Dove eravamo rimasti?
La folla«Esci di lì, bestia immonda!»
Fu quel grido a lacerare il velo del silenzio. Ne seguirono molti altri, come onde di un mare in tempesta. Fu, però, quel primo grido, inatteso e tagliente, a colpirmi nel profondo, spaventandomi.
Chiusi le tende e mi nascosi sotto il letto. I miei fratelli si alzarono e andarono chi alla finestra, chi a prestare assistenza a mio padre, i cui passi rimbombarono sul pavimento in legno mentre correva verso l’ingresso.
Le sue parole arrivavano flebili, diceva “Lasciateci stare, non vi abbiamo fatto niente”, mentre ricorreva più spesso la frase “è solo un bambino”.
L’odore di fumo, intanto, si faceva più intenso e con esso anche le voci cariche d’odio. Forse era frutto della mia immaginazione, o forse ogni supplica di mio padre acuiva il loro disprezzo.
Dopo tutti questi secoli la natura umana rimane, anche per me, un mistero. A volte è in grado di azioni di una nobiltà d’animo esemplare. Altre volte fai addirittura fatica a concepire la malvagità di cui è capace. E ciò che spaventa di più è che non se ne rende neanche conto.
Come quella notte, quando infierirono su una famiglia totalmente impotente. Quando colpirono mio padre e lo presero a calci, mentre continuava a chiedere perdono per qualcosa che non aveva fatto, a implorare una pietà che era troppo lontana per ascoltare le sue preghiere. Io, dal mio nascondiglio, attraverso lo spiraglio della porta socchiusa, riuscivo a distinguere solo in parte quello che stava succedendo.
Non appena ebbero finito con lui si sparpagliarono per casa, cercandomi. Chiunque si metteva davanti a loro veniva malmenato. Non furono risparmiati neanche i miei fratelli, a parte i più piccoli, troppo spaventati per fare qualcosa.
Alla fine qualcuno entrò nella mia camera, sbattendo la porta con un calcio. Potevo vedere solo i piedi: stivali malridotti, coperti di fango, che si muovevano insistenti mentre veniva controllato ogni angolo. Io mi rintanai schiacciandomi ancora di più verso il muro. Premetti con forza le mani sulla bocca, affinché non uscisse nessun respiro.
Gli stivali, dopo una prima ricerca vana, si fermarono davanti al mio letto. Il mio cuore incominciò a martellare con una rapidità tale che ogni rumore veniva soverchiato. Non c’era più una casa, non c’era più una folla inferocita. C’ero io, un letto, due piedi ed un buio che ogni secondo diventava più chiaro. Mi avrebbe scoperto, non c’erano dubbi. Sentii i miei capelli rizzarsi, percepii i muscoli che nella tensione del momento si contraevano, pronti per un attacco fulmineo.
Uno dei piedi si spostò e di fianco all’altro comparve un ginocchio. Quindi le mani, seguite dalla testa dell’uomo.
Era brutto, il viso sudicio, gli occhi ricoperti dall’orzaiolo. Ciò che più mi spaventò, però, fu il suo sguardo. Aveva una strana luce. Nonostante l’oscurità della notte e della stanza sembrava riuscisse a distinguere tutto, ogni dettaglio. Era come se un bagliore tenue, uno di quelli che non illumina ma che crea solo ombre spettrali, nascesse dalle profondità delle sue orbite.
I nostri sguardi si incrociarono per un secondo appena. Ero pronto a saltargli addosso e affondare il mio infantile morso nel suo collo, digrignai i denti e tolsi le mani dal viso.
Inaspettatamente l’uomo voltò la testa, sfogando con una bestemmia la sua frustrazione per non avermi trovato. Rapidamente si rialzò e uscì dalla stanza, tirando un calcio alla prima cosa che incontrò il suo cammino.
Ma la ricerca non era finita, mi avrebbero trovato se non fossero giunte nel frattempo le guardie a fermare quello scempio. La folla non venne punita.
Quella volta non si era consumata nessuna tragedia, ma per quanto tempo io e la mia famiglia avremmo potuto vivere in quelle condizioni? Fino a quando le guardie avrebbero fatto il loro dovere?
Era tutta colpa mia, senza di me forse li avrebbero lasciati stare.
Fu così che, pochi giorni dopo, scrissi su un biglietto – con calligrafia incerta, “Perdono. Addio. Vi voglio bene, Adam.” e scappai di casa.
Dove fuggirà Adam?
- Attraverserà i campi, sperando di trovare poi una strada poco frequentata. (0%)
- Seguirà la strada per la città più vicina. (15%)
- Si nasconderà nella foresta vicino al villaggio. (85%)

01/08/2014 at 06:10
In Francia.
01/08/2014 at 19:45
e Francia sia 🙂
28/07/2014 at 09:50
Finalmente sei tornato!
Voto per la Francia 🙂
01/08/2014 at 19:44
Sì 🙂 tornai finalmente ^_^ Spero di non perdermi nuovamente lungo il tragitto!
27/07/2014 at 15:16
Ma guarda sto chiacchierone di Marco, non poteva farsi i fatti propri?
io voto per vedere ancora un po’ di transilvania, mi piace come ambientazione.
01/08/2014 at 19:44
eheh 🙂 direi che però la sua reazione è piuttosto comprensibile :Dd
27/07/2014 at 14:58
Molto ben scritto e atmosfera davvero conturbante.
Andiamo in Francia?
S.
27/07/2014 at 15:14
Mais oui Madame! Grazie, troppo buona 🙂
27/07/2014 at 14:56
Io non lascerei mai la Transilvania, se non per un buon motivo (Dracula) ^^
Scherzo, ma è la mia scelta.
27/07/2014 at 15:13
😀 Dracula non è nei piani, per ora…. chissà in futuro XD
27/07/2014 at 14:55
Letto dall’inizio, è una bella storia, ed attendo i suoi sviluppi! Ho votato per l’Italia!
27/07/2014 at 15:14
grazie mille! 😀
16/07/2014 at 22:47
LETTO TUTTO ORA!
(SI SENTE CHE HO IL FIATONE?) 🙂
VOTO SENZ’ALTRO PER MARCO, CON IL FASCINO INTRAMONTABILE CHE HANNO I MUSICANTI ITINERANTI!
27/07/2014 at 15:11
😀 ok Marco è stato!
24/02/2014 at 20:11
Naturalmente marco!
31/12/2013 at 14:40
In colpevole ritardo, ho recuperato i capitoli che m’ero perso. Voto per il nobile di origine francese… si sa che quelli lì nascondono sempre qualcosa e ne sanno una più del diavolo.
D.
29/12/2013 at 11:28
Un momento prima la vastità del cielo stellato, subito dopo lo spettacolo angosciante delle viscere. Un bell’incalzare.
Sembra quasi, però, che il protagonista non rimanga sconvolto dalla visione di sé tra le viscere, come se fosse la concretizzazione di una sorte cui si sapeva predestinato.
Ora diamogli una compagnia femminile!
28/12/2013 at 14:30
Voto per il musicista itinerante. Potrebbe essere un personaggio interessante.
Mi è piaciuta l’atmosfera di questo capitolo.
28/12/2013 at 13:56
Mi piace parecchio l’aria di violenza che si respira in questa storia! Ti seguo!
Voto per Armand, vecchio nobile di origine francese.
28/12/2013 at 10:02
Il bosco riserva sempre soprese… e io sono particolarmente legata a questo misterioso ambiente 😉 Ma nel tuo caso non si tratta di un’immagine paurosa, anzi il protagonista sembra ritrovare una sorta di serenità fino a quando la paura torna, come normale che sia, per un bambino che ha subito la visione di atrocità indimenticabili… Forse troverà una compagna che lo accompagnerà durante la sua fuga… una persona che come lui condivide un passato da dimenticare e che magari si prenderà cura di lui… Voto per Sofia. Bel capitolo!
27/12/2013 at 21:11
Mi intriga l’immagine suggerita da Armand, il nobile. Il compagno di viaggio forse più improbabile secondo me ci regalerebbe grandi emozioni 😉
27/12/2013 at 20:52
Un capitolo apparentemente distensivo che fa stare ancora di più in ansiosa attesa.
Mi piacciono molto quelle frasi in cui il narratore dice la sua e il tempo del racconto rimane sospeso per un attimo.
Adesso non posso fare a meno di far comparire donna Sofia, il nostro ha bisogno di una compagna di viaggio.
S.
27/12/2013 at 19:46
Mi sono addentrata tra le piante e sono rimasta anche io senza fiato. Un musicante itinerante
22/12/2013 at 02:00
Nonostante la tensione dell’episodio sia sempre molto alta, ci sono due momenti in particolare, in cui mi sono sentita lì completamente. La prima volta, a guardare dalla fessura il padre che prega una pietà distratta. Ci si sente impotenti, colpevoli, spauriti, insomma, si è dietro quella porta a sbirciare davvero. E poi, allo stesso modo, ci si ritrova catapultati nel nascondiglio, minacciati dallo sguardo che sembra trafiggere il buio. Molto bello.
Ora non so per cosa votare, sono combattuta… Il bosco mi attira perché ci si può pellegrinare, la città più vicina m’ispira perché si fanno nuovi incontri.
Ma sì, dai, voto la ricerca della città più vicina. Tanto, può sempre cambiare idea prima di raggiungerla, e latitare ancora un po’.
22/12/2013 at 13:00
wow che bel commento, se ci fosse un concorso avresti vinto – di nuovo – il primo premio. Grazie 🙂
20/12/2013 at 19:09
… foresta o bosco che sia, è sempre presente! Bello questo capitolo, la tensione è vivida e reale. Un futuro triste e violento attende il povero Adam…
21/12/2013 at 14:46
Grazie mille 🙂