Mio padre ed io

Dove eravamo rimasti?

Cosa accadrà, ora? Entrerà in scena un nuovo personaggio che potrebbe aggiungere un tassello al puzzle della vicenda (80%)

False buone nuove

Mi ero appena svegliato e già avevo attorno medici su medici, ognuno intento a svolgere il proprio lavoro in vista dell’arrivo del primario.
Era stato lui ad aver seguito il mio caso, ad avermi salvato la vita e ad aver dato ancora un po’ di speranza a mio padre, un pover’uomo di quasi cinquant’anni, vicino alla calvizie e con un pessimo carattere, freddo, schivo e calcolatore che poco prima aveva lasciato da parte queste sfaccettature del suo carattere e mostrarmi la parte più umana e dolce che possedeva.
Era a lui, che dovevo la vita.
Così, nella mia ingenuità pensai che, se era stato così tanto bravo da aver salvato me, allora mia mamma e mia sorella si trovavano in buone mani, al sicuro.
Pensavo di essere l’unico che mancava all’appello, l’ultimo tra noi tre che si sarebbe dovuto svegliare.
Pensavo di essere stato pigro e basta, di aver approfittato di quest’incidente per recuperare qualche ora di sonno, coccolarmi e farmi coccolare. Pensavo che tutti stessero aspettando il mio risveglio per poter festeggiare, condividere la felicità di essere ancora tutti qui, insieme, uniti.
Ma sbagliavo.
Quando il primario entrò nella mia camera, mio padre abbassò lo sguardo. Capii subito che qualcosa non andava, quindi anche il mio sorriso si spense.
L’uomo si sistemò ai piedi del letto, di fronte a me, e tirò fuori una cartellina clinica, la mia.
«Ti trovo bene. – disse – Come ti senti?» chiese subito dopo.
«Un po’ indolenzito e dolorante, ma bene, la ringrazio», risposi.
«Se passi il prossimo test, potrei anche rimandarti a casa già domani mattina. I valori sono normali, non hai particolari ferite e non sei nemmeno un caso grave. Hai solo qualche livido e qualche graffio qui e là e anche qualche costola incrinata, perciò se riposerai a sufficienza e non farai sforzi, dovresti guarire in un paio di settimane».
Ottimo, una buona notizia!
Sorrisi, dunque, al dottore, ma lui non ricambiò.
Al che, gli chiesi quale sarebbe stato il test di cui parlava, ed egli si voltò a guardare mio padre, il quale rispose: «No, dottore. Mi scusi, ma non ho cuore di dirglielo…»
Li guardai entrambi, stranito, poi l’uomo col camice bianco si avvicinò e si sedette al mio fianco, sul bordo del letto. Mi prese una mano tra le sue e cominciò a parlare.
«Mi dispiace, figliolo. – Disse – Purtroppo la tua mamma non ce l’ha fatta. È morta sul colpo. L’abbiamo trovata su di te; pensiamo avesse cercato proteggerti ». Fece una pausa, scrutando la mia espressione.
Ero ammutolito. Non riuscivo a crederci. Sicuramente c’era stato un errore, sicuramente scherzava.
Sicuramente è la donna sbagliata. Mia mamma non può essere morta.
Vedendo che non accennavo a parlare, aggiunse: «La tua sorellina, invece, ha riportato molte ferite e molto più gravi delle tue. L’abbiamo messa in coma farmacologico e stiamo cercando di curarla come meglio riusciamo, ma non assicuriamo nulla.
Mi dispiace, ragazzo».
Mi guardò negli occhi, sinceramente dispiaciuto. In quello sguardo, lessi anche un incoraggiamento: sii forte, mi diceva.
Sii forte per tuo padre e per la tua sorellina.
La mia bocca si aprì in quello che credevo essere un grido silenzioso, il mio volto divenne quella che pensavo essere una smorfia di orrore e disgusto.
Le mani a coprirmi prima gli occhi, poi le orecchie.
E poi, di nuovo il buio.

Chi sarà il protagonista del prossimo episodio?

  • Il padre (29%)
    29
  • Un nuovo personaggio (14%)
    14
  • La madre (57%)
    57
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