Il Terrore di Porto Nebbia
Quella notte la nebbia era incredibilmente densa e fitta. Questo era il sesto pescatore morto ammazzato nel giro di quattro giorni. Ogni notte era sempre la stessa storia: un povero marinaio veniva portato alla luce dalla marea, veniva spinto fino alla riva del lago ed ogni singola volta, quel povero corpo, era mutilato e irriconoscibile. A questo sesto pescatore, mancava il polpaccio della gamba destra e il ventre era completamente squarciato, uno spettacolo orribile. Pensai che fosse chiaro. Questa macabra routine doveva finire al più presto, e il responsabile andava fermato, con ogni mezzo possibile. Sarebbero bastati ancora pochi omicidi per diffondere il panico in tutto Porto Nebbia.
Il giorno seguente decisi di provare a indagare, probabilmente al porto avrei scoperto molte più informazioni rispetto all’affollata città. Notai subito, con sorpresa, la presenza di numerosi pescatori e marinai riuniti in una specie di cerchio intorno a quello che era uno squalo, appeso per un enorme gancio arruginito. I marinai festeggiavano, bevevano, alcuni scoordinati addirittura ballavano. Mi avvicinai alla massa per udire meglio. “Finalmente possiamo pescare in tranquillità” disse un omone, alzando il boccale di birra, facendo uscire gran parte del contenuto. “Ecco chi ha ucciso Alfred, maledetto pescecane!” La folla iniziò ad inveire contro il possente squalo che penzolava morto sul molo. Mi avvicinai meglio per osservare il pesce da vicino.
Esaminando più a fondo quella creatura, capii subito che non si trattava del Terrore di Porto Nebbia. Le ferite sui corpi erano completamente diverse, i tagli non corrispondevano con gli spaventosi denti di quello squalo. Decisi di non allarmare i marinai spiegando loro il grave errore compiuto. Ma cosa poteva aver ucciso tutti quei marinai? Se non quello squalo, cosa? Me ne andavo dal porto con tutti i miei dubbi e le mie preoccupazioni quando, all’improvviso, sentii un colpetto sulla spalla, un lieve tocco. Mi girai e vidi un anziano individuo che camminava appoggiandosi ad un fidato bastone. L’uomo mi fissò, la cosa veramente inspiegabile di quell’incontro fu che distanziava due o tre metri da me ed era impossibile che mi avesse toccato.
«Difficile non notarti, stai cercando quel mostro vero?» Ovviamente capii subito che parlava del Terrore di Porto Nebbia, ma in quella circostanza, con quell’uomo così misterioso decisi di fingere di non capire. «Non so di cosa tu stia parlando, quale mostro?» Dissì cosi, anche per saperne di più, per cercare indizi.
«Mi hai preso per uno stupido? Seguimi.»
Cosa deve fare, ora, il protagonista?
- Tornare al molo e chiedere informazioni ai pescatori che festeggiavano. (0%)
- Lasciar perdere il vecchio e cercare indizi nei luoghi dove sono state trovate le vittime. (0%)
- Seguire il vecchio misterioso senza fare domande. (100%)

05/02/2016 at 21:02
Quella dell’isolotto è la scelta più interessante, soprattutto se non è segnata sulla cartina.
Alla prossima.
05/02/2016 at 21:02
Quella dell’isolotto è la scelta più interessante, soprattutto se non è segnata sulla cartina.
Alla prossima.
31/01/2016 at 06:15
Dico che trovano isolotto e barca del pescatore.
Manca poco oramai, e i nodi devono venire al pettine 😉
30/01/2016 at 21:27
Ormai siamo alla fine: scoprire tutto (o quasi) ciò che c’è da sapere sul Terrore è d’obbligo.
15/01/2016 at 19:07
La barca di un noto pescatore si è lanciata alla caccia del mosto…
Perche “noto”? Immagino abbia il suo perché o no?
Alla prossima.
14/01/2016 at 19:00
“Alcune vecchie civiltà”
No, questo non lo accetto!
Vecchie civiltà? VECCHIE civiltà? E che è, sono scomparse negli anni ’50?
Se ti riferivi a civiltà tipo l’Egitto dei faraoni (e sicuramente è così), che sono scomparse da millenni, allora dovevi dire “antiche”, non “vecchie”.
Per il titolo del libro, secondo me, avresti potuto rendere solo qualche lettera leggibile ed intitolare l’opera “N _ _ _ on _ _ _ _ o _”
15/01/2016 at 02:29
Ciao e grazie per il commento.
Ma guarda, per come la vedo io le “civiltà” non nascono e scompaiono nell’arco di una cinquantina anni, bensì molti di più. Affermando quindi “alcune vecchie civiltà” per forza si intende vecchie ma veramente vecchie civiltà! Poi nel racconto non è presente alcun riferimento col mondo reale, sia per quanto riguarda le località che per il tempo.
15/01/2016 at 10:06
Come epoca, almeno a me, hai dato l’idea che il racconto sia ambientato a fine XIX secolo o inizio XX.
Potresti averlo ambientato ai giorni nostri, ma oggigiorno difficilmente le persone fanno ricerche esclusivamente sui libri anziché su internet. Se non è presente accesso ad internet, avresti dovuto
15/01/2016 at 10:11
Sono dal telefono ed il commento è partito per sbaglio.
Dicevo: se non è disponibile un accesso ad internet, avresti dovuto dirlo in qualche modo.
Per me, “vecchio” può essere utilizzato per molte cose, ma non per delle civiltà tipo gli antichi egizi (e se si utilizza l’aggettivo “antichi” un motivo ci sarà, no?).
Per esempio per me “vecchio” può essere utilizzato per oggetti di qualche anno fa, al massimo di un secolo (o due) fa.
14/01/2016 at 18:49
Dico che, in questi casi, gli uomini si uniscono e cercano di debellare il male.
Per cui, i pescatori si sono uniti per andare alla ricerca di questo mostro.
ciao.
15/01/2016 at 02:25
Ciao! Grazie per il commento, vedremo nella prossima puntata cosa succederà!
04/01/2016 at 07:42
Bisogna sapere qualcosa in più sul “Terrore di Porto Nebbia” prima di creare un’esca, quindi propendo per un approfondimento sui tomi… anche se penso che un controllo crociato tra indagini mediche e informazioni sui pesci da parte dei pescatori sarebbe più proficuo 🙂
Ciao.
03/01/2016 at 20:21
Wow! Niente cervello, con il cranio intatto? Questo sì che è interessante!
Comunque, alla fine non sanno ancora come combattere il mostro, quindi attirare il “mostro” sarebbe solo pericoloso. E poi, chiedere informazioni sui pesci pericolosi… no.
Io voto per cercare informazioni nei vecchi tomi!
03/01/2016 at 06:05
Direi che a questo punto un’esca ci starebbe proprio bene.
Al prossimo, ciao 😉