Galeotto fu il libro

Dove eravamo rimasti?

Qualcosa continua. Ma chi la racconta? Lei (50%)

Calore

Quando mi mette la mano sulla coscia sento tutto il calore di quel corpo. E lo voglio per me.

Ho giocato con lui. La prima volta che l’ho visto mi è rimasto impresso, ma non potevo certo essere io la prima. Non lo potevo cercare. Mi sarebbe piaciuto, ma per due parole fino alla macchina…

Beh, non che dopo oggi siamo diventati amici. Non è che abbiamo fatto conoscenza in chissà quale modo. Ed allora perché mi sono comportata così? Sara, cosa cazzo ti è venuto in mente di fare così, di fare la accalappia-uomini?

E poi il plot twist. Lui che da preda diventa master? Io che dovrei essere la sottomessa? Mai fatto! Ma quando l’ha detto sembrava tutto così naturale…

Ed ora che è qui, che mi annusa il collo, che mi tocca una coscia, che mi ha fatto tirare su il vestito come se fossi una scolaretta pronta per una punizione, ora… ora vorrei che fossimo già a casa mia e che mi fosse già dentro.

Come cazzo ha fatto? Ipnosi? Profumo ai feromoni? E’ Dracula? Ed io che ho obbedito a tutto senza fiatare.

La mano sulla mia coscia scivola verso l’interno lentamente, ed in un attimo non è più appoggiata, ma mi stringe, prende possesso di quella parte di corpo.

Ed io mi accorgo che non solo ne sono contenta, ma eccitata. Sento chiaramente i capezzoli che spingono contro il reggiseno, e mi sto bagnando. Molto.

Caldo. Caldo dentro di me, caldo da quella stretta, caldo il respiro che sento sul mio collo.

Per annusarmi si deve sporgere, si appoggia su di me con il busto, la mano fra le cosce, penso, spero, che non indugi e salga. Voglio sentirlo. Vorrei essere io a chiederlo. Ma mi sento già presa in questa parte da sottomessa.

Ecco se solo adesso…

– Ora ferma – mi dice. No, mi ordina. – Alza solo il culo.

Obbedisco, prende per i lati il vestito e, quasi con un solo movimento, me lo passa sopra la testa e rimango lì, reggiseno, slip e collant. L’aria fredda mi fa venire la pelle d’oca. Se è l’aria fredda.

– Alza le braccia – ed io eseguo.

Le sue labbra sfiorano la mia pelle. Il collo, l’ascella, le costole. Quando arrivano sul seno sono sicura che non è l’aria. Non riesco a trattenere un brivido.

– Ne sarei tremendamente offeso se il merito di questa pelle d’oca andasse al freddo. 

Non rispondo. Mentre lui è chinato sul mio seno mi guardo attorno, la strada è deserta, se non per qualche macchina di passaggio.

La sua mano si appoggia sul mio ventre, sull’ombelico, mi preme contro il sedile. La reazione è tirare dentro la pancia e inspirare, alzando il petto. Evidentemente voleva quello, perché è pronto con la bocca ad accoglierlo.

Ora preme, usa i denti per graffiare la pelle. Respiro.

Ancora, più forte. E quando il seno si alza mi morde un capezzolo, ormai durissimo, attraverso la stoffa del reggiseno. Mi fa male, è proprio sul confine tra dolore e piacere.

Esalo un gemito.

Si solleva dal fiero pasto, mi guarda, nella penombra non capisco se è serio o sorridente. Forse entrambi.

– Bello questo reggiseno. Ma ora toglilo.

Esito. Mi guardo attorno. Nessuno. Ho voglio di sentirlo, ma qui, in macchina…

– Ti ricordo che tu non hai scelte, solo obblighi – la voce è seria. C’è una sfumatura di divertimento?

Non penso più all’esterno. Mani dietro, un attimo e le spalline scivolano lungo le braccia, il reggiseno finisce su una gamba.

Non mi guardo il seno, guardo Gabriele. Nemmeno lui mi guarda il seno, è fisso nei miei occhi. Non sorride. Allunga una mano.

Prima ancora che mi tocchi mi rendo conto della pelle d’oca, capezzoli come chiodi, respiro di diaframma. E di essere davvero bagnata. E di quanto si dilati il tempo.

I suoi polpastrelli, con una lentezza insopportabile, sfiorano la pelle, poi scendono piano ed arrivano all’aureola. Capezzolo. Ne testano la rigidità. Solo del seno destro. Poi salgono al viso.

La mano aperta mi copre il viso. Ha le mani grandi. Mi sfiora. Chiudo gli occhi, i polpastrelli scivolano sulle palpebre, si soffermano sulle labbra. Le accarezzano, io le socchiudo. La ritrae.

– Ti piace?

– Si – mi esce dalla bocca prima ancora di pensare.

– Bene – dice abbassando la mano. Scorre sul corpo, in mezzo ai seni. Si infila sotto i collant e l’elastico degli slip. Mi inarco per farlo muovere meglio.

Le sue mani sono calde, ma la mia pelle brucia. Arriva alle mie labbra, lo sento scivolare. La mano a coppa si ferma, un dito che fa più pressione, lenti movimenti.

Mi inarco ancora, mi spingo contro di lui, volto la testa a sinistra.

In quel momento vedo nel palazzo davanti una finestra illuminata. Una donna mi guarda fissa. Sembra eccitata anche lei.

– Una ci sta guardando – ma lo dico senza muovermi.

– E’ un problema?

– No.

Esattamente in quel momento il suo dito sprofonda dentro di me. Gemo.

Gira, scava, raccoglie. Poi, lentamente, lo estrae, e tira via la mano.

Mi volto a guardarlo. Sorride. Porta la mano alla bocca, il medio luccica anche alla poca luce. Lo mette in bocca e lo succhia con gusto, chiudendo gli occhi.

– Ora portami alla macchina – quasi mi sussurra.

– Si.

Mi aggiusto, ed ancora a seno nudo mi guardo attorno, freccia, parto. Nessuna esitazione.

Macchina. Casa.

  • A casa proprio non arrivano. (40%)
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  • Da lui. (0%)
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  • Da lei. (60%)
    60
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47 Commenti

  • Questo commento serve solo a far sapere all’autore che hanno tolto dalla moderazione i commenti di Morrigan e quindi può leggere i suoi papiri.

    Esistono delle parole che bloccano il post e mandano direttamente in moderazione perché sono spesso usate dai bot. Il problema è che nell’erotico queste parole vengono usate e quindi… 😉

    Ciao 🙂

  • niente.. rinuncio.. non mi pubblica il commento ergo… in breve… approfondisci i due protagonisti ..sono loro il centro e non sono definiti. Puoi quasi confonderli . La storia è buona …quindi metti a fuoco chi deve sostenerla.

    • Ciao.
      Grazie di aver provato di nuovo!
      Forse c’è un limite alla lunghezza dei commenti, anche se non viene scritto…
      Si, non sono definiti. E’ un po’ quella l’idea. Creare questa bolla in cui i due si muovono e, in particolare lei, si trova a far cose che non credeva. Non voglio mettermi a descriverli troppo, ne fisicamente, se non per il sesso, ma nemmeno andare troppo nella vita. Lavoro, hobby, questo, quell’altro? Nah. Cerco di stare al minimo, esplorare solo quella piccola parte di desiderio.

      • No certo, non intendevo descriverceli nelle loro vite.. ma nelle loro “intimità” …in questo intendo si confondono… questo fare cose che lei non avrebbe mai fatto …manca il perchè, cosa la convince a farla.. o il perchè proprio lui ci riesce…manca un pò “l’anima” . Erotico non è solo ciò che fanno .. ma anche ciò che li porta a farlo …poi è solo un consiglio 😉 a prescindere io continuerò a seguirti 🙂

  • Il racconto ha una bella storia come struttura , ma trovo che i personaggi siano un pò “nascosti” fanno cose ma si capisce poco e nulla di loro , anche quando parlano fra di loro …potresti confonderli . Citi Anais Nin … nei suoi libri ( o diari ) riesci a fotografarli perfettamente. sai chi sono , sai le loro pulsioni , le loro intenzioni …erotismo non è solo descrizione dell’atto ..è connessione . E’ più intangibile e soggettivo ..quindi scelgo “libri e parole ” è un assist.. l’erotico è fra i generi più complessi serve tanta attenzione ed empatia per non farlo diventare un porno ( in cui il centro della cosa è persone che fanno cose ) …l’erotico è perchè quelle persone fanno cose ..le cose non sono il centro .

  • Ciao, provo a riassumerti il papiro che non sono riuscito ad inviarti la volta scorsa ,ma solo perchè hai messo in campo un mostro sacro dell’erotismo Anais Nin 😉
    Il genere Erotico è fra tutti ( a mio avviso ) il più complicato perchè nasconde molte insidie … ed il più delle volte viene “confuso” con il Pornografico … l’ Erotico è un concetto più intangibile ed estremamente soggettivo . Più che l’atto è importante il pensiero , l’intenzione o la pulsione che porta all’atto in se.

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