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Dove eravamo rimasti?

Chi è la misteriosa voce femminile Una vecchia conoscenza di Icaro. (43%)

Il mio Godzilla interiore

Immaginate una ragazza bellissima, non una di quelle che ti fermi a guardare per strada ma una di quelle che ti fermi a guardare mentre piloti un aereo.

– Come lo vuoi il caffè?-

– Stretto, senza zucchero.-

Santo cielo sembrava un fottuto angelo sceso dal fottuto nulla, poi gli faceva anche il caffè, cosa chiedere di meglio. Un po’ triste che una barista all’ultima ora di attività cerebrale del tuo precario mercoledì sia la cosa migliore dell’intera giornata.

Fu così che tra tante cosa di dire, e da non dire, tacere sarebbe stata decisamente una scelta più oculata, dalle stanche labbra di Icaro, imbevute appena di un caffè nero, uscì la frase più banale, scontata, grondante di cliché che l’universo dei cliché, abitato da unicorni, donne frigide e bambini sporchi di fango rosa e cliché potesse mai aver partorito dalle sue viscere.

– Io comunque a te ti ho già visto.-
– Io conosco te di certo.-, segue risatina di lei, mezza sguaiata mezza provocatrice.

Avete presente l’aeroplano di inizio capitolo? Ecco ora immaginatelo, a seguito di un’inspiegabile turbolenza, nell’estremo tentativo del pilota, ubriaco come uno zio al matrimonio della nipote il quindici di agosto, atterrare prendendo la pista contromano prendendola veramente lunga e con mezzo carrello sollevato.

– Te eri a scuola da me, un anno prima, eri fidanzato con la Gloria.-
– Ecco, “fidanzato” mi sembra vagamente eccess…-
– Si comunque qualsiasi cosa sia eri sempre là che bazzicavi con quella gente là.-

– Noto una leggera nota di astio e disprezzo nell’espressione “quella gente là”.-

Ecco c’è da dire che l’ambiente che frequentava, il substrato della sua esistenza liceale non era dei migliori. Passavi nell’arco di soli dieci metri di cortile da fattoni di professione a gente che aveva più mocassini che peli in testa; ed Icaro frequentava tutti, dai metallari ai rapper super convinti ma poco convincenti, dalle ragazzine acqua e sapone a quelle che non si lavavano mai, metaforicamente parlando.

– E ti dirò di più… oltre a vederti tirartela nei corridoi…-, continua lei.

Un rivolo di carburante fuoriuscito poco prima dell’atterraggio su una campagna adiacente continua a sgorgare come un fiume in piena anche ora che l’aereo è inerme, fumante e dilaniato, con persone che fuggono in fiamme dalle lamiere.

-…una volta mi hai anche portato una pizza a casa, facevi il porta pizze qua vicino no?-

L’aereo prende fuoco, segue una fragorosa deflagrazione di un motore persosi centinaia di metri prima che incendia metà campagna circostante.

– Questa si può catalogare come stalking, inizi a farmi paura. Possibile tu non mi abbia mai visto qua? qua sono come… come… come Stich in casa di Lilo.-

Definizione meno mascolina non c’era.
Cadaveri e fiamme ovunque.

– Si mio papà mi ha parlato di te, sei Icaro, o Stich insomma, decidi tu come ti debba chiamare.-

Arriva Godzilla che schiaccia l’aereo in fiamme, mangia i superstiti, distrugge l’aeroporto a suon di fiammate blu neon e si siede sulla salma del pilota come un pitbull davanti la cuccia.
C’è chi ha il fanciullino interiore, io ho Gojira.
Quello giappo eh, super alto e inarrestabile, non il ramarro malcresciuto americano.

– Ormai non c’erano speranze, meglio farsela amica probabilmente-, pensò Icaro, – meglio ignorare inoltre che io, non solo non l’avessi mai vista al liceo, quando lei invece sa persino di che colore era il mio zaino (era nero fumo per la cronaca), ma che non sapessi che il mio barista, persona con cui parlo più che con i miei compagni di corso, ha una figlia.-

– Perfino gnocca.-

– Per dire eh.-

Mentre la sera passava i due chiacchierarono, non come due vecchi amici che si ritrovano dopo anni, ma come due estranei che si erano trovati, senza pregiudizi, senza giudicarsi l’un l’altro. Chiacchierarono di suo padre, lo scorbutico Max, mentre lei puliva il bancone ed iniziava il programma serale in tv, lei spazzava e lui era seduto su un enorme pacco pieno di cartone sgualcito con dentro barattoli di caffè.

Infine, mentre lei puliva le macchinette, lui, poggiato all’angolo del muro, sentendola blaterare di chissà cosa, la guardava come si guarda la neve scendere mentre si è a casa, dopo aver dato un esame e senza più nulla da fare, con la gente che spala la neve dall’auto e tu invece l’hai in garage, e fondamentalmente sapeva che se non avesse distolto lo sguardo ora, qualcun altro lo avrebbe poggiato su di lei, e lui non voleva, pur non sapendo pressoché nulla di lei.

Usciti dal Bar fece la strada con lei, chiacchierarono ore, senza sfiorarsi, senza toccarsi, urtandosi per sbaglio la mano e parlando di vino e di eventuali piatti da abbinarvi.
Si salutarono con uno stesso sguardo malinconico, come se non si dovessero rivedere più, come se sapessero che se si fossero presi si sarebbero poi un giorno persi.

Ma come sempre, a questo Icaro pensò pochi secondi dopo aver deciso di baciarla, ed ovviamente la baciò.

Dov'era fino a poco tempo prima la misteriosa figlia di Max?

  • Non lavorava (11%)
    11
  • Lavorava altrove (21%)
    21
  • Una città straniera (68%)
    68
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