli sconosciuti e… un barbone. Parlavano di Hemingway, più precisamente del racconto “Il vecchio e il
mare”, il libro preferito di Nick. In realtà l’unico oratore in quel dialogo era il ragazzo biondo, il barbone si limitava ad ascoltare, sperando che le sue mani venissero riempite da qualche centesimo alla fine dello sproloquio, ma non fu così.
Tornando a noi, Bob ora era veramente nervoso: Irene era in ritardo. Mancavano solo dieci minuti all’arrivo del treno e, di lei, nessuna traccia.
“Basta, adesso la chiamo” disse scocciato e si infilò la mano in tasca alla ricerca del cellulare.
Un brivido gli percorse tutto il corpo: era vuota. Il ragazzo si guardò attorno impaurito, il cellulare doveva essere lì da qualche parte, non poteva essersi volatilizzato nel nulla.
Lo vide quasi subito: un uomo lo stringeva fra le dita. Si avvicinò al presunto ladro, deciso a farsi rendere il maltolto, con le buone o con le cattive. Nervoso com’era, l’avrebbe anche picchiato se necessario. Purtroppo per lui, l’uomo non era una persona qualsiasi, era la sua
nemesi, il suo incubo peggiore: era Testa Pelata.
Riconosciuto il calvo nemico, Bob tornò indietro terrorizzato: “Se ti allaccio le scarpe” disse cercando di non tremare “Nick, se io ti allaccio le scarpe, tu andresti da quel… quel pelato là in fondo. Credo abbia in mano il mio cellulare”
“Perchè non ci vai tu?” rispose il biondo sogghignando.
“Ti supplico, davvero. Io sono… sono falacrofobico… Non riesco nemmeno a guardarli i pelati”
In realtà la falacrofobia è la paura di rimanere calvi, non della pelata altrui. Bob pensava che la sua assurda fobia avesse quel nome e nessuno s’era mai degnato di correggerlo.
“Stringi forte i nodi, mi raccomando” disse Nick porgendo la scarpa all’amico, tutto sommato quello scambio gli sembrava un buon compromesso.
Una volta che le sue scarpe furono allacciate, il biondo si fiondò davanti a Testa Pelata: quando si trattava di parlare a sconosciuti, Nick era il migliore in assoluto. Avrebbe potuto attacar bottone anche alla persona più losca sulla faccia della terra senza un minimo di esitazione.
Conversarono per un po’: Bob li guardava ansioso da lontano; ogni tanto la mano sinistra tremava dall’agitazione ed era costretto a stringerla con l’altra mano per far cessare il tremolio. Non sembrava una discussione troppo accesa ai suoi occhi, somigliava di più a una conversazione tra due conoscenti che si dicono quello che hanno fatto la sera prima.
Ad un certo punto il pelato rese il cellulare e il biondo tornò trionfante dallo spaventato amico.
“Che t’ha detto?”
“Il suo primo pensiero era quello di derubarti, poi però non è scappato, era combattuto dall’idea di privarti di un bene essenziale come il cellulare. Sosteneva che, al giorno d’oggi, una persona senza telefono è come un drago che non può più sputare fuoco.”
“Un drago che non sputa cosa?” Bob non si era ancora ripreso dallo spavento e sentir parlare di draghi, così, all’improvviso, lo spiazzò non poco.
“Che sputa fuoco! Soggetto quantomai interessante quel tizio, avresti dovuto farci due chiacchere anche tu.”
“No… Meglio di no…” balbettò il falacrofobico.
“Comunque mi ha ridato il tuo cellulare, ha anche borbottato qualcosa riguardo a strane presenze che aleggiano nell’aria e di stare attenti, ma non ci ho capito molto.”
“Certo, strane presenze… Magari a caccia di portafogli”
“No, quello non l’ha detto.”
Intanto Irene era arrivata, in tempo per il treno. Dopo vari saluti e rimproveri, i tre amici salirono sulla carrozza: il treno non era pieno, ma neanche vuoto, ebbero una discreta fortuna a trovare tre posti liberi vicini.
Non appena seduti, una voce giunse alle loro orecchie: “Scusate, questo posto è libero?”
Chi domanda se il posto è libero o no?
- Un irruento bimbetto di dieci anni (20%)
- Un anziano signore, con una lunga barba bianca (30%)
- Testa Pelata, ancora lui (50%)

18/08/2014 at 13:57
Il famoso tizio con la barba bianca che ritroviamo in molti fantasy di tutto rispetto, chi altri? 🙂
14/08/2014 at 16:36
Visto che era venuto fuori prima nel discorso, ho votato per il bimbetto
06/08/2014 at 18:24
L’anziano signore dai! 🙂
03/08/2014 at 22:01
non mi piace testa pelata, scelgo l’anziano signore 🙂
29/07/2014 at 23:33
Ciao! ho votato per la testa pelata, mi piace questa storia, e mi piace anche l’dea di riproporre il titolo del capitolo nella frase di apertura, perciò ti seguo.
Passa dal mio libro se ti va, so che il genere può non piacere, ma la storia che sto cercando di creare in realtà vuole abbracciare un pò tutti i generi, per questo cerco di attirare lettori di altre categorie, così da costruirla anche secondo le loro direttive.
Grazie
30/07/2014 at 13:57
Grazie del supporto Vudi.
Passerò senz’altro dalla tua storia non appena ho un po’ di tempo 🙂
29/07/2014 at 21:55
Io dico testa pelata e concordo con Giorgia, il racconto starebbe bene nel genere humor
😉
30/07/2014 at 13:50
Grazie del supporto Francesca 🙂
29/07/2014 at 16:28
Un bimbetto di 10 anni, per testa pelata è ancora presto per tornare. Credo che avresti dovuto inserire il tuo racconto nel genere humour, è davvero simpatico 😉 solo una cosa: finora, non fin’ora.
30/07/2014 at 13:49
Grazie del supporto Giorgia.
All’inizio avevo scelto avventura perchè mi sfagiolava l’idea di far intraprendere un viaggio ai miei personaggi, ma mi rendo conto anch’io che, ora come ora, questo racconto starebbe meglio nel genere humor.
Cercherò di renderlo più avventuroso nei prossimi capitoli 😀
30/07/2014 at 14:07
La mia era una pigra constatazione 😉 credo vada bene anche così. Pensa che io sto scrivendo un romanzo storico in avventura…a volte è difficile scegliere il genere.
22/07/2014 at 11:38
Testa pelata proverà a derubarli;
è molto divertente il tuo racconto, mi ha fatto ridere il discorso strampalato sui buchi delle magliette! Strampalato, ma con un significato di fondo 😉
22/07/2014 at 08:59
Testapelata è un ladro incallito per me 🙂 A rileggerti.
21/07/2014 at 23:09
eccomi! altro bel capitolo! sembrerebbe l’inizio di una splendida avventura, vediamo dove ci porterai! aspetto il 3! 😉
20/07/2014 at 18:37
Ti seguo! Carina! 🙂
20/07/2014 at 18:37
Ah ho scelto l’europa! 🙂
20/07/2014 at 21:03
Grazie Valerio 🙂
20/07/2014 at 10:52
ed ecco un’altra bella storia di avventura, ed è anche divertente, la parte del boh detto dal padre all’anagrafe mi ha fatto davvero sorridere! mi piace come scrivi, ti seguo da subito!
anche il mio protagonista ha un rapporto tormentato con il padre, passa a leggerla e dimmi che ne pensi, se ti va.
ora aspetto la 2 puntata, bravo!
20/07/2014 at 12:52
Grazie mille Francesca.
Ho visto che il tuo racconto ormai è arrivato alla fine. Ho letto l’ultimo capitolo che hai scritto (il nono) e mi ha garbato assai. Però, per adesso, vorrei leggere qualcosa di appena iniziato, tanto per avere una sorta di potere decisionale sullo svolgimento delle storie.
Intanto ti seguo e, un giorno, ti leggerò.
20/07/2014 at 14:11
Ok, grazie! Intanto io mi godo la tua di storia 😉
20/07/2014 at 09:04
Molto divertente come inizio, un testo sicuramente originale, ho votato per un odio verso le apparecchiature elettroniche, vediamo che succede 🙂
20/07/2014 at 12:54
Grazie Angela, appena ho un po’ di tempo lo continuo 🙂