La danza della fata confetto

Ouverture

Tenebre. Soltanto tenebre e un pungente odore di muffa.
Si risvegliò, senza alcuna cognizione del tempo, incapace a muovere anche solo un muscolo. Non aveva idea di dove si trovasse, ne da quanto tempo abitasse quel luogo oscuro. Era in trappola, di questo era certo, come una preda in una ragnatela; ma dell’identità del ragno, Lorenzo,  davvero non aveva nessun ricordo.
Provò a muovere una mano per provare a liberarsi da quella morsa che lo attanagliava. Presto realizzò che non erano corde a trattenerlo, ma era il suo stesso corpo che lo teneva prigioniero in una sorta di vigile incubo: la coscienza della sua immobilità suscitò in lui il terrore più puro. Inutile, tutto inutile, qualsiasi sforzo di muoversi o proferire parola era vano e gli procurava lancinanti dolori alla testa. Non gli rimase che arrendersi davanti alla sua miseria e lasciarsi cadere di nuovo in quell’oblio che lo possedeva da chissà quanto tempo oramai.

Passarono ore, forse giorni, Lorenzo aprì gli occhi: una timida luce filtrava da un lucernario che doveva essere stato aperto da qualcuno mentre lui si era assopito. Non era solo, e questo non fece altro che accrescere il panico che lo paralizzava.
Al suo risveglio tutto sembrava più nitido, le fitte alla testa sembravano passate e lui riusciva quantomeno a trascinarsi su quelle assi di legno umide. Dopo qualche soffertissimo metro raggiunse una delle pareti della stanza e a tastoni trovò una porta. Afferrò il pomello con tutta la fretta di chi non poteva più aspettare, non poteva rischiare che il suo aguzzino tornasse.
La speranza di uscire da quell’incubo crebbe in lui, almeno fino a quando non realizzò che quella porta, una volta aperta aveva una parete di mattoni che gli sbarrava la strada. Doveva pensare, doveva agire, ma tutto ciò gli era impossibile in quello stato confusionale in cui si trovava, troppe domande, troppi dubbi e ora anche uno spiffero gelato che soffiava tra le assi del malridotto pavimento di legno, gli impedivano di pensare, di concentrare i propri sforzi sull’unica cosa che importava davvero: sopravvivere.

 Esaminò con cautela tutte le quattro pareti che lo imprigionavano, alla ricerca di un dettaglio, di qualche cosa che lo potesse fare uscire da quell’insensato orrore che stava vivendo. Iniziò a camminare freneticamente, avanti e indietro per la stanza, ormai certo che la pazzia avrebbe preso il sopravvento.
Ad un certo punto sentì uno scricchiolio, e poi un rumore assordante, il pavimento cedette al centro della stanza. Nemmeno il tempo di rendersi conto della rovinosa caduta che svenne per il terribile colpo.

Fu svegliato da un vociare lontano e confuso, una folla distante. Un mormorio continuo ed inesorabile. Percorse il corridoio illuminato fino a raggiungere un’ampia sala: un vecchio salone utilizzato come magazzino che conteneva vecchie sagome di cartone, tende ammuffite dagli anni e vecchi leggii. La paura divenne confusione, il panico disorientamento. I dolori per la caduta erano lancinanti e per un attimo pensò di essersi rotto qualche ossa, ma non poteva fermarsi, non ora che era così vicino alla libertà.
Non capiva che senso avesse tutto ciò, avvertiva solo il bisogno di andare avanti, di non fermarsi perché chi si ferma, si sa, è perduto.
Spalancò la porta alla sua destra e si trovò in un altro corridoio che questa volta aveva su entrambi i suoi lati numerose porte, contraddistinte da numeri. Quale che fosse la logica con cui questi numeri erano disposti non la trovò. Troppo dolore per pensare, troppo poco tempo per capire.

Provò ad aprire una ad una le porte, ma erano tutte chiuse, tutte tranne una. Entrò nella seconda porta a destra, quella più grande. Il vociare si fece più intenso, più vicino ma ancora non distinto. Premette l’interruttore e fu accecato dall’intensità delle luci nell’atrio; non appena la sua vista si adattò si rese conto di essere in un ambiente ben diverso dal precedente: le pareti erano tappezzate di prezioso velluto rosso e adornate da preziosi lampadari dorati. Un tavolo di legno, in stile classico perfettamente intagliato, dominava tutta la stanza, dietro ad esso una lussuosa poltrona anch’essa in stile con la stanza. La parete alla sua destra era interamente occupata da una libreria riempita di pesantissimi volumi impolverati. Alla fine di questa, dietro una tenda rossa, scorse una porta socchiusa. Senza vie d’uscita, si fidò del suo istinto ed entrò: in quel momento il distante vociare si acquietò gentilmente ed ora era il silenzio assoluto a dominare. Dopo pochi passi, un fragoroso applauso esplose in un locale sottostante, l’imponenza del suono fecero capire a Lorenzo che qualsiasi fosse stato il luogo in cui si trovava, doveva essere enorme. Calò di nuovo il silenzio, che presto lasciò spazio a un’allegra musica composta da archi, fiati e campanelli, un invito alla danza. Ricordava di aver già sentito quella melodia, ma non ricordava assolutamente né dove né quando.

Nel prossimo episodio:

  • vorrei sapere cosa incontrerà Lorenzo proseguendo la sua fuga. (8%)
    8
  • lasciamo Lorenzo in sospeso, parlami dell'altro personaggio. (75%)
    75
  • raccontami di quel lucernario. Lorenzo non era solo? spiega.. (17%)
    17
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46 Commenti

  • no, no, io voglio anche il terzo personaggio. chissà se poi si incontreranno tutti tre o se proseguiranno da soli…
    bella la metafora con le portate della cena 😉

    “Lucia era l’antitesi della donna proposta dal ventunesimo secolo” – Wow! mi è piaciuta un sacco sta frase 🙂

    • Ad avere più caratteri volevo creare un legame più forte con la frase precedente:
      “Vederla era come riascoltare una vecchia canzone dimenticata: un piacere riscoperto, mai davvero perso.”
      In pratica, per come la vedo, Lucia è la donna che ami non per la scollatura, è quella che a prima vista ti fa cadere ai suoi piedi, senza che tu te ne renda conto. Senza bisogno di una minigonna.
      In questo senso è contraria al modello che ci viene propinato ogni giorno, è come se fosse un tipo di donna che ci siamo scordati, mai perso per fortuna, ma che quando si incontra dona quelle stesse emozioni che un tempo si erano provate.

      Si insomma, più o meno così la intendevo (;
      Mi rendo conto che non sia immediato.

      Grazie e a presto, spero di rivederti per la prossima cena! Tranquillo, se anche prendi il dolce ora, possiamo ripartire dal piatto che preferisci poi!

  • Lucia era l’antitesi della donna proposta dal ventunesimo secolo: non era una donna usa e getta; era la donna della vita, quella con cui svegliarsi ogni giorno, quella che anche nella tempesta più paurosa sapeva portare la nave in porto.
    Veramente bello questo passaggio, complimenti. 🙂
    Dessert, ovviamente. 😉

      • Ciao 🙂 viva le ferie! ahahaha
        No, comunque non fraintendere: il fatto è che io sono in cerca di opinioni. Mi servono. La scrittura è il mio lavoro primario. Quando leggo qualcuno che mi interessa particolarmente, come te, ci tengo che esprima un parere sulle cose che scrivo, tutto qui. Non ha nulla a che vedere col “passa da me come io passo da te”, anche perché io non seguo tutti, seguo ciò che mi interessa davvero, per questo non potrei attuare quella filosofia. 🙂 Ma se hai gia letto un episodio e ti sei fermato… mi sa che ho gia perso… 🙁

  • Leggo nella tua bio che dici di scrivere per gioco. Ne sei davvero sicuro?, perché sarebbe un peccato. Mostri immagini vivide, riesci a creare la giusta dose di empatia nel lettore, non ti perdi in congetture, sai gestire l’episodio. Devo ancora capire dove vuoi arrivare, certo, ma lo farò, e questo significa che sai farti seguire. Ti pare un gioco?
    Seguo.

    • Ciao Alessandra,
      ti ringrazio per i tanti complimenti.
      E’ la prima volta che scrivo qualcosa di mio. Non aspirando a fare della scrittura il mio lavoro considero questo come un gioco, un passatempo, qualcosa che mi diverte.

      Vedo che il tuo SHIMPU sta avendo tantissimo successo, complimenti! Non l’ho ancora letto lo ammetto, ma gli dedicherò presto del tempo.

      • Ciao 🙂
        i miei non sono complimenti. Tu in effetti riesci a mantenere coerenza sul testo, non lo vedo come un passatempo ma come un pregio che puoi coltivare e fare tuo in modo più incisivo, col tempo e con lo studio. Fossi in te non sprecherei questa dote, a volte saggiamente definita “opportunità”. Vedi tu..
        Shimpu si basa su un concetto geopolitico di matrice reale e profondamente attuale, forse per questo è molto letto. Io provengo dal giornalismo, è mio tarlo ricondurre ciò che scrivo alla cronaca. Sì, ti consiglio di leggerlo ma con i tuoi tempi, come è giusto che ogni lettura venga fatta. A presto. 🙂

  • io sono per il lucernario: )

    allora incipit interessante di certo, un uomo che si risveglia in un luogo sconosciuto e cerca di scappare, quasi fosse un topo da laboratorio. Bello e inquietante, hai il mio seguito. Sono però curioso di andare oltre, ho come la sensazione che tu ora ti sia come trattenuto in questo racconto. Ho la certezza però che hai ancora molte carte da calare e il proverbiale asso nella manica.

  • Sarò sincera, mi hai incuriosito tremendamente con il titolo, è quello che mi ha catturato!
    Comunque è un bell’incipit, crea atmosfera e genera curiosità, scorre. Se si esclude qualche refuso o ripetizione – sfortunatamente proprio nelle prime righe – direi che è anche scritto bene.
    Il corridoio con le porte mi ha ricordato un film (una serie di film in realtà) e la scena di un libro, chissà se hanno qualcosa a che fare con la storia o se è semplice suggestione… alla prossima 😉
    ps. Potrebbe essere interessante inserire un altro personaggio.

  • Ho fatto segui storia dal titolo che mi ha colpita e fatta capitolare senza leggere nemmeno una riga. 😀 Poi, ho letto e mi è piaciuto l’incipit. Curioso, interessante, ben descritto. Va bene la nebulosità al primo capitolo, così invogli il lettore a cercare di capire. Poi, man mano chiarisci. 😀
    Opto per lasciare Lorenzo in sospeso e fare una nuova conoscenza.
    ciao

  • CIao!!
    Mi piace come descrivi stati d’animo e ambienti. L’incipit, intendo le prime righe di questo primo episodio, le ho adorate. Sentivo di essere io quella paralizzata e non il protagonista.
    Voto per lasciare in sospeso Lorenzo, se ci sono altri personaggi e storie parallele, meglio presentarle subito e metterle a confronto 🙂

    Se posso permettermi un’unica critica, dopo che Lorenzo casca e sviene, avresti dovuto descrivere anche solo in due parole lo stordimento, la fatica a rialzarsi e poi la corsa.
    “Fu svegliato da un vociare lontano e confuso, una folla distante. Un mormorio continuo ed inesorabile. Percorse il corridoio illuminato fino a raggiungere un’ampia sala”.
    Non so è come se mancasse un passaggio, lo vedo subito correre appena aperti gli occhi… ma immagino il limite caratteri ti abbia condizionato, ma davvero fotografi in maniera eccezionale le immagini. 🙂

    Bella storia. La seguo 🙂

    • Ciao Laura,
      non puoi permetterti, ma DEVI fare una critica! (;
      In effetti hai ragione e hai fatto bene a farmelo notare. Nel momento in cui ho scritto avevo ben presente nella mia testa la scena, ma non sono riuscito a renderla anche nella mente di chi legge.
      Come dici tu in effetti bastavano anche poche parole, purtroppo sono ancora totalmente inesperto.

      Grazie per il tuo commento, leggerò presto il tuo lavoro.

    • Ciao Valerio,
      grazie per il tuo spunto di riflessione!
      Non sei rompiscatole, anzi, è una delle tre scelte possibili, quindi nessun problema.
      Se ci fosse qualcosa che vuoi notare, puntualizzare o perchè no, criticare sentiti libero di farlo. Questo è in assoluto la prima volta che provo a scrivere qualche cosa di mio e quindi sono alla ricerca di critiche, talvolta negative, ma costruttive.

      Grazie e a presto!

  • Ciao Alessandro.
    Incipit scritto veramente bene. Ma una critica positiva alla scrittura qualcun altro saprà fartela meglio di me. Mi concentro sulla scena. Mi è piaciuto il senso di fatica e di claustrofobia, reso benissimo da uno stile asciutto e da una narrativa che non si perde in dettagli inutili. Crea empatia con il protagonista.
    E poi la fuga che non conduce all’esterno, ma in un posto al chiuso, assordante.
    Voto per lasciare Lorenzo in sospeso. Conosciamo l’altro personaggio.
    Seguo, a presto

  • Sono la prima. Piacere di conoscerti. Il capitolo mi è piaciuto incipit interessante.
    Potresti gentilmente solo andare a capo un pochino più spesso. Il testo sembra ammassato e di conseguenza perde l’impatto della scorrevolezza.
    Il titolo mi ha fatto subito capitolare, ho fatto segui storia immediatamente. La trama non ho capito granché, tre città diverse e personaggi alla ricerca di una via di fuga ?
    Lui cerca di fuggire da una specie di prigionia…. invece di andare fuori viene risucchiato sotto e scopre un nuovo posto… Interessante. Vai piano, leggi gli altri, commenta, cerca critiche costruttive, rispondi ai commenti. Vedrai che la storia sarà giocata. In bocca al lupo e restaci, i lupi sono protettivi.

    • Ciao Lucia!
      Piacere mio, ti ringrazio per il commento e per gli ottimi spunti che mi hai lasciato: cercherò assolutamente di tenerli a mente già da ora.
      Per quanto riguarda la trama, beh so di essere stato fumoso. Ho pensato di iniziare così soprattutto per invogliare il lettore. Spero che non risulti invece confusionario.

      A presto e di nuovo grazie!

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