Brother

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio... ... Ehi, fermo un attimo! Chi sono questi altri due personaggi?? (62%)

Gioco

Ben entra a scuola come in un giorno qualsiasi. Invisibile, come sempre. Vorrebbe che i ragazzi sappiano tutto. Che lo guardino con rabbia, con disprezzo o con paura. Ma che lo guardino.

Alcuni lo odierebbero, come lui li odia. Qualcuno avrebbe paura e lui sarebbe orgoglioso di quella paura.

Il suono della campanella mette in moto la folla di studenti e Ben si confonde tra loro.

Neppure in aula sembra abbiano notato la sua assenza.

Uno strano chiacchiericcio è diventato rumore. Sono passati quindici minuti e il professor Grant non è ancora entrato in aula. Phil Grant è insegnante nel corso di fotografia che Ben segue per i crediti di integrazione, e perché gli riesce più facile di altri.

Alvaro arriva solo adesso e si fionda spedito al suo posto. Lancia un’occhiata a Ben – che lo sta fissando – e lo evita subito puntando lo sguardo altrove.

Il professor Grant entra dopo pochi secondi. Sembra agitato. Tenta una battuta per sdrammatizzare, ma con la voce più rauca del solito gli esce malissimo. Estrae un plico dalla borsa e distribuisce le foto che i ragazzi hanno consegnato per compito.

– Bel lavoro, Sullivan. Come sempre.

Ben non risponde e non guarda la foto. Un soggetto ordinario, una foto ordinaria, rovinata dalla A+ scritta con un pennarello.

– Ottimo anche il tuo lavoro. – Il professore si è fermato davanti al banco di Alvaro. Ben si gira e intercetta di nuovo lo sguardo del ragazzo.

Ben sa cosa ha in mente.

Quella mattina ha letto di nuovo il diario di Livia.

Fare l’amore con Alvaro è stata la cosa più bella del mondo.

Poche pagine dopo.

Non ho più sentito Alvaro da quando abbiamo fatto l’amore. Ieri mi ha mandato uno strano messaggio. Dice che è meglio se non ci vediamo per un po’. Io non capisco.

Tre giorni dopo ancora.

Alvaro mi ha scritto di nuovo. Vuole vedermi. Sì, ha scritto solo questo. E in un posto stranissimo. Io non capisco davvero. Ho quasi paura. Di essermi sbagliata.

Ben riesce a immaginare perché Alvaro si comporta così. E sa perché ha fatto quella scelta.

Sa anche che, di certo, il professor Grant cercherà un altro modo.

•••

– Ci sei già stato qui, vero?

Ben si guarda intorno. Quel posto, illuminato di luce bianca, è completamente diverso.

– Sì. – annuisce Ben.

Il professor Grant entra nella stanza che Ben conosce bene. Ha tolto le immagini preziose dalla bacheca. Al filo pendono immagini ordinarie di soggetti urbani. Ben pensa che Grant non sia il buon fotografo che credono. Quelle immagini non hanno nulla della potenza dell’urlo e della paura negli occhi della donna.

Ben scaccia via quel pensiero.

– Ti piace la fotografia, vero? – lo invita a sedere. – Si vede. Voglio dire, al corso. Bel lavoro.

Ben guarda l’uomo, ma non risponde.

Grant si siede.

– Vi avevo invitato a visitare il mio studio fotografico, la scorsa volta. Eravate tu e qualche tuo compagno di corso.

– Alvaro. – precisa secco Ben.

– Già, Alvaro. Anche lui è in gamba.

Ben distoglie lo sguardo. La stanza è diventata un luogo asettico.

Grant ha preso un album fotografico e comincia a sfogliarlo.

È il lavoro per la sua prossima mostra.

– Penso possa piacerti. – la voce rauca gli si spezza a metà della frase. Gli escono suoni strani, cui Ben risponde sempre col silenzio.

Ben è sorpreso.

Le fotografie ritraggono i corpi nudi di una donna e di un uomo. I modelli hanno corpi belli e bianchissimi. Ben vede nei loro visi occhi e labbra senza espressioni. I corpi si uniscono senza toccarsi, le ombre celano i sessi in un gioco confuso di chiaroscuri.

Ben fissa le immagini con avidità. Ma non sente nulla.

I soggetti gli sembrano altrettanto ordinari come le nature morte dei suoi progetti per il corso.

Grant guarda compiaciuto i suoi lavori.

– Questo è molto diverso dal corso, vero? Questa è arte senza paura e senza vergogna.

Quelle due parole fanno trasalire Ben.

La paura negli occhi della donna. La vergogna nelle mani che coprono i seni.

•••

– È un maledetto gioco per quel figlio di puttana.

Brenton sferra un pugno al sacco. La polvere fluttua densa. Filtra la luce dalla finestra. Illumina un quadro sul ring. I piedi affondano tesi nel tappeto di gomma. Un secondo pugno.

– Piccolo… – Brenton indietreggia, cambia lato alla difesa, osserva il sacco ondeggiare come un nemico battuto. – …bastardo. – sferra il colpo decisivo.

Lascia cadere le braccia. Il sudore scivola sul petto e l’addome, lava via polvere e gesso.

Brenton ha picchiato suo fratello.

Dopo aver scoperto che Ben stava registrando con la webcam. Brenton ha chiesto, sgomento, ha urlato, arrabbiato, ma Ben non ha parlato. Brenton non ha sopportato più il silenzio.

Brenton rivede Ben riverso a terra, sangue in viso. Sente l’odore del ferro sulle mani.

Lo ha lasciato lì e non lo ha più visto.

Brenton si guarda nello specchio dei bagni della palestra. Strofina il viso sotto il getto dell’acqua. Un ragazzo appare dietro di lui e gli cinge il busto. Brenton trasale.

– Che ti succede, amico? – gli stringe l’addome pulsante.

È un gioco. Ben ha scoperto. È il suo modo per farmelo capire.

Bivio: tenere separati i due filoni (rapporto con Brenton e rapporto con Grant) oppure mischiarli. Scelta decisiva. Cosa nasconde Brenton?

  • È stato vittima di violenze sessuali. Cosa che ha tenuto segreta, finora almeno. (28%)
    28
  • Sa qualcosa riguardo a quel Grant. Qualcosa che non vorrebbe mai si venisse a sapere. (Complice in qualche modo? E di cosa?) (44%)
    44
  • Intrattiene relazioni sessuali con altre ragazze. Teme che Ben possa svelarlo. Ben cerca l'occasione per fargliela pagare. (28%)
    28
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