Mio padre ed io

Dove eravamo rimasti?

Che cosa verrà raccontato, ora? Cosa gli è capitato (56%)

Il risveglio

Stavo andando da qualche parte – non ricordo dove, purtroppo –  con mia madre e mia sorella.
Ricordo che quella bimbetta stava saltellando da seduta, legata sul suo seggiolino, e stava implorando la mamma di portarla a prendere un gelato. Aveva fame, voleva fare merenda, ma eravamo di fretta e non potevamo fermarci.
A quel punto, Jenna si era messa a piangere e mia mamma aveva sbuffato. Quella bambina era incorreggibile: prendeva chiunque per sfinimento, perciò si finiva sempre per fare ciò che voleva lei, volenti o nolenti.
Ma mia madre no. Non con il carattere che si ritrovava. Sapeva essere più testarda della figlia, a volte.
Si era voltata appena, il giusto per riuscire a vederla con la coda dell’occhio.
Le aveva detto: «Perché tutte le volte devi fare queste scenate?! Se dico no, è no, chiaro? È inutile che piangi», spazientita.
Eh, già. Mia sorella è sempre stata così: ostile ai rifiuti e piagnona.
Io ridevo divertito: ho sempre adorato prenderla in giro.
Insomma, se sono nato prima di lei, un motivo ci sarà, no? E che nessuno mi rifili qualche ovvia storiella patetica sulle probabilità, i casi e quant’altro.
Lasciate che sogni almeno un po’!
Dicevo: devo pur rallegrarmi la giornata, in qualche modo… e quale modo migliore, se non quello di prendersi gioco della bimbetta piagnucolona?
Prende sul serio tutto, ma proprio tutto tutto. È divertente dirle che gli asini rosa volano, che hanno la proboscide e le ali di fata e vederla correre fuori a guardare il cielo, a cercarli.
Peccato che i miei genitori finivano sempre per rovinarmi la festa…
Avrà anche solo quattro anni, la mia sorellina, ma è già buffa. Non oso pensare a quando sarà più grande…
Non le faccio i dispetti perché non la sopporto.
Non la odio. Non l’ho mai odiata, anzi. Le ho sempre voluto un mondo di bene, forse più di quanto ne voglio a me stesso o a qualsiasi altra persona a me cara, però che vita è senza qualche risata?
E poi, ho un modo tutto mio di dimostrare il mio affetto.
Comunque sia, sto divagando troppo…
Quando mia madre s’è voltata di nuovo per guardare la strada, era troppo tardi.
Stavamo passando sotto un semaforo; era rosso, ma lei non se n’era accorta. Aveva tirato diritto e poi…
Poi il buio.
Anzi, no. La luce.
Un fascio di luce accecante. È arrivato da sinistra, lo ricordo benissimo, e ci aveva centrati in pieno.
Ricordo mia mamma che gridava qualcosa che non riuscivo a capire, poi ha mollato il volante e si è buttata su di me.
Il tutto è accaduto ad una velocità spaventosa, ma al contempo a rallentatore, come l’effetto slow motion che mettono nei film, in quelle scene in cui il protagonista si allontana da una macchina in fiamme atteggiandosi da figo.
Da quel momento in poi, c’è davvero il buio.
Mi sono risvegliato qui, ora, in quello che ho riscoperto essere un letto d’ospedale e non il mio caldo giaciglio.
«… papà?»
Lui alza lo sguardo, incredulo. Anche se ha sciolto l’abbraccio, ha ancora le mani strette attorno alle mie spalle, forse nel timore che io possa scomparire da un momento all’altro.
Lo guardo con aria interrogativa.
Che gli prende? Perché quella faccia?
Insomma, sono ancora vivo… o forse no?
E poi… dove sono Jenna e la mamma?

Cosa accadrà, ora?

  • Entrerà in scena un nuovo personaggio che potrebbe aggiungere un tassello al puzzle della vicenda (80%)
    80
  • Il protagonista viene presentato in un'ottica straniata (0%)
    0
  • Il padre sarà il protagonista del prossimo capitolo (20%)
    20
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