Galeotto fu il libro

Dove eravamo rimasti?

Chiaramente i due si ritrovano. Ma quando? Alla prossima riunione del club. (57%)

Un altro libro

Mi siedo da un lato del divano. Uno dei miei posti preferiti, con vista su tutti nella sala.

Inutile dire che ho iniziato a cercarla con lo sguardo dal parcheggio. La sua macchina non l’ho vista. Guardo sempre la porta, ogni volta che si apre. Niente.

L’ho pensata tutti questi giorni. Ho anche fatto lo stalker, guardando se fosse diventata follower del club, niente.

Oggi presiede Marco, poco dopo le 9 inizia, richiama tutti con in mano una copia di Morte a Venezia, di Mann.

– Oggi è la volta dei classici, quindi spero che tutti vi siate tuffati nelle pagine scritte da più di 100 anni da Thomas Mann. Morte a Venezia. – inizia Marco.

Segue un breve riassunto con tanto di spoiler sul finale. E la solita frase che fa iniziare la discussione ogni volta: – La parola ai lettori!

E con un piccolo coup de théâtre, proprio in quel momento si apre la porta. Sara.

Tutte le teste si girano verso di lei. Si vede chiaramente la sorpresa sul suo viso per tutti gli sguardi attirati. Un attimo di esitazione. – Scusate. Ciao a tutti. Scusate il ritardo.

Marco la saluta, sciogliendo l’empasse, a seguire un coro di saluti.

Appoggia il cappotto all’ingresso, sopra tanti altri accumulati, recupera il libro che aveva in mano e si guarda attorno per cercare un posto.

Io intanto non le ho staccato gli occhi di dosso, oggi è vestita meglio, un vestito corto su una maglia dolcevita e calze velate. Credo di sorridere.

Lei individua il posto al centro del divano. Individua anche me, sorride. – Ciao.

La saluto mentre si siede, accavalla le gambe e si mette comoda mentre la discussione riprende.

Qualcuno si scandalizza per la platonica passione di un vecchio per un ragazzo. Molti difendono il punto e anche Sara partecipa. Io la guardo ma in silenzio, quando si gira mi sorride, ricambiata.

Io parlo della parte dell’amore, tralasciando età e colera. Dell’amore per un qualcosa di irraggiungibile, e della sofferenza che porta. Percepisco gli occhi di lei fissi su di me. Quando la parola passa ad un altro, lei mi si avvicina e mi bisbiglia – Bravo, secondo me hai capito perfettamente il libro. – Sento il suo alito che profuma di menta.

Ma soprattutto mi appoggia una mano sulla gamba. Non stringe, non pesa, non si muove. Si appoggia prima di iniziare a parlare. La ritira quando finisce. Ma alcuni secondi dopo aver finito di parlare, come se fosse riluttante.

Può essere che io senta così tanto calore passare attraverso i pantaloni? Il resto della discussione mi trova distratto.

Quando finiamo si alza, sempre quel sorriso che mi calamita, ma ci separiamo subito, chiacchieriamo con gli altri per qualche minuto. Ad un certo punto, finito di parlare, mi giro e la vedo vicino alla porta, con la giacca appoggiata sulle due mani giunte. Mi guarda e quando gli sguardi si incontrano china leggermente la testa da un lato, come a dire “Allora?”

Mi avvicino a lei e mi chiede – Hai finito?

– Si.

– Mi scorti alla macchina?

– Dovere – rispondo, memore delle battute della volta scorsa.

Prendo la mia giacca, lei si infila la sua, salutiamo tutto, le apro la porta ed usciamo.

– Meno male che non c’è più il freddo dell’altra volta!

– Hai ragione. Non è che faccia caldo ora, ma non si gela, ci saranno sei o sette gradi.

– Non c’era posto – mi dice incamminandosi verso il parcheggio – ho dovuto metterla un po’ più in là.

– Allora sei proprio fortunata che ci sia io.

– Si, hai ragione – mi dice sorridendo, ma lo sguardo sottintende anche altro.

La macchina è in una via pochi metri oltre il parcheggio. E’ lucida.

– Appena lavata? – le chiedo mentre siamo ad un paio di metri.

– Si, l’ho portata oggi. La odio sporca.. – e per dimostrarlo si appoggia alla macchina, apre la giacca che non aveva allacciato e si mette in posa tipo modella, tirando su una gamba e facendo vedere la bella coscia.

Io la guardo ammirato – Mica male quello che vedo. Ma è pericoloso di notte in una strada solitaria.

– E’ per quello che ho te come scorta.

– Eh, ma non mi conosci. E se in realtà fossi un pervertito malato di sesso?

– Ci sono cose peggiori.

Sollevo un sopracciglio e mi appoggio accanto a lei, spalla a spalla. – Ad esempio?

– Beh, non è che i pervertiti malati di sesso siano il male della terra. Possono essere anche interessanti, se con i giusti limiti. Hanno tanta fantasia.

– Beh, non tutti.

– Tu hai tanta fantasia?

– Eh si, quindi sono un pervertito?

– Forse. Vediamo. – Ruota sul piede vicino al mio, e mi si mette di fronte, con le gambe divaricate all’esterno dei miei piedi. – Tu cosa mi faresti di pervertito?

Possibile che senta il calore del suo corpo? Ci penso un attimo per rispondere.

– Bel vestito, ma inutile ora. Per prima cosa ti ordinerei di toglierlo. Togliere tutto.

– Ordineresti?

– Ah, non te l’ho detto? Io sono il master, tu la sottomessa. Io controllo la tua mente e uso il tuo corpo.

– Cazzo, mica male. Ma qui c’è freddo, spogliarmi ora…

– Non ho mica detto che lo faremmo qui. Anche a me piacciono le comodità.

Il sorriso, caldo. Gli occhi, penetranti.

Possibile che senta il suo sguardo nella mia testa?

Qualcosa succede. Ma quanto, e dove?

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47 Commenti

  • Questo commento serve solo a far sapere all’autore che hanno tolto dalla moderazione i commenti di Morrigan e quindi può leggere i suoi papiri.

    Esistono delle parole che bloccano il post e mandano direttamente in moderazione perché sono spesso usate dai bot. Il problema è che nell’erotico queste parole vengono usate e quindi… 😉

    Ciao 🙂

  • niente.. rinuncio.. non mi pubblica il commento ergo… in breve… approfondisci i due protagonisti ..sono loro il centro e non sono definiti. Puoi quasi confonderli . La storia è buona …quindi metti a fuoco chi deve sostenerla.

    • Ciao.
      Grazie di aver provato di nuovo!
      Forse c’è un limite alla lunghezza dei commenti, anche se non viene scritto…
      Si, non sono definiti. E’ un po’ quella l’idea. Creare questa bolla in cui i due si muovono e, in particolare lei, si trova a far cose che non credeva. Non voglio mettermi a descriverli troppo, ne fisicamente, se non per il sesso, ma nemmeno andare troppo nella vita. Lavoro, hobby, questo, quell’altro? Nah. Cerco di stare al minimo, esplorare solo quella piccola parte di desiderio.

      • No certo, non intendevo descriverceli nelle loro vite.. ma nelle loro “intimità” …in questo intendo si confondono… questo fare cose che lei non avrebbe mai fatto …manca il perchè, cosa la convince a farla.. o il perchè proprio lui ci riesce…manca un pò “l’anima” . Erotico non è solo ciò che fanno .. ma anche ciò che li porta a farlo …poi è solo un consiglio 😉 a prescindere io continuerò a seguirti 🙂

  • Il racconto ha una bella storia come struttura , ma trovo che i personaggi siano un pò “nascosti” fanno cose ma si capisce poco e nulla di loro , anche quando parlano fra di loro …potresti confonderli . Citi Anais Nin … nei suoi libri ( o diari ) riesci a fotografarli perfettamente. sai chi sono , sai le loro pulsioni , le loro intenzioni …erotismo non è solo descrizione dell’atto ..è connessione . E’ più intangibile e soggettivo ..quindi scelgo “libri e parole ” è un assist.. l’erotico è fra i generi più complessi serve tanta attenzione ed empatia per non farlo diventare un porno ( in cui il centro della cosa è persone che fanno cose ) …l’erotico è perchè quelle persone fanno cose ..le cose non sono il centro .

  • Ciao, provo a riassumerti il papiro che non sono riuscito ad inviarti la volta scorsa ,ma solo perchè hai messo in campo un mostro sacro dell’erotismo Anais Nin 😉
    Il genere Erotico è fra tutti ( a mio avviso ) il più complicato perchè nasconde molte insidie … ed il più delle volte viene “confuso” con il Pornografico … l’ Erotico è un concetto più intangibile ed estremamente soggettivo . Più che l’atto è importante il pensiero , l’intenzione o la pulsione che porta all’atto in se.

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