Dove eravamo rimasti?
Il boscoMi diressi a Nord, verso il bosco che distava pochi chilometri dal villaggio. Non sapevo esattamente dove andare, se recarmi verso una città e provare a vivere per la strada o se allontanarmi del tutto dalle persone, in attesa della mia morte.
Decisi che al momento sarebbe stato meglio rimanere, per così dire, “vicino” ai miei genitori, in modo da controllare la loro condizione senza di me. Quando poi sarei stato sicuro che le cose volgevano al meglio, avrei fatto la scelta tra la vita e la morte.
Percorsi lo stretto sentiero che dalla vegetazione collinare, bassa e diradata, mi portò agli alti alberi e ai cespugli più fitti.
Ricordo che era l’alba quando scappai di casa.
Nell’immaginario di un bambino una foresta è un mondo pieno di mostri e animali terribili. Quel giorno, però, non fu niente di tutto ciò, anzi. Non appena mi addentrai tra i le piante dalle chiome lussureggianti si svelò ai miei occhi uno spettacolo che mi tolse il fiato.
I tronchi inverditi dal muschio erano metà ombra e metà luce, mentre il Sole si infilava con naturalezza tra le foglie più alte. Lame lucenti scendevano e atterravano delicate e soffuse su di me, sul mio volto estasiato.
Uccelli cantavano il loro benvenuto, in un rapido svolazzare di ramo in ramo, con un breve batter d’ali.
Le ore passarono lente. Camminai ed esplorai l’ambiente che mi avrebbe accolto per il tempo necessario. A parte quello, non avevo niente altro da fare. Mangiai un po’ del cibo che mi ero portato dietro, che – non lo immaginavo – era troppo poco.
Dopo diverso tempo andai alla ricerca di uno scorcio da cui osservare il villaggio, per vedere cosa stava succedendo alla notizia della mia scomparsa. Provai ripercorrendo la strada che supponevo di aver fatto, non mi ricordavo più bene quanto mi ero addentrato nella foresta. Capii presto di essermi perso.
A volte i bambini quando affrontano un’avventura sono troppo ottimisti, o almeno io lo fui. Pagai a caro prezzo quella visione così rosea.
Continuai a vagare, mentre singhiozzi scuotevano il corpo e lacrime mi rigavano il volto, fino al tramonto. Volevo tornare a casa, chiedere scusa a tutti. Volevo abbracciare la mia famiglia. Non pensavo, non immaginavo sarebbe stato così.
Infine, stanco e infreddolito dalla sera che diventava ogni momento più scura, mi rannicchiai su quello che doveva essere un letto di foglie.
Un rumore mi svegliò. Avevo freddo, ma c’era qualcosa nell’oscurità che mi spaventava di più. Intorno a me sentii rumori di più esseri che mi osservavano. La luce lunare si rifletté per un secondo appena negli occhi di uno degli animali. Dei lupi mi avevano trovato.
Mi alzai di scatto e corsi il più veloce che potevo. Dietro di me, di fianco a me, il branco mi seguiva con l’intenzione di squartarmi e nutrirsi del mio corpo da bambino.
Il ringhio si faceva sempre più vicino, fino a quando il cielo stellato si aprì la strada tra gli alberi. Stavo uscendo dalla foresta.
Corsi ancora più forte, le gambe mi bruciavano dalla fatica.
Troppo tardi capii che la foresta si apriva su un dirupo, la forza della disperazione divenne inerzia. Caddi, nella contemplazione del più grande cielo stellato che io avessi mai visto.
Mi alzai. Un’intensa luce bianca illuminava il paesaggio roccioso. Un incessante masticare era l’unico rumore. Sentivo lo strapparsi della carne, la rottura delle ossa. Mi ricordava quella volta che vidi un cane sbranare un topo. Con passo lento mi diressi verso l’origine del rumore. Facevo attenzione a dove mettevo i piedi, i sassi e le rocce avevano bordi duri e taglienti.
Al fondo, vicino alla parete della montagna, c’era un bambino, era chinato su qualcosa. Non appena mi avvicinai si girò verso di me. Ero io. Sangue colava dalla mia bocca, mentre masticavo a bocca aperta carne e viscere. I miei occhi si spostarono su quella che era la mia preda, il ventre era aperto in una miriade di tonalità di rosso. Il volto, pallido e smunto, era quello di Dana.
«Ehi, come ti senti?»
Chi ha fatto la domanda?
- Sofia, una donna in fuga. (21%)
- Marco, musicante itinerante. (57%)
- Armand, vecchio nobile di origine francese. (21%)

01/08/2014 at 06:10
In Francia.
01/08/2014 at 19:45
e Francia sia 🙂
28/07/2014 at 09:50
Finalmente sei tornato!
Voto per la Francia 🙂
01/08/2014 at 19:44
Sì 🙂 tornai finalmente ^_^ Spero di non perdermi nuovamente lungo il tragitto!
27/07/2014 at 15:16
Ma guarda sto chiacchierone di Marco, non poteva farsi i fatti propri?
io voto per vedere ancora un po’ di transilvania, mi piace come ambientazione.
01/08/2014 at 19:44
eheh 🙂 direi che però la sua reazione è piuttosto comprensibile :Dd
27/07/2014 at 14:58
Molto ben scritto e atmosfera davvero conturbante.
Andiamo in Francia?
S.
27/07/2014 at 15:14
Mais oui Madame! Grazie, troppo buona 🙂
27/07/2014 at 14:56
Io non lascerei mai la Transilvania, se non per un buon motivo (Dracula) ^^
Scherzo, ma è la mia scelta.
27/07/2014 at 15:13
😀 Dracula non è nei piani, per ora…. chissà in futuro XD
27/07/2014 at 14:55
Letto dall’inizio, è una bella storia, ed attendo i suoi sviluppi! Ho votato per l’Italia!
27/07/2014 at 15:14
grazie mille! 😀
16/07/2014 at 22:47
LETTO TUTTO ORA!
(SI SENTE CHE HO IL FIATONE?) 🙂
VOTO SENZ’ALTRO PER MARCO, CON IL FASCINO INTRAMONTABILE CHE HANNO I MUSICANTI ITINERANTI!
27/07/2014 at 15:11
😀 ok Marco è stato!
24/02/2014 at 20:11
Naturalmente marco!
31/12/2013 at 14:40
In colpevole ritardo, ho recuperato i capitoli che m’ero perso. Voto per il nobile di origine francese… si sa che quelli lì nascondono sempre qualcosa e ne sanno una più del diavolo.
D.
29/12/2013 at 11:28
Un momento prima la vastità del cielo stellato, subito dopo lo spettacolo angosciante delle viscere. Un bell’incalzare.
Sembra quasi, però, che il protagonista non rimanga sconvolto dalla visione di sé tra le viscere, come se fosse la concretizzazione di una sorte cui si sapeva predestinato.
Ora diamogli una compagnia femminile!
28/12/2013 at 14:30
Voto per il musicista itinerante. Potrebbe essere un personaggio interessante.
Mi è piaciuta l’atmosfera di questo capitolo.
28/12/2013 at 13:56
Mi piace parecchio l’aria di violenza che si respira in questa storia! Ti seguo!
Voto per Armand, vecchio nobile di origine francese.
28/12/2013 at 10:02
Il bosco riserva sempre soprese… e io sono particolarmente legata a questo misterioso ambiente 😉 Ma nel tuo caso non si tratta di un’immagine paurosa, anzi il protagonista sembra ritrovare una sorta di serenità fino a quando la paura torna, come normale che sia, per un bambino che ha subito la visione di atrocità indimenticabili… Forse troverà una compagna che lo accompagnerà durante la sua fuga… una persona che come lui condivide un passato da dimenticare e che magari si prenderà cura di lui… Voto per Sofia. Bel capitolo!
27/12/2013 at 21:11
Mi intriga l’immagine suggerita da Armand, il nobile. Il compagno di viaggio forse più improbabile secondo me ci regalerebbe grandi emozioni 😉
27/12/2013 at 20:52
Un capitolo apparentemente distensivo che fa stare ancora di più in ansiosa attesa.
Mi piacciono molto quelle frasi in cui il narratore dice la sua e il tempo del racconto rimane sospeso per un attimo.
Adesso non posso fare a meno di far comparire donna Sofia, il nostro ha bisogno di una compagna di viaggio.
S.
27/12/2013 at 19:46
Mi sono addentrata tra le piante e sono rimasta anche io senza fiato. Un musicante itinerante
22/12/2013 at 02:00
Nonostante la tensione dell’episodio sia sempre molto alta, ci sono due momenti in particolare, in cui mi sono sentita lì completamente. La prima volta, a guardare dalla fessura il padre che prega una pietà distratta. Ci si sente impotenti, colpevoli, spauriti, insomma, si è dietro quella porta a sbirciare davvero. E poi, allo stesso modo, ci si ritrova catapultati nel nascondiglio, minacciati dallo sguardo che sembra trafiggere il buio. Molto bello.
Ora non so per cosa votare, sono combattuta… Il bosco mi attira perché ci si può pellegrinare, la città più vicina m’ispira perché si fanno nuovi incontri.
Ma sì, dai, voto la ricerca della città più vicina. Tanto, può sempre cambiare idea prima di raggiungerla, e latitare ancora un po’.
22/12/2013 at 13:00
wow che bel commento, se ci fosse un concorso avresti vinto – di nuovo – il primo premio. Grazie 🙂
20/12/2013 at 19:09
… foresta o bosco che sia, è sempre presente! Bello questo capitolo, la tensione è vivida e reale. Un futuro triste e violento attende il povero Adam…
21/12/2013 at 14:46
Grazie mille 🙂