Avrei dovuto risponderti: perchè non ne riparliamo domani?

Dove eravamo rimasti?

Chi è Cacciapuoti? Il testo che ho già scritto prevede una di queste tre possibilità, ma sono disposto a cambiare.... Un uomo affiliato alla criminalità organizzata (40%)

Inaugurazione del laboratorio veterinario– Dotto’ pijamose un caffè , mi disse Cacciapuoti ad uno dei nostri incroci sul Corso.
Prese a raccontarmi la sua vita. Aveva studiato a Roma. Erano gli anni del dopoguerra e mi parlava di una Roma che io avevo solo ereditato. Mi parlava della fila ar nasone, quando nelle case non c’era l’acqua potabile, dell’acquacetarolo che vendeva a domicilio i fiaschi di Acqua acetosa, tutte le sue storie terminavano con: Eccheccazzo, mica come oggi!
Con Cinzia continuavamo a parlarci poco e mi piacque la prima sera che le raccontai di Cacciapuoti. Rise, fece domande, si dimostrava interessata. Per mesi condividemmo i racconti del professore:
– M’innamorai di una giovane universitaria. Anche lei mi amava, forse. Perché a quei tempi mica è come oggi. Pe’ bacià una dovevi fa domanda in carta da bollo. La ragazza era la figlia di un gerarca. ‘Sto fijo de na mignotta ce sgamò e mi rispedì casa. Mi regalò pure ‘sto Citizen che ancora porto. E’ bello e me lo sono tenuto! Lei dove sta adesso? Vattelappesca!
Cinzia non si accontentava più dei miei racconti, quando lo incrociava, fermava Cacciapuoti e quello creava storie per lei.
Dopo le vacanze di Natale inaugurai il mio ambulatorio. Decisivo per la mia fama fu il primo cliente. Alle nove di mattina, il giorno dell’inaugurazione si presentò Ernesto con il suo bastardino, Nerino.
Ernesto era un ometto piccolo, scuro, sempre sporco. L’uomo, dopo tanti anni di zappa, camminava piegato in due. Da quando era rimasto vedovo, Nerino era la sua unica compagnia. Il cane, tutto nero con una bella macchia panna sotto il corpo, non si allontanava mai più di un metro dal padrone. Quando arrivò all’ambulatorio, un vecchio giaccone copriva Ernesto sulle spalle e contemporaneamente avvolgeva Nerino sul grembo del contadino.
– Direttò, Direttò, aiuto!
Entrò in sala d’attesa dove, per l’inaugurazione, avevo allestito un piccolo tavolo con tramezzini e dolci, qualche amica d’Italia si cominciava a servire. Ernesto posò Nerino proprio sopra i tramezzini, evitando con cura di macchiare pure i dolci, dei quali aveva un maggior rispetto. Mentre zappava intorno agli ulivi aveva colpito il cane. La tibia era spaccata per almeno metà della sua sezione, il perone era stato tranciato di netto. Oltre al pezzetto di osso, ad unire la zampetta al resto dell’arto erano rimasti un tendine e un lembo di pelle. Chiudemmo le porte dello studiolo. Due ore di intervento, mentre fuori Italia imprecava contro Ernesto per via dei tramezzini. Magnateli te! Zotico!
Dopo qualche settimana Nerino era diventato il mio cartello pubblicitario. Il cane girava per il paese con i postumi del trauma che si riducevano progressivamente fino a trasformarsi in una lieve zoppia: se lo sapevi te ne accorgevi che zoppicava, altrimenti non ci facevi caso. La gente quando lo vedeva diceva: è già guarito, quanto è bravo il dottore!
Lavoravo in ambulatorio mezza giornata e tanto mi bastava alla sopravvivenza economica. L’altra metà del giorno mi divertivo: svolgevo, a modo mio, un’opera di divulgatore scientifico e sanitario, principalmente nelle scuole, avendo instaurato un fitta collaborazione con il Cacciapuoti. Quando non avevo niente da fare andavo a spasso con Roberto e Lucky. Ammetto che in quei primi mesi i soldi per andare avanti lo metteva Cinzia, ma avevamo veramente bisogno di poco. Persino Lucky aveva sostituito i costosi croccantini con gli avanzi che gli mettevamo da parte. Con Cinzia ci vedevamo la sera: serena lei, tranquillo io, le cose andavano meglio, molto meglio. Alla fine dell’anno scolastico mia moglie fece le valigie e mi lasciò. Tornò a Roma. Non mi disse: è finita!, o cose del genere. Io rimasi a Montello. Non ci separammo, ne’ ci dicemmo addio. Ci salutammo come marito e moglie, solo che lei era stata richiamata ad insegnare a Roma, io dovevo ammortizzare quanto speso per il laboratorio. Una sera si presentò a casa e mi disse: io torno a Roma, tu resti qui. Mi diede un bacio in fronte e se ne andò a dormire.

Cinzia se ne è andata, ma ci ha abituato a colpi di testa. Cosa farà ora?

  • Torna e resta in Calabria (0%)
    0
  • Torna e riporta a Roma il veterinario (75%)
    75
  • Sparisce per sempre (25%)
    25
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