Dove eravamo rimasti?
Viaggio in un universo quantico
Dal momento della partenza della missione fino al momento attuale di presenza all’interno della singolarità, la povera mente di Esther, in preda ad una confusione senza uguali, aveva cominciato a vacillare, immaginando che in fin dei conti la realtà che considerava di star vivendo non fosse altro che una illusione generata da qualche scherzoso dio, che si divertiva a farla rimbalzare da una dimensione ad un altra. Stava infatti facendo esperienza delle due dimensioni fisiche cardine della fisica, senza però riuscire a trovare un senso.
Non era possibile che una mente finita come quella umana potesse essere ancora “cognitiva” alla luce di quello che i suoi ricordi le facevano sperimentare; doveva aver solcato una linea invisibile che separa ciò che razionalmente consideriamo la realtà, per accedere a quello per i più viene definito sogno. Se un sogno non era, allora non aveva elementi di giudizio che le permettessero di comprendere lo stato in cui si trovava; doveva solo osservare e astenersi da ogni possibile interpretazione, almeno fino al momento in cui non fossero emerse elementi di novità od informazioni che potessero farla progredire nella conoscenza della propria esperienza.
Fu nel mentre atemporale di questo pensiero che dinnanzi alla sua vista si presentò un figura dalle sembianze anch’esse umane, che la invitò a socchiudere gli occhi e dare pace ai propri pensieri.
Fu solo allora che dopo aver fatto silenzio nella propria mente una serie di figure e parole cominciarono ad affluire nella sua testa, raccontando in parole a lei comprensibili quella storia del tempo e delle galassie che da sempre gli esseri viventi cercavano di intuire.
La figura che si presentò dinnanzi assumeva le sembianze di una donna umana, giovane e dai lineamenti asiatici che raccontava la propria storia accompagnndo Esther in un paesaggio familiare e rassicurante. Per Esther era chiaro come questo fosse indispensabile per riuscire ad uscire dalla “follia” che la stava attanagliando; si lasciò guidare con fiducia dal sua nuova guida.
Fu chiaro fin da subito come la vita ad una dimensione quantistica fosse ciò che succede ad un microrganismo all’interno di un soggetto vivente; il paesaggio cambia i suoi connotati perché la struttura di riferimento è differente; qui il paesaggio è composto da pura energia ed interazioni, ma viene meno la capacità di uno sguardo d’insieme più amplio e complessivo come nello stato precedente. La materia, come la aveva conosciuta, non esisteva in se, ma era il frutto appunto di uno sguardo più allargato che dava forma e struttura a quella “schiuma” in cui si trovava a fluttuare e dentro la quale poteva muoversi liberamente. Lo stato quantico aveva perciò bisogno di lei per dare senso alle strutture cosmiche e lei aveva bisogno degli esseri quantici per poter comprendere che la realtà osservata è il frutto di una idea; non esiste in se al di la dello sguardo. Nulla di quanto sperimentato a questo livello soggiace al principio di causa ed effetto, ogni conformazione e struttura osservata è già esistente in potenza e prende vita solo nel momento in cui la volontà decide di darle consistenza. Non c’era perciò bisogno di nessun di creatore e nessuno la aveva proiettata a sua insaputa in strane avventura, perché la trama di tutte le possibili esperienze erano da sempre li, in maniera atemporale e senza senso apparent. Era la sua idea a dare senso alle strutture, scegliendo fra le infinite conformazioni, quelle che rispondevano al suo “essere”.
A lei era stato riservato il privilegio di sperimentare questa dualità affinché entrambi gli esseri (quelli relativistici e quelli quantici) potessero essere l’uno il creatore dell’altro, superando di fatto, la necessità di una genesi e di una evoluzione. Le dualità esistono a priori e la loro continua generazione diventa pertanto solo la sperimentazione di una conformazione già scritta e pronta per essere percorsa.
La singolarità era perciò una sorta di dimensione super-microscopica dell’intero mega-verso immaginabile. Nulla di ciò che può essere pensato non è già in vita. Lo scenario in cui prendono vita le diverse conformazioni della realtà sono già contenute nelle infinite combinazioni delle interazioni energetiche e nel loro costituirsi materia. Non c’è limite alla possibilità di esse e non ci sono conformazioni migliori di altre; è solo il sentiero scelto con le idee a dare una sequenza al loro apparire.
Rimaneva solo un dubbio, come poteva trovare il sentiero per tornare a quello stato relativistico precedente? Fu allora che la sua guida le diede la risposta.
come uscirà dallo stato quantico?
- un nuovo paradosso la proietterà altrove (25%)
- sarà spinta dalla sua guida (50%)
- semplicemente deciderà di farlo (25%)

02/09/2018 at 00:41
Le diede una risposta: uno spintone 😛
È passato più di un anno e non mi ricordo un pippero di quello che è successo! In più questo capitolo è molto filosofico… che non è un male di per sé ma dopo una pausa così lunga non è di certo dei più pacifici da leggere.
Ciao 🙂
31/07/2017 at 09:02
Ciao papà,
Allora, la mia mente ha sostituito questo capitolo con un gigantesco punto interrogativo. Lo so che io ci capisco molto meno di te rispetto a questi argomenti, ma in questo capitolo non ho capito molto… Ok, un capitolo scritto un po’ male qua e là può succedere, ma se continui così perdo pezzi della storia!
Però devo farti i complimenti per la parte di “storia” dove si racconta qualcosa di Esther, non si è ancora capito nulla di lei, chi è e cosa faceva prima imbattersi nella Missione Astrolabio. Anche se questo è più un saggio che una storia ci deve essere una trama.
Ci sono un po’ di refusi qui e lì, ma può succedere. 🙂
La prossima volta potresti usare una lingua che capiscono anche i comuni mortali? Grazie.
Ciao papà. 🙂
30/07/2017 at 22:50
Muoversi in altri universi e sempre molto affascinante ?
30/07/2017 at 15:16
In questo capitolo lo “spiegone” è stato più pesante rispetto al precedente. Interessante sì, ma più pesante a livello di storia.
Io voto la possibilità di comprendere come muoversi in altri universì (con l’accento sulla i 😛 ).
Ciao 🙂