Un lupo nella notte – iVdT 2

Dove eravamo rimasti?

Dove fuggirà Adam? Si nasconderà nella foresta vicino al villaggio. (85%)

Il boscoMi diressi a Nord, verso il bosco che distava pochi chilometri dal villaggio. Non sapevo esattamente dove andare, se recarmi verso una città e provare a vivere per la strada o se allontanarmi del tutto dalle persone, in attesa della mia morte.
Decisi che al momento sarebbe stato meglio rimanere, per così dire, “vicino” ai miei genitori, in modo da controllare la loro condizione senza di me. Quando poi sarei stato sicuro che le cose volgevano al meglio, avrei fatto la scelta tra la vita e la morte.
Percorsi lo stretto sentiero che dalla vegetazione collinare, bassa e diradata, mi portò agli alti alberi e ai cespugli più fitti.
Ricordo che era l’alba quando scappai di casa.
Nell’immaginario di un bambino una foresta è un mondo pieno di mostri e animali terribili. Quel giorno, però, non fu niente di tutto ciò, anzi. Non appena mi addentrai tra i le piante dalle chiome lussureggianti si svelò ai miei occhi uno spettacolo che mi tolse il fiato.
I tronchi inverditi dal muschio erano metà ombra e metà luce, mentre il Sole si infilava con naturalezza tra le foglie più alte. Lame lucenti scendevano e atterravano delicate e soffuse su di me, sul mio volto estasiato.
Uccelli cantavano il loro benvenuto, in un rapido svolazzare di ramo in ramo, con un breve batter d’ali.
Le ore passarono lente. Camminai ed esplorai l’ambiente che mi avrebbe accolto per il tempo necessario. A parte quello, non avevo niente altro da fare. Mangiai un po’ del cibo che mi ero portato dietro, che – non lo immaginavo – era troppo poco.
Dopo diverso tempo andai alla ricerca di uno scorcio da cui osservare il villaggio, per vedere cosa stava succedendo alla notizia della mia scomparsa. Provai ripercorrendo la strada che supponevo di aver fatto, non mi ricordavo più bene quanto mi ero addentrato nella foresta. Capii presto di essermi perso.
A volte i bambini quando affrontano un’avventura sono troppo ottimisti, o almeno io lo fui. Pagai a caro prezzo quella visione così rosea.
Continuai a vagare, mentre singhiozzi scuotevano il corpo e lacrime mi rigavano il volto, fino al tramonto. Volevo tornare a casa, chiedere scusa a tutti. Volevo abbracciare la mia famiglia. Non pensavo, non immaginavo sarebbe stato così.
Infine, stanco e infreddolito dalla sera che diventava ogni momento più scura, mi rannicchiai su quello che doveva essere un letto di foglie.

Un rumore mi svegliò. Avevo freddo, ma c’era qualcosa nell’oscurità che mi spaventava di più. Intorno a me sentii rumori di più esseri che mi osservavano. La luce lunare si rifletté per un secondo appena negli occhi di uno degli animali. Dei lupi mi avevano trovato.
Mi alzai di scatto e corsi il più veloce che potevo. Dietro di me, di fianco a me, il branco mi seguiva con l’intenzione di squartarmi e nutrirsi del mio corpo da bambino.
Il ringhio si faceva sempre più vicino, fino a quando il cielo stellato si aprì la strada tra gli alberi. Stavo uscendo dalla foresta.
Corsi ancora più forte, le gambe mi bruciavano dalla fatica.
Troppo tardi capii che la foresta si apriva su un dirupo, la forza della disperazione divenne inerzia. Caddi, nella contemplazione del più grande cielo stellato che io avessi mai visto.

Mi alzai. Un’intensa luce bianca illuminava il paesaggio roccioso. Un incessante masticare era l’unico rumore. Sentivo lo strapparsi della carne, la rottura delle ossa. Mi ricordava quella volta che vidi un cane sbranare un topo. Con passo lento mi diressi verso l’origine del rumore. Facevo attenzione a dove mettevo i piedi, i sassi e le rocce avevano bordi duri e taglienti.
Al fondo, vicino alla parete della montagna, c’era un bambino, era chinato su qualcosa. Non appena mi avvicinai si girò verso di me. Ero io. Sangue colava dalla mia bocca, mentre masticavo a bocca aperta carne e viscere. I miei occhi si spostarono su quella che era la mia preda, il ventre era aperto in una miriade di tonalità di rosso. Il volto, pallido e smunto, era quello di Dana.

«Ehi, come ti senti?»

Chi ha fatto la domanda?

  • Sofia, una donna in fuga. (21%)
    21
  • Marco, musicante itinerante. (57%)
    57
  • Armand, vecchio nobile di origine francese. (21%)
    21
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60 Commenti

  • Un momento prima la vastità del cielo stellato, subito dopo lo spettacolo angosciante delle viscere. Un bell’incalzare.
    Sembra quasi, però, che il protagonista non rimanga sconvolto dalla visione di sé tra le viscere, come se fosse la concretizzazione di una sorte cui si sapeva predestinato.
    Ora diamogli una compagnia femminile!

  • Il bosco riserva sempre soprese… e io sono particolarmente legata a questo misterioso ambiente 😉 Ma nel tuo caso non si tratta di un’immagine paurosa, anzi il protagonista sembra ritrovare una sorta di serenità fino a quando la paura torna, come normale che sia, per un bambino che ha subito la visione di atrocità indimenticabili… Forse troverà una compagna che lo accompagnerà durante la sua fuga… una persona che come lui condivide un passato da dimenticare e che magari si prenderà cura di lui… Voto per Sofia. Bel capitolo!

  • Nonostante la tensione dell’episodio sia sempre molto alta, ci sono due momenti in particolare, in cui mi sono sentita lì completamente. La prima volta, a guardare dalla fessura il padre che prega una pietà distratta. Ci si sente impotenti, colpevoli, spauriti, insomma, si è dietro quella porta a sbirciare davvero. E poi, allo stesso modo, ci si ritrova catapultati nel nascondiglio, minacciati dallo sguardo che sembra trafiggere il buio. Molto bello.
    Ora non so per cosa votare, sono combattuta… Il bosco mi attira perché ci si può pellegrinare, la città più vicina m’ispira perché si fanno nuovi incontri.
    Ma sì, dai, voto la ricerca della città più vicina. Tanto, può sempre cambiare idea prima di raggiungerla, e latitare ancora un po’.

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