Non ricordi?

Dove eravamo rimasti?

Come reagirà il paziente alle domande del dottore? Sarà aggressivo e prepotente, ma non aggredirà il dottore (70%)

Il signor Rigosi

-Molto piacere, sono il dottor Rapagnetta e sono qui per aiutarla-

Il dottore era entrato nella stanza 208 e ora si stava rivolgendo al suo paziente: -Lei deve essere il signor… il signor… ehm, mi può ricordare il suo nome?- Ma il suo interlocutore non accennava a rispondere. Se ne stava raggomitolato in un angolo del letto, fissando l’estraneo con lo sguardo più truce che un pazzo sia in grado fare. Il dottore attese invano qualche secondo, poi si sporse un po’ in avanti, così da poter leggere il nome sul cartellino che ciondolava sul petto del matto.

-Pietro Rigosi, è questo il suo nome.- poi rimase un attimo in silenzio, pensieroso

-Come quel tale che…-

-Che si schiantò in un incidente ferroviario dopo aver rubato una locomotiva, sì, proprio lui.- Il paziente concluse la frase del dottore ringhiando a denti stretti, non gradiva affatto la presenza di un’altra persona nella stanza. Il giorno precedente aveva giurato all’infermiera che avrebbe staccato le orecchie a morsi a chiunque avesse osato oltrepassare la soglia di quella camera. L’infermiera, però, non lo aveva riferito a nessuno, scettica delle capacità offensive del paziente, e quello era rimasto un segreto tra loro due.

-Lo sa cosa ho detto ieri?- abbaiò il signor Rigosi, rivolto al dottore.

-No, non lo so.- rispose l’altro, leggermente divertito dall’insolita domanda.

-Non le hanno riferito niente?-

-Nulla di particolare, mi dispiace signor Rigosi. Ora, ciò di cui vorrei parlare in questa seduta, se mi permette, sono i fatti accaduti una settimana fa. Credo che lei sia coinvolt…-

-Dannazione!- sbraitò il paziente -Mai che una donna faccia il suo dovere, manco mettere in guardia qualcuno sanno fare. Io parlo e la gente se ne frega, bel mondo di m…-

-La prego di calmarsi.- il dottore aveva assunto un’espressione serissima, tanto da destabilizzare il paziente che si zittì all’istante. -La invito a considerare il perchè della mia presenza qui oggi. Lei è l’unico testimone di ciò che è successo sette giorni fa al cinema. Ci sono stati molti morti, anzi, sono tutti morti, tranne uno: lei, signor Rigosi.-

Il paziente però, nonostante il tono severo lo avesse un po’ impaurito, era distratto da qualcosa. Il suo sguardo scorreva tra le rughe del suo interlocutore, interessato ai lineamenti di un uomo ormai sessantenne, ma la sua mente vagava altrove: -Il suo orecchio come sta?- disse all’improvviso, sogghignando ferocemente.

Il dottore si coprì istintivamente l’orecchio ferito con la mano. Qualche giorno fa si era svegliato trovando l’orecchio in quello stato, sembrava quasi morsicato. Il problema era che non aveva idea di come fosse successo: una malattia, forse un insetto molto grosso.

-Questo non ha importanza.-

Fece un grosso respiro e continuò imperterrito: -Senta, dobbiamo catturare gli assassini prima che uccidano ancora, non possiamo permetterci altri omicidi irrisolti. Qui è al sicuro, nessun membro dell’ospedale le torcerà un capello, però ora deve aiutarci: mi dica cosa successe quella sera, lei è l’unico che può saperlo.-

-Li ho uccisi io.-

Il dottore sospirò, scuotendo sconsolatamente il capo: -Sappiamo che non può essere stato lei. Le impronte sulle armi da fuoco ritrovate non sono le sue. Non mi faccia perdere altro tempo, la prego.-

Il signor Pietro Rigosi guardò fuori dalla finestra in direzione delle colline che si estendevano intorno alla clinica. Sembrava stesse cercando malinconicamente qualcosa nella sua memoria, come un vecchio che osserva i bambini nel parco ricordando i bei tempi dell’infanzia. Rimase assorto nei suoi pensieri per un minuto buono, poi parlò, questa volta senza ringhiare: -Il ragazzetto seduto vicino a me, al cinema, le somigliava molto. Quando morì ci rimasi un po’ male, mi stava simpatico anche se non lo conoscevo.-

Il dottore fu preso alla sprovvista. I suoi occhi si gonfiarono di lacrime e la bocca cominciò a tremargli. Dopo un attimo di indecisione asserì tristemente: -Quel ragazzo… era mio figlio.-

Aveva intenzione di essere sincero col suo paziente, quella storia era troppo importante per lui.

A questo punto Pietro Rigosi inizia a parlare di sè, chi era prima di impazzire?

  • Un nullafacente tossicodipendente (10%)
    10
  • Un medico rinomato (40%)
    40
  • Uno scienziato piuttosto competente (50%)
    50
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32 Commenti

  • ehi, hai catturato la mia attenzione: già mi piaceva l’idea di parte della storia raccontata nel foglietto, poi quando si ritrova la pistola tra le mani sono rimasta… ci vorrebbe la faccina con gli occhi sbarrati 🙂 davvero bravo, ti seguo con curiosità, non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo!

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