Dove eravamo rimasti?
Il signor Rigosi
-Molto piacere, sono il dottor Rapagnetta e sono qui per aiutarla-
Il dottore era entrato nella stanza 208 e ora si stava rivolgendo al suo paziente: -Lei deve essere il signor… il signor… ehm, mi può ricordare il suo nome?- Ma il suo interlocutore non accennava a rispondere. Se ne stava raggomitolato in un angolo del letto, fissando l’estraneo con lo sguardo più truce che un pazzo sia in grado fare. Il dottore attese invano qualche secondo, poi si sporse un po’ in avanti, così da poter leggere il nome sul cartellino che ciondolava sul petto del matto.
-Pietro Rigosi, è questo il suo nome.- poi rimase un attimo in silenzio, pensieroso
-Come quel tale che…-
-Che si schiantò in un incidente ferroviario dopo aver rubato una locomotiva, sì, proprio lui.- Il paziente concluse la frase del dottore ringhiando a denti stretti, non gradiva affatto la presenza di un’altra persona nella stanza. Il giorno precedente aveva giurato all’infermiera che avrebbe staccato le orecchie a morsi a chiunque avesse osato oltrepassare la soglia di quella camera. L’infermiera, però, non lo aveva riferito a nessuno, scettica delle capacità offensive del paziente, e quello era rimasto un segreto tra loro due.
-Lo sa cosa ho detto ieri?- abbaiò il signor Rigosi, rivolto al dottore.
-No, non lo so.- rispose l’altro, leggermente divertito dall’insolita domanda.
-Non le hanno riferito niente?-
-Nulla di particolare, mi dispiace signor Rigosi. Ora, ciò di cui vorrei parlare in questa seduta, se mi permette, sono i fatti accaduti una settimana fa. Credo che lei sia coinvolt…-
-Dannazione!- sbraitò il paziente -Mai che una donna faccia il suo dovere, manco mettere in guardia qualcuno sanno fare. Io parlo e la gente se ne frega, bel mondo di m…-
-La prego di calmarsi.- il dottore aveva assunto un’espressione serissima, tanto da destabilizzare il paziente che si zittì all’istante. -La invito a considerare il perchè della mia presenza qui oggi. Lei è l’unico testimone di ciò che è successo sette giorni fa al cinema. Ci sono stati molti morti, anzi, sono tutti morti, tranne uno: lei, signor Rigosi.-
Il paziente però, nonostante il tono severo lo avesse un po’ impaurito, era distratto da qualcosa. Il suo sguardo scorreva tra le rughe del suo interlocutore, interessato ai lineamenti di un uomo ormai sessantenne, ma la sua mente vagava altrove: -Il suo orecchio come sta?- disse all’improvviso, sogghignando ferocemente.
Il dottore si coprì istintivamente l’orecchio ferito con la mano. Qualche giorno fa si era svegliato trovando l’orecchio in quello stato, sembrava quasi morsicato. Il problema era che non aveva idea di come fosse successo: una malattia, forse un insetto molto grosso.
-Questo non ha importanza.-
Fece un grosso respiro e continuò imperterrito: -Senta, dobbiamo catturare gli assassini prima che uccidano ancora, non possiamo permetterci altri omicidi irrisolti. Qui è al sicuro, nessun membro dell’ospedale le torcerà un capello, però ora deve aiutarci: mi dica cosa successe quella sera, lei è l’unico che può saperlo.-
-Li ho uccisi io.-
Il dottore sospirò, scuotendo sconsolatamente il capo: -Sappiamo che non può essere stato lei. Le impronte sulle armi da fuoco ritrovate non sono le sue. Non mi faccia perdere altro tempo, la prego.-
Il signor Pietro Rigosi guardò fuori dalla finestra in direzione delle colline che si estendevano intorno alla clinica. Sembrava stesse cercando malinconicamente qualcosa nella sua memoria, come un vecchio che osserva i bambini nel parco ricordando i bei tempi dell’infanzia. Rimase assorto nei suoi pensieri per un minuto buono, poi parlò, questa volta senza ringhiare: -Il ragazzetto seduto vicino a me, al cinema, le somigliava molto. Quando morì ci rimasi un po’ male, mi stava simpatico anche se non lo conoscevo.-
Il dottore fu preso alla sprovvista. I suoi occhi si gonfiarono di lacrime e la bocca cominciò a tremargli. Dopo un attimo di indecisione asserì tristemente: -Quel ragazzo… era mio figlio.-
Aveva intenzione di essere sincero col suo paziente, quella storia era troppo importante per lui.
A questo punto Pietro Rigosi inizia a parlare di sè, chi era prima di impazzire?
- Un nullafacente tossicodipendente (10%)
- Un medico rinomato (40%)
- Uno scienziato piuttosto competente (50%)

27/08/2014 at 15:59
E chi l’avrebbe mai detto che lo psicologo avesse un motivo personale x seguire il caso? Secondo me Rigosi era uno scienziato
25/08/2014 at 10:19
Voto per lo scienziato.
Molto bello questo episodio: ci sono molti particolari che hai disseminato che mi incuriosiscono molto! Attendo il seguito! 🙂
18/08/2014 at 19:40
Ciao! Racconto accattivante! Ho votato per lo scienziato rinomato..e sono curiosa di leggere il prossimo episodio! 🙂
19/08/2014 at 01:34
Ci sono un medico rinomato e uno scienziato competente. Lo scienziato rinomato non è tra le opzioni 😉 Apprezzo comunque il tuo commento, grazie di essere passato Girasole 🙂
19/08/2014 at 10:26
ahahah!!! Ho votato per un medico rinomato 😉
18/08/2014 at 07:56
Ho scelto un medico perché dove abitavo da piccola c’era un medico che si diceva impazzito per il troppo studio
19/08/2014 at 01:32
Siamo tutti pazzi in questo mondo, non solo i medici che studiano troppo 😉
16/08/2014 at 20:17
Diciamo uno scienziato, se poi è pazzo o meno, ce lo dirai tu 🙂
19/08/2014 at 01:30
Grazie di essere passata Angela 🙂
16/08/2014 at 17:36
Incipit accattivante e secondo episodio all’altezza del primo.
Si scorge qualcosa di simile alla schizofrenia sullo sfondo del racconto, ma forse è troppo presto per dirlo.
Ti seguo
M.
19/08/2014 at 01:30
Grazie Max, spero di non deluderti in seguito 🙂
14/08/2014 at 23:22
La più assurda e quindi… più plausibile è che fosse un medico rinomato!
😉
15/08/2014 at 11:31
I medici sono persone piene di segreti, soprattutto quelli rinomati. 🙂
14/08/2014 at 19:18
Mi piace come hai saputo confondere anche in questo episodio i due punti di vista. Io voto per il medico, perché secondo me qualcosa in comunque i tuoi personaggi ce l’hanno. Che sia la loro professione? 🙂
15/08/2014 at 11:20
Forse hanno molte più cose in comune di quanto si possa immaginare. 🙂
12/08/2014 at 16:20
Davvero un inizio curioso 🙂 Ora ti tocca andare avanti, sennò qui andiamo tutti in astinenza^^
12/08/2014 at 17:11
Grazie per essere passata Antonia 🙂
Scusami per il ritardo, ma ero in vacanza. In questi giorni scriverò il secondo episodio 😀
09/08/2014 at 23:06
Un inizio molto promettente
10/08/2014 at 18:19
Spero di non deluderti in seguito 🙂
06/08/2014 at 19:01
Aggredirà il dottore:-) 🙂
06/08/2014 at 19:08
Grazie per essere passata Martina 🙂
05/08/2014 at 00:13
Racconterà il suo tormento singhiozzando. Quando si tratta di pazzia è sempre un delirio.
05/08/2014 at 06:30
Non sempre è un delirio, talvolta i pazzi sono i più razionali 😉 Grazie per essere passata, Giorgia 🙂
05/08/2014 at 07:37
È vero 🙂 anch’io parlai di follia in un mio precedente racconto horror, una follia al limite della realtà. Adesso porto avanti una storia di genere diverso, se ti va passa a trovarmi.
04/08/2014 at 10:19
Aggressivo e prepotente, ma senza aggredire il dottore.
Molto, molto avvincente questo inizio! Ben scritto e scorrevole! Ti seguo, curioso di scoprire cosa succederà! 🙂
04/08/2014 at 11:41
Grazie mille francescotarud 🙂
Spero di incuriosirti ancora di più coi prossimi episodi.
03/08/2014 at 20:16
Bell’incipit, ti seguo e attendo il capitolo successivo 🙂
04/08/2014 at 11:40
Grazie Averas 🙂
03/08/2014 at 14:55
Bello come inizio! Mi piace l’idea del flashback. Il modo con cui hai fuso i due punti di vista (quello del medico Sircana e del paziente Rigosi) è veramente bello. Ti seguo. 🙂
03/08/2014 at 19:21
Grazie mille, Danica 🙂
02/08/2014 at 16:30
ehi, hai catturato la mia attenzione: già mi piaceva l’idea di parte della storia raccontata nel foglietto, poi quando si ritrova la pistola tra le mani sono rimasta… ci vorrebbe la faccina con gli occhi sbarrati 🙂 davvero bravo, ti seguo con curiosità, non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo!
02/08/2014 at 17:10
Onorato di aver attirato la tua attenzione, Francesca 🙂