L’estro stordito

Il circo

Bell’affare il circo… Ti ritrovi in una schiatta di giocolieri, pagliacci e gente che vola spezzandosi l’osso del collo… Il mondo si prende gioco di loro, ma vogliono rispetto, eh! Già che stanno, sono pure i tuoi… “Quelli che non ti abbandoneranno mai, l’ancora di salvezza, il cielo stellato…” e altre chiacchiere giù, sempre di questa serie. La vita circense, lo ammetto, ha il suo perché: fai quei due esercizi che ti vengono richiesti, se li fai bene (e con il tempo li fai bene, ti scivolano via) sei libero per il resto della giornata. A non fare niente, ma sei libero, nessuno ti dice più niente, puoi godere della felicità di essere beato ignorato: isolato, barricato nel tuo mondo, con quel sorriso beone da “Si va in scena”. Fino a quel “Si va in scena”, puoi non esistere e nessuno esiste per te: un neutro spazio vuoto che si tingerà in mille colori solo tra qualche ora. A conti fatti, ti prendi i tuoi “clap clap” e finita la storia. Si riparte. Per dove? Boh! Alla fine dei giochi, tutti i posti sono uguali, come le figure da eseguire al trapezio o le battute da picchierellare sconnesse. Oh, che l’adoro la vita del circo eh, mica mi lamento. Ci mangio, ci sono nato e tant’è, sto qua. Il guaio è che sto come un attrezzo rotto rimaneggiato una ventina di volte. Alla trentesima, se mi spezzo è meglio. Invece non mi sfracello mai contro un muro, almeno per star tranquillo un paio di settimane, non sia mai… Il vecchio se n’è accorto, però: è stato strano il suo atteggiamento, inedito. Ero convinto partisse sparato con i soliti proverbi del cavolo: “Il circo è duro, ma è bello”, “La gente si diverte” e roba così. Eh no, troppo comodo ignorarlo poi… No, il mattacchione aveva una sorpresa per me.

“Il circo non ti piace” esordisce.

Ma va? Come sei arrivato a questa geniale conclusione, pa’? Te lo ha detto il pubblico? Che è? Oggi le luci si sono oscurate di botto? Illuminami, sono curioso. Stigmatizzo: “Ma no, non è che non mi piace, è che…”.

“Ti annoi, si vede da come stai sul trapezio. Perché non inventi qualche altra figura nuova? Guarda che il pubblico se ne accorgerebbe, non è stupido”.

Il pubblico no, tu sì: ne ho create quaranta di nuove figure in dieci anni, te ne fossi vista una per sbaglio… Preferisco non rispondere, tanto è fiato sprecato. Continua imperterrito eh… Sono tentato di chiedergli cosa vuole, ma tra poco “Si va in scena” e non mi voglio perdere la gioia degli ultimi dieci minuti di nulla.

“Anch’io ero come te da giovane e probabilmente tu sarai come me tra qualche anno, Kal” e piovono scongiuri nella mia mente come se non mi fosse mai comparso davanti agli occhi. “Proprio alla tua età, mi sono accorto che il circo è l’unica cosa che non ti abbandona mai”.

Mi pareva strano che non era uscita ancora questa frase: “Il circo non ti abbandona mai”, tipo una simpatica condanna all’ergastolo o una setticemia. Ignoro, ma so che tra poco esploderò.

“Solo che io non ero bravo come te”. Mi sveglio di soprassalto.

“Come, pa’, scusa? Non ho capito…”. Mi accarezza la testa (lo sai che lo detesto, vecchio maledetto!) e mi ripete con un tono che non credevo avesse.

“Io sono sempre caduto dal trapezio”.

“Ah, non me l’avevi mai detto” però adesso ci godo, visto che mi hai messo su quel trabiccolo da quando avevo sette anni e ora sono diciasette, precisi precisi.

“Ah, e mi cade anche tutto se provo a fare il giocoliere”.

“Ah, ok. Mi dici che ti serve adesso?” ridacchio.

“Voglio che tu prenda il mio posto”. Sbianco. Ho il cerone per andare in scena, ma da sotto sbianco.

“No, piano, parliamone…”.

“Parliamo, sono qui Kal”.

“Ti vedo che stai qui, ma cerchiamo di dare un po’ di ordine. Analizziamo come ti è venuta questa brillante idea, ammesso che sia la tua…”.

“Va bene. Puoi sostituire ogni componente di questo circo, quindi puoi coordinare tutti e decidere anche per le nuove leve. Sai come promuovere lo spettacolo e come farlo girare. Sai quali prove fare e come, in modo che “In scena” tutto sia abbastanza rodato. Cosa ti serve per prendere il posto mio?”.

“T-tempo” sussurro.

“Non ne hai” sbotta. “Tra poco si va in scena” e se ne va com’era venuto. Farabutto, mi ha colto alla sprovvista, ma so io come farti un bello scherzo. D’altra parte, lo avevo nelle intenzioni già da tempo e avevo fatto pure qualche prova tecnica da bambino. Te lo aspetti, sì, ma stavolta non puoi prendermi di peso e riportarmi nel tendone. Hai ragione, so fare tutto al circo, ma il mio cervello va in acqua, si spegne mentre la folla appalude. Quando lo accendo, o è tutto finito, o sono io quello confuso che non sa cosa vuole. Beh, almeno so cosa non voglio, ci sarà qualcosa che mi prenda là fuori. Qualcosa che mi piaccia fare, qualcosa che mi faccia dimenticare tutto e non mi faccia mai “Entrare in scena”. Lo chiamano “talento” e suona come una magia. Qualcuno lo aveva gridato sugli spalti… “Hai talento”, ma forse era solo una mia impressione.

Qualunque cosa voglia dire, questa volta papà andrà in scena da solo.

Cosa farà Hikale, ora che è scappato dal circo?

  • Attirerà l'attenzione delle falene velenose, mentre fa un esercizio per passare il tempo. (19%)
    19
  • Valuterà che strada prendere, per poi cadere in un burrone. (31%)
    31
  • Cercherà un riparo per la notte (ritrovandosi in mezzo ai lupi). (50%)
    50
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139 Commenti

  • Prima di tutto un consiglio: mi piacerebbe leggere, in una storia come la tua, dei dialoghi un poco più secchi, evitando i puntini di sospensione. Un botta e risposta aumenterebbe notevolmente il ritmo in senso buono. Ma è meramente personale, sono influenzato dal mio stile di scrittura. Insomma, per spiegarmi meglio, mi vedo i personaggi come persone che capiscono al volo ciò che l’altro dice e cambiano argomento o mood in continuazione.

    Il resto è tutto positivo, intrigante ed originale quindi yes ti seguo con piacere.
    Non so perché ma sono attirato dalle falene velenose e quindi voto quelle.

  • Cari ragazzi,
    sono passata dai vostri racconti e siete davvero persone speciali (qualcuno di voi l’ho pure seguito e qualcun altro riceverà sicuramente la mia richiesta di amicizia su Facebook).

    Vi volevo dire che siamo in una situazione di parità tra il burrone e i lupi. Quindi, io vi darò un’altra settimana per capire che fine far fare a Hikale (che vi saluta) e poi Martedì 26 conto di proseguire con la storia (se il lavoro me lo permette pure prima, ma datemi il tempo di regalarvi un sorriso).

    A ogni passo cambieremo ambientazione e cast: l’avventura è davvero solo agli inizi. Vi abbraccio.

  • Molto bello questo tema del “circo” e dello “andare in scena”.
    Sono indeciso sul voto,
    penso che la solitudine del fondo di un burrone possa dar modo al protagonista di ragionare fuoriuscendo dal binomio “si va in scena – neutro spazio vuoto” in cui fino ad ora era rinchiuso.
    Ti seguo.

    a presto,

  • Primo giorno di Hikale ormai trascorso. Vi ringrazio veramente di cuore per come avete accolto me, ma soprattutto la mia creatura. Conto, nei weekend, di dare un’occhiata ai vostri racconti e di commentarvi. Per quanto riguarda le opzioni, nello spirito di The Incipit, potete votare quello che volete (io me ne esco, ma è solo un consiglio, nulla di vincolante…). Attualmente, il burrone è al 43%, mentre i lupi al 57%. Se si verificasse il fifty-fifty, li metteremmo entrambi. Un caro saluto e grazie, dall’anima.

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