Dove eravamo rimasti?
Perfect Day
– Fammi capire, tu sei lei? Cioè l’altra…mi gira la testa.-, urla tremando Icaro, tre birre e 175 bpm dopo.
– Si ma in realtà io c’entro poco, io ero lì per altro. Poi ho incontrato lui e, diciamo che tornata qua ne sapevo quanto te, cioè meno di zero a quanto ho capito.-, Giselle sorseggia la birra fissando negli occhi Icaro.
I pezzi del puzzle si uniscono.
Lei è la stripper.
Un attimo.
Panico.
Icaro dille qualcosa di sensato.
– Come ti sei trovata a fare…?-
– Bene, lavoravo con delle ragazze bellissime.-, fa lei sorseggiando la birra.
– Immagino, cioè a Parigi sono più…-
– Più?-, Giselle si gira di scatto col broncio.
Ha capito che tu sai che lei non sa che tu sai, recupera!
– Truccate! Più truccate!-
– Mah sai, facciamo quel che vuole il grande regista…-
– Santo cielo è terribile chiamarlo così…-, la bocca di Icaro si stacca dal collo della bottiglia con una lentezza disgustosa.
– Vuole solo che i clienti siano soddisfatti…-
– Capisco…-, Icaro deglutisce così forte che si spaccano le vetrate delle chiese vicine.
– Ora credo proprio che continuerò a recitare qui con la mia vecchia compagnia…-, continua lei.
Sei secondi di imbarazzo
Sette secondi.
Otto.
Nove, cazzo.
– Compagnia teatrale? Pensavo facessi…-
– Santa merda…-, Fred arriva addosso ai due a velocità supersonica, – …queste sono le luci del paradiso! Questo è il fottuto arcangelo Gabriele con una chitarra elettrica che viene a darti il cinque! Ho rimorchiato una ragazza offrendole dell’acqua e lei me ne ha anche fatta bere metà!-
Immaginate che la lentezza nel pronunciare queste frasi sia inversamente proporzionale alla foga nel muovere le sue pupille.
Icaro lo guarda storto ridendo, – Magari c’era dell’ ecstasy sciolta.-
Fred sputa a nube l’ultimo sorso ancora in gola lanciando indietro il bicchiere.
– Che cazzo dici! Come sai queste cose? Chi eri nella vita precedente? Un venditore di droga cubano!? Scegli la vita Icaro! E lei chi è?-
Giselle ride.
– Vieni qui, siediti qua, sono Giselle…-, lo rassicura la sconosciuta.
– Oh mio dio tu sei Giselle? La stripper? Fammi conoscere le tue amiche stripper! Ic credo di essere in overdose!-
Giselle guarda Icaro arricciando il naso.
– Non so davvero di cosa stia parlando.-, sudore freddo di Icaro, battito cardiaco di un colibrì in amore, pronto per precipitare nell’inferno di una donna offesa.
Giselle ride e prende Fred per un braccio facendolo sedere.
– Non sono una stripper, anche se tu ed il tuo più o meno sobrio amico lo pensavate fino a pochi minuti fa.-
– Cioè niente schiaffi? E poi come fai a fidarti così di me?-, urla Icaro soffocato dalla musica elettronica del locale.
– Vincent mi disse, “Vanessa si è trovata un trou du cul désespérée”. Quando ti ho visto al bancone poche ore fa, ti avrei riconosciuto tra mille.-
Icaro segue lo sguardo di lei, il suo corpo minuto, la testa che si gira a guardarlo prima di sparire.
E se sparisce?
Le corre incontro.
– Tutto questo… è una cosa strana lo sai vero?-
– Non la più strana che hai sentito sta sera…-, le braccia incrociate di lei, il passo svelto, un filo di rossetto.
La quarta birra se la bevvero riportando Fred a casa come un ingombrante cane lupo ubriaco.
La quinta Icaro la vide poggiata su un tavolino del piccolo teatro dietro il suo ex liceo poche settimane dopo.
Giacca di pelle in mano, odore di vecchi sedili ed enormi tende rosse.
Lei è lì infondo.
Gonna rossa corta, body nero.
Si avvicinano a labbra tremule, a malapena si sfiorano il naso.
Sul tavolino accanto alla birra, una poesia di Wilcock che vola per terra.
– Mi ascolti anziché guardarmi imbambolata?-
– Ti ascolto! Sei pesante!-, fa lei mordendogli una guancia ridendo.
– C’è la possibilità che io e te sta sera, divano, Pulp Fiction, cioccolata calda…?-
– Icaro, mi stai invitando a casa tua di sabato sera? I tuoi amici sono morti?-, volontaria espressione da pin-up ritardata, – Però Pulp Fiction l’ho già visto, mi annoia…-
Ad Icaro si apre la vena del Doberman sulla tempia.
– Trainspotting? Tanto ti addormenti comunque.-, fa Icaro con aria di sfida.
– Guarda che Trainspotting piace solo agli hipster come te, sfigatone alternativo che non sei altro.-, borbotta lei ciondolando e camminandogli davanti.
Icaro si china a raccogliere il foglio.
” Si sappia, che verso metà del secolo
la terra ebbe un sussulto e si decise
a fare il meglio che potesse, forse per l’ultima volta.
Chiamò a raccolta le maree oceaniche,
i venti più famosi delle montagne,
i metalli preziosi, i fiori rari,
il Nilo, il Gange, il Plata ed anche il Missisipi.
E poi, non sapendo che farsene di tutto questo
chiese ad un viandante che passava di lì,
come vedesse lui la perfezione.
Lo chiese a me, e così, fece te.”
– Chissene se non le piace Trainspotting, io la amo lo stesso.-, sussurra tra sé e sé Icaro.
C’è la luce giusta quella sera, anche l’aria giusta, Icaro ha anche aggiustato la luce del motorino.
Va tutto meglio, tutto bene, anche se non sembra essere cambiato nulla.
– Merda ho scordato la giacca!-
Dedicato al Fred che non c’è più ed alla Giselle che arriverà.

18/11/2014 at 07:26
Finale agrodolce come la cannella andata a male (WUT??!!) degno del resto dell’opera 😉
17/11/2014 at 23:25
Ciao! Sono passata a leggerti solo ora che hai finito il tuo racconto, che noia! In ogni caso ho potuto leggerlo tutto di un fiato e mi è piaciuto tanto! Sono pochi i racconti Humor che seguo, infatti non è proprio il mio genere preferito, però la tua storia mi ha presa particolarmente 😀 Spero che ne scriverai altre! 🙂
13/11/2014 at 16:20
Complimenti per il tuo lavoro 🙂