Il cacciatore di puma volanti

La noia dell’inizio

Bob si destò. No, non si destò, era già sveglio, occhi sbarrati, ma sveglio. La sua testa, fino a poco prima, era da un’ altra parte, che viaggiava come una bestia selvatica che migra per evitare la brutta stagione.

Si grattò il capo. C’era qualcosa che non andava quel giorno, Bob non riusciva a sorridere. Perchè, vi chiederete voi? Chiunque, anche se triste, può sorridere. Sorriso falso, certo,ma nessuno sa dell’inganno, nessuno se ne potrebbe accorgere. Basta mostrare un po’ i denti,sollevare quanto basta gli zigomi, inclinare amichevolmente la testa di lato e il gioco è fatto.
Avete presente quando sorridete con la bocca, ma vi piangono gli occhi, il cuore, lo stomaco, l’esofago, la laringe e tutte le altre parti del corpo?

Potrete pensare che gli altri non se ne accorgano, penserete: “perfetto, ora tutti mi credono felice”, magari credete anche di aver fatto una bella figura, poveri illusi.
Anche un cactus riconoscerebbe un sorriso falso e Bob lo sapeva bene, però poco prima l’aveva fatto: aveva sorriso falsamente. Grave errore. Chissà cos’avrà pensato lei: “Mi ha sorriso anche se è triste,
forse mi ama. No, impossibile. Sono sicuramente io a renderlo triste. Cos’avrò fatto? Ma no, mi vuole semplicemente bene e non gli va di rendermi partecipe del suo dolore. Forse… forse questo è amore… ma no,
cosa vado a pensare?” Già, cos’avrà pensato? Che ne sapeva quell’idiota di Bob? L’unica cosa che sapeva era che non sarebbe più riuscito a sorridere, almeno per un po’.
Bob camminava in giro per casa e intanto affogava nei suoi pensieri, ci annaspava, stava per soffocare… Un momento! Stava veramente per soffocare!
Bob prese un lungo respiro. A volte gli capitava: quando era troppo concentrato su qualcosa, finiva col scordarsi di respirare. Sì, non era proprio “normale”, ma a lui piaceva essere così, o almeno questo era quello che si diceva da solo…

Bob uscì di casa. “Buongiorno signore” disse rivolto al cestino della spazzatura, “Buongiorno signora Scarlett, che bel vestito ha oggi” esclamò vedendo la cassetta delle lettere. Le persone che aveva intorno lo guardarono stupite. Si stava gasando un sacco. Oggi aveva intenzione di fare tutto ciò che gli passava per la testa, senza sottostare a nessuna regola, senza nessun limite. Era come se fosse entrato in una sorta di crisi di adolescenziale in cui vuoi tutto e subito e non te ne frega niente di niente. Dopo tre passi il suo entusisamo scemò.
Si diresse verso il parco, in silenzio, senza più proferire parola con nessuno, un po’ mesto nel viso.
Chi voleva prendere in giro? Era già paonazzo di vergogna per le due stronzate che aveva detto poco fa.
Mentre camminava il suono dei passi gli rimbombava in testa e andava a formare un motivetto: “bum bum bum bum” poteva anche canticchiare a ritmo nella sua testa, ma non lo fece, era troppo triste.
“E’ normale provare una sorta di ribrezzo nei confronti della persona amata?” Le parole provenivano da un ragazzetto che gli si era affiancato, un suo vecchio amico: “Allora, è possibile? Sono pazzo?”
Bob non rispose. Che ne sapeva lui dell’amore? Scostò lo scocciatore di lato, piantandogli il palmo della mano in faccia, e lo spinse contro una ragazzina, più o meno della stessa età del ragazzetto. I due si scontrarono, si guardarono negli occhi, qualcosa brillò dentro di loro e fu amore;
poi però fu timidezza, poi imbarazzo, poi rabbia, poi repulsione e infine odio: chi era quel coglione che quella volta al parco le era venuto addosso? Sicuramente uno sfigato.
Lei si chiamava Emma, Bob non la conosceva e non l’avrebbe mai conosciuta, quindi non vedo perchè dovrei parlarvi di lei ora. Il ragazzetto invece si chiamava Nick, un tipetto pieno di dubbi esistenziali che, secondo Bob, sarebbe sicuramente morto di depressione tra qualche anno.

Mentre si allontanava dallo scocciatore con una corsetta, il nostro eroe si accorse che il suo cellulare vibrava: era il papà. “Bob dove sei? Vieni a casa che ho fame” “Sì, arrivo”
Ovviamente il padre lo voleva a casa solo perchè gli preparasse la cena; effettivamente il loro rapporto, ora come ora, non era granchè, anzi, faceva proprio schifo.
Diciamo che non era neanche iniziato bene: all’anagrafe, alla domanda “Che nome vuol dare a suo figlio?” il buon babbo rispose con un sonoro “Boh?!”. L’impiegato, un po’ duro d’orecchio, capì male e sentenziò: “Il nome di suo
figlio sarà Bob, va bene?” “Ma veramente io… avrei detto…” e dopo una breve pausa riprese “Bob, sì ho detto Bob, tanto probabilmente non è neanche mio figlio” “Come scusi, ha dei problemi con un tiglio?” “No no, lasci perdere, Bob va bene”

Cosa il padre di Bob odia di più al mondo?

  • Sua moglie (25%)
    25
  • Le apparecchiature elettroniche (75%)
    75
  • I conigli (0%)
    0
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22 Commenti

  • Ciao! ho votato per la testa pelata, mi piace questa storia, e mi piace anche l’dea di riproporre il titolo del capitolo nella frase di apertura, perciò ti seguo.
    Passa dal mio libro se ti va, so che il genere può non piacere, ma la storia che sto cercando di creare in realtà vuole abbracciare un pò tutti i generi, per questo cerco di attirare lettori di altre categorie, così da costruirla anche secondo le loro direttive.
    Grazie

  • ed ecco un’altra bella storia di avventura, ed è anche divertente, la parte del boh detto dal padre all’anagrafe mi ha fatto davvero sorridere! mi piace come scrivi, ti seguo da subito!
    anche il mio protagonista ha un rapporto tormentato con il padre, passa a leggerla e dimmi che ne pensi, se ti va.
    ora aspetto la 2 puntata, bravo!

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