Dove eravamo rimasti?
[ #4 ] -- CONTAGIO
Alice premette il pulsante di risposta. Si udì un lieve scatto metallico.
«Chi parla?»
«SALVE-MADHATTER» disse una voce robotica. «IL-MIO-NOME-È: “DOTTOR-H.”, BENVENUTA-NEL- PROGETTO.»
«Come sai il mio nickname? E dove hai preso questo numero?»
«SEI-ENTRATA-CONTATTO-CON-UN-ALTRO-BLACKPOINTER. LUI-PUÒ-SENTIRMI?»
«Un attimo» Alice aprì rapidamente un programma sul suo computer e inserì un cavetto nell’entrata al fondo del cellulare. Solo allora attivò il vivavoce. «Parla pure.»
«GRAZIE-ALLE-VOSTRE-AZIONI-NEL-DEEP-WEB-VI-SIETE-GUADAGNATI-LA-MIA-STIMA,PER-QUESTO-VI- HO-SCELTI.»
Una mappa del mondo apparve sugli schermi. A lato sfilavano cascate di numeri e coordinate. Alice mimò con la mano di continuare a parlare.
«N-non capisco» disse Francesco, colto alla sprovvista. «Scelti per cosa?»
«VOI-DUE, INSIEME- AD-ALTRE- 998-PERSONE, SELEZIONATE-NELLE-DIECI-NAZIONI-PIÙ-POTENTI-DEL-MONDO, SIETE-STATI-DOTATI-DEL-RED-EYE.»
«Nessuno ti ha richiesto questo privilegio» sbottò Alice. Nel frattempo il localizzatore aveva ristretto il suo campo di azione sul continente europeo.
«QUANDO-INIZIERÀ-IL-CONTAGIO-MI-RINGRAZIERETE.»
Francesco si rivolse ad Alice, senza preoccuparsi di abbassare la voce. «Questo pazzo sta minacciando di usare armi batteriologiche, lo capisci? Dobbiamo denunciarlo all’OMS!»
«Stai calmo» sillabò Alice, indicandogli gli schermi dove l’indicatore risaliva velocemente verso l’Europa del Nord.
«COMPRENDO-LA-VOSTRA-PREOCCUPAZIONE, MA-PER-QUANTO-VI-SFORZIATE-NON-POTETE-FERMARE-BLACK_POINT. QUANDO-LA-TRASFORMAZIONE-DEGLI-OCCHI-SARÀ-COMPLETA-VI-FORNIRÒ-NUOVE-ISTRUZIONI. FINO-AD-ALLORA…»
«Vai all’inferno!» Alice impugnò il cellulare e lo scagliò a terrà, mandandolo in pezzi.
Francesco si riparò dalle schegge di plastica che lo investirono. «Che ti prende?»
«Non serviva più stare ad ascoltare quel cumulo di stronzate.» Un bip prolungato confermò che la ricerca si era conclusa con successo. La chiamata proveniva da una piccola città dell’Islanda dal nome impronunciabile.
«Ora sappiamo dove si nasconde quello pseudo terrorista.»
Francesco era dubbioso. «E se ha fatto rimbalzare il segnale sui satelliti o qualcosa del genere? Non mi sembra uno sprovveduto.»
Alice tirò fuori una valigia piena di vestiti e iniziò a rovistarci dentro. «Ho imparato a craccare quel genere di tecnologia a undici anni. Sapevo dove si nascondeva Bin Laden sin da quando ha diffuso il suo primo filmato, ma gli americani preferivano continuare la loro guerra piuttosto che credermi.»
Francesco rimase ammutolito. Iniziò a chiedersi se era saggio fidarsi una persona così pericolosa da sfidare un governo straniero e cosa ne sarebbe stato della sua semplice vita da impiegato. Tuttavia, l’unica domanda che ebbe il coraggio di fare fu: «Ora che facciamo?»
Alice scelse dal mucchio una gonna stretta, una camicetta bianca e delle scarpe col tacco rosso lucido. «Andiamo a prendere un aereo. Potresti girarti un secondo?»
«Ehm, oh… scusa!» Francesco diventò dello stesso colore delle scarpe e si voltò, coprendosi gli occhi.
«Quale aereo? Non capisco…
«Il primo che ci porti a Reykjavik» Alice ruotò la sedia di Francesco verso di lei. «Come sto?»
Francesco abbassò lentamente le mani e vide che Alice aveva indossato una parrucca bionda a caschetto e un enorme paio di occhiali scuri che, uniti al completo elegante, la facevano sembrare un’attrice famosa in incognito.
«Benissimo» mormorò appena riuscì a ingoiare il blocco che gli ostruiva la gola.
«Sono ricercata in quindici stati, meglio non dare nell’occhio» spiegò Alice con disinvoltura. «A te basterà mettere questo…» Pescò dalla valigia un panama nero con fascetta di velluto argentato e glielo calcò in testa. «Qualche altro accorgimento e saresti un accompagnatore niente male.»
Alice lasciò a Francesco l’arduo compito di capire se si trattava di un commento scherzoso o di un complimento e andò a sedersi al posto di guida. Francesco scese dal retro del furgone, con le gambe molli. Il suo sconvolgimento interiore era tale che non si accorse dell’ometto in impermeabile nascosto dietro i bidoni della spazzatura che si abbassò maldestramente per non farsi vedere.
*
Herskymiakvij, Islanda. Ore 16:48 locali.
Una figura rimane nascosta nella penombra, dietro all’alto schienale di una poltrona nera. Davanti alla postazione c’è una parete ricurva coperta da un migliaio di schermi accesi su canali diversi. Una procace donna in camice bianco si avvicina e si china in avanti facendo brillare gli occhi tinti di rosso.
«I soggetti 142 e 178 hanno individuato il nostro laboratorio. Saranno qui in poche ore.»
«COME-AVEVO-PREVISTO» risponde una voce sintetica, priva di qualsiasi inflessione. «DURANTE-IL-VIAGGIO-CONTRIBUIRANNO-AL-CONTAGIO.»
La storia si sta arricchendo di molti personaggi misteriosi, di chi volete scoprire qualcosa in più nel prossimo capitolo?
- L'assistente del Dottor H. (14%)
- L''ometto con l'impermeabile (39%)
- Alice, detta "MadHatter" (46%)

13/08/2015 at 15:52
Verrà dirottato 🙂
28/06/2014 at 19:11
Atterraggio in luogo imprevisto!:-) bravo, racconto molto appassionante, ti seguo!
17/06/2014 at 05:08
Complimenti fantastica storia!!!!
14/06/2014 at 19:54
Atterrerà in un luogo imprevisto. Chissà.
14/06/2014 at 15:30
sempre più intrecciato,bella anche l’idea delle due scene uomo solo e i due ragazzi.
ho capito che spostando la scena da Londra, che questa città non ti piace,
11/06/2014 at 11:51
atterra per miracolo 🙂
06/06/2014 at 22:20
Un gran bel capitolo ricco di azione e cambi “di scena”, bravo michele! 😉 Votato per l’atterraggio in un luogo imprevisto…
06/06/2014 at 14:19
Atterrerà per miracolo, ma in un luogo imprevisto.
Sempre più curioso di scoprire la verità! 🙂