Una pizza nella notte

Dove eravamo rimasti?

Cosa faccio? Rispondo al telefono e prendo l'ordinazione (65%)

Keira Knightley«Se smettesse di scaccolarsi potrebbe rispondere lei, no? No, va bene. Rispondo io. Trovato niente di interessante?» mollo casco a pizza e rispondo al telefono cercando di non farmi sfiorare dal signor Mahipal che passa per buttare il pattume. «PizzaPastrami, per i tuoi gusti strani, buonasera!»
Non è lo slogan della pizzeria ma quando tocca a me prendere le ordinazioni invento, tanto anche un peto ascellare sarebbe meglio di “SèraDiBiène, uàio!” (Buonasera, guaglione!) del signor Mahipal. Ne va così fiero che mi è dispiaciuto dirgli che la maggior parte dei clienti pensa che a rispondere sia una escort arabo-partenopea con disturbi ormonali.
-PizzaPastrami, a te golosa di salami.
-PizzaPastrami, stimola la diuresi.
-PizzaPastrami che successo! Tutta la serata, sul cesso.
Sono i miei cavalli di battaglia. La gente ne va pazza, mi ferma per strada, mi lancia reggiseni.
«Fangio! Ho bisogno di una mano!»
«Zanna? Che cazzo vuoi?! Sono al lavoro! Avevamo detto basta con le telefonate al lavoro!»
«No, lo so, scusami ma devi venire subito qua!»
«Ti sei chiuso di nuovo la zip sui testicoli? Sanguini? Quando metti i boxer, niente cerniere!»
Zanna è un mio amico. È un po’ distratto. Diciamo che vive in un mondo tutto suo. Sto cercando di educarlo alla nobile arte del rimorchio. Non è facile. Sarà la mia Cappella Sistina.
«Tranquillo, ho le mutande che mi hai prestato l’ultima volta!»
«Quelle fucsia?»
«Sì, sono un po’scomode, però! Mi vanno sempre in mezzo al culo!»
Per forza, sono alla brasiliana, Zanna. Erano di Yuliana. Gran serata, quella: lei e il suo sedere, entità distinte in perfetta armonia, si sono trovati subito a loro agio con la samba ballata nei miei pantaloni. Scopaeira tutta la notte.
«E’ questione di abitudine, fidati.»
«Quindi vieni?»
«Più tardi, te ne metto un po’in un barattolo?»
«Sono al Lisander, in fissa per una tipa!»
«Tette?»
«Un Keira Knightley, diciamo.»
«Vabbè. Nome?»
«Non ne ho idea.»
«Dimenticato?»
«Non sono riuscito a sentirlo.»
«Sei svenuto? Ancora?»
«No, è che sono troppo lontano!»
«Ma cazzo!»
«E’con una sua amica, cosa devo fare?!»
«Se non sa che esisti come potrai mancarle? Offrile la possibilità di conoscerti, forse sarà infelice per tutta la vita se stasera non incontrerà un gioiello come te.»
«Ti aspetto, allora?»
«Perché, posso scegliere? Ordinami una pizza, per favore, che se no l’immigrato rompe.»
«Salsiccia e cipolla! Abbonda con la cipolla.»
«La cipolla? Ma allora sei stronzo! No, stronzo io che te l’ho chiesto. Ti porto una marinara.»
Quando riattacco il signor Mahipal sta tornando dietro il bancone.
«Aluora?» domanda smanacciando di farina una pagnotta di impasto sul tavolo da lavoro. La schiaffeggia come un culo. E non si è lavato le mani.
«Una marinara in via Bentegodi! Se ce l’ha pronta porto via anche quella!» L’indirizzo fasullo giustificherà la mia assenza almeno per un’ora, quanto basta per dare un’occhiata a Zanna e tornare.
«Sésé, è prònta, è prònta!» dice estraendo la pala dal forno. C’è una pizza all’estremità, ben cotta, pronta. Solo che non è una marinara. È una gangbang di avanzi e rimasugli da frigo. La sua cena.
Perplesso guardo Mahipal ravanare l’aborto culinario con quelle sue dita scure e pelose. Lo setaccia come un dingo, lo ripulisce del superfluo (che torna negli appositi tupperware) e me lo porge.
«Lo sa, da grande vorrei essere come lei.»
«No perda tèampo! Và và!»
Vado. L’Interceptor si avvia alla prima pedalata. Più che altro rantola ma io parto sgommando impavido tra le colonne del portico. Consegno la prima pizza, tiepidina, come se avessi Cristiano Malgioglio alle costole e, 15 minuti dopo la telefontata di Zanna, entro al Lisander.
Lo individuo subito, lui e la sua chioma arancione: se ne sta su uno sgabello in compagnia dell’indifferenza generale. Il pub è gremito ma attorno a lui c’è il vuoto. Indossa il suo eskimo verde militare e, da come fissa il bancone, qualcuno potrebbe scambiarlo per un maniaco sessuale. Guardo in quella direzione anch’io, due ragazze. OLÈ

Sono arrivato, davanti a me

  • Chiamo Zanna a me, gli metto il mio casco, gli porgo la marinara e gli dico di fingere di essere un fattorino. Sarà una grande lezione, questa! (61%)
    61
  • Vado da Zanna e mi faccio raccontare quello che lui pensa di aver capito della "sua" ragazza. (6%)
    6
  • Ignoro Zanna, vado verso il bancone, offro da bere alle ragazze e mi faccio un'idea di che tipi siano. (33%)
    33
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133 Commenti

  • bene, siccome le vedo che le votazioni sono ferme da un po’, decreto come svolta vincitrice la numero 3!
    i lettori di Una pizza nella notte seguiranno due storie parlallele: da un lato la movida di Zanna e Tette’, dall’altro la vita solitaria del fattorino oscuro di nome Fangio, perchè forse lui non è il fattorino che ci meritiamo, ma quello di cui abbiamo bisogno.

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